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How To Get Away With Murder Recensioni

How To Get Away With Murder | Recensione 3×02 – There Are Worse Things Than Murder

Buona domenica a tutti!
Anche questa settimana, dopo una promettente premiere, mi trovo a recensire un episodio di HTGAWM che mi sento di elogiare da diversi punti di vista. E se una premiere non può raggiungere certe vette di eccellenza narrativa perché ovviamente impegnata anche a introdurre le trame e sottotrame della stagione, in questo secondo episodio abbiamo un miglioramento evidente dal punto di vista dell’approfondimento dei personaggi e dello spessore emotivo della trama (entrambi fattori che, ormai devo averlo ripetuto fino alla nausea, speravo davvero di trovare più centrali in questa terza stagione e mi rende quindi felice constatare con quanto successo questo leggero cambio di rotta narrativo sia riuscito).

La serie ha una notevole maturità anche e soprattutto nel modo di trattare certi argomenti delicati come la violenza domestica (al centro del caso di questa settimana) o come il razzismo e i pregiudizi socio-culturali, questi ultimi sempre affrontati in maniera diretta e reale, senza mezzi termini e senza quella patina di buonismo (cosa che apprezzo molto in questo show). Penso ad esempio ad alcuni momenti e dialoghi apparentemente marginali e destinati a essere tali, ma che comunque emergono agli occhi dello spettatore proprio per la naturalezza di parole e impressioni che possiamo ascoltare e constatare ogni giorno intorno a noi: Meggy (ancora una presenza solo accennata ma che voglio sperare acquisterà un ruolo più centrale col tempo, in un modo o in un altro) che si riferisce ai volantini “anti-Annalise” come un modo per screditare una donna di colore che è riuscita a ritagliarsi una posizione di prestigio al campus della Middleton University… diamo quasi per scontato che una donna dipinta come forte, determinata e con un cervello come il suo abbia il giusto riconoscimento in campo lavorativo, ed essendo l’assoluta protagonista nessuno si sognerebbe di metterla in un angolo, eppure le parole quasi pronunciate en passant da Meggy ci ricordano come ottenere e poi MANTENERE il successo per una donna (e nel caso specifico una donna di colore) non sia mai cosa scontata e come ci sia da lottare con le unghie e con i denti per ogni singola minuscola conquista.
O, per restare più vicini ai nostri K5, il modo in cui Michaela chiarisce le sue intenzioni con Asher riguardo la loro relazione, affermando che nonostante il profondo cambiamento caratteriale in entrambi da quando si sono conosciuti lei non può e non ha intenzione di riempire il gap che ancora li separa, perché “non può essere la sua insegnante” quando si tratta di impersonare un modo di vivere che non sente come il proprio. Asher ha vissuto tutta la sua vita come un privilegiato figlio di papà e il suo essere “white, just like the guys who are deciding your fate” (mossa che il ragazzo prova a usare, anche qui senza tante cerimonie, per ingraziarsi Irene) lo pone nell’impossibilità di comprendere pienamente il mondo e le convinzioni di Michaela, così come i tre uomini bianchi di mezza età che giudicheranno la richiesta di Irene non possono pienamente capire la sua situazione, le sue sofferenze passate e le sue scelte perché non sono mai stati e mai potranno trovarsi nella sua stessa posizione.

Ritagliare un minutaggio maggiore al caso del giorno ci consente di osservare tutte le sfumature non solo del personaggio centrale (questa donna che ha ucciso brutalmente il marito 32 anni prima e sta ora chiedendo la libertà condizionale per via degli abusi subiti durante gli anni del matrimonio, particolare non preso in considerazione durante il suo processo dal momento che la legge allora non garantiva attenuanti in tali contesti), ma anche in generale di un argomento intenso, già affrontato in precedenza con gli accenni alla violenza domestica subita da Annalise e Bonnie o, per rimanere nell’ambito di casi della settimana, l’episodio a mio vedere dal potenziale non pienamente sfruttato 2×06, ma che in questo “There Are Worse Things Than Murder” aggiunge un ulteriore livello di approfondimento e un realismo nella scrittura così forte da essere quasi disturbante, come un pugno nello stomaco.
Ho apprezzato molto anche la scelta di rendere Connor il protagonista della sottotrama procedural della settimana vista la sua personalità che si è più volte in passato dimostrata come una delle più sfaccettate tra i Keating Five: il più incline all’empatia e il meno propenso a lasciare che la giustizia venga deviata quando c’è di mezzo un dilemma etico (ricordate la sua “insubordinazione” in “Skanks Get Shanked”?). La passione e il coinvolgimento emotivo che mette nel caso esce come un fiume in piena quando arriva a sfogarsi di fronte a una commissione evidentemente non intenzionata a lasciarsi convincere da una imputata che, da parte sua, non si sta aiutando molto visto l’ostinato silenzio.
Connor, in un momento particolare della sua vita privata (la rottura con Oliver) si trova a combattere un tripudio di emozioni che lo investono anche dal punto di vista professionale, quando viene suo malgrado scelto per difendere questa donna per cui lui nutre ovviamente compassione, tanto da arrivare a condividere uno dei suoi più oscuri segreti con lei per avvicinarla e convincerla a parlare. Fantastica prova attoriale, tra parentesi, quella di Jack Falahee, che in questo episodio ha notevolmente più spazio perfino di Viola Davis (che comunque non sfigura… e come potrebbe mai? Bastano quei due minuti di discussione con la commissione dell’università, o gli istanti iniziali dell’episodio in cui, ancora in shock, si sente accusata e urla di essere arrestata se è quello che vogliono per ricordarci di che signora attrice stiamo parlando).

Tornando al nostro caso, è triste che nessuno degli uomini che Irene ha avuto intorno da quando ha iniziato questa trafila giudiziaria, in primis i membri della commissione, riesca neanche sforzandosi a capire quanto rivivere anche solo a parole le sue sofferenze e quegli abusi subiti dal marito non sia l’ideale per lei, e ho trovato emozionante come Connor, invece, dopo un exploit fin troppo ardente sia riuscito a trovare l’equilibrio giusto per dare alla donna proprio quello di cui aveva bisogno: vicinanza, comprensione e soprattutto ascolto, non l’urgenza di sentirle rigurgitare una storia dell’orrore dopo l’altra. Irene è una donna che sembra ostentare un atteggiamento intagliato nella roccia, ma come molte altre donne incomprese nella sua stessa situazione sta solo tenendo per sé quello che sa che nessuno potrà mai capire se non l’ha vissuto in prima persona. Io stessa posso solo dire che, come donna, la sottotrama che l’ha vista protagonista mi ha investita con un treno di emozioni, ma da un punto di vista oggettivo non mi sentirei mai in grado di fare analisi su analisi su cosa spinge qualcuno a reagire in un modo anziché un altro o dire che comprendo o non comprendo l’assetto comportamentale ed emotivo dato al personaggio di Irene… posso solo dire che, da spettatrice, ho trovato che lo spazio dato a questa storyline sia stato più che adeguato e ho trovato la sceneggiatura (senza contare la recitazione della guest star Amy Madigan, per me sempre mamma Dunham tra le altre cose) sempre ben bilanciata, mai sopra le righe e mai romanzata, dura e cruda quanto basta a presentare una storia di violenza che potrebbe essere una di quelle di cui purtroppo sentiamo parlare fin troppo spesso nella nostra quotidianità. Un pugno allo stomaco che ci ricorda in maniera efficace che è vero che esistono “cose peggiori dell’omicidio”.

Parlando di omicidio, Frank si sta ancora dando alla macchia e si è da poco sbarazzato del corpo del sicario mandato da Annalise, regalandoci quel frame di lui con la faccia pesta illuminata dalle fiamme dell’auto che sembra quasi uscito da un action movie qualsiasi (e btw, mi sto ancora domandando quale sia il piano di Annalise e Bonnie che coinvolge Laurel e suo padre, so solo che sono curiosa di vedere dove andrà a parare, sono curiosa di vederlo all’opera questo apparentemente pericoloso Mr. Castillo… e soprattutto voglio vedere più scene Laurel/Bonnie perché questo particolare duo di “amiche”/confidenti insieme mi piace davvero).
E Frank è ancora ufficialmente anche una delle possibili vittime del mid-season finale visto che non è lui che l’episodio esclude: posso tirare un sospiro di sollievo nel vedere Ollie correre verso Annalise nel flashforward (narrativamente parlando io l’avrei tenuto in bilico un altro po’ fosse dipeso da me, soprattutto nell’episodio Connor-centrico in cui ampio spazio viene dato anche alla rappresentazione, anche questa molto realistica e per nulla in stile teen drama, del loro breakup… ma ok, whatever), ma il sollievo è solo temporaneo perché due cose vengono subito portate alla nostra attenzione dai minuti finali dell’episodio:

 

Annalise che viene arrestata e, prima di essere portata via, infila di nascosto un telefono da “ripulire” nella mano di Oliver (cosa potrà mai contenere e in che modo ciò potrebbe essere legato all’incendio di casa Keating e al corpo senza vita ancora senza nome?) e, ovviamente, il fatto che, se Ollie è sano e salvo, ciò non esclude che quei sadici degli autori possano volerci così male da decapitare questa coppia in un altro modo: mettendo Connor su quella barella. Da spettatrice potrei anche apprezzare l’imprevedibilità di una mossa del genere o perfino il coraggio degli autori nel far fuori un personaggio così amato, soprattutto dopo gli sforzi di farcelo conoscere e apprezzare sempre di più, ma da fan sarebbe semplicemente un suicidio emozionale quindi VI PREGO NOOOO!!!
In compenso alcuni scambi di battute in questo episodio mi hanno convinta definitivamente a eliminare Wes, su cui già nutrivo seri dubbi, dal mio toto-nomi: addirittura l’invito di Annalise a trasferirsi da lei è troppo, chi ci crede più adesso che potrebbe esserci PROPRIO LUI sotto quel telo? O gli autori si stanno divertendo a prenderci per i fondelli?
Rimango quindi per ora fedele all’ipotesi Frank e dopo attenta riflessione suggeritami da scambi di battute con altri addicted aggiungo Nate, che continua ad apparire relativamente (e sospettosamente, potremmo dire?) poco, e ogni volta è in una scena in cui aiuta Annalise, abbraccia e coccola Annalise, si rende disponibile e fa il protettivo con Annalise… insomma, qua abbiamo quasi tutti mangiato la foglia mi sa, a meno che non sia anche questo un subdolo depistaggio. Per quanto riguarda gli altri ragazzi mi sono già espressa la scorsa settimana e Bonnie… non so, Bonnie non riesco a inquadrarla come la possibile vittima per qualche irrazionale motivo, sesto senso o altro. Qualcuno di voi ha avuto altre interessanti intuizioni in proposito? Attendo i vostri pareri nei commenti qui sotto.

Intanto vi ringrazio per essere passati e vi do appuntamento alla prossima settimana, sperando in un proseguo sempre su questa linea: questo “There Are Worse Things Than Murder” è stato un episodio che mi ha davvero convinta e profondamente emozionata per molti aspetti, pur non mancando i momenti più easy (mi ha fatta sorridere il fatto che alla notizia della rottura dei Coliver la prima ipotesi di tutti sia stata “l’hai tradito?”). Un’ennesima conferma che HYGAWM è uno show ancora in forma che sa fare bene il proprio lavoro di intrattenere anche senza escamotage adrenalinici distribuiti a pioggia nella trama: nato come la casa del colpo di scena, sta dimostrando che anche limitando i momenti da fiato sospeso e concentrandosi su una trama più “umana” le storie che confeziona hanno carattere e sostanza. Promosso a pieni voti!

E in attesa di depennare un altro personaggio dalla nostra lista delle possibili vittime per il mistero orizzontale della stagione vi lascio il promo del terzo episodio qui di seguito e vi ricordo di passare a lasciare il vostro like alle pagine

How To Get Away With Murder – Italian Fanpage
How To Get Away With Murder Italia

per rimanere sempre aggiornati con news e molto altro ancora sullo show.
Alla prossima!

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