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How To Get Away With Murder Recensioni

How To Get Away With Murder | Recensione 2×11 – She Hates Us

Contrariamente a quanto il titolo e questo scambio di opinioni verso l’inizio potrebbero farci pensare, a mio parere quello che resta al termine della visione di questo episodio non è tanto un senso di tensione e risentimento tra gli abituali frequentatori di casa Keating, ma proprio l’opposto: io sono stata catturata dalla carica emotiva del caso del giorno, che ha intervallato le vicende quotidiane dei protagonisti senza surclassarle, ma imponendosi comunque come il fulcro emotivo principale dell’intera puntata. La storia di questa madre che vuole redimere l’assassino (reo confesso, per giunta!) di suo figlio per non vivere il resto della sua vita nell’odio mi ha davvero toccata, come nonostante il dolore della perdita senta di dover incolpare il mondo che ha messo in mano a quel ragazzo un’arma piuttosto che il ragazzo stesso, e anche alla fine di tutto vuole stargli vicino per aiutarlo e, così facendo, aiutare se stessa. È una situazione complessa ma così autentica dal punto di vista emozionale che è stata senz’altro la vicenda sentimentale per me più incisiva.
Quando dicevo che a fine visione avevo completamente perso il senso di negatività che l’odio provoca (e che il titolo voleva veicolare) era proprio per via di una sottotrama che spinge nella direzione opposta, ma anche grazie a un finale che ci lascia decisamente con un senso di appagamento. Ma voglio lasciare questa parte per ultima, andiamo quindi per ordine:

La struttura di questo episodio si snoda in parallelo tra presente e passato, laddove il caso principalmente discusso nel passato (lo stesso periodo che abbiamo intravisto nel flashback finale dello scorso episodio, ovvero durante la gravidanza di Annalise) finisce per ricollegarsi con la storia di Wes e di sua madre. Come avevo azzardato nello scorso recap, quindi, Annalise non li aveva avvicinati per caso e probabilmente il coinvolgimento di Rose con il tipo che appare in foto sarà proprio ciò che la porterà alla morte: non un suicidio dunque ma un omicidio, forse la ragione per cui Annalise continua ancora oggi a sentirsi colpevole per la sorte della donna, se è stata lei a spingerla in quel senso.
Questi flashback sul passato ci forniscono anche una scusa per ripescare una Bonnie agli esordi della sua collaborazione con Annalise, ai tempi una semplice tirocinante facente parte del gruppo di studenti “prescelti” come lo sono i Keating 5 di oggi. Vediamo come il rapporto di intimità tra le due si è andato formando e perché Bonnie era anche così vicina a Sam: Annalise l’aveva incoraggiata a fare terapia con lui per via dei traumi della sua infanzia.

Nel presente invece ho trovato che sia stato dato un maggiore spazio del solito ai Keating 5, che anziché popolare il contorno di una scena dominata da Viola Davis arrivano a confrontare direttamente il loro capo e a fungere da vero e proprio contrappeso narrativo per Annalise. Relativamente agli sviluppi dei K5 come gruppo, mi è piaciuta particolarmente la scena in macchina in tutto il suo imbarazzo latente: i 5 chiaramente non sono ancora “besties”, come scherza Laurel, hanno ancora difficoltà a sentirsi parte di un gruppo perché effettivamente si sono avvicinati tra loro per ragioni tutt’altro che naturali. Sono cinque ragazzi totalmente diversi messi insieme in maniera random, accomunati dall’essere a loro modo brillanti nel loro campo e quindi per essere stati la scelta di Annalise come tirocinanti dell’anno ma, laddove il solo passare ore e ore al lavoro insieme poteva non bastare a creare qualcosa di vero e duraturo, ad avvicinarli sono arrivati omicidi più o meno volontari e macchinazioni per nasconderli. I K5 si rendono conto di quanto il loro legame sia fondato sulle basi più strane, di quanto non si possa parlare propriamente di amicizia e di quanto i detti e non detti tra loro possano essere a volte più pesanti di macigni, ma mi è piaciuto assistere a quel confronto in auto in cui, in fondo, si dicono proprio quello che tutti noi avevamo già capito: volente o nolente ora sono insieme in quel macello che li vede protagonisti, e che gli piaccia o no sanno che possono e devono poter contare l’uno sull’altro.
Arriviamo a questo epilogo collettivo dopo che Laurel scopre le carte riguardo la sottotrama di Wes (rinchiuso nell’ala psichiatrica della clinica in cui era andato semplicemente per chiedere dei sonniferi ma dove la praticante zelante di turno nota che il soggetto potrebbe avere giusto “qualche lieve disagio” sul groppone e per questo decide di trattenerlo), di cui solo lei e Annalise erano al corrente ma per cui quest’ultima si rifiuta di muovere un dito. Dopo un confronto verbale tra le due, Laurel decide di vuotare il sacco anche con gli altri e va a formarsi il fronte solidale nei confronti di Wes tutti-contro-Annalise (il sentimento di odio è DECISAMENTE reciproco).

Certo, nella corsa al salvataggio di Wes c’è sempre quel leggero retrogusto di un qualcosa fatto perlopiù per la preoccupazione di un suo cedimento (che potrebbe causare guai a tutti), ma a me piace vederci anche un lato più autentico e spassionato di fondo.

A livello di coppie mi è dispiaciuto per il confronto di Michaela con Caleb, non gliene va mai bene una a quella povera ragazza in fatto di relazioni amorose. Ero davvero convinta che le cose potessero funzionare con Caleb ma, vista la ritrosia del ragazzo in questo episodio e la sottile accusa di essere una manipolatrice che le butta là, sono contenta della fermezza con cui lei ha reagito: altro punto a favore di Michaela-sempre-meno-bastone-su-per-il-didietro-e-sempre-più-sassy-Pratt.
Sono inoltre felice di aver visto gran parte dei nodi arrivare al pettine verso fine episodio: Annalise che si decide finalmente a fare un passo verso la risoluzione del mistero che accomuna il passato suo e di Wes, di cui pare vedremo la conclusione entro fine stagione, e viene a sua volta “ricompensata” dalla visita di Nate (che è stato sì spinto da Frank a farlo, ma è il gesto e soprattutto il risultato per chi lo riceve che conta).
E qualche riga a parte la merita la scena tra Laurel e Frank, il finale per me super-appagante a cui accennavo a inizio articolo: mi piace molto la maturazione che sta affrontando il personaggio di Laurel, sia a livello professionale (grazie all’investimento di “maggiori poteri” che aveva ricevuto da Annalise e che la porta più volte proprio testa a testa con il boss) che a livello umano grazie al crescente interesse per la sorte di Wes (nel suo caso direi realmente disinteressato, visto l’aver mentito davanti agli altri per proteggerlo da un maggiore isolamento). Ma è il rapporto con Frank che cresce maggiormente, mentre il loro rapporto nato come la classica “scappatella” base per le frecciatine di tutti gli altri e forse di poco conto per loro due in primis si trasforma gradualmente in qualcosa di più: mi aveva fatto sorridere la richiesta di “get to know me better” di Frank a inizio stagione, ma col tempo mi sono accorta che, inaspettatamente, forse lui ci teneva davvero e la risposta di lei, dapprima condita di sarcasmo, si è fatta sincera. Non posso dire che siano una delle mie coppie preferite nell’intero panorama televisivo, ma all’interno dell’universo murderiano mi piace come si sono evoluti e il climax l’abbiamo avuto proprio al termine di questa 2×11. Il bello è stato che all’inizio nessuno avrebbe mai neanche potuto immaginare di veder arrivare questa attesissima confessione proprio ora, ma durante lo svolgimento della scena (sempre intervallata ad arte con il viavai di Annalise tra casa di Wes e casa sua) la mia reazione, secondo per secondo, è stata esattamente questa:

*Ok, glielo sta tirando fuori di bocca, ora se lo fa dire…. Naaah, non glielo dirà: è Frank, lui sa mantenere un segreto… Però guardalo, si sta mordendo la lingua proprio come io mi sto mordendo le mani: lo fa, lo fa*

*No, non lo fa… Oppure sì? Eccolo che arriva… Lei sta andando via: fermala, DIGLIELO!*

E su questa nota di profondo compiacimento per essere arrivati allo sciogliersi di uno dei nodi che la conclusione della scorsa stagione aveva lasciato più stretti (volutamente senza pensare alla reazione potenzialmente esplosiva che potrebbe avere Laurel alla rivelazione) vi lascio campo libero di sfogo qui sotto nei commenti: fatemi sapere tutto quello che vi passa per la testa riguardo gli sviluppi nei prossimi 4 episodi. Per qualche piccola anticipazione sul dodicesimo episodio trovate come sempre il promo a fine articolo e, per mantenere i livelli di assuefazione a questo show costanti giornalmente, vi ricordo di passare dalle fantastiche pagine

How To Get Away With Murder – Italian Fanpage
How To Get Away With Murder Italia
Shonda Rhimes Italia

Alla prossima!

https://www.youtube.com/watch?v=B04U5bnnX1I

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elychan88

1 comment

The Lady and the Band
The Lady and the Band 21 Febbraio 2016 at 16:42

Ciao!
Aspettavo con trepidazione la tua recensione perché questo episodio mi è piaciuto moltissimo.
Il caso della settimana mi ha commosso nel profondo e come hai scritto tu, è riuscito a controbilanciare, le vicende della storyline orizzontale. È stato veramente ben scritto e ben interpretato e quando l’imputato ha accettato l’ergastolo perché aveva capito il male commesso e la mamma della vittima lo ha salutato, mi sono ritrovata in un mare di lacrime.
Discorso di esaltazione analoga per la confessione di Frank. Sappi che ho avuto le tue stesse reazioni: spiccicate!Identiche!Una piccola parte di me sperava che l’uomo, parte per il peso sulla coscienza (strana roba che ogni tanto sembra riaffiorare in lui) parte per i sentimenti per Laurel, confessasse ma il 90% di me era convinta che non l’avrebbe fatto.
Sono curiosa di vedere la reazione di Laurel e come si ripercuoterà sul futuro. Dopotutto, Sam è morto anche perché pensavano che avesse ucciso Lila…ok, ne ha commissionato l’omicidio but still.
Tra l’altro, mi intriga tantissimo sapere da cosa derivasse la fedeltà di Frank a Sam. Solo soldi o c’era qualcos’altro?Mah…
La scena in cui K5, dopo la rivelazione su Wes, se ne vanno lasciando sola Annalise, poi, mi ha fatto riflettere su quanto realmente complicato sia dire chi abbia ragione e chi torto e come sia facile vedere quei 5 come degli ingrati. La Keating è, però, un personaggio manipolatore a livelli assurdi e delle volte penso che non abbiano torto a darle le colpe di qualunque cosa sia loro accaduta.
Complimenti per la recensione 🙂 alla prossima 😉

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