How To Get Away With Murder 4×14 – “No more dead people” is the new “lunedì comincio la dieta”

Superato l’atteso crossover con Scandal della scorsa settimana, HTGAWM si avvia a lunghe falcate verso il finale di stagione, a meno di 7 giorni di distanza, e lo fa con un episodio affollato di eventi tutto sommato ben bilanciati a livello di ritmo e dramma ma che, in ultima analisi, proprio per via dell’alto numero di sottotrame intrecciate tra loro, finisce per risultare più un vorticoso processo di tirare le fila del discorso e preparare i pezzi al colpo grosso finale.

A meno di un’ora di intrattenimento dalla conclusione di questa quarta stagione, a volte un po’ fuori fuoco, le nuove scoperte sanno di tiepida rivelazione, quelli che dovrebbero essere momenti di tensione finiscono con l’evaporare rapidamente, grazie al solito piano ben orchestrato dalla mastermind Annalise, e l’unico fotogramma che mi ha davvero lasciato con il magone, ben più di Laurel che minaccia sua madre (anche se il confronto di per sé è riuscitissimo e l’interpretazione di Karla Souza, come quasi sempre quest’anno, è perfetta), è quello finale con la macchina di Bonnie sottosopra e lei, vittima di un “incidente”, trasportata in ambulanza senza farci sapere le sue condizioni.

Bonnie è un personaggio che ho imparato ad apprezzare sempre di più nell’arco delle varie stagioni, specialmente grazie alla sua interprete, ma in questa stagione (in particolare all’inizio) ho avuto a volte dubbi sulla scrittura: tolta la 4×05 e la meravigliosa messa in scena del background che accomuna Bonnie e Annalise, spesso la Weil ha sofferto di quello che appariva quasi come un calo di interesse da parte degli autori verso il suo personaggio, relegandola a tenere il muso in disparte e a pianificare ripicche contro la sua ex-mentore. Il rapporto tra le due è quanto di più complesso possa esistere in questo universo, ma trovo che è quando le due lavorano insieme che il personaggio di Bonnie emerge più brillantemente e sono quindi felice che dal mid-season finale a ora si sia tornati su quei binari, mi dispiacerebbe troppo se il personaggio e la sua interprete finissero per lasciare lo show.

E a proposito di gente che ha abbandonato lo show, devo ammettere che rivedere Wes in questo episodio mi ha fatto riguardare in prospettiva alle stagioni passate, anche a quei momenti in cui la sua sola presenza e il suo atteggiamento avevano iniziato a darmi ai nervi, o quando l’ho trovato troppo slegato dalle vicende del gruppo e tendente al noioso… i flashback sul suo ultimo giorno di vita in questo episodio mi hanno invece dato sensazioni differenti, quasi a farmi capire il vero legame radicato che aveva Wes con l’intera trama. Finora la sua scomparsa ha toccato in modi diversi tutti i personaggi ancora in vita e gli strascichi di questa tragedia hanno dato a molti degli episodi di questa stagione una tinta particolare, come se la sua presenza incorporea fosse in fondo ancora lì, e da questo breve minutaggio mi sono resa conto che forse è così: Alfred Enoch era molto più radicato all’interno di HTGAWM di quanto avessi potuto pensare all’inizio, il suo spiccare rispetto agli altri Keating5 non è mai stato un mistero ma dopo la morte del suo personaggio non credevo che sarebbe potuto arrivare un momento in cui mi sarei detta “ne sentivo proprio la mancanza”.

In generale, comunque, sebbene i flashback siano stati costruiti in maniera coerente con gli episodi passati (ho apprezzato molto il collegamento tra il diverbio che c’era stato tra Wes e Laurel, in cui lui l’aveva accusata di voler solo “sistemarlo”, e le parole che scopriamo essergli state rivolte dalla madre di lei), la luce che gettano sul mistero del vero mandante dell’assassinio non è nulla di rivoluzionario: abbiamo semplicemente un tassello in più, che ci dice che a mettere in moto le azioni di Jorge è stata inavvertitamente sua moglie e non Denvers… rimane comunque una scoperta di poco impatto visto che entrambi i genitori di Laurel continuano a gravitare intorno alla scena senza mai avere l’approfondimento di cui necessiterebbero per apparire come personaggi a tutto tondo e, almeno per quanto riguarda Jorge, villain credibili. Stesso discorso vale per Denvers, che compie in questo episodio il primo concreto passo per apparirci come un vero antagonista: tolto il blando rapimento con zero ripercussioni di Connor nella scorsa stagione e un po’ di manovre sottobanco per portare avanti la sua candidatura a Procuratore Generale con ogni mezzo possibile (corruzione ed eliminazione di pedine sacrificabili incluse), non si è mai esposto tanto come in questo penultimo episodio, in cui il suo chiaro zampino dietro la sorte di Bonnie potrebbe gettare un’ombra su un personaggio finora alquanto monocorde. Ombra che fa sicuramente molto più effetto della scoperta, fatta proprio da Bonnie poco prima, che c’è Denvers dietro alla scomparsa del famoso hard drive e che l’uomo sta quindi facendo il doppio gioco anche con Jorge: tenere il piede in due scarpe sarebbe una mossa interessante da affibbiare a qualcuno con maggiore carisma di quello che abbiamo finora visto in lui.

Riguardo la sottotrama di Simon, invece, mi limito a dire che l’ho trovata forse la parte più stonata dell’intero episodio, con questi stralci di memoria che ricompaiono a macchia di leopardo e includono convenientemente tutti i dettagli più scottanti riguardo il coinvolgimento dei Keating4 nel piano di divulgare i segreti di Antares. Se devo essere onesta, tutta la faccenda dello spionaggio industriale e di trovare un buon capro espiatorio mi ha francamente appassionata poco, ma il risvolto di Simon che si auto-spara e finisce poi in coma ha creato ripercussioni strane anche negli altri personaggi, con Oliver che da ideatore riluttante del piano si scopre il più incline ai sensi di colpa (e questo è perfettamente in character) e Connor che ho visto invece totalmente fuori dai canoni del suo personaggio per via della leggerezza con cui ha suggerito almeno un paio di volte di eliminare il testimone scomodo. Per fortuna c’è Laurel a ricordarci (un invito per lo show in generale spero) che sarebbe meglio avere “no more dead people”: ce ne sono già fin sopra i capelli di vecchi omicidi e tentati tali da sbrogliare, e spero quindi che l’appello si estenda anche al destino in bilico della povera Bonnie.

Nota positiva dell’intero arco narrativo di Simon: abbiamo rivisto Tegan, e mi piacerebbe davvero rivederla di più, non solo contrapposta ad Annalise ma anche in scambi con Michaela. Mi piacerebbe inoltre scoprire realmente cos’ha Antares per tenerla così tanto sulle spine.
E parlando di Michaela, ho adorato il breve momento di confidenze e supporto tra lei e Laurel, ma la bolla del tradimento con Marcus è scoppiata prima di quanto pensassi e mi è dispiaciuto che l’avvicendarsi frenetico degli eventi in questa puntata non abbia dato modo a lei e Asher di processare l’accaduto con calma, zittiti subito da una Annalise sull’orlo di una crisi di nervi. Questo senso di mancanza di tempo per processare tutto è proprio quello che, come dicevo all’inizio, rimprovero di più a un episodio che fa il suo lavoro di prepararci allo showdown finale mantenendo un livello di attenzione sempre alto, ma a discapito di chiarezza in alcuni punti e di introspezione in altri: sono sempre dell’idea che se ci sono storie interessanti da raccontare vale la pena prendersi il giusto tempo per farlo, avrei quindi preferito meno storyline e maggiore approfondimento di quelle trattate, dilazionando il resto nel tempo. Vedremo comunque come chiuderà questa quarta stagione fra meno di una settimana…

Vi invito intanto, come sempre, a lasciarmi i vostri pareri su questo episodio e le vostre ipotesi sul season finale qui sotto nella sezione commenti. Di seguito trovate il promo del prossimo e ultimo episodio e i link della pagina dei nostri amici di

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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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