How To Get Away With Murder 4×12 – Class action bloccate e focus su Isaac: qual è la vera ingiustizia?

Mamma mia, quando ho letto il titolo dell’episodio ho sudato freddo: “Ask Him About Stella”… sarà mica un’altra intera puntata Isaac-centrica? No, perché se è così non ce la posso fa’…
Per fortuna questa 4×12 si rivela sì in parte devota a sbrogliare la matassa del personaggio di Isaac e il suo passato dopo che, nell’episodio precedente, varie accuse a suo carico avevano messo in discussione la sua moralità come genitore e addirittura suggerito che potesse aver avuto parte nella morte della figlia, ma c’è anche dell’altro a tenere banco… peccato che questo altro non faccia proprio scintille. Ed è realmente un peccato visto quanto di potenzialmente succoso abbiamo in ballo al momento: Laurel e la sua lotta per la custodia del bambino, i dubbi sul coinvolgimento di sua madre nella fine di Wes, il padre di Nate e la class action. E sì, ora mi direte che in effetti tutti questi punti sono stati toccati nell’episodio, ma alcuni poco approfonditamente (certi addirittura a malapena sfiorati per sbaglio a ridosso della conclusione) mentre altri sono stati semplicemente affrontati male.

C’è poco da fare, lo so che “show don’t tell” è uno di quei mantra che chi ha letto quattro delle mie recensioni in croce mi avrà sentito ripetere almeno una quindicina di volte ma, a costo di ripetermi fino allo sfinimento, quando le storie vengono raccontate anziché mostrate si perde la scintilla. Così gli interludi con il padre di Nate che racconta la sua storia, per quanto strazianti (soprattutto perché alternati alle disquisizioni tra i Keating 4, che stanno aiutando Annalise a montare il discorso introduttivo per presentare il suo caso alla Corte Suprema dello Stato, con un montaggio che ne aumenta la drammaticità), vengono inghiottiti nel vortice dell’intricato iter giudiziario che finisce con l’appiattire anche la dinamicità della narrazione. Ci perdiamo nei meandri di questo sistema che, ironicamente, così come nella storia non ha dato una seconda chance a quelle vite che ha bloccato, sembra fare lo stesso con la trama di questo episodio: ci vengono riversati addosso dati e statistiche sterili e impersonali e va a perdersi la componente umana che invece ha caratterizzato alcuni dei casi migliori portati in aula in passato da HTGAWM. Specifico questo perché potrebbe superficialmente sembrare che mi sto lamentando dell’eccessivo tempo in tribunale, ma non è assolutamente così (ci mancherebbe! Cos’altro dovremmo aspettarci da un legal drama?): HTGAWM ha spesso affrontato temi delicati con coraggio e intensità, Annalise ha portato davanti ai giudici casi che ci hanno commosso, fatto riflettere, addirittura fatto ribrezzo a volte, ma comunque hanno mosso delle corde emotive… il vero problema di questo episodio, a mio vedere, è che il modo di trattare questo step della class action è stato troppo meccanico per poter essere apprezzato, si fa fatica a seguire il tutto perché manca quella componente umana a cui appigliarsi.

Si salvano sicuramente dei momenti, sebbene isolati: quando abbiamo modo di conoscere meglio Nate Senior, come dicevo prima, quello che ci viene dipinto è un ritratto che non può non colpire allo stomaco per la crudele sorte che l’ha reso quello che è oggi, per non parlare della sequenza di Laurel che riesce finalmente a ottenere la sua prima visita in ospedale a suo figlio (Karla Souza sempre superba nella sua interpretazione, e vi dico pure che quando manda la foto di lei con il piccolo Christopher ad Annalise è stato l’unico momento in cui mi si sono aperti i condotti lacrimali) …perfino i siparietti di Annalise e Isaac che fanno colazione insieme discorrendo amabilmente dei bei tempi di addiction passati non mi sono dispiaciuti (sicuramente meglio di quelli in cui invece Isaac è uno straccio, anche se, pure lì, Jimmy Smits ha saputo regalare un buon equilibrio ai momenti di instabilità del suo personaggio, è raramente sopra le righe tranne quando la parte lo richiede… lo richiede spesso in momenti inopportuni ma, appunto, mi viene da dare la colpa più alla scrittura che all’interprete in questo caso). Questo episodio, come promesso da titolo, ci fa scavare un po’ più a fondo nel passato del personaggio e ci restituisce un’immagine molto più complessa del terapeuta, un uomo di cui forse non dovremmo più credere una singola parola, che non sarà direttamente responsabile della morte della figlia ma che ha ignobilmente manomesso le prove per farlo apparire un suicidio totalmente slegato dalle sue responsabilità (le pasticche rinvenute e ingerite da Stella erano effettivamente sue, ma non voleva farlo sapere alla moglie). Eppure, per quanto tragico tutto questo possa essere, continua a martellarmi in testa la domanda: “Era davvero necessario?”. Non semplicemente l’excursus nel passato di Isaac, il mio interrogativo sta a monte: era necessario introdurre un personaggio secondario di dubbio interesse a cui poi affibbiare una storyline così centrale? Al di là del mezzo romance con Annalise a complicare la faccenda, c’è un’altra concreta utilità per avere un focus così marcato su Isaac? Seriamente, io potrei essere di parte ma fatemi sapere anche voi che ne pensate…

In definitiva, tra background non richiesti e sviluppi orizzontali scritti coi piedi da uno che era chiaramente di fretta, l’episodio non decolla e dà anzi l’idea di un lungo stallo messo lì apposta per far numero, lanciando un sasso ricco di hype solo sul finale: bisogna aspettare ben tre settimane per il tanto agognato crossover da fanfiction tra HTGAWM e Scandal, annunciato ovviamente come season finale. Ma qui a questo attesissimo crossover si fa giusto un accenno sugli istanti finali, con una costruzione che, lo ammetto, ha fatto fremere perfino me che sono indietrissimo (more like ancora alla prima stagione) con Scandal (ma giuro che cercherò di fare del mio meglio per recensire l’episodio con cognizione di causa): l’ingresso di Olivia Pope che ricalca quello di Annalise nel pilot di HTGAWM è stato geniale ma, così come il posporre ulteriormente la rivelazione sulla madre di Laurel (Frank che perde un intero episodio a giocare al piccolo hacker per poi arrendersi al “ma sai che, io glielo chiedo e amen”: più brodo allungato di così si affoga!), sono due gocce in un oceano di noia e centellinate solo in chiusura di episodio.

Spero in una netta ripresa per il prossimo episodio ma, visto il calibro di questo e calcolando che quello sarà l’ultimo della stagione, non può che essere così! Ah, e spero anche in più momenti di leggerezza come l’abbraccio di gruppo con saltelli alla notizia che Connor e Oliver effettivamente si sposano: nel caos totale la cosa poteva quasi passare in sordina, ma la genuina spensieratezza che traspare in quel momento è così tanto in contrasto con la cupezza generale da spiccare come una candela nel buio pesto!
Intanto vi lascio come sempre il promo (che avevamo già visto qui) e vi invito a dirmi la vostra qui sotto nei commenti. Vi ricordo poi, se non l’avete già fatto, di passare a lasciare un like ai nostri amici di

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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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