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How To Get Away With Murder Recensioni

How To Get Away With Murder 4×06 – Reggere alle aspettative

HTGAWM prosegue sulla linea tracciata dallo scorso episodio anche in questa puntata, alzando il tiro sulle due storyline finora trattate marginalmente e rimaste un po’ in sordina (pur apparendo come i casi che porteranno agli avvenimenti del flashforward che finiremo di scoprire nell’ormai imminente mid-season finale), ma perdendo pezzi su altri fronti.

Comincerò con quello che proprio non mi sta piacendo fin dall’inizio della stagione, e questo qualcosa è un qualcuno: Isaac.

Un personaggio con cui non riesco assolutamente a empatizzare, nonostante i ripetuti tentativi di farci entrare nella sua mente, scoprire i suoi traumi passati di riflesso a quelli esposti da Annalise, non è un personaggio per cui riesco a nutrire interesse, soprattutto perché le sue interazioni si limitano appunto alla sola Annalise (e brevemente Bonnie) e non hanno un granché di significativo… anzi, sono spesso spunti di riflessione abbastanza banali per le sue pazienti. Non riesco a dargli il giusto spessore e questa leggera centralità in più al suo personaggio, in questa puntata, se possibile gira ancor più il coltello nella piaga anziché deporre a suo favore, perché qualsiasi cosa Isaac fa in “Stay Strong, Mama” è insensata o semplicemente sbagliata per un terapeuta.
Scopriamo che anche lui ha perso un figlio (una figlia già grande, come vediamo dal video che guarda alla fine) e che probabilmente ciò ha portato alla separazione con la ex-moglie (che NON scopriamo essere la terapeuta a cui si era rivolto diverse volte nell’arco dell’episodio, perché non c’era bisogno di scoprirlo, si vedeva lontano un miglio dal modo in cui si rivolgevano l’uno all’altra che avevano un passato condiviso molto strettamente), ma continuo a non afferrare in che modo questa cosa gli “scateni una forte reazione” nel confronto con Annalise, tanto da dover pensare di mandarla via: ora, Annalise sarà l’unica paziente ex-alcolizzata con storie di abusi in gioventù, un figlio perduto e successive tendenze suicide (nuovo tassello che aggiungiamo al puzzle del tragico passato della nostra protagonista) a presentarsi da lui? Forse sì, forse no, ma a prescindere molti di questi elementi della storia sono emersi solo in sessioni successive e lui parla di “being triggered” già da un pezzo, per cui viene da domandargli: sei davvero un professionista così poco capace da non saper separare queste due sfere della tua vita in maniera efficiente e te la cominci a fare sotto al minimo accenno di “passato da alcolista”?

Tornando ad Annalise, invece, il suo percorso continua deciso, anche grazie all’aiuto inaspettato di Connor. Se di per sé apprezzo l’idea di affiancarle l’ultimo dei K4 che mi sarei aspettata di vedere tornare al suo capezzale e di vederlo addirittura “rinascere” dal suo stato catatonico ora che sembra avere di nuovo uno scopo (e uno con un’etica morale di fondo), dall’altro penso che Connor è stato tra i ragazzi quello con il percorso evolutivo più coerente nell’arco delle stagioni: sia personalmente che professionalmente ha di rado subito scossoni che l’hanno mostrato fortemente out of character, ma in questo episodio mi sono sentita come se ci fossimo persi uno step intermedio. Ci può stare di per sé, dicevo, il tornare da Annalise e decidere di rimanere nell’accorgersi che quello a cui sta lavorando ha un fine nobile, ma da lì a diventare la sua cheerleader n°1 solo dopo un annuncio a pieni polmoni davanti a Denvers e al suo team su quanto dovrebbero vergognarsi nello sfruttare gente indifesa per il loro fini personali, mi sembra un salto più lungo della gamba. Dopo tutto quello che i nostri hanno affrontato insieme, Annalise aveva già provato a riconquistarsi la loro fiducia, eppure Connor era sempre stato tra i più decisi a negarle ogni attenuante. È vero che la class action ha un fine più grande e potenzialmente più risonanza a favore dei più deboli, e questo depone senz’altro a suo favore, ma la foga con cui Connor parla al telefono di come ora “la adori” mi è sembrato troppo se paragonato alle sue passate reazioni a QUALSIASI tentativo di riconciliazione. Questo (intendo da un mero punto di vista narrativo) mi suona un po’ troppo affrettato, ma ho deciso di accettarlo ricorrendo alla sospensione dell’incredulità perché in fondo i due che si fanno chiacchierate cuore a cuore su come il padre di Connor sia un cretino a dirgli che Olly non è giusto per lui mi piace assai, ed è anzi tra le parentesi più intime dell’episodio che ho gradito maggiormente insieme alla sequenza della lettera a Sam, all’ammissione di Annalise di non poter sempre essere l’eroe della situazione e, soprattutto, al tête-à-tête tra Michaela e Tegan.

Mi soffermo solo brevemente sulle due perché apprezzo molto come con Tegan stiano costruendo un personaggio che non è solo una badass, ma qualcosa di più multisfaccettato (visto come si fa ad avere anche solo una tacca in più di spessore, Isaac?) e che potremmo definire “una donna forte”. Questo è il modo in cui spesso ci si è riferiti anche ad Annalise nell’arco delle stagioni: forte, determinata, combattiva. Di Annalise, però, abbiamo spesso e volentieri visto anche il lato peggiore, i difetti, le indecisioni. Tegan getta la maschera nel suo dialogo con la “protetta” Michaela (adoro il loro rapporto e come di conseguenza Michaela sia ora riluttante a fare qualunque cosa possa danneggiare la sua attuale mentore) su come abbia buttato alle ortiche la propria vita sentimentale e sessuale per la carriera, con un accenno di pentimento forse, così come Annalise invece fa in maniera molto più carica, esponendo in fase di terapia la sua incapacità di sostenere il peso delle aspettative che gli altri avevano e hanno su di lei: moglie, mamma, donna in carriera, eroina dei suoi clienti. Tuttavia, essere “forte” non vuol dire riuscire a fare tutto questo senza vacillare, e questa definizione più realistica di “personaggio femminile forte” sembra emergere da questo episodio quasi in maniera metatestuale, ricordandoci anche come il personaggio di Annalise, al di là di un’attrice stellare, sia supportato da una scrittura attenta e molto ben studiata.

Concludo tornando all’altra storyline delle due a cui accennavo all’inizio, che insieme alla class action di Annalise sembra finalmente sterzare per guadagnarsi un po’ di più il centro della scena: quella del padre di Laurel e la missione della ragazza di fargli pagare l’uccisione di Wes.
Papà Castillo appare alla Caplan&Gold per un meeting imprevisto e, successivamente, scopriamo che il motivo è che vuole rendere pubblica la sua compagnia Antares e ciò renderà tutti i coinvolti (inclusa Tegan come membro senior del team di avvocati, ma ovviamente l’intera famiglia Castillo in primis) schifosamente ricchi. Laurel capisce da ciò che l’omicidio di Wes è stato sempre legato ai soldi: con una catena di eventi a mio parere un po’ troppo tirata per i capelli, Wes che minaccia di collaborare con la polizia per incastrare Annalise avrebbe potenzialmente portato all’affioramento di tutti i segreti dei ragazzi, Laurel sarebbe stata anche lei coinvolta in una spirale di guai che avrebbe intaccato la sua credibilità e ciò si sarebbe riflesso negativamente sulla sua famiglia, quindi sugli affari della sua famiglia e quindi sulle azioni della Antares (che al mercato mio padre comprò), danneggiando l’azienda prima ancora di fare il suo big break. Seriously? Non volevo un risvolto alla Romeo e Giulietta ma anche così mi sembra un po’ troppo labile come motivazione, il padre di Laurel è sempre stato descritto come un businessman senza scrupoli ma non avendolo mai visto realmente in azione come tale (show don’t tell, anyone?) e avendolo conosciuto poco onscreen riesce ancora difficile per me inquadrarlo come un villain a tutto tondo, e di conseguenza anche una motivazione che potrebbe starci (se si trattasse di un bad guy che ammazza la gente a caso tanto per) risulta per me difficile da metabolizzare.

Chiudo a margine con la mia top 3 del nonsense:

  • Asher che fa James Bond con microcamere nascoste negli orsacchiotti… cioè, anche no. Non solo perché mi è dispiaciuto vederlo litigare con Michaela, ma perché il suo risentimento in generale è un po’ troppo sproporzionato rispetto alla reale offesa, per come la vedo io. Michaela stava chiaramente cercando di proteggerlo e, anche avesse voluto dirgli qualcosa, il segreto era di Laurel e non suo, aveva tutto il diritto di non tradire la fiducia dell’amica;
  • Frank che improvvisamente vuole essere padre dell’anno: chiaramente non sanno più che fare con questo personaggio, quindi hanno deciso di dargli un percorso che lo riporta a legarsi a Laurel giusto per non farlo orbitare intorno al resto della gang senza un reale scopo (tant’è che l’hanno occupato diverse puntate con l’altro personaggio/punto interrogativo Asher a preparare i test d’ingresso a Giurisprudenza con lo stesso spirito con cui si mandano i bambini a giocare dai vicini quando vuoi startene un po’ a casa da sola in santa pace);

  • Parlando di personaggi che gravitano intorno senza un reale scopo… NATE?? Obiettivi ancora non pervenuti… Almeno mostratecelo una volta mentre fa pesi in canotta con Frank, così un senso glielo diamo! 😛

Anche per questa settimana è tutto, vi aspetto qui sotto per commentare insieme questa 4×06 e prepararci alla prossima (e penultima puntata prima del mid-season finale) con il promo che trovate sempre qui di seguito. Non dimenticate inoltre di passare dai nostri amici di

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Alla prossima!

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