How To Get Away With Murder 4×04 – Nessuno mette Olly in un angolo!

HTGAWM ci prova, ci prova davvero a vivere senza suspense serrata, ma poi dove sarebbe il pepe della vita? Quello che mi dispiace è che, nel voler ridurre il minutaggio dedicato al mistero misteriosissimo di questa stagione a favore di un maggiore sviluppo verticale, si va a perdere interesse per i tasselli che compongono questo nuovo puzzle da risolvere: maggiore investimento nei personaggi a scapito dei colpi di scena era una delle cose che auspicavo, ma possibilmente senza che la parte dei colpi di scena venisse tagliata con l’accetta!
È vero che la struttura è sempre stata questa, ma con solo pochissimi secondi di flashforward a fine episodio per capire a cosa si va incontro e con così tanta varietà di situazioni viste finora (Laurel in ospedale che potrebbe aver perso il bambino, Isaac che in quello stesso ospedale incontra Michaela che si chiede davanti alla nursery se un fantomatico “he” sia morto, Bonnie che chiama il terapista prima da un ascensore insanguinato e poi dallo studio Caplan&Gold, dove si è teletrasportata per trovare altro sangue e un provato Oliver additato come “il testimone”) è davvero difficile anche solo dare un nome a questo mistero: non è un semplice chi è morto, chi ha ucciso chi, sembra una rete di eventi molto più complessa. Non si capisce cosa dovremmo cercare e quindi per me la cosa passa in secondo piano e non mi sento spinta a cercare già da subito di “risolvere il caso”, perché si tratterebbe di buttare ipotesi random al vento.

Finora, basandoci su chi abbiamo visto interagire con altri, l’unica cosa che sappiamo è chi è vivo, sulla falsariga della 3A… ed è emblematico che non abbiamo ancora visto Annalise. O Tegan per quel che vale, visto che nel flashforward di questa settimana andiamo nello studio di questo personaggio che sta apparendo sempre più spesso e più prepotentemente, presentandosi dopo solo due episodi come una delle aggiunte più brillanti degli ultimi tempi (seppure un piccolo appunto devo farlo: sei molto più badass quando te lo dicono gli altri, non se te lo dici da sola!). So che questo nasconderci Annalise e farci concentrare le ipotesi di morte sul figlio di Laurel sembrano due perfette red herring, ma da un altro punto di vista, sempre chiedendomi quanto ancora potrà andare avanti HTGAWM, comincia ad avanzare quella vocina che mi suggerisce: e se questa fosse l’ultima stagione per lo show, non sarebbe un’uscita col botto se a lasciarci per ultima fosse proprio la tragica figura protagonista che ci ha accompagnati finora? Pensateci, entrata in scena come la regina dei tribunali, poi affronta morti, tradimenti, carcere, alcolismo, perdita di casa, soldi, lavoro e reputazione: la parabola discendente di un’eroina dal lato oscuro che infine la inghiotte. Molto shakespeariano, no? …Forse no in effetti…

Ma veniamo invece ai fatti di questa “Was She Ever Good At Her Job?”, in cui emergono nuovamente i rapporti familiari disfunzionali che caratterizzano da sempre questi personaggi, tirando in ballo anche i veri genitori al di là del surrogato di “famiglia” che i ragazzi si sono creati (è così che anche Jeff chiama quasi affettuosamente questo gruppo sgangherato, solo per poi cambiare tono più tardi a quattr’occhi col figlio per motivi che deve ancora farmi capire: in quale universo Oliver non è un ragazzo adatto a qualcuno? Io ne vorrei una copia in miniatura in borsetta tutti i giorni! NON MI TOCCATE OLIVER!!!).
Dopo aver conosciuto la madre inadeguata di Michaela la scorsa stagione e aver capito molto della caratterizzazione della ragazza (riferimento che riemerge anche in questa 4×04 proprio dalle parole di Annalise, a lungo “mentore” o surrogato materno per la ragazza solo per essere sostituita in un batter d’occhio da Tegan, un’altra donna forte, determinata e di successo che pone un nuovo modello di ispirazione per chi, a detta della sua ex-insegnante, sta solo cercando la mamma che non ha mai avuto in queste figure autoritarie a cui attaccarsi quasi morbosamente), facciamo la conoscenza del padre di Connor. Quello che appare a noi come il padre più tranquillo dell’universo (citando Asher, “Why do we hate him, again?”) non sembra avere un rapporto proprio idilliaco con il figlio, e mentre per gran parte dell’episodio ero tendente a puntare il dito sul carattere un po’ difficile di Connor, soprattutto ultimamente, alcune battute di Jeff ci regalano un quadro del tutto diverso: fare coming out una settimana dopo il figlio di 12 anni, mandando la moglie in esaurimento nervoso, oltre a rovinare la famiglia e quindi in un certo senso le fondamenta di Connor gli ha anche “rubato” un momento così privato e sensibile. Da etero posso non capire esattamente cosa si provi nel fare coming out davanti ai propri genitori, ma credo che nonostante la spocchia sfoggiata da Connor fin da piccolo e nonostante Jeff sembri sincero nel riconoscere a suo figlio un coraggio che ha ispirato a sua volta lui, quello fosse un momento che a Connor stava molto a cuore e se ne deve essere sentito privato quando la famiglia non ha processato con lui il fatto, concentrandosi invece sul “dramma” causato dal padre. Presentarsi poi dopo anni di rapporti freddi e pretendere di sapere cosa sia meglio per un figlio che nel frattempo è cambiato, provando ad allontanarlo da quel pasticcino che è Oliver, è stato il momento in cui anch’io ho virtualmente appallottolato un assegno per tirarglielo in faccia.

  

Il caso della settimana prende gran parte del minutaggio in questo episodio, viaggiando in parallelo con il (se non addirittura come ‘ostacolo da superare per mettere in moto il’, vista la necessità di Annalise di tirar su un po’ di cash per la class action) progetto più grande di sé di Annalise di abbattere il sistema giudiziario e le sue ingiustizie o inattenzioni verso alcuni più di altri. Sembra che questo piano, che sta risucchiando la nostra protagonista in un nuovo vortice occupando ogni suo momento libero, sarà il leitmotiv di almeno la prima parte di questa stagione (e forse la causa degli eventi dei flashforward?), spronando la Keating in disperata ricerca di redenzione per gli errori passati e, se possibile, di elaborazione del lutto e del senso di colpa che ancora nutre per la morte di Wes, pesante presenza invisibile in queste trame.
È la scomparsa di Wes infatti a muovere anche la storyline di Laurel, tendenzialmente però ancora troppo marginale per riuscire veramente a coinvolgere: le scoperte che abbiamo grazie alla collaborazione di Michaela (e presto Oliver, soluzione ovvia ai loro problemi informatici a cui le due genie sono arrivate dopo un intero episodio in cui io invece urlavo “Ma c’è Olly, cazzoooooo!!!”) sono infinitesimali di puntata in puntata, l’avanzamento è quasi nullo e, personalmente, trovo il tutto anche piuttosto piatto per i motivi che avevo menzionato lo scorso anno sul finale: sia il padre di Laurel che Denver sono cattivi solo per sentito dire, ma on-screen rimangono piuttosto bidimensionali per poterli prendere seriamente come minacce e sentirci quindi più investiti nella lotta di Laurel per distruggerli.

Top 3:

  • Praticamente ogni scena con Annalise, Tegan e Michaela insieme. Ci butto in mezzo anche la Hargrove, che non è proprio sempre stata la mia preferita ma in questo episodio queste interpreti insieme hanno fatto implodere lo schermo per via di troppa awesomeness nella stessa stanza;
  • Sempre sulla mia cara Michaela, la caratterizzazione sempre coerente del personaggio in relazione ad Annalise, che fin dal primissimo giorno ha avuto questa ammirazione per l’insegnante poi trasformata in amore-odio e ora in un sentimento simile al “non credo di riuscire a stare nella sua stessa stanza” che si potrebbe avere con un ex;

 

  • Le facce e le battute, seppur centellinate, di Asher, sempre il miglior antidepressivo nel contesto buio di una serie votata perlopiù alla negatività e al pessimismo cosmico.

Aspetto di leggere i vostri commenti e ipotesi qui sotto, vi lascio come sempre il promo del prossimo episodio e vi invito, se non l’avete ancora fatto, a passare dai nostri amici di

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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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