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Homeland Recensioni

Homeland | Recensione 3×07 – Gerontion

brody+carrieLa settimana scorsa la conclusione della sesta puntata mi ha gettato nello stupore assoluto dopo aver visto Carrie che collezionava test di gravidanza… ma questa puntata è andata ben oltre.

La faccenda si è fatta veramente seria e stare dietro a tutto quello accaduto nel settimo episodio, capire bene perché succede qualcosa e cosa ci sta dietro, è diventato impegnativo.

Una puntata bella corposa la settima – a tratti forse un po’ pesante da quanto era corposa – e arrivata al termine ho pensato: bisogna essere sempre ben concentrati quando si guarda Homeland perché basta un attimo per perdere pezzi fondamentali.

Ma vediamo cos’è successo nell’episodio!

Innanzi tutto l’atteso incontro di Saul con Javadi, inizio, fulcro e motore dell’intera puntata.javadi

Amici (o nemici) da una vita, strade che si rincontrano perché uno userà l’altro per portarlo al successo. Mi ha molto colpito il discorso che fa Saul a Javadi, il quale dice che dopo anni di lavoro sporco, durante i quali uomini di poco spessore prendevano il loro merito, è finalmente arrivata l’occasione con la quale ad entrambi verrà riconosciuto il loro valore.

Se vi capita, vi consiglio di guardare il dialogo tra quei due uomini, sono gli opposti di uno stesso carattere: forti, pragmatici, a modo loro spietati che non si preoccupano di giocare con le vite altrui.

Certo, Saul non è un terrorista corrotto, ma anche lui – come Javadi – non ha nessun ripensamento quando si tratta di sacrificare la dignità o la vita di qualcuno per perseguire un obiettivo voluto a qualsiasi costo.

E’ un colloquio quasi alla pari: Javadi non è semplicemente una vittima e Saul non solo il carnefice. Anzi quest’ultimo vuole che Javadi rientri in Iran in modo da ottenere quante più informazioni possibili su un paese dove gli Stati Uniti sono quasi completamente ciechi. Saul sta cercando un informatore, qualcuno che collabori con la CIA. Insomma lo stesso ricatto che fece a suo tempo a Brody. Proposta assurda, Javadi ha quasi paura di accettare, ma non può fare altro. Rimanendo negli Stati Uniti lo condannerebbero immediatamente come terrorista e Saul gli prospetta cosa accadrebbe se venisse condannato in Iran come traditore. Non ha altra alternativa che accettare la proposta di Saul, anche se lui gliela mette più come opportunità che come punizione. Non ho ben chiaro cos’abbia in mente Saul… da tutta questa situazione l’unica cosa chiara è che Javadi è un terrorista, ladro, corrotto, traditore, esaltato mussulmano e maschilista estremo. Un uomo che non augurerei di incontrare al mio peggior nemico.

jpegAnche la giovane Farah ha un sussulto del suo istinto omicida e ha quasi l’impulso di prendere un paio di forbici e farlo fuori. Fortuna sua non lo fa, Saul l’avrebbe uccisa a mani nude se gli avesse fatto saltare il piano perfetto.

Ma il senso di tutta la puntata (e anche della stagione) si ha quando finalmente Javadi tira fuori la verità che tutti stavamo aspettando: BRODY E’ INNOCENTE, la bomba è stata messa da un collaboratore di Abu Nazir, e non dall’ex deputato.

Oddio, verità tanto aspettata quanto scontata: era inevitabile lo fosse, altrimenti Brody non sarebbe mai più rientrato in scena… ora non ci sono più scuse, Brody può tornare. Abbiamo visto divagazioni qua e là per far passare il  tempo e le puntate, vedi il teen-drama di Dana, ma è tutto servito ad arrivare fino a qui, dove apparentemente anche il minimo particolare non è stato lasciato al caso.

A mio avviso, Saul ha organizzato un piano perfetto. Lungo, macchinoso, ma perfetto.

lockhartQualunque sia l’obiettivo finale, ha dalla sua un informatore d’eccezione, è a un passo dalla verità di Langley e ha l’Iran accessibile senza una guerra. Io sto già pregustando il momento in cui Saul si prenderà tutte le soddisfazioni del caso, soprattutto nei confronti di Lockhart che sta osteggiando il suo operato ad ogni costo, finalmente anche una situazione divertente quando Saul lo chiede nella sala conferenza. E adesso ci sono solamente una decina di giorni dalla fine del mandato di Saul a Capo della CIA durante i quali dovrà assolutamente portare a termine la sua missione.

saul+adLa cosa che mi ha lascia da pensare in questo episodio è il comportamento di Dar Alad. Durante la puntata scorsa sembrava fosse diventato l’alleato nel futuro regno di Lockhart. Mentre poi, dopo che Saul ha “confessato” tutta la sua messa in scena per arrivare a Javadi, rinnega quanto detto la scorsa puntata e ritorna dalla parte di Saul. O è una banderuola di poco conto, o è un viscido, oppure cerca di proteggersi. Saul ne è davvero consapevole di chi può e di chi non può fidarsi?

Il personaggio della settimana è quindi Saul.

saul-Non sono mai stata una sua grandissima fan, ma questi ultimi episodi gli hanno dato lo spazio per farsi conoscere. Certo, forse questa conoscenza minuziosa di Saul e degli altri personaggi non sarebbe stata possibile con la presenza di Brody fin dalla prima puntata: la sua mancanza credo sia servita per andare a fondo su chi gli è orbitato intorno nelle prime due stagioni.

Meno spazio hanno Carrie e Quinn.

carrie3Carrie, a parte un vomitino che confermerebbe tutti i dubbi sul test di gravidanza, sta nell’ombra per l’intera puntata. Unico momento interessante è il colloquio tra lei e Javadi poco prima di metterlo sull’aereo per l’Iran. A parte la conclamata innocenza di Brody, Javadi insiste nel dirle che chi ha spostato la macchina all’attentato a Langley è ancora vivo e ancora negli Stati Uniti. Ma quindi? Cosa significa? Che sa chi è ma non lo dice? Che non può dirlo perché è un personaggio “scomodo”? O perché Carrie lo conosce in quanto dentro, o vicino, alla CIA? Ma anche lui, dove vuole arrivare?

Ci sono troppi messaggi ambigui in questo episodio, che magari poi non portano a nulla, credo che ci voglia un colpo di azione in più invece che questi mezzi spunti.

quinn+adE infine Quinn che dopo l’interrogatorio con la polizia (lo hanno beccato sul luogo del delitto della moglie di Javadi), vive un momento di profonda crisi, fomentato anche dalla polizia che gli chiede il perché di quelle vittime? Perché quel mestiere? Perché la CIA? Perché gli americani dovrebbero pagare con le proprie tasse le azioni – ignobili – dell’agenzia? Ci sta che la coscienza di Quinn gli si rivolti contro, avevamo avuto qualche sensore di questi sensi di colpa già durante le prime puntate con quegli omicidi sincronizzati in giro per il mondo. Sicuramente, mollare tutto non è una di quelle decisioni da prendere “a caldo”, e non è un ripensamento da Killer come Quinn. Per fortuna che Carrie lo riporta coi piedi per terra, richiamandolo all’ordine e alle sue responsabilità… forse banalizzando un po’ il disagio che prova Quinn. Ma posso immaginare che adesso nella mente di Carrie ci sia un solo pensiero: BRODY, tutto il resto non conta. Ce la ricordiamo tutti bene la Carrie innamorata. Così come ci rendiamo conto di quanto Quinn sia innamorato di Carrie. quinn2Al termine di questa puntata, abbiamo quindi un sacco di informazioni, che già sapevamo ma che sono diventate ufficiali: Brody innocente, l’esecutore di Langley ancora a piede libero, un Javadi alleato. Bene, finalmente ora tutto è pronto e la situazione è ideale perché Brody torni in gioco. Personalmente non sento molto la sua mancanza, ma sta di fatto che questa attesa si sta facendo troppo lunga, sta diventando forzata e quasi la serie si sta svuotando. Nel senso, ok, ora è tutto chiaro, fin il più piccolo dettaglio, ma quindi partiamo?

Nonostante questo mio pensiero la puntata mi ha entusiasmato, così come sono entusiasta della terza stagione. La mia più grande ansia durante le prime puntate era su come potesse andare avanti lo show senza cadere nel trash e senza inventarsi delle cose senza senso per salvare una storia che mi sembrava fosse finita in un vicolo cieco. Ora vedo che l’uscita c’è, è stata raggiunta in maniera pensata e dignitosa, siamo alla fase due o al punto di svolta. È un momento dì per se critico, mi aspetto, e spero, che l’altra metà della stagione parta definitivamente e senza alcuna esitazione.

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