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Homeland | La stagione 5 giunge al termine, una riflessione

Mandy Patinkin as Saul Berenson, Rupert Friend as Peter Quinn and Claire Danes as Carrie Mathison in Homeland (Season 5, PR Art). - Photo: Jim Fiscus/SHOWTIME - Photo ID: HOMELAND_S5PRArt_04.R

Quando Showtime ha annunciato che la storyline della quinta stagione di Homeland si sarebbe spostata dal medio oriente all’Europa, i fan avevano dato per scontato che lo show si stesse allontanando dalla minaccia del terrorismo mussulmano che aveva impegnato l’agente della CIA Carrie Mathison (Claire Danes) sin dall’inizio della serie vincitrice di un Emmy. Eppure dopo gli attacchi di Parigi dello scorso mese, Homeland sembra tragicamente essere stato precursore delle vicende di spionaggio concentrate nello stanare le cellule dell’ISIS che tramano un attacco nelle capitali europee (Berlino) più importanti attraverso il contrabbando di armi dalla Siria all’Europa dove i confini di Stato sono più deboli mentre alcuni dei personaggi dibattono sulla strategia del Presidente Obama per combattere l’ISIS attraverso la sorveglianza informatica.

EW ha parlato con lo showrunner Alex Gansa pochi minuti dopo che aveva terminato di editare il season finale, che andrà in onda domenica. Le riprese dell’episodio finale di questa stagione sono terminate proprio dopo gli episodi del 13 novembre ma il resto della stagione era stata già scritta e girata molto prima dei tragici eventi. “Devo dirlo come prefazione che avrei sperato che la nostra finzione non si avvicinasse così ai fatti di Parigi,” sottolinea Gansa. “E’ stato qualcosa che ci ha colpiti molto da vicino. Ero in strada per recarmi a Berlino per filmare la grande sequenza di azione che vedrete nell’episodio dodici proprio il giorno dopo gli attacchi di Parigi; è stato uno strano momento volare verso l’Europa per girare il finale.”

Gansa aveva già lavorato come autore e produttore in un altro thriller terroristico, 24 di Fox. In ogni episodio Jack Bauer doveva fermare una minaccia interna durante un’ora di messa in onda. Ma quest’anno Homeland sembra aver messo in luce un momento reale.

EW: Quando il presidente di Showtime David Nevins ha comunicato che la serie di sarebbe spostata dal medio oriente la reazione è stata quella di credere che Homeland si sarebbe allontanato dal problema del terrorismo. Adesso, alla fine della stagione 5, lo show è ancora più vicino alla realtà di quanto non lo sia mai stato.
Alex Gansa: Quando David ha rilasciato quel commento non aveva ancora idea delle nostre scelte. Avevamo raccontato una storia tra Afghanistan e Pakistan e stavamo cercando un nuovo scenario per una nuova storia. Una storia che non fosse così incentrata sul mondo mussulmano poteva essere una delle scelte. Ovviamente non è andata in quella direzione.

Qual è stata la reazione quando avete visto quei titoli? Ci sono così tanti parallelismi con la politica internazionale e sulle questioni che settimanalmente ci troviamo ad affrontare, dalla Siria al dibattito sulla minaccia ISIS in Europa.
Sono tutti argomenti complicati che cerchiamo di affrontare in modo non dogmatico e non polemico ma solamente ponendo i giusti quesiti. Gira tutto intorno al tenere le società democratiche libere, e come lo fai? E’ un problema spinoso che tutte queste agenzie devono affrontare. Inoltre ci sono questioni etiche e morali ed altre pragmatiche. Stiamo affrontando una nuova tipologia di minaccia e ciascuno sta arrancando per capire come gestirla.

In realtà tu te ne vai in missione in DC per incontrare gli esperti delle agenzie prima di scrivere ogni stagione. E’ questo che ha ispirato la storia in Europa?
E’ un seminario di 4/5 giorni ogni anno, e quest’anno tutto ciò che ci è stato riferito a Georgetown riguardava lo Stato Islamico, Vladimir Putin e ciò che stava accadendo in Ucraina. L’attacco a Charlie Hebdo era un fatto fresco, l’ISIS aveva arso vivo il pilota giordano, e i notiziari non facevano che parlare di Edward Snowden, tutti questi argomenti circolavano nei discorsi in DC e potete vedere bene dove ci hanno portati. Sono stati tutti fusi insieme per costruire il tessuto della quinta stagione.

Credo che il momento più surreale sia stato quello di due episodi fa. Di fronte ad una minaccia dell’ISIS a Berlino Saul afferma riguardo alla Siria, “ La nostra unica leva è un attacco militare e non c’è maggior proponente di un’invasione americana che lo stesso Stato Islamico.” Poi Dar aggiunge, “Potremmo dire che è ciò che vogliono, condurci ad un’altra guerra in Medio Oriente.” La stessa notte Obama si rivolgeva con un discorso alla Nazione ribadendo le stesse identiche cose.
Già. Credo che stia dicendo la verità. Tutto quello che abbiamo sentito dai nostri consulenti, ciò è esattamente ciò che è stato perpetrato e niente renderebbe lo Stato Islamico più felice che 100000 militari americani. Guardate, sono una persona normale. Non ho una laurea in affari esteri. Sono riluttante a parlare di questi argomenti. Homeland non vuole farlo. Cerchiamo solo di porre le domande. Ma dopo tutto ciò che abbiamo sentito è si, le truppe americane potrebbero conquistare Raqqa (capitale dello Stato Islamico) in un paio di settimane, e poi cosa? Cosa fare una volta che ci troviamo lì? Ci troveremmo un’altra situazione caotica in mezzo al nemico, un nuovo Iraq. Questa non sembra la risposta. Menti più forti, migliori, più intelligenti della mia dovranno capire quale sia la mossa giusta. Ma non credo che un’invasione sia un passo saggio.

La stagione è cominciata con Quinn che abbatte la strategia in Syria. Una forte e incredibile chiamata alle armi che ha acceso la parte conservativa dell’internet. E’ affascinante come uno show possa interpretare allo stesso tempo i due lati del dibattito.
Dovete pensare che il briefing di Quinn nei sotterranei di Langley ha una sua specifica funzione perché il personaggio era stato sul campo per due anni. Ha guidato un team speciale che si opponeva alla forze irachena e dell’ISIS. Probabilmente era stato un periodo molto difficile, violento e frustrante. Quanti progressi aveva compiuto? Quanti assassini aveva dovuto liberare? E cosa provoca tutto questo ad un essere umano? Detto questo, il suo discorso che gli stati Uniti non hanno una vera strategia, potrebbe essere ribattuto su ogni punto. Ma non è che noi non abbiamo cercato di svilupparne una, è che contro queste persone è ardua costruirne una. E molte persone sostengono che 100000 soldati sul terreno nemico non sarebbero in ogni caso la migliore soluzione.

Quale è stata la sua reazione al discorso di Obama?
Credo che sia stato ragionato, misurato e appropriato.

Due settimane fa, avete inserito un riferimento agli attacchi di Parigi attraverso l’uso dell’ADR (quando un attore registra nuovamente un dialogo di un personaggio parlando fuori camera permettendo di inserire conversazioni nuove in scene già filmate). Ma è stato un po’ strano perché guardando la scena ti chiedi, aspetta, quell’attacco è appena successo qualche settimana fa ma nessuno nello show ne ha parlato prima?
Lo show esiste in futuro parallelo. Non era nostra volontà voler far capire che fosse appena accaduto. E’ successo nel passato in un momento indefinito, questa era l’idea.

La stagione ha anche dimostrato l’importanza della privacy elettronica ed ha minato il concetto di difesa della privacy quando c’è un pericolo terroristico. Qual è la tua opinione in tema di privacy?
Parlando da cittadino americano non da esecutivo di Homeland: E’ ciò che succede da dopo l’11 settembre. Come bilanciare questa equazione, come tenerci al sicuro senza negare le libertà civili? E’ una difficile questione che noi affrontiamo in modo drammatico in Homeland. Non so quale sia la risposta. Personalmente credo che voler dare al governo la libertà di accedere a tutti i nostri dispositivi non è qualcosa che vogliamo che accada. Possiamo vedere Edward Snowden come un eroe o come un traditore, ma se c’è un merito che gli va riconosciuto è aver spostato la conversazione su questo punto focale.

Con tutte le ricerche che hai svolto in questi anni, la tua prospettiva sul terrorismo è cambiata?
Credo di sì. Credo che la stagione 4 fosse una riflessione su quel cambiamento. Guardate a Carrie nella stagione 4, era la Regina dei Droni. Eravamo impegnati in uccisioni al di sopra della legge in quelle aree tribali. E sì, disegnavamo al-Qaeda e i Talebani come terroristi su questo non vi è dubbio. Ma creavamo anche più terroristi man mano che uccidevamo altri terroristi ed operavamo per caso fuori da obblighi morali? E’ una domanda interessante e proprio l’altro giorno c’era un articolo su questo, sui piloti di droni che si sono fatti avanti sottolineando che ciò che stavano facendo non era minuzioso e che molte persone innocenti rimanevano vittime degli attacchi.

Tutto ciò che è successo in questo anno ti fa venir voglia di raccontare storie più legate alla realtà o ti piace rimanere concentrato sulla tua storia?
Onestamente, non lo so. Ho appena terminato la stagione 5…vogliamo facilitare la conversazione su idee gravi e raccontare una storia sulla nostra eroina al cnetro di tutto questo.

Hai fatto un lavoro eccellente a riguardo. Parlando di argomenti più piacevoli, non ricordo l’ultima volta che uno spettatore televisivo si sia sentito così coinvolto nella caccia ad Allison.
Se tutti potessero riflettere sulla performance di Miranda Otto, che ci ha donato un lavoro splendido che non si vedeva da quanto Damian Lewis ha lasciato lo show. Ha totalmente preso in mano gli episodi come nessun altro dopo Damian. La sua performance è così…non puoi decisamente distogliere lo sguardo dal suo personaggio per troppo tempo.

Sono rimasto colpito dalla tua scelta che denota il sapere che i fan sarebbero rimasti entusiasti di seguirla sotto sorveglianza per un intero episodio. Sapevi che sarebbero stati tutti sulla sedia urlando “Prendetela, Prendetela, Prendetela”.
Be, ne vedrete ancora.

Parlando appunto di questo, cosa ci dobbiamo aspettare dal finale di stagione?
Dico che sarà entusiasmante.. inoltre, guardando l’episodio 11 questo fine settimana, una delle cose di cui sono particolarmente orgoglioso è l’accentuare che non tutti i mussulmani in Europa hanno la solita voce. Ci sono diversi sentimenti e valori nei confronti dell’islam radicale sui rifugiati e su ciò che sta accadendo adesso in Europa. Le persone sono individui e pensano per se stessi e noi facciamo lo sforzo di accentuare questo particolare negli ultimi due episodi.

Non rilascerai delle interviste post finale questo anno. Dobbiamo temere qualche dramma?
No, per niente. Dopo cinque anni voglio che il finale parli per sé stesso.

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