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Pretty Little Liars Rubriche & Esclusive

Goodbye, my friend… Pretty Little Liars

Got a secret, can you keep it?

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Ammettiamolo: l’abbiamo pensato tutti almeno una volta. Che non sarebbe mai finito. Qualcuno di noi l’ha temuto, qualcuno era quasi rassicurato da questa situazione, qualcuno magari ci sperava (io, nella fattispecie). Questo perché quando una serie tv arriva al traguardo delle prime sei, sette stagioni, smette di essere soltanto una serie tv, se mai lo è stata, ma diventa un’abitudine, una routine, una certezza e in una realtà in cui a volte dubitiamo della nostra stessa ombra, abbiamo disperatamente bisogno di punti fermi, dovessero anche provenire dal piccolo schermo, da storie e volti così distanti eppure così vicini.

Pretty Little Liars era … è (forse non sono ancora pronta a usare il tempo passato) un’abitudine a cui sarà davvero difficile rinunciare. Con un’organizzazione degli episodi completamente diversa da quella ordinaria delle serie tv che cominciano a Settembre e terminano a Maggio, Pretty Little Liars ci ha dato appuntamento con puntualità due volte all’anno, solitamente a Giugno e a Gennaio, per la prima e la seconda parte della stagione e da questo schema non si transigeva. Il nostro intero mondo poteva cambiare, le nuove serie tv arrivavano e passavano, la scuola, l’università o il lavoro potevano mettere a dura prova la nostra pazienza e la sopportazione dello stress, la voglia di trasformarci in serial killer poteva sfiorarci in un paio di occasioni, ma non c’erano dubbi su un solo aspetto della nostra quotidianità: Pretty Little Liars sarebbe tornato. E ci avrebbe fatto perdere ciò che restava della nostra precaria sanità mentale. E allora Aria, Spencer, Emily e Hanna avrebbero condiviso con noi le loro giornate infernali, i messaggi, i ricatti, le assurde indagini e i sopralluoghi come attività di svago nei week-end (ovviamente senza prestare alcuna attenzione a coprire le tracce del loro passaggio, ma guardiamo in faccia la realtà, la polizia di Rosewood non è il team CSI di Horatio Caine); Alison avrebbe oscillato con costanza tra vita e morte, tra il suo essere vittima e carnefice, tra flashback e realtà attuale, tra odio e amore che abbiamo provato nei suoi confronti (più che “amore”, si trattava di sopportazione pacifica nel mio caso); i genitori delle ragazze avrebbero avuto le loro comparse a volte random nelle vite delle rispettive figlie, solo per confermare la triste verità che tante volte stanno meglio gli uni senza le altre; le relazioni sentimentali avrebbero dato vita nuovamente a regate di ships, dibattiti, discussioni, campagne, crociate, guerre e minacce di Apocalisse se una delle coppie principali non si fosse rivelata endgame; Mona Vanderwaal avrebbe causato e risolto i tre quarti dei problemi con la sua sola apparizione sulle scene; e infine sapevamo senza ombra di dubbio che “A” avrebbe reso la vita di tutti un inferno e che Marlene King ci avrebbe privato della pace del sonno per almeno 10 settimane. E tutto questo si ripeteva, come uno schema fisso, anno dopo anno, stagione dopo stagione, dovevamo solo aspettarlo, Pretty Little Liars presto o tardi sarebbe tornato, e poteva anche farci bestemmiare in aramaico antico, poteva sorprenderci, farci perdere la testa, lasciarci in balia di teorie che non avevano senso ma che erano l’unico modo che avevamo per fingere di capirci qualcosa di quello che stava succedendo, in fondo potevamo criticarlo, odiarlo, apprezzarlo, difenderlo, amarlo ma in ogni caso, lo aspettavamo e lo seguivamo proprio perché era la nostra abitudine preferita. Questo almeno fino ad alcuni mesi fa, per l’esattezza fino al giorno prima della messa in onda dell’episodio 7×10, midseason finale della settima stagione. La sera precedente a questo episodio esplosivo infatti, Marlene King, in un video live su Facebook, accompagnata dalle “sue” ragazze, Lucy Hale, Troian Bellisario, Ashley Benson, Shay Mitchell e Sasha Pieterse, ha annunciato ufficialmente che i dieci episodi rimanenti della settima stagione di Pretty Little Liars sarebbero stati definitivamente gli ultimi della serie.

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Onestamente non fu poi una gran sorpresa, da tempo ormai si vociferava che la serie fosse giunta al suo traguardo, che di comune accordo cast e crew avessero deciso di dire “basta”, riconoscendo di essere ormai arrivati al termine della loro magnifica corsa. Ma forse, in assenza di una conferma ufficiale, ci aggrappavamo all’illusione che magari non sarebbe finito, che avremmo continuato ad oltranza, che avremmo assistito al momento in cui Pretty Little Liars si sarebbe trasformato in Desperate Housewives prima e Cuori senza Età dopo. E invece ecco la notizia che credevamo non sarebbe mai arrivata. Pretty Little Liars finirà, Pretty Little Liars sta già finendo. Da quel momento in poi infatti si sono inevitabilmente susseguite una serie di “ultime volte” e ognuna di loro ha lasciato un segno indelebile in ogni singolo fan.

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Io, personalmente, ho cercato di evitare costantemente di esprimermi a riguardo, ho cercato di non fare i conti con la realtà che ogni giorno si rivelava davanti a me su ogni social network, ho cercato di fingere che ci fosse ancora tempo. Ma non c’è più tempo. Abbiamo vissuto l’ultima volta di personaggi secondari sul set, abbiamo vissuto in diretta la distruzione di set storici come le case o le stanze dove le ragazze sono cresciute (attrici e personaggi insieme), abbiamo seguito post dopo post l’ultima volta di Norman Buckley alla regia della serie, lui che c’è stato fin dall’inizio e che è parte integrante della famiglia di Pretty Little Liars, abbiamo assistito all’ultima volta che Marlene King ha cominciato a scrivere lo script dell’episodio, l’ultima volta in cui ha scritto i loro nomi, in cui ha fatto vivere quei personaggi che non ha creato personalmente, ma che sono suoi più di chiunque altro adesso, e infine abbiamo appena vissuto l’ultima table read, ossia l’ultima volta che cast e crew si riuniscono intorno ai tavoli per leggere insieme il copione, l’ultimo copione.

La table read è sempre stata un momento che mi dà i brividi, che mi emoziona e mi riempie, sarà perché quello delle serie tv, soprattutto del processo che porta alla creazione di un episodio, è un mondo che sento particolarmente vicino, che considero un po’ una parte di me, ma l’idea di questo gruppo di persone così affiatate e in sintonia che si siedono in una stessa stanza e danno vita, tra quelle quattro mura, alla prima versione dell’episodio che prende forma tramite le parole e l’immaginazione, mi trasmette ogni volta una stranissima sensazione, mi affascina, mi mostra l’intimità e la quotidianità di attrici che arrivano al lavoro senza un filo di trucco e con i capelli in disordine perché tanto sono in famiglia; di scrittori, registi e produttori che ascoltano quelle parole e intanto vedono nella loro mente come strutturare l’episodio; di costumisti, truccatori e ogni sorta di collaboratori che in quel momento cominciano a pensare a tutti quei dettagli e quei particolari che contribuiscono a rendere una scena perfetta, solo per noi, solo per non deluderci. Ho sempre amato quindi le foto “rubate” della table read, soprattutto quelle scattate ogni anno, quasi come una tradizione, da Norman Buckley e che ritraevano, sedute ai loro soliti posti, le quattro protagoniste indiscusse, solitamente da destra a sinistra: Lucy Hale, Troian Bellisario, Shay Mitchell e Ashley Benson.

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Beh, per quanto io abbia evitato di esprimermi finora, sono state proprio quelle foto a spingermi oggi a scrivere queste parole perché questo momento, più che mai, è per me il primo vero finale di Pretty Little Liars. I copioni sono stati scritti, le battute sono state lette, per loro, in parte, Pretty Little Liars è già finito. Conoscono l’identità di Uber A o A.D., conoscono l’epilogo delle loro storie, hanno scoperto cosa il futuro riserva ai loro personaggi, alle relazioni, alle famiglie, conoscono le ultime parole che Aria, Spencer, Hanna, Emily e Alison si scambieranno e, soprattutto, sono ormai a conoscenza di come, insieme, scriveranno la fine di questo show, del loro mondo, di quel capitolo nella storia delle serie tv di cui sono state protagoniste originali mentre tutte le altre saranno sempre e solo banali imitazioni. Perché su Pretty Little Liars si può dire ciò che si vuole (non in mia presenza, possibilmente) ma la verità è che, nel suo piccolo, questa serie ha segnato uno standard irraggiungibile, è diventato un cult che ha travolto milioni di fans in tutto mondo, è stata quella serie di cui parlavano anche le persone che non la conoscevano, ha dato vita a una delle domande più famose di tutti i tempi nell’universo dei telefilm, “Chi è A?”, ha unito per la prima volta il genere puramente teen drama con le innegabili sfumature thriller, ma più di ogni altra cosa, credo che per ognuno di noi Pretty Little Liars abbia assunto significati nuovi, diversi a seconda delle esperienze. Per qualcuno è stato un passatempo irrinunciabile, per qualcuno una via di fuga dalla realtà, un posto dove spegnere la mente e abbandonarsi a qualsiasi storia volessero proporre, per qualcun altro ancora è stato una sfida che lo divertiva e per un altro è stato un meraviglioso labirinto in cui perdersi e da studiare al tempo stesso. E per me, beh per me è stato puro ossigeno nel momento in cui più ne avevo bisogno, è stato un supporto che mi ha aiutato a rialzarmi, è stato lo specchio in cui sorprendentemente mi sono rivista, è stata la mia crociata per molto tempo perché ne ho difeso senza remore quella dignità e quella qualità che in troppi sottraevano a questa serie. A partire dalla quarta stagione ho accompagnato infatti Pretty Little Liars su Telefilm Addicted con le mie recensioni e fin dall’inizio promisi a me stessa che avrei raccontato quel lato dello show che purtroppo a molti ancora sfugge, ossia la sua anima più pura, il cuore che batte costantemente sotto il legame puro ed eterno che unisce Aria Montgomery, Spencer Hastings, Hanna Marin e Emily Fields. Quindi se adesso sono qui è perché voglio finire ciò che ho cominciato e credo sia arrivato il momento di iniziare a dire addio a uno dei miei migliori amici, a quella serie che è arrivata nella mia vita quando più ne avevo bisogno e che per questo non potrò mai dimenticare.

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Lunga vita a Pretty Little Liars, alle persone che lo hanno reso possibile, ai suoi personaggi e alle storie impossibili, alle note che ci hanno accompagnato, da “Cause two can keep a secret if one of the is dead” a “you can’t turn back the hands of time”. Ricordate sempre però: potrà anche essere giunto al suo ultimo traguardo, ma Pretty Little Liars non finirà mai per davvero, sapete come si dice, that’s immortality my darlings.

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Quindi diciamo pure addio per il momento, viviamo insieme gli ultimi giorni di riprese e andiamo avanti con le nostre vite, finché un giorno, quando meno ce lo aspettiamo, la notifica ordinaria di un messaggio rientrerà nella nostra quotidianità e allora sapremo che …

I’m still here, bitches, and I know everything – A”

https://twitter.com/imarleneking/status/779389504419266561

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