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GLOW: 5 ragioni per cui dovreste recuperarlo

GLOW ovvero Gorgeous Ladies of Wrestling è arrivato quest’anno alla sua terza stagione ma sembra non aver perso nemmeno un’oncia dello smalto – pardon, glitter – delle prime due. Al punto da spingermi a scrivere questo pezzo per invogliare quelli di voi alla ricerca di un po’ di intrattenimento che fa anche riflettere, a lanciarvi in questa meravigliosa avventura.

GLOW

Sono gli anni ‘80: i capelli sono cotonatissimi, il trucco esagerato, mentre Reagan tratta per porre fine alla Guerra Fredda, la rivalità USA-URSS è ancora molto forte in ogni campo della vita degli statunitensi. La media borghesia americana è in declino, la classe operaia lancia scioperi su scioperi e la televisione diventa sempre di più un ottimo mezzo per distrarre la popolazione dai problemi di tutti i giorni.

In questa atmosfera, un giovane produttore – Bash Howard, interpretato da un sempre gradito Chris Lowell – decide di ingaggiare un regista in declino – Sam Sylvia- e una dozzina di giovani attrici e ginnaste volenterose di lanciarsi in un’avventura televisiva mai vista: il wrestling al femminile.

A guidare il gruppo delle wrestler sono Debbie e Ruth, amiche di infanzia e aspiranti attrici che si ritroveranno ai ferri corti quando Ruth – una Allison Brie sempre più brava – diventa l’amante del marito di Debbie. La prima stagione si concentra molto su di loro, ma con lo scorrere delle puntate, lo sguardo del telespettatore inizia ad inglobare anche gli altri personaggi restituendoci una visione a tutto tondo e autentica di un piccolo spaccato dell’umanità.

GLOW

GLOW parla di amicizia al femminile

Gli alti e i bassi fra Debbie e Ruth sono scritti con estremo realismo e recitati così bene da Betty Gilpin ed Allison Brie da toccare corde profonde nello spettatore. La loro è un’amicizia nata sui banchi di scuola, è fatta di passioni condivise, difficoltà, avventure e dolorose insicurezze, ma allo stesso tempo, anche nei momenti peggiori, non si riesce a non tifare per loro e a non percepire il profondissimo affetto che le lega. La loro è solo una delle amicizie che nasceranno nel corso della stagione, vedere maturare le altre è altrettanto interessante.

GLOW è body positive

Non esiste un solo body tipe in GLOW così come non esiste un solo body tipe nella vita reale. Identificarsi con le protagoniste della serie tv è facilissimo perché nessuna di loro è frutto di diete, sport e photoshop. Le donne di GLOW sono belle perché sono vere. E non vere per finta come vogliono farci credere molte serie tv.

GLOW è arcobaleno

Gli anni ‘80 sono gli anni in cui il problema dell’AIDS divenne pubblico e il legame con il mondo omosessuale fu enfatizzato (dato il problema del sesso non protetto spesso praticato) per demonizzare persone già sufficientemente perseguitate dalla società. GLOW sceglie di mostrarci innanzitutto quanto la presa di consapevolezza di appartenere a quel mondo fosse di fatto dolorosa. Le battaglie, alcune ancora da combattere, perché i personaggi amino secondo il proprio cuore e non secondo regole imposte dal perbenismo sociale, sono realistiche e dipinte in maniera delicata eppure efficace. E ogni piccola vittoria o grande sconfitta coinvolge appieno lo spettatore.

GLOW è femminista

Con un regista sciovinista e uno show (il GLOW che da il titolo alla serie) che parte come versione glitterata di un cat-fight, è facile scadere nel femminismo forzato da parte dei personaggi. Non si dimentica mai nel corso delle puntate che le protagoniste provengono dai settori più diversi della popolazione, molte non hanno avuto modo di studiare, altre lo hanno fatto ma è stato loro insegnato quale fosse il loro posto nella società e cosa succede se scegli di non adeguarti a quel ruolo, altre ancora sono cresciute volendo fare qualcosa che a loro, in quanto donne, era precluso. GLOW sceglie di rappresentare le battaglie quotidiane adottando una prospettiva anni ‘80, al punto che ricordo di aver avuto l‘impressione, alla fine della prima stagione, che non avessero voluto insistere troppo sull’argomento. Ora, dopo tre stagioni, posso dire che sì, è vero, non hanno insistito e la ragione è semplice: la seconda ondata del Femminismo era finita da un po’ (e con essa si sono rarefatte le personalità di rilievo) e la lotta quotidiana non poteva avvenire con grandi slanci ma con piccole prese di posizione destinate a crescere sempre di più. Ecco, Glow è così: realistica, pertinace e soddisfacente. E di tutto ciò dobbiamo ringraziare le autrici della serie tv: Liz Flahive e Carly Mensch.

GLOW è divertente ma non solo

Accanto ai numerosi momenti in cui ti diverti tantissimo, ce ne sono altrettanti incredibilmente seri. Oltre ai temi già citati ce ne sono altri importanti: l’accettazione di sé, l’essere genitori, l’importanza dei sogni, la resilienza, l’autoaffermarsi a dispetto di quello che pensano tutti gli altri (famiglia in primis), l’importanza e il rispetto della diversità culturale (abbiamo due personaggi di colore, una profuga vietnamita, la figlia di una famiglia ebraica scampata all’Olocausto, una giovane libanese), questi i primi temi che mi sono venuti in mente.

Insomma, se il cocktail anni ‘80 non vi attira già di suo, sappiate che c’è molto di più sotto tutta quella lacca.

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