Game of Thrones va al Salone del Libro e ci siamo anche noi

In occasione del Salone del Libro 2018, la Mondadori con la collaborazione del Lucca Comics & Games ha organizzato un’interessante conferenza dal titolo “L’Inverno sta arrivando: omaggio a Game Thrones” nella quale, accompagnati da proiezioni di spezzoni della serie e da un doppiaggio dal vivo, si sono alternati omaggi di alcuni scrittori ai personaggi a momenti di riflessione sul testo di Martin in rapporto al mondo di Tolkien, grazie all’apporto dell’Associazione Italiana Studi Tolkeniani.

Il pubblico è stato accolto in sala dalle note della sigla della prima stagione e dalle vere voci italiane di Robb Stark e Jon Snow che doppiavano la famosa scena della separazione fra i due fratelli, adattata per l’occasione al Salone del Libro.

Gli omaggi degli scrittori ai personaggi di GoT sono stati tutti molto belli: ognuno, a suo modo, ha dedicato un testo al suo personaggio prescelto, a volte stupendo noi spettatori per la lucidità con la quale alcuni di loro hanno saputo cogliere l’essenza di questi protagonisti.

Ad aprire le danze è stata la giovane scrittrice Eleonora Caruso, che ha scelto di condividere con il pubblico una delle sue prime fan fiction dedicata a Sansa. Il testo si è mosso lungo le fila di una storia che parte dagli sguardi nel cortile di Winterfell e si allunga fino a coprire il suo ritorno, in quello stesso cortile, anni dopo, mentre osserva sua sorella Arya combattere Lady Brienne di Tarth. L’analisi del personaggio di Sansa risulta precisa e profonda e sicuramente ha contribuito molto a far amare un personaggio spesso mal sopportato, proponendoci una prospettiva differente: quella di Sansa. Una Sansa che vede sua sorella poter essere libera perché lei – Sansa – sarebbe stata la lady che sua madre voleva, una Sansa convinta di soccombere a ogni tragedia che la colpisce ma che invece sopravvive nonostante tutto.

Un nuovo omaggio è stato quello che la grande Michela Murgia ha fatto ad Arya Stark. Nel perfetto stile che le è proprio, Michela Murgia ci ha parlato del concetto di odio, di «giustizia retributiva» che la «bambina spada» fa proprio all’indomani degli eventi che sconvolgono la sua vita. Lei che è sempre stata portata a usare ben altro tipo di Ago, diventa «ingegnera dell’odio» dopo la morte del padre e la totale solitudine in cui si ritrova da quel punto in avanti. Lo fa – ha detto la Murgia – in primo luogo esercitando la memoria con la quale conserva l’odio (i.e. la lista), poi incanalando quel sentimento legittimo nella vendetta; non una vendetta fredda, ma riscaldata a proposito, una vendetta che assomiglia pericolosamente a una forma di giustizia per merito. 

Il terzo omaggio è stato quello di Rosa Polacco di RadioTre alla donna dai mille nomi, così tanti che dopo averli declamati la Polacco ha esclamato «ho esaurito il tempo a disposizione». Secondo lei i draghi di Daenerys, dopo la morte di Drogo e del figlio, diventano simbolo ed esercizio del suo potere: riesce a costruire la sua fortuna grazie alla sua virtù ma anche grazie al terrore che Drogon, Viserion e Rhaegar incutono. In particolare, Rosa Polacco si è soffermata sulla dicotomia del suo essere «principe equo nella vendetta e nella libertà», chiedendosi cosa muova le sue azioni, come possa conciliare valori dirompenti come la libertà e la lotta alle catene con sentimenti come la vendetta, il terrore e l’impero. Il suo può essere considerato populismo? E, infine, cosa accadrà ora che Dany si è innamorata?

Quarto omaggio è stato quello che Edoardo Rialti – nuovo traduttore della saga di Martin che ha raccolto l’eredità di Sergio Altieri – fa a Cersei Lannister. Un omaggio, il suo, che io personalmente ho sentito molto perché rispecchia appieno il mio pensiero. Dopo aver lodato la recitazione di Lena Headey che aggiunge sfumature al personaggio, Rialti ha accomunato Cersei a personaggi quali Clitemnestra e Marie Antoinette di Francia. Tutte e tre le donne sono condannate a «dover ciò che non vogliono e volere ciò che non devono». Cersei è per gran parte della sua vita prigioniera di qualcosa o qualcuno: suo padre, suo marito, il suo essere bottino di guerra, il non poter amare suo fratello. Si aggrappa ai suoi figli e a Jamie con tutta se stessa e quando quegli appigli vengono progressivamente meno, diventa brutale, cieca e soprattutto sola: una terribile solitudine che rende bruciata tutta la terra che la circonda, una dolorosa sofferenza che si alimenta di rabbia. Tuttavia, mentre nuda percorre le strade dal Tempio di Baelor verso il palazzo, il lettore si ritrova fra i suoi pensieri e senza pensare ai torti commessi, si schiera con lei, tifa per lei, la «regina inadeguata» (definizione di Rialti).

A chiudere gli omaggi è stato, invece, un intervento di Vanni Santoni che, divertendo tantissimo, ha scelto di dedicare i suoi minuti a Bran Stark: il primo. Santoni, infatti, ci ha fatto notare come il suo sia il primo punto di vista che ci viene mostrato, il primo a vedere la malvagità del mondo che lo circonda (cfr. la scena Jamie/Cersei e il volo), il primo su cui potrebbe calare la scure di Martin, ma anche il primo a mostrarci il colpo di scena. Tuttavia, Bran è soprattutto il primo personaggio magico, un profeta paragonabile all’omerica Cassandra ma anche agli indovini dei giochi di ruolo, le cui profezie sono da interpretare, sono puzzle da risolvere. E quindi, «Bran vai da Martin e digli come va a finire».

Tra un omaggio e l’altro, il pubblico ha avuto la fortuna di ascoltare anche delle riflessioni che alcuni membri dell’Associazione Italiana Studi Tolkeniani hanno elaborato in questa specifica occasione, con lo scopo di individuare cosa Martin abbia mutuato da Tolkien – la «grande montagna che si staglia sempre all’orizzonte» – e come, invece, se ne sia molte volte allontanato.

A introdurci in questo bel viaggio è stato Roberto Arduini, presidente dell’Associazione, che ha spiegato al pubblico come Martin abbia più volte preso le distanze dai vari emuli di Tolkien, accusandoli di una lettura solo superficiale del grande maestro. Secondo Arduini, il primo libro della saga di Martin parte da idea molto tolkeniana: portare il lettore fuori dalla pace/Contea per fargli vedere il mondo, in questa lettura gli Stark sarebbero gli hobbit di Tolkien. Inoltre, sempre secondo Arduini, Martin ha voluto mettere se stesso dentro alla saga, creando il personaggio di Sam Tarly e dandogli molte caratteristiche che lo ricordano e permettendo a un ragazzo come Sam di sopravvivere per tutto questo tempo. Il nome Sam, poi, potrebbe non essere del tutto casuale, ma un diretto riferimento al Sam Gamgee de “Il Signore degli Anelli”, il cui ruolo è paragonabile a quello di Tarly. 

Il primo ospite di Arduini è stato Claudio Antonio Testi, vicepresidente dell’Associazione, filosofo, oltre che Preside della Scuola di Studi Tomistici di Modena. Testi ci ha offerto un confronto su tre tematiche comuni a Tolkien e Martin:

  • MAGIA: Tolkien è molto chiaro sull’argomento, ci sono tre leggi e la magia è comunque pericolosissima, al punto che lo stesso Gandalf la usa solo se costretto. La magia di Tolkien è pericolosa ma soprattutto complessa, caratteristica, questa, che si perde totalmente in Martin. La magia degli uomini senza volto che impara Arya è meno complessa, le molteplici resurrezioni di Beric Dondarrion appaiono senza alcuna problematica annessa. 

  • PIETA’: per Tolkien è un elemento fondamentale per la storia, giacché la pietà di Bilbo e Frodo per Gollum avrà effetti positivi. In Martin, al contrario, la pietà non hai mai un valore positivo, es. la Khaleesi ha pietà delle donne conquistate e una di queste sarà colei che ucciderà Drogo e il bambino.

  • CATASTROFE: ci sono due tipi di catastrofe, quella positiva e quella negativa. La prima si verifica quando la situazione sembra volgere al peggio e invece arriva all’improvviso qualcosa che capovolge tutto (es. Frodo che indossa l’anello a Mordor a cui fa seguito l’intervento di Gollum che gli stacca il dito e lo getta nella fornace insieme all’anello). La seconda valenza la ritroviamo nelle situazioni in cui tutto sembra volgere al meglio e invece un imprevisto ribalta la situazione in peggio: è il caso della decapitazione di Ned o delle Nozze Rosse di Robb. Risulta quindi chiaro, dagli esempi fatti da Testi, che in Martin troviamo questa seconda valenza di catastrofe mentre la prima, quella positiva, è propria di Tolkien.

L’Associazione Italiana Studi Tolkeniani ha proseguito i suoi interventi con quello di Barbara Sanguineti sul tema della morte. L’universo di Martin è meno escatologico o spirituale di quello di Tolkien, ciononostante la morte resta un elemento importantissimo e molto presente: ad es. gli Estranei, i Preti rossi, le cerimonie del Dio abissale, la Casa del Bianco e del Nero (la buona morte del Dio dai Mille Volti), il giullare di Stannis (la cui morte e rinascita dopo il naufragio portano un cambiamento radicale per Macchia). In entrambi gli scrittori, inoltre, si ritrovano esempi di non-morti: in Tolkien sono gli Spergiuri, in Martin gli Estranei. Esistono però delle fondamentali differenze fra i due: gli Spergiuri vengono presentati come fantasmi, esseri incorporei, uomini che hanno tradito la parola data e per questo sono condannati a vagare sulla Terra in attesa di porre rimedio alla colpa e poter morire tranquillamente (con la morte che diventa un dono del Dio); invece gli estranei sono per metà un enigma (visto che Martin non ha scritto gli ultimi libri) e per metà degli zombie, probabilmente mutuati dall’universo cinematografico e perciò cruenti e piuttosto splatter, ma soprattutto privi di qualunque concetto di Provvidenza o riscatto personale. Abbiamo infine scoperto una cosa interessante: pare che Martin non abbia condiviso la scelta di resuscitare Gandalf il Grigio come Gandalf il Bianco. 

Infine, ascoltare il doppiaggio dal vivo di tre scene della serie tv e divertirci a rispondere al quiz a premi è stato un ottimo modo per alleggerire la conferenza e per mettere alla prova la nostra memoria e le nostre conoscenze.

Io, ovviamente, non sono stata abbastanza veloce ad alzare la mano per rispondere alle domande (in un caso, confesso, non avevo idea della risposta) ma alcuni ragazzi sono riusciti ad aggiudicarsi una copia dei libri, io mi sono accontentata di aver scoperto alcune cose nuove.

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The Lady and the Band
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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