Image default
Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones | Recensione 6×09 – Battle of the Bastards

Ciao a tutti e bentornati a un altro appuntamento con le faide di Westeros ed Essos, più precisamente con un emozionante NONO EPISODIO di Game of Thrones. E, lo dico subito, anche questa volta le alte aspettative per questa fatidica puntata non hanno affatto deluso!
Come ho detto alla fine della scorsa recensione, per questo episodio mi sarei aspettata una battaglia che infuria su due fronti (ghiaccio e fuoco, Winterfell e Meereen) e, sebbene il trailer avesse fatto un ottimo lavoro di depistaggio nel convincerci che il focus sarebbe invece rimasto su un unico fronte, le smentite arrivate in settimana ci avevano riportati sulla giusta strada… eppure nulla mi aveva preparata a questo. Dopo quanto visto posso affermare che l’episodio avrebbe sì mostrato uno standard altissimo anche solo rimanendo concentrato per l’intera durata sulla “battaglia dei bastardi” e tutto ciò che si collega a essa (sto ancora finendo di recuperare il fiato), ma far precedere questa parentesi dall’eccezionale risoluzione dell’assedio di Meereen ha reso un episodio da 10 un episodio OVER THE TOP.

 

Sul serio, parlando meramente di gradimento “di pancia”, ho amato questo episodio su così tanti livelli che, nonostante ci siamo addentrati in solo due contesti narrativi, sarà dura contenere la prolissità e mantenere la recensione un flusso ordinato di pensieri… ma ci proverò.

Iniziamo proprio da Meereen, dove avevamo lasciato Dany a precipitarsi come una furia dentro la piramide sotto assedio. In giro per la rete avevo trovato diverse battute su come il suo inaspettato ritorno e le facce dei suoi alleati che la accolgono nel bel mezzo del caos più totale sembrava molto la scena di una madre che rientra a casa e scopre i figli impegnati in un festino, e la scena iniziale tra lei e Tyrion fa molto sorridere perché ha proprio quello stesso sapore. Ma poi l’argomento si fa serio e vediamo come al solito Dany sparare paroloni e minacce truci, sotto lo sguardo preoccupato di Tyrion che le suggerisce (così come era già successo in passato) una certa somiglianza con l’atteggiamento del Re Folle.

 

Si è già parlato su queste pagine di come Dany da sola non sarebbe probabilmente una regnante adeguata, che ha una certa propensione per le dimostrazioni di forza plateali e le scene epiche ma manca ancora di quella diplomazia che si richiede a chi siede su un trono. The Lady and the Band aveva menzionato nella sua recensione della 6×04 come la Dragon Queen, nonostante l’enorme ascendente che ha sulle popolazioni che tendono a seguirla a occhi chiusi, avrà bisogno di un notevole contrappeso se vorrà mantenere il suo trono, magari da parte di consiglieri come Tyrion, forse non leader carismatici ma abili nell’arte della politica. Questo breve dialogo è la perfetta esemplificazione di questo equilibrio, e serve inoltre un ulteriore, forse leggermente meno esplicito scopo: menzionare nuovamente re Aerys e le sue presunte scorte di altofuoco disseminate sotto le strade di King’s Landing. Dopo averci mostrato un rapidissimo flashback sul Re Folle che urla “Burn them all!” in una delle visioni di Bran nel sesto episodio, torniamo quindi a parlare del padre di Dany, ucciso da Jaime per impedirgli di radere al suolo la capitale.
Adoro che Game of Thrones solitamente non tratti il proprio pubblico come un branco di decerebrati a cui dover suggerire i collegamenti con frecce al neon, come se non fossimo in grado di ricordare da soli cosa è accaduto nella serie due minuti prima. E nonostante l’enorme numero di personaggi richiederebbe forse un piccolo aiutino di tanto in tanto, apprezzo che si scelga di procedere invece con minuscoli accenni qua e là, che non ci danno certezze ma tengono attivo il nostro lato più volto a ipotesi e speculazioni: nelle prime visioni di Bran vediamo Winterfell ai tempi della giovinezza di Ned, e i soli nomi che Bran fa ad alta voce sono non a caso Benjen e Lyanna e non, per dire, anche l’altro zio che ha per giunta il suo stesso nome… questo poteva essere per noi un indizio del trionfale ritorno di Benjen in “Blood of my blood”, ritorno atteso per anni. Ora che abbiamo ascoltato di nuovo la storia dell’altofuoco pronto a essere detonato sotto King’s Landing potremmo quindi ragionevolmente presupporre che la minaccia stia per tornare a incombere sulla capitale, magari stavolta per mano di una REGINA messa sulla via della follia dall’attuale situazione? Solo il tempo saprà darci risposte, e da un finale di stagione che per la prima volta supererà i 60 minuti di durata mi aspetto davvero scintille!

Chiusa la parentesi discorsiva di Meereen, passiamo quasi subito al pratico: convinta da Tyrion a presentarsi ai nemici per trattare una resa, Dany scatena quasi subito i suoi draghi e mette rapidamente e spettacolarmente a tacere la rivolta dentro e fuori la città. C’erano stati diversi dubbi nelle scorse settimane sull’effettivo bisogno di risparmiare su anche la più insulsa ressa da bar, apparentemente perché un’enorme fetta del budget riservato a questa stagione era stata destinata a questo nono episodio. Personalmente ho già espresso la mia opinione positiva sulla scelta di non mostrarci momenti clou come l’uccisione dell’Orfana o la fine del Pesce Nero, ma anche se non fossi stata di questo parere ammettiamolo: quello a cui assistiamo in questo frangente è qualcosa di eccezionale! La distruzione della flotta delle altre città di Slaver’s Bay, l’arrivo dell’orda di dothraki guidati da Daario ma soprattutto l’iniziale comparsa di Drogon, Viserion e Rhaegal che si liberano dalle segrete della piramide e volano in cielo seguendo Dany… meno di 10 minuti di pura epicità, e la realizzazione in CGI della scena è talmente impeccabile che, ripeto, giustifica ampiamente l’aver risparmiato qualcosa per la produzione degli episodi precedenti.

In seguito torniamo a Meereen una seconda volta prima di lasciare pieno spazio agli sviluppi a Winterfell, ed è per assistere all’incontro tra Theon, Yara e Dany. Mi ha un po’ sorpresa questa parte di episodio, non credevo che avrebbe trovato spazio prima della fine della stagione, quindi si ha un po’ l’impressione che si stia spingendo parecchio sull’acceleratore: finora la sottotrama delle Isole di Ferro era una delle poche a non aver sorpassato i libri, e credevo sarebbe rimasto così fino almeno alla prossima stagione. Non che mi dispiaccia, arriva semplicemente inaspettata, e forse l’avrei inserita nel prossimo episodio: ho adorato i sorrisi complici tra Yara e Dany e il favore a supportare la presa del trono l’una dell’altra, animate in fondo da sentimenti molto simili e con simili background. Si prospetta un’alleanza davvero intrigante, ma da un mero punto di vista narrativo, se avessi potuto scegliere, per questo episodio avrei chiuso con la soppressione della ribellione e dell’assedio della città, lasciando accordi e quant’altro alla puntata successiva.

E ora veniamo alla sottotrama che, per quanto mi riguarda, ha scalzato perfino un inizio spettacolare come quello introdotto a Meereen da questo episodio: niente fuochi d’artificio, “solo” una sana battaglia campale preceduta da tensione palpabile e seguita da soddisfazioni che in GoT raramente abbiamo la possibilità di assaporare. La battaglia che dà il titolo all’episodio è solo l’apoteosi di un periodo di preparazione che ci ha mostrato alcuni dei protagonisti finora più sfigati della serie tornare gradualmente alla ribalta e prendersi il loro meritato posto sotto i riflettori… e sì, parlo di Jon (poveraccio, peggio che essere ammazzato dai propri confratelli non so cos’altro possa definirsi sfiga), ma soprattutto di quella meraviglia di personaggio che è diventata la nostra Sansa. È grazie a lei e a quella famosa lettera che in molti avevamo ipotizzato fosse indirizzata a Mr.Viscidume Baelish che la battaglia può svoltare in favore dell’armata fedele agli Stark: quando ho visto sventolare lo stendardo di Nido dell’Aquila ricordo di aver stretto fortissimo i pugni e di aver probabilmente messo su un sorriso da ebete (a volte penso che se mi riprendessi durante la visione di GoT avrei così tanto materiale comico da farmi sorridere anche nelle giornate più buie).

 
 

La battaglia è girata in maniera magistrale, si intuisce perfettamente la mole di lavoro di cui si è parlato in molte interviste (quasi un mese di lavorazione!). Game of Thrones ha spesso sorvolato su scene più d’azione con espedienti più o meno ben riusciti (Tyrion che sviene e si risveglia solo a cose fatte, la battaglia nella Whispering Wood di cui ci viene presentato solo il risultato finale con la cattura di Jaime Lannister da parte di Robb, solo per fare due esempi dall’inizio della serie), ma quando siamo andati sul campo di battaglia l’abbiamo fatto con stile (“The Watchers on the Wall”). Eppure trovo che questo combattimento sia su un livello ancora superiore rispetto a quanto visto finora: Benioff&Weiss hanno dichiarato di aver preso molta ispirazione dalle battaglie medievali e da alcune tecniche di combattimento dell’Antica Roma e tutto questo, unito a una regia spettacolare che ci porta nel bel mezzo dell’azione, rendendo la confusione del campo di battaglia vivida e tangibile anche per noi al di là dello schermo, crea uno scenario da lasciare senza fiato… no, sul serio, quando Jon era schiacciato da altri corpi stava letteralmente mancando l’aria anche a me!

 

Non c’è stato un singolo istante di questo episodio in cui la mia attenzione è calata, anche nei momenti precedenti alla battaglia ero catturata dall’atmosfera elettrica che si poteva respirare. Poi arriva lo svolgimento vero e proprio e a farla da padrone, oltre a una già menzionata realizzazione magistrale sul campo (con Kit Harington sono sempre stata abbastanza dura, scherzando spesso sulla sua poca flessibilità espressiva, ma non si può negare che nelle scene action sia davvero in gamba), sono le ennesime dimostrazioni della codardia e delle scarse abilità da leader di Ramsay: rifiutare il corpo a corpo con Jon, mandare sempre avanti i suoi uomini e darsi alla ritirata quando in pericolo personale, continuare a far tirare gli arcieri non pensando a un’ovvietà che ci espone invece Davos: in quella mischia la probabilità di colpire un tuo uomo anziché un avversario sono praticamente 50-50. E sì, la strategia di chiudere i nemici in uno spazio ristretto, tra scudi e lance e una pila di corpi morti, è decisamente notevole… ma nessuno mi dice che l’abbia elaborata lui in prima persona visto che tra i suoi ranghi aveva comandanti con molta più esperienza.

Il toto-nomi per la vittima celebre di questo episodio dava come favoriti Rickon, Davos e Tormund e avevo già detto che, di questi, Tormund sarebbe stato quello che mi avrebbe fatto più male, mentre forse nel caso di Rickon avremmo avuto una risposta più tiepida vista la sua lunga assenza dagli schermi… non avevo calcolato come quel sadico di Ramsay avrebbe potuto rendere la fine di Rickon incredibilmente dolorosa anche per chi in fondo si è spesso dimenticato della sua esistenza. I suoi soliti giochini non risparmiano il più giovane di Casa Stark che, come Sansa aveva correttamente previsto, era già praticamente un morto che camminava vista la minaccia che poneva allo status di Guardiano del Nord di Ramsay. Se ne va così un altro Stark, tutto sommato (e mi sento un mostro a dirlo ma so che lo pensano in molti, quindi farò il lavoro sporco di esprimere il pensiero ad alta voce per tutti) il più sacrificabile nei paraggi. Il suo sacrificio tira però fuori un lato inedito di Jon, che avevamo in parte visto durante il suo tentativo di fuga da Castle Black alla notizia della morte del padre e che stavolta viene tenuto a bada semplicemente dalla vista di Sansa: anche quando ha Ramsay tra le mani e lo vediamo quasi fuori controllo nel colpirlo brutalmente, vedere sua sorella gli fa guadagnare quel tanto di ragione che, per come l’ho vista io, significava intuire che il “colpo di grazia” a quel mostro non spettava a lui.
Fino all’ultimo non sono stata certa che avrei visto Sansa rivalersi personalmente sul suo aguzzino, è cambiata molto ma davvero fino al punto di uccidere qualcuno per vendetta? La scena nel canile di Winterfell è la risposta che volevo, la giusta legge del contrappasso per Ramsay (chi aveva scommesso su “divorato dai suoi stessi cani” come finale per il bastardo di Bolton alzi la mano, anche se forse non mi sarebbe dispiaciuto un intervento di Ghost… no, così è decisamente meglio!). Lo sguardo della ragazza, che prima sembra volersene andare ma poi rimane a guardare qualche secondo in più, e poi quel mezzo sorriso mentre si allontana: la metamorfosi è ultimata, la bambina di porcellana che aveva quasi ribrezzo a fissare il viso sfregiato del Mastino è diventata avorio e ora acciaio, è la Stark che ha meritato di tornare fieramente a casa sua dopo tutte le cose terribili che le sono accadute e che ha guadagnato una tempra di ferro lungo il percorso. Ho timore di cosa la attenda nel suo prossimo capitolo riguardo la questione Littlefinger, che si aspetta forse una qualche ricompensa per l’aiuto (non aggiungo altro ma come al solito trovate il promo sottotitolato dai nostri amici di Game of Thrones – Italy a fine articolo), ma confido che la nuova Sansa con in più l’appoggio di Jon non si farà mettere i piedi in testa tanto facilmente.

 

Un altro risvolto sul fronte Winterfell che l’episodio ci presenta solo vagamente ma che sarà approfondito nel season finale è la questione Shireen, di cui non si era più parlato per settimane ma che era solo questione di tempo prima che tornasse a galla: Davos era molto affezionato alla bambina e c’era da aspettarsi che, alla fine di questo periodo turbolento, sarebbe tornato a chiedere spiegazioni a Melisandre… il cervo che trova ai piedi di quella che era chiaramente una pira sembra però dargli già la risposta che cercava, e lo sguardo che riserva alla sacerdotessa rossa verso la fine sembra presagire proprio il tipo di contrasto tra i due che anche il trailer suggerisce.

In definitiva, episodio emozionante, coinvolgente e decisamente promosso a pieni voti, con in più il pregio di regalarci una rara soddisfazione in un oceano di #mainagioia: la giusta fine di un personaggio odiato che meritava proprio l’uscita di scena brutale per mano di una delle sue vittime che gli è stata riservata… è dalla faccia paonazza di Joffrey al suo matrimonio che non godevo così tanto, anzi se possibile questo finale mi ha dato ancora più piacere di quello!

 

Ho davvero finito gli aggettivi entusiasti per descrivere quando mi senta appagata da questa visione, quindi aspetto di sentire i vostri di pareri, positivi, negativi o neutri che siano fatemi sapere qui sotto nei commenti.
In attesa del finale di stagione vi invito, come sempre, a fare un salto dai nostri amici alle fantastiche pagine dedicate allo show

Game of Thrones – Italy
Game of Thrones fans page -ITA-

Alla prossima!

Related posts

I Medici: Masters Of Florence | Recensione 1×01 – 1×02

Sam

Dexter | Recensione 8×03 – What’s eating Dexter Morgan?

etty90

Pretty Little Liars | Recensione 5×11 – No one here can love or understand me

WalkeRita

1 comment

Al
Al 21 Giugno 2016 at 22:40

Bella. Bellissimo episodio, bellissima recensione e concordo alla stra grande su tutto! Le scene di Meereen sono state epiche, ma la bellezza delle sequenze della battaglia è senza paragoni. Sono un po’ tanto di parte, perchè adoro le scene di guerra, ma hai completamente ragione quando dici che era come essere su quel campo e soprattutto annaspando sotto quelle pile di uomini con Jon. Ho avuto ansia per Tormund fino all’ultimo,e stavo lì ad accendere ceri al mio altarino dei Tormenne (perchè ormai la ship è partita e è incontrollabile), quindi un po’ di sollievo alla morte di Rickon l’ho provata; ha fatto una fine indegna poverino però non era un personaggio a cui ero riuscita ad affezionarmi, oltre per il poco minutaggio che ha avuto anche perchè non è mai stato troppo significativo – Benjen ha avuto anche meno visibilità di lui però aveva tutt’altro spessore.
La vedo moooolto grigia per Melisandre, dati gli sguardi che le lanciava Davos; senza la sua fede incrollabile poi non credo nemmeno che riuscirebbe ad argomentare qualcosa in sua difesa.
Sansa meravigliosa, con un’unica nota stonata: non capisco perchè non si fidi del fratello. Avvertirlo della possibilità dell’arrivo dell’esercito da Nido dell’Aquila, nonostante la parola di Ditocorto non sia proprio una garanzia, avrebbe potuto influire sulle sorti della battaglia a priori. C’è un attimo da lavorare sul ricostruire i legami sinceri, anche con tutte quelle brutte batoste alle spalle.
… E poi niente, adoro le nuove BFF Dany e Yara, mi immagino grandi partite di burraco in cabina mentre attraversano il mare stretto 🙂

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Newsletter

Iscriviti alla newsletter e resta sempre aggiornato sulle iniziative e sulle ultime news dal mondo delle serie tv