Image default
Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones | Recensione 6×04 – Book of the Stranger

Ciao a tutti!

Prima settimana senza le recensioni di Ale e per questa puntata la sostituisco io, che di solito mi occupo di tutt’altro genere ma mi impegnerò comunque tantissimo per non farvela rimpiangere troppo.

Sono fan dei libri mentre alla serie tv sono arrivata con notevole ritardo – alla quarta stagione – tanto da aver sofferto di uno spoiler gigantesco sulla fantomatica 3×09: diciamo che mi era salito il “Ramsay Bolton”.

Sono sostanzialmente contenta della piega che stanno prendendo gli eventi in questi primi quattro episodi ma non vi nascondo che alla fine di questa puntata ho scritto sui miei appunti: “Troppa gioia in un solo episodio. Ho ansia per il futuro“. Perché, diciamocelo, anziché “Game of Thrones” avrebbero potuto tranquillamente intitolarlo “Mai una gioia” perché la pace non dura mai abbastanza.

In questo quarto episodio, come sembra sia diventato tipico di questa stagione, l’azione si è divisa in maniera grosso modo equa, fra i vari scenari e se da un lato abbiamo visto alcuni ricongiungimenti importanti, dall’altro abbiamo ufficialmente posto le basi per gli intrighi futuri e le fazioni che si scontreranno.

Per comodità andrò di storyline in storyline.

“La Barriera o lo Sliding Doors fortunato o Non posso credere che due Stark siano nello stesso posto nello stesso momento e lo sappiano!”

In maniera assolutamente furbissima, i nostri cari amici hanno messo la scena del ricongiungimento fra Sansa e Jon all’inizio. Giusto per farmi piangere di gioia come un’idiota e farmi perdere cose fondamentali: tipo lo sguardo allupato di Tormund alla mitica Brienne.

È impossibile non parteggiare per gli Stark per cui rivedere insieme almeno due di loro è stato assolutamente meraviglioso.

0203Ciò che però, in quanto recensore e non fangirl, ho apprezzato di più è stato il confronto fra i due fratelli.

La Sansa che arriva a Castle Black è molto combattiva. L’aver ritrovato il fratello le dà la speranza che le serve per acquistare quella decisione che le farà giocare un ruolo decisivo nella riscossa degli Stark che prima o poi dovrà arrivare. Vero???

Se Jon ha passato la vita da Nightwatcher a combattere e uccidere, Sansa l’ha trascorsa nella costante paura del giorno dopo. La rabbia e determinazione della ragazza vengono accolte, inizialmente, da Jon con la stanchezza di chi ha dovuto uccidere il giorno prima un ragazzino più piccolo di Bran che lo aveva tradito perché gli assassini della sua famiglia erano entrati tranquilli in Castle Black.

Mi è piaciuta molto la svolta di Sansa e mi piace ancora di più che sia pronta a riconquistare per gli Stark il posto nel Nord che meritano.

L’arrivo della lettera, al solito totalmente pazza, di Ramsay con la notizia della presenza di Rickon a Winterfell, unita alle minacce ripetute di stragi di innocenti, è ciò che convince (molto vagamente, non l’ho visto poi così deciso) Jon ad assecondare il volere della sorella.

A questo proposito vorrei focalizzare l’attenzione su alcune cose:

  1. la fedeltà di Tormund a Jon, frutto della gratitudine e di un’improbabile amicizia. Non vi nego che il loro rapporto nemici/amici mi abbia sempre intrigato.
  2. lo stile della lettera di Ramsay: le ripetizioni, la povertà lessicale, le minacce ripetute sempre con le stesse parole. Mancavano solo le lettere ritagliate da un quotidiano per restituire quell’idea di “pazzo psicopatico” ma di poca istruzione che abbiamo conosciuto in questi anni. Una conferma della cura per il dettaglio degli sceneggiatori (come se avessimo dubbi).
  3. Ser Davos, Brienne e Melisandre: benché mi sia sfuggita l’effettiva necessità dell’incontro fra i tre personaggi (se non quella di informare Davos e Melisandre della morte di Stannis), la rabbia del cavaliere nei confronti della sacerdotessa rossa è di certo tutt’altro che sopita ma negli occhi di Melisandre mi è sembrato di leggere la «vergogna» e non la solita sicurezza in sé e in R’hllor. E questo mi conduce al quarto punto:
  4. Melisandre: il suo è uno dei personaggi che amo di più. Mi piace la strada che le stanno facendo percorrere in questa stagione, per quanto abbiamo visto finora, ovvio. L’idea di mettere in crisi la sua fede, permette di approfondire un personaggio che era apparso sempre troppo semplice. Quando Ser Davos ha chiesto di Shireen, Melisandre era sconvolta da se stessa perché aveva permesso il sacrificio di una bambina innocente in nome di un principe che non era Stannis. Un’aberrazione invana, dunque. Lo scarso entusiasmo con cui la sacerdotessa rossa dice a Ser Davos che seguirà Jon, è anch’esso indice di quanto si senta in realtà persa e confusa. Se a ciò uniamo l’età millenaria che sembra avere, mi chiedo da quanto tempo aspettasse l’arrivo del misterioso Azor Ahai, e quanta fatica abbia messo per la sua ricerca e successo.

“Il ritorno di Petyr Baelish e di un Lord della Valle cresciuto a dismisura”

Questo quarto episodio ha visto anche il ritorno di “colui che trama nell’ombra” e che è responsabile dell’inizio di tutto questo gran casino!

Il suo ricongiungimento con il giovane Lord Arryn comporta il ritorno in scena di un nuovo giocatore, del quale non sappiamo mai lo scopo se non alla fine, e che potrebbe presto rivelarsi l’avversario più temibile e meno prevedibile di tutti.

Al solito, Sansa è la pedina fondamentale per il dominio del Nord. Per questo l’acquisto della sicurezza in se stessa della ragazza, la rende potenzialmente la più pericolosa di tutti e mi fa sperare in uno scacco a LittleFinger.

“Meereen o l’arte diplomatica di Tyrion”

Dopo aver fatto venire il dubbio che lo scopo di Tyrion fosse unicamente quello di fare battute divertenti, questa settimana abbiamo visto l’uomo provare a mettere in atto un po’ della sua fine arte diplomatica così da poter garantire un po’ di pace a Meereen, in attesa del ritorno della Regina Daenerys.

La decisione di scendere a patti con gli schiavisti è stata sicuramente astuta e, se fossero stati nel Westeros, questo gli avrebbe giovato e lo avrebbe fatto trionfare sul lungo periodo. Ma non sono nel Westeros per cui io resto dell’opinione di Verme Grigio e Missandei: lui non sa cosa significhi essere schiavo, non sa cosa si provi e questo potrebbe essere ciò che lo metterà in pericolo. Anche un solo giorno di schiavitù è troppo lungo e 7 anni sono ancora peggio.

05Se l’accordo con la Baia degli Schiavisti potrebbe garantirgli un po’ di pace dalle Arpie, quello stesso patto potrebbe inimicargli gli schiavi liberati che, ignari di politica, gridano alla libertà subito e non fra un tot di tempo. Tyrion Lannister è un uomo intelligente, un politico, ma non ispira le masse, non come Daenerys. Ed è questo che mi ha convinto di una cosa: per avere un buon governo, c’è bisogno di entrambi.

“King’s Landing aka Meno Male che ci sono i Tyrell”

Quanto accade a King’s Landing si può sostanzialmente dividere in due parti: Margaery e i Lannister.

Se la storyline di Cersei e Jamie tarda a decollare e i monologhi lunghissimi della Regina Madre mi fanno venire sonno, le vicende che coinvolgono Margaery mi hanno colpito sicuramente di più.

Il dialogo fra la regina e il capo dei Reietti è stato di sicuro impatto. Margaery sembra comprendere il punto di vista del Septon ed è diventata bravissima nel fare “buon viso a cattivo gioco”. Se Loras è ferito, distrutto, impotente di fronte alle violenze pseudo-religiose dei Reietti, Margaery svela una forza nascosta che sarà la chiave per la riscossa.

Mi piace moltissimo che più che nelle scorse stagioni, siano le donne a pilotare la trama di GoT. I personaggi femminili sono assolutamente straordinari, tutti, nel bene e nel male e la loro forza di madri, donne, sorelle e figlie è la chiave per il futuro. Prestando la dovuta attenzione, possiamo notare come, a parte Winterfell, gran parte delle redini della guerra siano in mani femminili e l’insolito sodalizio fra Cersei e la Queen of Thorns è conferma di quanto appena scritto. Sir Kevan Lannister o Jamie, scompaiono e il vero confronto è Cersei-Lady Tyrell e, nelle segrete, Margaery.

Delle varie storyline dell’episodio, però, quella a King’s Landing resta la meno pregnante: probabilmente perché nel frattempo accadeva di tutto altrove e non parlo solo di ciò che accade oltre il mare Stretto ma anche della lotta per il Trono del Mare che vede una meravigliosa (io adoro il suo personaggio nei libri!) Yara Greyjoy prepararsi a provare a conquistare il titolo di Regina affiancata dal fratello prodigo, un Theon che, giunto a casa in tempo record, sembra voler fare il possibile per redimersi, anche con la sorella.

“La Regina dai mille nomi aka l’Altrove più importante”

Avevamo lasciato Gianni e Pinotto sir Jorah e Daario Naharis mentre trulli trulli se ne andavano per il deserto, giocando a “chi ce l’ha più lungo” (scusate il tono urbano ma certi machismi sono proprio tipici della storyline di Daenerys) e scoprivano che la loro amata Dany era stata catturata da un khalasar e portata nell’ultimo posto in cui una persona sana di mente vorrebbe andare: Vaes Dothrak.

Di tutti i popoli di GoT, quello dei Dothraki è quello che mi affascina di più. Violenti, pericolosi, imprevedibili, nomadi, instabili, hanno però una serie di leggi che vengono osservate in maniera severissima onde evitare la degenerazione in una vera e propria anarchia.

In una civiltà fondamentalmente misogina, la vedova di un Khal è destinata a diventare una delle dosh khaleen, le sagge donne confinate a Vaes Dothrak che hanno fra le mani le profezie e il destino dei Khal.

L’incontro fra Daenerys e queste donne è stato uno dei momenti migliori della puntata. Il confronto fra le anziane e le più giovani e la radicale differenza fra le dosh khaleen e la nostra Daenerys, è servita a farci comprendere quanto rivoluzionaria sia stata per il mondo conosciuto, l’ultima Targaryen rimasta.

La scena finale – EPICA – è una riaffermazione di tutto ciò.

Nuovamente qualcuno ha provato a soffocare Daenerys, confinarla in un ruolo di secondo piano, succube del destino e del proprio essere donna in un mondo maschile.

01Ciò che quei poveri tonni dei Khal (perché l’immagine restituitaci di loro è proprio quella di un banco di tonni) non sanno è che «Nessuno mette Dany in un angolo» e quando qualcuno ci prova, ne paga le conseguenze.

Ciò che rendeva speciale Drogo, malgrado l’inizio da stupratore violento e crudele, era l’importanza che dava alla moglie e a ciò che pensava. Ed è quanto Dany ribadisce ai Khal: suo marito le aveva promesso di conquistare il mondo INSIEME e non saranno certo loro ad impedirle di realizzare comunque il progetto.

06L’immagine del dosh khaleen in fiamme e Dany che emerge Unburnt dall’edificio, il terrore dei Khal e la folla di persone che si inginocchiano a lei, è stata una scena di sicuro impatto visivo. Benché emotivamente mi abbia coinvolto meno del leggendario “Dracarys” della terza stagione (che non mi vergogno ad ammettere, è la suoneria del mio cellulare), è stata sicuramente una scena epica.

07Certo gli ortodossi del Libro hanno protestato dicendo che nei libri Dany non è sempre immune alle fiamme e lo stesso Martin, ai tempi della prima stagione, aveva detto che sarebbe stata un’eccezione ma, a questo punto, hanno cambiato tante cose che renderla immune al fuoco è un puro dettaglio e, anzi, a me questo cambiamento piace eccome perché la rende ancora più eccezionale, ha permesso che tutti i dothraki si inginocchiassero a lei ed alimenta la leggenda della Daenerys Unburnt che è uno dei suoi 150mila nomi.

La scena, poi, è stata di un impatto visivo devastante per cui protestare è proprio voler rompere le uova…di drago.

Da notare anche i paralleli con i tre grandi momenti della storia della Mother of Dragons: il già citato incendio della pira di Drogo da cui lei emerse illesa con i suoi draghi, il discorso-vendetta nei confronti del padrone degli Unsullied – un oppressore maschio – che si sentiva superiore a lei e la folla di persone pronte ad inginocchiarsi ai suoi piedi.

Malgrado l’epicità del momento, mi chiedo cosa succederà dopo: mille anni di tradizioni non si capovolgono da un giorno all’altro e, come in passato, Dany rivoluziona qualcosa che avrà problemi sicuri a gestire. Certamente l’idea di vederla tornare a Meereen alla testa dei dothraki, è molto stuzzichevole.

Questo quarto episodio di GoT pone le basi per il resto della stagione, presentandoci i nuovi fronti di lotta e le nuove pedine in gioco per la conquista del potere. Ci ha regalato qualche gioia di troppo per cui prepariamoci per un futuro dark e full of terrors.

Vi lascio al promo del prossimo episodio….

E vi ricordo le pagine FB sulla serie tv che è bene seguire se volete essere sempre informati sulle ultime novità.

Game of Thrones – Italy

Game of Thrones Fans Page – ITA-

A presto!

Related posts

How I Met Your Mother | Recensione 8×18 – Weekend at Barney’s

Lunabi

Gracepoint | Recensione – 1×06

Lu

The Lying Game | Recensione 1×17 – No Country For Young Love

cristal85

9 comments

Diego 17 Maggio 2016 at 17:27

Ciao!
Parere non da lettore, in questo caso dimenticherò l’esistenza dei libri e mi concentrerò solo sulla serie tv.
A mio modesto parere, con quella scena gli sceneggiatori hanno bruciato (ah ah) quanto di buono avevano costruito nelle puntate precedenti. “Per andare avanti devi tornare indietro”, e così speravo che FINALMENTE la ciglioparrucca maturasse, capisse che per essere un buon sovrano occorre anche comprendere il mondo, che star lì a vomitare titoli e imporre il proprio volere è una cosa di cui son capaci solo i tiranni… ma no, perché far crescere un personaggio? Quello che abbiamo ottenuto è che l’idiota ha guadagnato un nuovo titolo con cui sentirsi superiore ai vili plebei e un’orda di massacratori e stupratori. In pratica abbiamo la candidata al titolo di villain della prossima stagione.

Reply
Diego 17 Maggio 2016 at 17:29

Ciao!
In questo commento dimenticherò l’esistenza dei libri, secondo me la scena finale è un male per la serie a prescindere dalla fedeltà alla storia di Martin.
A mio modesto parere, con quella scena gli sceneggiatori hanno bruciato (ah ah) quanto di buono avevano costruito nelle puntate precedenti. “Per andare avanti devi tornare indietro”, e così speravo che FINALMENTE la ciglioparrucca maturasse, capisse che per essere un buon sovrano occorre anche comprendere il mondo, che star lì a vomitare titoli e imporre il proprio volere è una cosa di cui son capaci solo i tiranni… ma no, perché far crescere un personaggio? Quello che abbiamo ottenuto è che l’idiota ha guadagnato un nuovo titolo con cui sentirsi superiore ai vili plebei e un’orda di massacratori e stupratori. In pratica abbiamo la candidata al titolo di villain della prossima stagione.

Reply
The Lady and the Band
The Lady and the Band 18 Maggio 2016 at 10:47

Ciao!
Grazie del commento.
Guarda, in linea di massima sono d’accordo con te.Come scrivevo nella recensione, la scena di Dany è stata epica, tuttavia concordo che la ragazza abbia ancora strada da fare. A proposito di Tyrion ho scritto che ci sarebbe bisogno di Dany e di lui per avere un buon governo e forse avrei dovuto ribadirlo dopo. Daeneris è una leader carismatica, ideale per sovvertire ordini che opprimono la popolazione ma ciò che accade dopo la Rivoluzione, quando la situazione si normalizza, è altrettanto importante. Spero che nel corso della stagione riesca a comprendere tutto ciò. Onestamente lo speravo già quando ho visto Tyrion finire a Mereen nella scorsa.

Reply
Nadie 18 Maggio 2016 at 12:42

Sono d’accordo in parte, non ho letto i libri né li leggerò, però seguo la serie e credo che Daenerys dovrebbe maturare come sovrano e il suo essere “non bruciata” in un certo senso faccia scena, sia di impatto e che il personaggio in generale muova le masse ma che non sia una buona sovrana perché non è una buona stratega… ma come ribadisce l’autrice del titolo, per questo c’è Tyrion. L’unione delle capacità di Daenerys – draghi, ascendente – e le capacità politiche e diplomatiche, insieme all’intelligenza di Tyrion potranno fare grandi cose!

Reply
Nadie 18 Maggio 2016 at 12:43

autrice dell’articolo non del titolo, mi so’ confusa! 🙂

Reply
Al
Al 17 Maggio 2016 at 22:41

Finalmente Sansa si sta riscattando, grazie! Sono tre stagioni che si parla della grande svolta di Sansa, che alla fine si è esaurita con un makeover versione dark lady e niente di fatto; ora che finalmente anche la situazione glielo permette può smettere di essere vittima e passare all’azione. Mi piace pensare che il discorso con Jon su quanto fosse insopportabile all’inizio della serie segni definitivamente la sua maturazione. Margaery mi ha sorpresa positivamente: non è solo un bel faccino e un ragazza molto furba, ma è una donna di grande forza – tutta la nonna!!!
Dany non mi è piaciuta particolarmente, semplicemente per il fatto che la vedo un po’ arenata nel personaggio della donna delle grandi scene epiche, ma poi con poca sostanza. Come dici tu ha dalla sua la dote dei grandi leader di saper coinvolgere le masse e fare del suo stesso mito una risorsa per amplificare il suo potere, ma poi si dimostra incapace di gestire tutti i titoli e le terre che ha conquistato. Non basta avere un grande esercito ed un nome altisonante per prendere parte alla guerra per il trono, e per questo non vedo l’ora che si riunisca con Tyrion, perchè possa capire anche la sottile arte della politica e del compromesso, dell’inganno anche se si vuole, e diventare a tutti gli effetti la regina che già si proclama.
Detto ciò, parentesi super profonda, a me Tormund che addenta il cosciotto facendo il sexy m’ha conquistata e ha scansato Bronn (che tra l’altro che fine ha fatto??) nella mia classifica – è nata una ship 😀

Reply
The Lady and the Band
The Lady and the Band 18 Maggio 2016 at 10:49

Ciao!
Grazie del commento.
Quoto tutto ciò che hai scritto tu 😉
L’incontro Tormund-Brienne è stato favoloso, quasi quasi li shippo XD Anche solo per il fatto che, malgrado tutto, Tormund sono convinta l’apprezzerebbe in tutta la sua unicità. Ahahahahah.
Bronn…ma sai che cercavo di ricordarlo ma non me lo ricordo proprio?L’ultima volta era a Dorne che si faceva sedurre dalle Serpi delle Sabbie…chissà.

Reply
Dr. Baltar 18 Maggio 2016 at 15:25

Daenerys è una conquistatrice non una monarca. E c’è una bella differenza! E’ una conquistatrice come lo era stato il suo celebre antenato Aegon che poi, per governare, si avvalse del supporto delle sue sorelle Visenya e Rhaenys e del suo primo cavaliere, e fraterno amico, Orys Baratheon.
E’ una conquistatrice come lo fu Robert Baratheon, grande guerriero, grande condottiero ma pessimo re, che se non fosse stato per Jon Arryn, che in pratica ha governato al suo posto, il Trono di Spade non sarebbe riuscito a conservarlo per più di un giorno.
Difficilmente i grandi condottieri sono anche dei buoni monarchi, fondamentalmente perchè un buon monarca deve essere un buon politico, un buon diplomatico e per definizione deve sapere esercitare l’altre del compromesso. Dunque mi sembra ovvio che Daenerys da sola non potrà mai governare e che per lei sarà fondamentale il supporto di Tyrion (e perchè no anche di Varys, che da sempre serve i Targaryen).

Reply
The Lady and the Band
The Lady and the Band 19 Maggio 2016 at 10:39

Infatti è esattamente ciò che sostengo io nella recensione («Dany rivoluziona qualcosa che
come al solito avrà problemi a gestire») Daenerys è bravissima nelle rivoluzioni, è carismatica ma non
è in grado di esercitare la fine arte della politica. Tyrion, invece, non ha il suo carisma ma è sicuramente
più adatto a gestire i postumi di una rivoluzione («Per aver un buon governo c’è bisogno di entrambi»).
Grazie del commento e della precisione dei riferimenti che a me che ho letto i libri prima della serie tv,
sfuggivano.

Reply

Leave a Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.