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Game of Thrones Recensioni

Game Of Thrones | Recensione 4×01 – Two Swords

Signori e signore, re e regine, dame e cavalieri e– insomma, ci siamo capiti. Il momento é arrivato. La quarta stagione di Game Of Thrones é qui. Non so in quale parte d’Italia siate, ma sono sicura che riusciate a sentirmi benissimo, perché é da domenica mattina che urlo e fangirlo e strillo. L’amore che ho per questa serie tv (e questi libri e questo mondo e questo tutto) é immenso, e aspettavo questa stagione mangiandomi le unghie dall’ansia, anche perché avremo tantissimi eventi epocali, che però non elencherò (cerchiamo di darci almeno un’apparenza spoiler-free). Quindi, let’s jump back into Westeros!

Stato d’animo pre-episodio: Mah. Diciamo che ho aperto la pagina Internet con l’episodio e prima di schiacciare play ho avuto bisogno di almeno mezz’oretta per farmi passare l’attacco d’asma che mi era venuto. Il tutto coronato da imitazioni di Daenerys Targaryen, motti delle Case urlati a casaccio (Unbowed, unbent, unbroken because of reasons) e un loud humming della colonna sonora. Tutto normale, insomma.

 

Game Of Thrones non delude mai. Mai. Questa premiere é stata assolutamente e meravigliosamente fantastica sotto ogni punto di vista. Mi mancavano Westeros ed Essos e tutto il glory & gore (perché sì, Teen Wolf si sarà dato al lato dark nella 3B, ma niente può rivaleggiare con tutto il sangue finto che usano in GoT).

Dunque, andiamo con calma. Più che vere e proprie storyline da analizzare, che per ora sono solo all’inizio, ci sono diverse situazioni di partenza interessanti, sia a King’s Landing che al Nord, e poi oltre la Barriera, e ancora, ad Est. E kudos agli sceneggiatori, perché già in questa prima panoramica di «a che punto sono le cose» dopo la battaglia di Blackwater hanno disseminato foreshadowings e indizi, e strizzate d’occhio a chi ha letto i libri e sa benissimo come andrà avanti la storia. Bravi, miei sweet summer children.

Abbiamo diverse scene, quindi, di cui possiamo parlare, e già la prima é da brividi: ancora prima della sigla iniziale (che diventa sempre più lunga, con sempre più posti. Arriveremo a fare mezz’ora di sigla e venti di show, se andiamo avanti così, mi sa), vediamo Tywin Lannister, dei fabbri, e una spada che viene fusa in altre due, le «Two Swords» del titolo. E dal momento che l’acciaio di Valyria non é esattamente una materia prima disponibile nel supermercato dietro casa, ha pensato bene di fondere Ice, la spada di Eddard Stark. E di bruciarne il fodero fatto di pelli di lupo. Il tutto guardando le fiamme in modo assolutamente e terribilmente badass, mentre la colonna sonora ci propone The Rains of Castamere di sottofondo. Fossero tutti così, gli inizi di stagione, potrei anche morire soddisfatta.

Dopo la sigla (GAME OF THRONES INTENSIFIES oh quanto mi era mancata quella sigla), ci viene spiegato il motivo per cui Tywin Lannister ha forgiato le due spade, facendo addirittura arrivare un fabbro capace di lavorare l’acciaio Valyriano dalla Città Libera di Volantis: una spada per Jaime. E come qualsiasi cosa che ha a che fare con Tywin (e con i Lannister in generale), con un secondo fine: Tywin vorrebbe che suo figlio lasciasse il suo mantello bianco della Kingsguard e ritornasse a Casterly Rock, per diventare Lord a tutti gli effetti. Lo sappiamo tutti, del resto, che Tywin non considera per niente Tyrion come suo erede, nonostante sia l’unico che ne avrebbe davvero il diritto, visto che Jaime ha prestato giuramento e Cersei, beh, é una donna ed é la Reggente. Ma qui, ecco, qui vediamo il grande cambiamento che ha subito il personaggio di Jamie, dalla prima stagione: va contro la volontà del padre e sceglie di restare a King’s Landing. Certo, forse il suo pensiero principale é quello di poter restare vicino a Cersei, ma io credo sia anche per sé stesso. Forse non per senso del dovere (ricordiamoci il bellissimo discorso che fa a Brienne sui giuramenti e le promesse, ad Harrenhal, quando sono nella piscina da bagno), ma perché, almeno nella mia modesta opinione, credo sia stanco. Stanco di combattere, stanco di fare quello che gli altri si aspettano faccia, nel bene e nel male. Stanco di essere un giocatore del gioco del trono. Quello che é sicuro, é che Jaime Lannister, the Kingslayer, finalmente comincia a seguire le sue scelte, e di questo non potrei essere più felice. I call that character development, ladies and gents.

 

La scena successiva é l’entrata in scena di Tyrion. Ora, niente di particolare da dire, se non che va bene che Tywin non é esattamente un paparino adorabile, quando si tratta del suo ultimo nato, che Joffrey, beh, é Joffrey e che anche Cersei non si é mai data troppo da fare per migliorare la vita di suo fratello, ma perché Tyrion aspetta una delegazione di nobili (e i Martell di Lancia del Sole mantengono il titolo di Principi, quindi, insomma, sono persone abbastanza importanti) sul ciglio della strada, a piedi, fuori dalle mura della città, come una Ros qualsiasi? Non ne sanno proprio niente di diplomazia?

Ma a parte questo, il trio Tyrion, Poderick e Bronn resta uno dei migliori dello show. Bless quei tre. Il sarcasmo e il sass e il british wit mi uccidono ogni volta. E per chi si stesse chiedendo dove sia la famosa Vipera Rossa, non preoccupatevi. Non é nella delegazione da Dorne, vero, ma la scena dopo ci porta subito a conoscere alcuni dei nuovi personaggi della stagione, ossia il Principe Oberyn Martell, cadetto della Casa di Lancia del Sole, e la sua amante, Ellaria Sand.

 
(i like this gif. very much. can you blame me?)

E in uno dei bordelli di Littlefinger, ovviamente, perché questa é la cosa meravigliosa dei Martell: sono probabilmente la Casa più «liberale», se così si può dire, dei Sette Regni. Parità tra i sessi (le donne possono ereditare tanto quanto gli uomini, alcune tra le guerriere più letali di tutta Dorne sono donne, e via discorrendo); sono rimasti fedeli ai Targaryen, durante la ribellione di Robert; e make love, tanto love, love come se piovesse, love a catinelle. Insomma, abbiamo Oberyn e Ellaria canon bisex. Va bene che siamo in Game Of Thrones, ma io la considero una cosa abbastanza degna di nota. Ma é cosa succede dopo che é veramente, veramente fantastico, e che mi ha fatta cadere head over heels in love con Oberyn (più di quanto non lo fossi già dopo aver letto i libri, intendo): proprio mentre le cose stanno per trasformarsi in una solita «scena à la Got» con tanta pelle nuda, nella stanza vicino qualcuno si mette a cantare The Rains of Castamere. Pessima, pessima scelta. Oberyn molla il tipo figo mezzo nudo, la tipa figa completamente nuda in favore di spaventare a morte un paio di guardie Lannister (con tanto di coltello piantato in mezzo al polso perché le cose o si fanno per bene o non si fanno). La reazione di Ellaria fa capire che dev’essere una scena piuttosto comune, e a ragione: Oberyn é il fratello minore di Elia Martell, moglie del principe Rhaegar Targaryen. Come spiega a Tyrion, arrivato al bordello giusto in tempo per salvare la pelle a quei due poveri malcapitati, Elia é stata costretta a guardare i suoi figli venire brutalmente uccisi, durante il saccheggio di King’s Landing, é stata violentata ed é stata uccisa dalla Montagna che Cavalca, Gregor Clegane, fratello del Mastino, agli ordini, allora come ora, di Tywin Lannister. Non é quindi così sorprendente che tutta la Casa Martell non abbia in particolare simpatia i Leoni di Casterly Rock, e infatti Oberyn non perde tempo a sottolinearlo: «Tell your father the Lannisters aren’t the only ones who pay their debts». And that’s how the sassiest prince of Westeros goes. Una menzione d’onore immenso a Pedro Pascal: non avevo seguito tantissimo le questioni sul casting, lo ammetto, ma mi sembra stia facendo un’ottimo lavoro. Senza contare l’accento di Dorne, con tutte quelle belle «r» sonore e decisamente latine.

(Also, possiamo amare come Bronn non abbia nessun tipo di problema ad infilarsi nell’orgia proposta da Oberyn? Bless this guys. Bless them all.)

 

Ed eccola. La mia regina. La mia Khaleesi. Daenerys Stormborn di Casa Targaryen, come hanno ben imparato gli schiavisti di Astapor. La vediamo entrare in scena facendo una cosa assolutamente normale, che tutti noi facciamo ogni giorno: seduta su degli scogli a picco sul mare, mentre accarezza Drogon come se fosse un gattino. Chi non passa le sue giornate a coccolare draghi?

In ogni caso, per chi sa come vanno i libri, ma anche per chi segue solo lo show, questa scena mi é sembrata fondamentale per capire che nonostante Daenerys sia la loro Madre, i draghi sono creature essenzialmente indomabili. L’aveva detto Daenerys stessa ad Astapor, «un drago non é uno schiavo», e lo ripete adesso Jorah, «non potranno mai essere addomesticati». Ci viene poi mostrato l’esercito di Unsullied di Daenerys, in marcia verso Mereen, la più grande città degli schiavisti: diciamo che questo nuovo Daario Naharis non mi ha lasciata poi così tanto emozionata. E penso sia proprio perché in generale Daario Naharis non mi fa né caldo né freddo, come personaggio, nella saga. E Daenerys é di sicuro una delle concorrenti al titolo di queen of sass. Davvero, cambiamo nome allo show in Game of Sass. A Song of Sex and Sass. A me sembra un’idea carina. No?

 

Un’altro colpo al cuore, stavolta per Sansa. Povera bambina. Possiamo prenderci un secondo per renderci conto di cosa sta passando questa ragazzina, che, sottolineo, é molto più giovane di quanto non lo sia Sophie Turner? Le hanno decapitato il padre davanti agli occhi, ed é diventata la vittima della mente contorta e crudele di Joffrey. E adesso le é appena arrivata la notizia della morte brutale di Robb e Catelyn. E poi c’é ancora gente che non la sopporta. Boh. In qualunque caso, apprezziamo la magistrale recitazione di Sophie, e anche il modo in cui Tyrion cerca in tutti i modi di abbattere tutti i muri di Sansa, muri costruiti da cortesie ed etichetta e parole ripetute allo sfinimento. Non vedo l’ora di assistere allo sviluppo di Sansa in questa stagione: già nella scorsa era diventata più forte, più abile nel sopravvivere a corte, e in questa ancora di più. Anche perché, qualche scena dopo, la vediamo incontrare per la prima volta Ser Dontos, il cavaliere che ha salvato il giorno del compleanno di Joffrey, che le offre una collana e la sua ammirazione. E il loro incontro provocherà una grande serie di cambiamenti nella vita della maggiore delle sorelle Stark. Il piccolo uccellino sta per trasformarsi in una giocatrice del gioco del trono, e io credo a quello che ha detto Tyrion, «Lady Stark, you may survive us yet.»

 

(E parliamo anche di cosa serve Shae a Sansa. Parliamone. Pidgeon pie? Davvero? I see what you did there, producers. Foreshadowing. Chi ha orecchie per intendere intenda.)

Ora, parliamo di Tyrion. Probabilmente il mio personaggio preferito dell’intero show (ma alla fine, chi non adora Tyrion?), e nella scena con Shae non si é smentito. Tutti i personaggi di Game Of Thrones sono complessi, sfaccettati, con mille angolazioni diverse (come le persone reali, del resto), e Tyrion soprattutto: nonostante sia cresciuto odiato dalla sua famiglia, é essenzialmente un uomo buono. Forse più sul Chaotic Good che non sul Lawful Good, ma non é questo il punto: a differenza di sua sorella, e di suo nipote, Tyrion tiene alle persone. Ed é chiaro come voglia proteggere sia Sansa che Shae, tenendole lontane dalla corte e dalla sua stessa famiglia. Ho inoltre particolarmente apprezzato come non riesca a «tradire» Sansa (e il mio cuore da shipper é svenuto ogni volta che l’ho sentito dire «my wife», oppure «I’m married»), a differenza di Shae, che trova la situazione insostenibile e decide di andarsene da King’s Landing, per tornare nelle Città Libere. Se non fosse per quella spia dietro alla colonna, le cose potrebbero anche andare a posto tranquille…

 

E per restare ben immersi nel Lannister family drama, ci sono anche Jaime e Cersei di cui preoccuparsi. E per quanto quella donna avrà anche un paio di qualità, come essere fieramente protettiva dei suoi figli, ed essere forte (questo nessuno lo può negare), non riuscirò mai, mai a farmela piacere davvero. Jaime ha smosso mari e monti per tornare da lei, ha attraversato mezzo Continente Occidentale e non si é lasciato fermare da niente, nemmeno dalla perdita di una mano (insomma, io al suo posto sarei caduta un po’ in depressione, tanto per dire), e lei cosa gli rimprovera? Di essere arrivato tardi. Ma ringrazia che é arrivato!, continuavo ad urlare allo schermo. Invece no, Cersei continua nella sua tirata del «Sono stata da sola tu ci hai messo troppo tempo bla bla bla e poi sei anche senza una mano». Al che volevo veramente flippare il tavolo, perché é quello che ti dà fastidio, Cersei? Che sia senza una mano? E quella povera anima di Jaime che sembra voler dire, Non ho chiesto io a quel pazzo di Vargo Hoat di mozzarmi la mano, sorellina!

Per me, Cersei é troppo impegnata a lamentarsi costantemente delle situazioni in cui si trova, e di come lei sia la più meritevole di tutti i figli di Casa Lannister, per rendersi conto davvero di quanto Jaime la adori. Perché sì, potrà essersi avvicinato a Brienne, potrà ammirarla e rispettarla e tenere in considerazione la sua opinione e il suo coraggio, come si vede anche qualche scena più avanti, ma Jaime resta innamorato follemente di Cersei (my shipper heart. My Jaime/Brienne shipper heart is breaking), e lei é troppo accecata dall’invidia e dal risentimento per accorgersene. Se quei due facessero davvero squadra sarebbero invincibili, ma no, Cersei preferisce le battutine sarcastiche e il vittimismo quando Jaime non apprezza la sua nuova mano d’oro sulla quale lei ha speso «giorni e giorni», o meglio, «una parte di un pomeriggio». Seriously, Cersei. Get your sh*t together. Take it easy like Jaime.

 

Piccolo intermezzo sui Bruti, per dirci che a, Ygritte non odia per niente Jon Snow, anzi. E che b, dopo aver visto Hannibal siamo più o meno tutti immuni all’idea del cannibalismo in televisione. Almeno, io quel braccio l’ho visto arrivare. Era ovvio. Almeno Mads Mikkelsen fa le cose con un po’ più di stile.

Intanto, al Castello Nero, Jon Snow viene confrontato dal Consiglio dei Guardiani della Notte (dopo un momento di ricordo di Robb strappalacrime. I’m never gonna be over the Red Wedding, never). In quanto disertore a tutti gli effetti, le leggi dei Guardiani della Notte lo vorrebbero morto, ma Jon riesce a convincere i suoi confratelli che sta dicendo la verità, grazie all’aiuto di Maester Aemon, che si fida di lui, come già si era fidato di Sam e di Gilly. Il motivo su come Aemon riesca a distinguere così bene la verità dalle menzogne é facile: é cresciuto a King’s Landing (e se non pensate che quella sia una delle battute più epiche della storia della televisione non so cosa dirvi)

 

Ora, Margaery Tyrell. La vedo come la versione più giovane e meno psicopatica di Cersei, e certo Natalie Dormer aiuta moltissimo nel farmela piacere: la vediamo impegnata a scegliere i gioielli per le sue imminenti nozze con Joffrey, assieme a uno dei personaggi migliori della serie, ossia sua nonna, Lady Olenna, la Regina di Spine (e forse vera queen of sass, mi dispiace dirlo, Dany, mia cara). Tra battutine e sorrisi di circostanza, si capisce quanto le due donne Tyrell abbiano capito perfettamente con chi stanno per imparentarsi, come si legge in quello che dice Margaery, «Pheraps I should just let Joffrey choose the necklace for me. End up with a string of sparrow heads around my neck». E nei loro sguardi si vede che né la futura regina né l’anziana Lady hanno intenzione di finire schiacciate sotto le zampe dei leoni (ah, il prossimo episodio. Non vedo l’ora)

Dopo la breve entrata in scena di Brienne, che vuole assicurare a Margaery che il colpevole della morte di Renly é Stannis Baratheon, anche se non ci si riesce a spiegare come abbia fatto (di certo una donna che partorisce ombre non é il primo pensiero di tutti quanti), eccolo, Westeros’ Most Hated King. Avete saputo che ad Auckland hanno eretto una finta statua di Joffrey con una corda attorno al collo, e che ogni tweet con l’hashtag #BringDownTheKing azionava un meccanismo che tirava la corda? Dopo un milione di tweet la statua é crollata. Che soddisfazione. Foreshadowing? Shhh, la risposta, qualunque essa sia, é uno spoiler. Resta il fatto che vediamo Sua Maestà impegnato a non ascoltare le disposizioni per la sicurezza durante il matrimonio, e poi a rovesciare la sua solita simpatia sullo zio, Jaime, sottolineando come ormai i suoi giorni da cavaliere siano finiti, visto che si ritrova senza una mano, e come probabilmente non potrà più compiere tante imprese eroiche. Qualcuno lo schiaffeggi selvaggiamente. Gli tiri il Trono di Spade in testa. Lo butti giù dalle torri della Fortezza Rossa. Penso che raramente ci sia mai stato un personaggio così odiato tanto quanto Joffrey Baratheon-anzi-palesemente-Lannister. Ma tutti i complimenti del mondo a Jack Gleeson, il suo attore: se noi siamo tutti pronti a mettere le mani attorno al collo di Joffrey e stringere, vuol dire che sta facendo un eccellente lavoro.

 
(mi hai rubato le parole di bocca, sandor.)

Ammetto che il discorso della scena successiva, quello che Daario Naharis fa a Daenerys, l’ho trovato tristemente vuoto di importanza. Non servivano alla trama, tutte quelle metafore sui fiori, se non a farci capire che Daario non vede l’ora di infilarsi sotto le lenzuola della sua regina e che Dany non vede l’ora di lasciarglielo fare. Ma del resto lo si era già capito nella stagione precedente. Più interessante é invece la reazione di Daenerys quando la colonna di Unsullied incontra le pietre miliari sulla strada per Meeren, che non sono davvero pietre, anzi. E il fuoco che brucia negli occhi di Daenerys vale più di mille parole, alla vista di quei cadaveri. E porta in scena quello che penso sarà un punto tematico fondamentale per il suo personaggio, in questa stagione: il suo complesso da salvatrice bianca. Perché é vero che Daenerys odia sinceramente la schiavitù, e vuole fare di tutto per sbarazzarsene completamente, ma allo stesso tempo ha questo comportamento da salvatrice, che sono sicura emergerà una volta arrivata a Meeren.

 

Le scene di chiusura di Game Of Thrones sono sempre stupende. Basta pensare a Daenerys ad Astapor, o a Yunkai. E anche questa scena finale, con Arya e il Mastino, non é da meno. Il modo in cui il loro duo viene portato sullo schermo é magistrale (sembra una buddy comedy. I Blues Brothers di Westeros, solo con, beh, più sangue. No?). E dopo una pregnante discussione sui polli, vediamo Arya togliere ancora un altro nome dalla sua lista dei nomi dell’odio, quello di Ser Polliver, che ha ucciso il suo amico Lommy sulla strada per Harrenhall (e memorabile la battuta del mastino, «What the fuck is a Lommy?»), e soprattutto riconquistare la sua spada, Needle.

 

L’episodio finisce con Arya e Sandor che cavalcano alla volta, si presume, del Nido dell’Aquila, dalla zia materna di Arya, Lysa Tully in Arryn. E forse l’unica altra nota negativa che mi sento di fare a questa puntata altrimenti fenomenale é quanto in fretta stiano facendo scendere Arya sulla strada della follia. Certo, ha subito delle esperienze traumatizzanti. E certo, non che nel libro sia da meno. Ma il fatto che già adesso uccida così a sangue freddo mi fa un po’ preoccupare su come sarà nella quinta stagione.

 

Ma in generale, mai inizio fu più bello. Vi lascio col promo della prossima puntata, «The Lion and the Rose», e con qualcosa che faremmo bene a ricordarci tutti. Valar Morghulis.

Nell’attesa, passate dalle pagine Game Of Thrones – Italy (dalla quale é stato subbato il promo qui sopra, thanks guys) e ~ Le migliori frasi de “The Game Of Thrones” ~, per non restare senza la vostra dose giornaliera di Westeros. Alla prossima puntata!

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sweetsilvia

4 comments

Kon 9 Aprile 2014 at 21:59

Sono d’accordissimo su tutto, unica nota stonata, per l’appunto, Daario 2.0.
Almeno l’attore di prima, nonostante la faccia da spacciatore ucraino, riusciva a rendere il proprio personaggio con un paio di smorfie, senza troppe, inutili parole.
Questo tizio che c’è adesso, invece, sembra uscito fresco fresco dall’ultimo casting di uomini e donne. Speriamo si faccia perdonare con qualche scena di ammazzamenti/mutilazioni come si deve, anche se inventata ad hoc per lo show. Perché se si tratta soltanto di spararsi qualche posa corredata con frasi da baci perugina stiamo freschi.

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barricadeuse
barricadeuse 10 Aprile 2014 at 14:08

“Faccia da spacciatore ucraino”, questa me la segno. Come ho detto nell’articolo, a me Daario Naharis non interessa più di tanto. Se proprio devo vedere Daenerys con qualcuno allora per me resterebbe Jorah (e credo sia colpa della serie tv, perché mi ha offerto una Dany adulta e un Jorah decisamente più attraente di quanto non venga descritto nei libri). Spero che ci sia stato un valido motivo per il recast, che gli abbiano dato qualche discorso pregnante, invece di robaccia sui fiori. Davvero? Fiori? Siamo ad un picnic o in marcia per abbattere una delle città più potenti del Golfo degli Schiavisti? Insomma, dai.

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Kon 11 Aprile 2014 at 12:31

Quella robetta dei fiori è stata davvero il punto più basso di tutta la puntata. Potevo capire se un approccio del genere l’avesse fatto Satomi Tyrell – per gli amici Loras – ma da uno come Daario proprio no!

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barricadeuse
barricadeuse 14 Aprile 2014 at 15:34

No, più che altro la cosa é questa: da scrittrice, capisco che senso avrebbe potuto avere. Ma c’erano modi e modi per far capire a Daenerys che deve darsi una regolata e controllare le sue arie da regina del mondo che non i fiori. Insomma, Daario, le avances fagliele in un altro modo – preferibilmente non sullo schermo così non ci annoi tutti a morte!

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