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Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones | Recensione 3×07 – The Bear and The Maiden Fair

Episodio che mi lascia generalmente alquanto perplessa, la domanda è in senso positivo o negativo? Nessuno dei due! Partiamo dal presupposto che si tratta di Game of Thrones e quindi il livello è sempre alto e che questo episodio è stato scritto da George R.R. Martin in persona e quindi si suppone che tutte le scelte, anche se apparentemente incomprensibili, siano state fatte col giusto criterio. Chi meglio dell’autore stesso potrebbe comprendere come mandare avanti la storia?

Il personaggio che, a mio parere, viene fuori al meglio da questo episodio è Jon Snow. Ovviamente Martin ha la possibilità di attraversare la complessità di un personaggio molto più facilmente di chiunque altro, essendone l’unico creatore, e la sua rappresentazione di Jon Snow è sempre molto più strutturata e realistica di quella degli altri scrittori dello show. Come ho spiegato in passato, Jon è un personaggio col quale è molto facile cadere in errore, considerarlo come l’eroe senza macchia e senza paura della situazione è una generalizzazione fin troppo superficiale.

Martin non aveva più avuto la possibilità di scrivere per questo personaggio dalla prima stagione con l’episodio “The Pointy End”. In quel caso avevamo avuto modo di vedere un Jon Snow in conflitto tra la famiglia e il dovere, l’onore. Ciò che emerge dal primo momento è che Jon non è propriamente in grado di scegliere, reputa entrambe le cose estremamente importanti ma resta comunque indeciso nel disperato tentativo di trovare un equilibrio tra le due. Ad impedirgli di compiere scelte avventate sono sempre eventi esterni, che lo bloccano e legano al suo dovere. Jon in realtà agisce molto raramente per sua volontà limitandosi a ciò che è costretto a fare.

Anche in questo episodio lo troviamo alle prese con un conflitto molto simile, a chi deve la sua lealtà? A Ygritte e a queste persone, che ha scoperto essere non così tanto differenti da qualunque altro essere umano, o ai Guardiani della Notte, suoi amici e confratelli?

Neanche in questo caso la scelta è facile, Jon conosce i suoi doveri, sa di avere una missione ma nonostante ciò non riesce a liberarsi completamente dell’idea che i bruti non siano reali nemici ma semplicemente persone in cerca di rifugio dall’inverno tanto quanto chiunque altro. Si limita però a proseguire per la sua strada aspettando che la scelta gli piombi davanti obbligatoriamente piuttosto che agire al momento.

La scena di Ygritte con Orell serve invece unicamente a mostrare la sua sicurezza rispetto a Jon. Resta pur sempre una donna dei bruti, ma vede in Jon un punto fermo e contemporaneamente un mistero da scoprire che attira fin troppo la sua attenzione.

Ed è a Jon che va la miglior scena dell’episodio e probabilmente la miglior performance di Kit Harington da sempre. Sono sempre più convinta che Martin si sia concentrato principalmente su di lui in questo episodio.

Nel momento in cui Jon spiega ad Ygritte che non riusciranno mai a sconfiggere i Guardiani della Notte possiamo vedere l’esplosione del suo conflitto interiore, possiamo vederla nel momento in cui la sua espressione cambia passando dal gioco alla triste consapevolezza o nel suo tono di voce che raggiunge punte di disperazione al pensiero del tragico destino che attende i suoi nuovi compagni. Rose Leslie non resta indietro ovviamente e dipinge la reazione di Ygritte alla perfezione. La rabbia sembra assalirla per un attimo, ma poi la sua espressione cambia e diventa sempre più evidente quanto lei sia disposta a passare sopra tutte le loro diversità, a dimenticare persino il fatto che Jon non potrà mai essere realmente un bruto e resterà per sempre un “corvo”.

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Assistendo a questa scena si coglie la vera essenza del loro rapporto, molto più della scena altamente “pirotecnica” della settimana scorsa, che per quanto bellissima stonava un po’ con l’intero contesto.

Per quanto non mi consideri una grande estimatrice di Catelyn Stark, devo ammettere che i suoi timori potrebbero non essere del tutto infondati e che Robb, purtroppo, si stia lasciando trasportare eccessivamente dalla sua regina, sprofondando in un’ingenuità allarmante.

 


“He’s getting a wedding. It was a king he wanted.”

 

Nessuno le presta troppa attenzione e la scena scivola via concentrandosi su un dolce momento tra Robb e Talisa, che per quanto mi riguarda è soltanto un’ulteriore riprova dell’ingenuità di Robb. Conoscendo le attitudini di Martin, vi invito a non fare troppo affidamento sulla dolcezza di questa scena e sulla felicità dei personaggi che ne fanno parte.

Ovviamente tutto ciò non ha niente a che vedere con la vista del lato B di Richard Madden, quella è un’altra storia.

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Per quanto riguarda le scene di King’s Landing, i miei dubbi si infittiscono, devo costringere me stessa a ricordare che è stato a Martin ad ideare queste scene e dunque avrà le sue giuste motivazioni. Ad esempio, Sansa e Margaery, dove dovrebbe condurci questa scena? Forse ha il solo scopo di mostrare i timori di Sansa o è in realtà un altro scorcio della sottigliezza di Margaery? In caso vi capitasse di incontrare Martin in giro chiedeteglielo e fatemi sapere, per favore!

La stessa cosa vale per la scena di Tyrion e Bronn, che denota però una scrittura molto più attenta e calzante.

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Sono piacevolmente sorpresa dalla scelta di inserire una scena dedicata esclusivamente a Tywin e Joffrey, che con mio grande stupore, hanno dimostrato, in questa stagione, di poter offrire molto di più di Tyrion e Cersei e della maggior parte dei personaggi presenti a King’s Landing.

Il talento di Charles Dance e Jack Gleeson si impossessa della scena e ci regala un momento di grande qualità. La mimica facciale e la postura sono i punti forti di Gleeson, il modo in cui apre la bocca o inarca le spalle nei momenti di disapprovazione riescono a rendere il disprezzo dello spettatore fisico e del tutto irrazionale. La mobilità di Gleeson si scontra con l’immobilità di Dance, che resta impassibile e nonostante non sia lui a sedere sul trono, scruta il piccolo re dall’alto della sua esperienza. In particolar modo il momento in cui Tywin si avvicina al trono rende evidente la chiara differenza tra i due: Joffrey è intimorito e la sua figura sembra quasi rimpicciolirsi all’interno del trono di fronte alla gelida sicurezza del nonno. Nel congedarsi, Tywin Lannister quasi sembra dimenticare di riferirsi al nipote come “your grace” e lo aggiunge in un secondo momento con un tono che quasi sembra minimizzare del tutto la posizione di Joffrey.

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Le scene di Daenerys Targaryen sono sempre accompagnate da una grande maestosità, Emilia Clarke riesce perfettamente ad indossare la maschera impassibile della regina forte ed austere all’occorrenza  e a ricordarci costantemente che Daenerys ha un cuore gentile, ma resta pur sempre una Targaryen col fuoco che scorre nelle sue vene e non è certo facile contraddirla, nel bene e nel male.

L’incontro organizzato con lo schiavista Grazdan è puramente inscenato per mostrare  la forza della regina e della sua gente. Stupenda come sempre la creazione di Drogon e anche di Rhaegal e Viserion, in questo caso, che riescono ad apparire pericolosi come non mai. Fino ad ora li avevamo visti come cuccioli, delle lucertole fuori misura, ma ora finalmente i draghi iniziano a rappresentare una reale minaccia per chiunque si trovi al loro cospetto e Daenerys sa che sono la sua arma principale.

drogon

E’ importante riconoscere che la regina argentea sta imboccando una strada molto particolare, ha fatto una scelta che devia da ciò che ci si aspetterebbe normalmente da lei. Le viene offerta l’opportunità di salpare finalmente per Westeros e riconquistare ciò che le spetta di diritto, ma rifiuta, essendosi ormai dedicata ad una causa completamente differente. Daenerys non riesce ad accettare l’idea che la società di Essos conviva quotidianamente con la schiavitù, che ci siano migliaia di persone destinate a soffrire dal giorno della nascita fino a quello della morte e che tutto ciò sia considerato normale persino dagli schiavi stessi. Questa crociata forse non le appartiene ma sceglie comunque di intraprenderla ed è questo che la rende differente da ogni altro sovrano.

dany

Il titolo scelto per l’episodio è “The Bear and The Maiden Fair” che ovviamente si riferisce alla scena finale con Jaime e Brienne ma prima di questa scelta il titolo provvisorio era “Chains” che avrebbe potuto far riferimento alla breve scena tra Tyrion e Shae. I lettori sicuramente lo sapranno, quella particolare collana, che Tyrion ha regalato a Shae, potrebbe ricomparire prima o poi, magari nella prossima stagione e nel modo più imprevisto. Lascio a voi le conclusioni.

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Tyrion che dice a Shae che se attraversassero il Mare Stretto finirebbe a fare il giocoliere, vi ricordo soltanto che è stato Martin a scrivere queste battute. Solo questo.

Gendry scopre la sua vera identità e il suo vero padre Robert Baratheon, dopo la deviazione presa dalla storia originale non riesco a prevedere la prossima mossa di Melisandre o dello stesso Gendry, sono anche io in attesa dei prossimi sviluppi con un bel punto interrogativo stampato in fronte, un po’ come l’espressione di Gendry che non ha capito la metà delle cose dette da Melisandre.

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Arya, ormai sola, diventa sempre più diffidente e schiva, e le risulterà sempre più facile disprezzare chi ha intorno. Le parole di Melisandre non erano affatto casuali. Durante la sua fuga improvvisa finisce nelle mani del Mastino, attendevo da tempo di assistere alle dinamiche tra Arya e Sandor e credo proprio che vedremo delle grandi scene tra i due.

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Arriviamo finalmente al momento clou dell’episodio, Jaime e Brienne. Non c’è dubbio che questi due personaggi stiano letteralmente dominando la stagione. Entrambe le scene che li coinvolgono sono incredibilmente intense, cariche di significato, parole dette e non dette e badate che non stiamo parlando di una coppia ma solo di due persone che si sono sostenute a vicende in una situazione disumana. Sono riusciti a trovare un punto d’incontro e hanno creato un legame che potrebbe diventare fondamentale nelle loro vite e influenzare molte scelte future. La scelta finale di Jaime, ad esempio, è quella che convince la maggior parte degli spettatori a passare dalla sua parte credendolo cambiato. Io ribadisco, ancora una volta, che questo è lo stesso Jaime di sempre, è sempre stato così bastava solo imparare a conoscerlo.

Nikolaj e Gwendoline funzionano alla perfezione insieme, eppure devo ammettere che aspettavo qualcosa in più dalla scena dell’orso, da Martin soprattutto.

Una delle mancanze maggiori della serie, da sempre, sono i sogni che spopolano invece nella versione cartacea. Molti di questi sogni rappresentano elementi fondamentali per la storia, contengono indizi e rivelazioni che non potrebbero giungerci altrimenti, uno di questi è proprio il sogno di Jaime che lo convince a tornare indietro per Brienne. Probabilmente quella di Martin sarà stata una scelta obbligata, ma ad ogni modo, alla scena sembra mancare qualcosa, quel qualcosa che l’avrebbe resa memorabile.

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 Per quanto riguarda Theon Greyjoy si continua sulla stessa scia degli episodi precedenti, le torture sembrano non aver mai fine. Ciò che più mi incuriosisce è che questa particolare amputazione non era mai stata confermata, ma lasciata sempre nel vago, suppongo che questa sia la conferma che aspettavamo. Povero Theon, dicono tutti adesso, ma io vi dico che non è finita per lui. What is dead may never die, but rises again harder and stronger!

Bella performance quella di Natalia Tena. Per la prima volta conosciamo qualcosa del passato di Osha. Martin decide di dedicare uno spazio a questo personaggio, dato che si sapeva ben poco anche nei libri. Una saggia decisione, viste le potenzialità di Natalia.

Bellissimo il momento in cui rievoca le parole di Ygritte “I was his and he was mine”. Così come gli altri Bruti che stanno tentando di scappare, anche lei vuole restare il più lontano possibile dalle terre al di là della Barriera, consapevole che l’inverno è vicino! Un concetto che tutti gli altri sembrano aver dimenticato.

L’episodio si conclude tra i ruggiti dell’orso e la melodia di The Rains of Castamere in sottofondo. Tante, tante scene ottime ma purtroppo l’ultima  non mi soddisfa pienamente.

Il prossimo episodio sarà  “Second Sons”, ecco il promo e ricordatevi di Game of Thrones Italy.


http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=D0YK6sTnK_g




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