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Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones | Recensione 3×04 – And Now His Watch Is Ended

Riprendiamo esattamente dal momento topico dello scorso episodio, Jaime, Brienne e Mano degli Addams come special guest star! Le battute su Jaime e la sua mano perduta si sprecano sin dall’alba dei tempi, non voglio infierire più di così. Nonostante le terribili condizioni di Jaime vediamo come il suo rapporto con Brienne acquisti lentamente un diverso spessore. Brienne è grata per ciò che lui ha fatto per lei e sviluppa a sua volta un senso di protezione nei suo confronti. E’ un percorso orribile che stanno affrontando insieme con il solo sostegno l’uno dell’altra, devono necessariamente creare un legame.

My sword hand. I was that hand.

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Soltanto questo? La mano di una spada? E’ questo il dramma di Jaime, se non è più un guerriero, cosa resta? E’ proprio questo che scopriremo nei prossimi episodi.

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Amo il modo in cui si è deciso esplorare la psiche di Joffrey e il modo in cui l’atteggiamento di Margaery riesca ad influenzarlo. Addentrandoci nella sua mente certo non scopriamo unicorni e arcobaleni, ma per quanto possa essere marcio in qualche modo risulta più umano. Umano perché si lascia manipolare facilmente dall’astuzia femminile di Margaery, umano perché in fondo è un ragazzino che non ha una personalità già formata, ma succube degli eventi e di ciò che ha intorno ed è proprio Margaery a dimostrarcelo. Questo ovviamente non giustifica la sua innata cattiveria e il suo disgustoso sadismo, ma forse tutto questo si sarebbe potuto evitare. Cersei, Robert, Jaime, sono loro che avrebbero dovuto porre un freno a tutto questo, è qui che risiede il vero errore.

Lo scambio di battute tra Cersei e Olenna è molto indicativo dell’enorme differenza tra le due donne. Entrambe appaiono come due donne forti, indipendenti, incredibilmente astute ma in realtà una delle due sovrasta indiscutibilmente sull’altra e non è la Regina. Olenna è guidata dall’esperienza, dal buon senso e dalla ferma convinzione di non avere assolutamente nulla da invidiare all’altro sesso. Il problema di Cersei è che nonostante la sua attuale posizione di forza, resta fondamentalmente una donna sottomessa. E’ cresciuta nell’invidia del fratello, desiderando di poter prendere il suo posto ed essere una guerriera, a conti fatti però non ha mai fatto nulla per cambiare la sua situazione. Ha scelto di obbedire, eppure ne abbiamo di esempi di donne che si fanno strada a colpi di spada, fuoco o astuzia.


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Cersei: And yet the world belongs to them.
Olenna: A ridiculous arrangement, to my mind.
Cersei: The Gods have seen fit to make it so.
 

E’ qui che si evidenzia l’abissale differenza, Cersei serba rancore, ma si limita ad odiare il suo essere donna, in questo automaticamente si riconosce come inferiore. Olenna invece è molto più sicura di sé e dei suoi mezzi, non ha bisogno di un’armatura per essere fatale.

La ricostruzione del tempio di Baelor è perfetta, immenso e poco illuminato, con la stella a sette punte, simbolo del credo, dipinta sul pavimento.

Anche il simbolismo della scena in cui Margaery e Joffrey si mostrano al popolo è fondamentale. I due giovani entrano nella luce mentre Cersei è lasciata indietro nell’oscurità e può vedere chiaramente la sua autorità scivolare via tra i sorrisi e gli abiti svolazzanti di Margaery. Per ora è ancora lei la regina, ma nessuno ha mai rivolto a lei l’ammirazione e l’amore che tutti provano per Margaery, né il popolo né Joffrey.

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Il problema di Cersei è evidente anche nel suo incontro/scontro con il padre, Tywin, che centra il fulcro del problema.

I don’t distrust because you’re a woman. I distrust because you’re not as smart as you think you are.

Ed io non potrei essere più d’accordo.

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Restiamo a King’s Landing per un piccolo focus su Varys che fino ad ora si era visto molto poco, e sappiamo tutti che uno come lui non resta mai davvero in disparte. Lo vediamo interagire con ben tre personaggi, Tyrion, Ros e Olenna. La scena con Tyrion è sicuramente la migliore e la più interessante, la storia di come sia diventato un eunuco è ripresa parola per parola dal libro, ma è aggiunto un elemento non da poco, la presenza dello stregone, suo carnefice. Non lo considero un cambiamento avventato o errato, anzi sono curiosa di capire dove vogliano arrivare, in fondo anche dai libri sappiamo così poco della storia di Varys che ogni indizio in più è ben accetto.

Tanto Theon Greyjoy in questi episodi, potrebbe quasi sopperire alla mancanza di Jon Snow. Assistiamo alla sua scena migliore in questa stagione fino ad ora a mio parere, Theon apre il suo cuore e confessa ciò io che cerco di spiegare a tutti da mesi e mesi.

 I could never be a Stark

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Queste parole, il modo in cui le pronuncia, sono tutto ciò che c’è realmente da sapere su Theon Greyjoy. Cosa significano realmente?

Io vorrei essere uno Stark con tutto il cuore, ma non posso, chi sono io a confronto di Robb Stark, il Re del Nord? Soltanto un ostaggio, non suo fratello. Ma posso essere un Uomo di Ferro, sono nato così e così dovrò morire. E’ nel mio sangue.

Una volta realizzato che neanche la sua famiglia naturale lo accetta per quello che è, tutto ciò che resta di Theon è un uomo solo, pieno di rimpianti e complessi che vorrebbe soltanto trovare il suo posto nel mondo.

Un personaggio che ha fatto tante scelte sbagliate, ma come pochi altri ne sente tutto il peso sulle spalle.

My real father lost his head in King’s Landing

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Non credo ci sia bisogno di dire altro in sua difesa.

Il suo posto nel mondo per ora è una sala di tortura, ma abbiate un pochino di fiducia in lui, è più forte di quel che sembra.

Soffermiamoci anche sullo sguardo sadico/divertito di “a quanto pare loro credono sia un segreto ben custodito ma noi sappiamo tutti di chi si tratta, vero?”. La cattiveria più pura, in grado di superare persino quella di Joffrey. Donare una flebile speranza per poi strapparla via nel modo più improvviso e crudele, non c’è tortura peggiore. La cosa peggiore è che osserva l’illusione distruggersi negli occhi di Theon sembra dargli un piacere immenso.

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Oh il viso di Sansa alle parole “marry Loras” si illumina d’immenso. Ma come darle torto, giustamente? Fuggire ad Highgarden con un vero principe azzurro dai riccioli biondi. Se solo la scelta spettasse realmente a lei… La povera Sansa è sotto gli occhi di tutti, the key to the North.

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And now is watch is ended, titolo dell’episodio e frase che accompagna usualmente la dipartita di un confratello dei Guardiani della Notte. Un titolo che calza a pennello visto che è proprio in questo episodio che i primi inizieranno a cadere. Jeor Mormont, Lord Comandante dei Guardiani della Notte è il primo ad abbandonarci, anche un po’ troppo in sordina aggiungerei. Jeor Mormont non è certo uno dei personaggi principali e non sarebbe stato giusto dedicargli troppo tempo, ma due secondi per un paio di parole se li sarebbe meritati. Forse non tutti lo ricordano ma Jeor è il padre di Jorah Mormont, tra i due non scorre buon sangue dopo il tradimento di quest’ultimo e non si vedono anni. Era bello sapere che l’ultimo pensiero di Jeor era stato quello di un padre che ama suo figlio.

Tell Jorah. Forgive him. My son.

Ma questo Jorah non lo saprà mai e, sì lo so, sono troppo legata ai libri ma alcune cose non possono essere sorvolate.

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Il tempo non utilizzato per la morte di Jeor fortunatamente è stato comunque speso bene, finalmente ci soffermiamo un po’ di più su Arya, Gendry e la Brotherhood Without Banners e finalmente incontriamo Beric Dondarrion. Il personaggio era già comparso brevemente nella prima stagione, ma è stato effettuato un recast per questa stagione considerato il netto salto di qualità del personaggio. Una scena della quale si sentiva davvero il bisogno, Richard Dormer fa un ottimo lavoro e riesce a darci informazioni sul personaggio molto più di quanto abbia fatto la storia in sé. E’ un uomo impavido, con un forte senso della giustizia ed una sicurezza non del tutto naturale… Anche Sandor Clegane torna finalmente in primo piano e il prossimo episodio sicuramente non ci lascerà a bocca asciutta sotto questo aspetto.

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Ladies and Gentlemen, ci avevano avvisati. La prima scena epica della stagione, e ovviamente a chi spetta? Daenerys Targaryen, la sola ed unica. E’ stata all’altezza delle aspettative? Decisamente sì!

La tensione è palpabile, Daenerys è risoluta, vuole il suo esercito. Nel momento in cui consegna Drogon e si allontana possiamo udire il giovane drago piangere cercando di richiamare sua madre, un dettaglio che ho apprezzato tantissimo. Ma la nostra regina procede, non può, non deve voltarsi. Il momento di pura grandezza si avvicina, Daenerys si rivolge ai suoi nuovi uomini e parla in Alto Valyriano, non ditemi che non l’avevate sospettato! Il lavoro fatto per ricostruire questa lingua, così come per il Dothraki, è semplicemente geniale. Nei libri soltanto alcune parole vengono accennate ma, grazie alla serie, sono state create delle vere e proprie lingue che contribuiscono ad accrescere la potenza della storia. Emilia Clarke padroneggia questa nuova lingua con grande maestria, la fa propria e riesce ad interpretare il suo ruolo a meraviglia. La tensione cresce fino al momento in cui Daenerys ordina agli Immacolati di uccidere chiunque abbia una frusta, e la rivolta parte. Un vero e proprio inno alla libertà che culmina con le parole “a dragon is no slave” e DRACARYS.dracarys

Ormai abbiamo tutti i brividi a fior di pelle e osserviamo la Mother of Dragons, stupiti, fieri e pieni di ammirazione proprio come Jorah, Barristan e Missandei. Ancora una volta l’ultima discendente dei Targaryen dimostra di essere tutto fuorché una ragazzina sprovveduta, la forza di questa donna sembra non avere limiti. Ora è libera di abbandonare Astapor con il suo nuovo esercito, un esercito che, come lei stessa ha tenuto a precisare, non è formato da schiavi ma da uomini liberi che hanno scelto di restare al suo fianco. A simboleggiare questa liberazione c’è il momento in cui, durante la sua marcia, lascia cadere la frusta che, rappresentava il possesso degli Immacolati, la quale viene ripetutamente calpestata al loro passaggio. E’ questo il tipo di regina che Daenerys desidera essere, una donna giusta e buona con gli innocenti, ma spietata con i suoi nemici e coloro che sfruttano i più deboli.

drogon

EPICA è davvero l’unica parola adatta a descrivere questa scena, la migliore della stagione fino ad ora indubbiamente. E pensate che il meglio deve ancora venire….

 

 

 

 

 noslave

Pronti per il prossimo episodio? Kissed by fire, ma che tipo di fuoco?

 


http://youtu.be/2KXbZ8anUtI

 

Per le anticipazioni volate a dorso di drago su Game of Thrones Italy.

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