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Game of Thrones Rubriche & Esclusive

Game of Thrones – Dove la serie ha fatto meglio dei libri

Bentornati a un altro appuntamento con la nostra cavalcata di articoli a tema per la “Game of Thrones Week“, per aiutarvi a processare l’hype in maniera “sana” in vista dell’attesissima première dell’ultima stagione dello show.

Visto che siamo ormai al penultimo appuntamento abbiamo deciso di rovinarci e, dal momento che la conclusione è sempre più vicina, ci è sembrato giusto dedicare uno sguardo in retrospettiva a quando la serie ci ha offerto finora, spezzando una lancia in suo favore laddove molti spettatori hanno invece spesso trovato di che ridire su scelte che l’hanno discostata dalla saga letteraria a cui è ispirata.

Ecco quindi quali sono secondo noi le cose in cui la serie ha fatto meglio dei libri

Ale: Lo sfoltimento dei Greyjoy
So che i Signori delle Isole di Ferro hanno una nutrita schiera di appassionati (???), ma personalmente uno dei motivi per cui mi sarei più volte scartavetrata la faccia durante la lettura di A Feast for Crows è proprio l’elevato numero di capitoli dedicati ai loro POV… e ok, Asha (Yara) è un bel personaggio femminile forte, che ben si presta allo sviluppo all’interno di sottotrame che si intrecciano anche con altri personaggi altrettanto interessanti (con i libri non ci siamo arrivati, ma il suo incontro e accordo quasi paritario con Dany è stata una mossa interessante: come già accennato da Sam QUI, l’intera costruzione dell’alleanza tra le donne di Dorne, la Queen of Thorns, Yara e la Regina dei Draghi è stata così ben costruita che sarebbe stato bello fosse stata portata avanti per un po’ più di un episodio e mezzo…), ma avevamo davvero bisogno di sapere di più del sacerdote Aeron ‘Damphair’ Greyjoy?
O anche Victarion: l’intera storyline di lui che finge di assecondare la richiesta di Euron di portargli Daenerys come promessa sposa con il reale intento di fregargliela da sotto il naso, per quanto divertente per il fatto che ‘sti due pensino veramente di potersi rigirare la giovane Targaryen come un pedalino, è alquanto inutile…
l’ennesimo esempio di come la convoluta narrativa di Martin ha finito, dopo cinque volumi, per attorcigliarsi su se stessa, così che ora neanche lui sia ben certo di come proseguire (e non venite a dirmi che non è così).
Se è vero che da un lato il sovrappopolato universo letterario di A Song of Ice and Fire appaia più “ricco”, dal punto di vista pratico crea in realtà molto spesso confusione, portando a volte l’autore a scelte di intrecci piuttosto discutibili (cfr. il matrimonio di Ramsey, più avanti). In quest’ottica credo che la nutrita schiera dei Greyjoy sia l’esempio perfetto, quindi ridotta nello show per motivi più che sacrosanti.

PS: dopo una discussione interna tra di noi, posso già preannunciare che la penso esattamente allo stesso modo anche su tutti gli altri punti che leggerete qui di seguito…

The Lady and The Band: Ci ha evitato il casino con l’altro Aegon
Nei libri noi veniamo a scoprire della sua reale esistenza e storia a bordo della “Fanciulla Pudica” quando un Tyrion in fuga incontra un giovane che sostiene essere Aegon Targaryen. Secondo quanto raccontato in La Danza dei Draghi, lord Varys avrebbe scambiato in culla il piccolo Aegon con un orfano del Fondo delle Pulci, salvando di fatto la vita al piccolo Targaryen e mandandolo da Illiryo Mopatis dove sarebbe stato cresciuto come figlio da Jon Connington. Malgrado all’inizio Tyrion si sia dimostrato piuttosto scettico, col passare dei capitoli sembra convincersi che, perlomeno, del sangue Targaryen scorre nelle sue vene. Il ragazzo, poi, arriverà alla corte della stessa Daenerys, dove però verrà tenuto sulle spine per poi partire alla volta di Volon Therys, dove si unirà alla Compagnia Dorata e via verso Westeros. A questo proposito: la  Compagnia, la vedremo nella serie? Non la vedremo? Manca poco ormai!

Ora, posto che nella saga su carta manchino ancora dei libri e che, pertanto, possa accadere qualunque cosa destinata a togliere di mezzo il concorrente numero 3 per la casa Targaryen, mi chiedo: che senso ha introdurre un altro Targaryen, al quinto libro della saga della saga, quando tu – George RR Martin – sai benissimo che i due Targaryen che contano davvero sono altri? Considerando che la saga si chiama “Del Ghiaccio e del Fuoco” e che è chiaro – confermato dalla serie tv ma noi lettori lo sospettavamo da sempre – che Jon Snow è in realtà un Targaryen E figlio di Rhaegar, e quindi è destinato a concorrere al trono avanzando diritti anche di nascita e non solo di battaglia. Ecco, considerando tutto ciò: Aegon Targaryen dei libri DEVE essere un personaggio irrilevante destinato solo a complicare la trama con eventi del tutto inutili (che comunque avrebbero distolto l’attenzione dai due protagonisti), per cui GRAZIE Weiss e Benioff per aver cancellato l’esistenza di questo individuo ed aver trasferito il suo nome a qualcun altro… di più utile.

MooNRiSinG: Gli autori hanno effettivamente dato un finale alla storia.
Sarò pessimista io, ma ve lo dico chiaro e tondo: secondo me Martin questi benedetti due ultimi libri non li scriverà MAI.
Da un lato penso seriamente che, vuoi per stanchezza o scarsa memoria, abbia buttato lì trame e linee narrative che mal si amalgamano con quanto scritto in precedenza e che non sappia veramente come chiuderle. Mi viene da citare, ad esempio, il doppio Aegon già menzionato e buttato lì in un contesto troppo complicato da gestire in maniera coerente.
Dall’altro, il fatto che la serie abbia alla fine superato i romanzi e abbia dato vita a una conclusione autonoma alla narrazione sembra averlo in qualche modo demotivato, buttandolo di prepotenza in modalità “Ma che mi frega, io vado a vivere di rendita su uno yacht alle isole Cayman!”.
Qualunque sia il motivo, nulla a parte l’uscita fisica dei volumi riuscirà mai a convincermi che Martin possa farcela (e anche allora, ve lo dico, sospetterei di un ghostwriter).

martin game of thrones meme

Sam: Per prima cosa, la premessa doverosa. Sono assolutamente d’accordo con quanto detto da Ale, The Lady and the Band e MooNRiSinG.
E ora continuiamo.

L’eliminazione di Lady Stoneheart
Sì, lo so, per molti era una parte fondamentale. Per me no. Anzi, ho sempre trovato terribile che Catelyn, dopo aver perso il marito, dopo aver creduto di aver perso i due figli minori e con le figlie scomparse, dopo aver visto morire il suo primogenito, sia pure diventata una specie di zombie con l’unico scopo di uccidere i traditori della famiglia. Se quest’ultima parte è comprensibile in una storia del genere, utilizzare lei per tale scopo facendola diventare una specie di zombie è stata una scelta molto discutibile, lo show ha dimostrato che Arya è perfetta per questo. Ovviamente a Martin servivano antecedenti per il ritorno in vita di Jon, dopo la morte a opera di Alliser Thorne, Olly e compagnia, ma bastava Beric Dondarrion, di cui la serie ha fatto buon uso. E tanto basta.

Il matrimonio di Sansa con Ramsey Bolton
Anche qui, un uso migliore degli eventi e dei personaggi. Nella scrittura, Martin tende ad avvitarsi su se stesso, allungando la narrazione con cose che onestamente non sono fondamentali e che potrebbero essere raccontate in altro modo (indirettamente, ad esempio) e più brevemente.
La scelta di eliminare tutto l’inutile trucco operato dai Bolton, mediante il matrimonio con la povera Jayne Poole, ceduta loro dai Lannister e che le due famiglie hanno fatto passare per Arya Stark, ha permesso di ottenere in sostanza lo stesso effetto presente nel romanzo per quanto riguarda il matrimonio come mezzo per ottenere legittimazione a governare il Nord, ma ha altresì ottenuto il migliore risultato di porre il focus su Sansa (a cui certo è toccata in sorte un’altra bella sequela di tragedie, ma almeno tutto ciò ha avuto uno scopo preciso), che in tal modo è infine diventata davvero protagonista e ha vissuto un percorso di maturazione notevole, diventando finalmente forte e interessante. Stesso risultato ottenuto attraverso una via più rapida, semplice (e la semplicità a volte è la scelta migliore), intrigante e che ha messo in moto tutta una serie di eventi che hanno permesso una più veloce riunione degli Stark viventi.
Certo, Sansa ha ancora molto da imparare e deve limare alcuni lati del suo carattere, ma questo è normale considerato quello che ha vissuto e tutte le cose che non sa; ciò non toglie che la linea narrativa decisa è stata vincente e ha permesso di arrivare al cuore della storia senza le lungaggini tipiche di Martin (e spesso inutili).

Infine, come anticipato negli articoli dei giorni scorsi, un grosso errore è stato uccidere in quel modo così stupido Oberyn Martell. Per evitare lungaggini è meglio evitare di ripetere quanto detto su di lui in precedenza, a cui si aggiunge solo una cosa: immaginate Oberyn nel Nord a combattere a fianco di Jon e Daenerys e tutti gli altri contro il Night King e il suo esercito. Una cosa per nulla inverosimile visto che Dorne durante la ribellione era schierata al fianco dei Targaryen, come Highgarden, e che come tutti i lettori ben sanno nei libri i Martell agiscono per supportare Daenerys (ritagliandosi così la loro bella fetta di potere). Il posto di Oberyn era nella Great War e, se morte doveva essere, la sua morte doveva essere gloriosa. Inoltre, le sue interazioni con Lady Olenna, Daenerys, Jon e magari anche Sansa e Arya sarebbero state magnifiche.

Appuntamento a domani per il finale di questa “Game of Thrones Week”!

E ricordatevi di passare in queste pagine per notizie sul mondo british e sul mondo di A Song of Ice and Fire!

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