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Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones 8×04 – Poche gioie e qualche incazzatura

Bentornati a una nuova settimana in compagnia di Game of Thrones! Siamo oltre metà stagione (la brevità di quest’ultima annata si fa sempre più frustrante tanto più ci avviciniamo alla fine) e all’indomani della tanto anticipata Battaglia di Winterfell ci troviamo a fare i conti con un episodio perlopiù di transizione, che regala qualche breve momento di appagamento a fare da contraltare a un ben più nutrito numero di scelte che trovo personalmente discutibili.

Cominciamo con quanto credo costituisca il vero nocciolo del problema: l’ho già detto e lo ripeto, è improponibile pensare di chiudere in soli pochi episodi una storia come questa e portare a una soddisfacente conclusione tutte le possibili diramazioni delle varie sottotrame, ma soprattutto andando ad affrontare un nodo sensibile come la vera identità di Jon e quello che ciò può comportare per le relazioni tra i personaggi che gravitano intorno a lui e Daenerys diventa quasi una corsa a ostacoli. Il dipanarsi di questa sottotrama sta prendendo il tempo che realisticamente dovrebbe prendersi, a questo punto non mi aspettavo nulla di diverso da quanto visto tra lui e Dany in questo frangente (ho detto nei giorni passati che apprezzo la scelta di aver interrotto la confessione di Jon per dar tempo alla bomba di sedimentare in Dany mentre i due si dedicano a questioni più urgenti come la battaglia, e che, anche se la lotta per la loro sopravvivenza avesse portato a una qualche epifania che avrebbe loro permesso di riprendere il discorso con più consapevolezza, non mi aspettavo necessariamente unicorni e arcobaleni da subito, che ancora un po’ di attrito tra i due era necessario realisticamente parlando), ma il pensiero di soli due episodi rimasti fa percepire un certo senso di ansia: basteranno appena due ore e poco più a portare tutto questo a giusta chiusura?

Daje, almeno qualche soddisfazione… però Arya, ti prego, Cersei lasciala a suo fratello!

Soprattutto ora che, come era facile immaginare, tra il bisogno viscerale di Jon di essere un uomo d’onore che non può far a meno di dire la verità e quello di Sansa, per qualche motivo che continua a sfuggirmi, di mettere a tutti i costi i bastoni tra le ruote a Dany (“You seem determined to dislike her”, le fa giustamente notare Tyrion), ci troviamo con quasi una decina di persone messe a parte di quello che sta diventando il segreto di Pulcinella.
Ora, qui per me si pongono due problemi: il primo è che questo continuo astio di Sansa nei confronti di Daenerys si sta facendo alquanto pesante, io capisco la naturale diffidenza della gente del Nord verso lo straniero (ci hanno sfracellato i maroni fino allo sfinimento con questa storia, abbiamo capito), d’altronde anche Arya dimostra sentimenti simili, ma al contrario di Sansa Arya è disposta a piegare la sua rigidità quando si tratta del “fratellastro”, provando a fidarsi del suo giudizio. Mi dispiace vedere questo per Sansa perché, dopo il suo bellissimo character development, mi sembrano mosse sempre meno lungimiranti quelle che sta attuando ultimamente: ha semplicemente dei paraocchi che non è disposta a togliere, ed è un peccato perché anche lei, come Tyrion, avrebbe potuto vedere i benefici di un’unione tra i due poteri di Jon e Dany.

A questo proposito, veniamo a un altro punto che mi lascia incerta: i dialoghi dietro le quinte tra Varys e Tyrion. Premettendo che sono sempre stata una fan sfegatata di questa accoppiata dai tempi d’oro, mi preoccupa la piega che i loro scambi di idee stanno prendendo. Come già detto, io troverei l’idea di Jon e Daenerys che regnano insieme la più ovvia da perseguire, e le obiezioni di Varys lasciano un po’ il tempo che trovano: l’essere zia e nipote sembra essere perlopiù un momento metatestuale per far entrare le perplessità degli spettatori nei dialoghi tra personaggi e dar loro risposta (a “I Targaryen lo facevano, ma dove è cresciuto lui non si usa” si potrebbe tranquillamente ribattere aprendo una pagina a caso della storia delle casate del Nord, in cui per secoli parenti per via non diretta – cugini ad esempio – si sono tranquillamente sposati tra loro), mentre per quanto riguarda il carattere di lei presumibilmente troppo preponderante per accettare una tale sistemazione va ricordato quanto da lei detto al momento di lasciare Meereen: Daenerys sa benissimo come funzionano queste cose, tant’è che nonostante la sua nota caparbietà ha lasciato quel gran pezzo di manzo di Daario (che Dio benedica lui e il suo didietro) a Essos perché “le alleanze si suggellano con i matrimoni”.
Quello che più mi disturba di tutto questo intreccio è l’attenzione che si sta focalizzando sul possibile squilibrio di Dany: è una delle possibilità auspicate/temute da una gran parte del fandom a questo punto, ovvero che la vena di follia tramandata da suo padre finisca per manifestarsi in Daenerys, che impazzirà e diventerà la vera nemica da combattere per gli Stark. Io avrei detto di non essere tra quelli che, eventualmente, avrebbero visto questa soluzione con timore… nel senso che fino all’altra sera proprio non ero neanche stata sfiorata dalla possibilità che gli autori potessero rincorrere un tale risvolto! Mi preoccupano quindi tutte quelle inquadrature alle espressioni della Regina dei Draghi mentre il popolo del Nord e di oltre la Barriera acclama Jon, di come si è insistito sul volto preoccupato di Varys nell’accorgersi di queste espressioni, delle parole da lui espresse in merito. È vero che, sia nello show che nei romanzi, è sempre chiarito che l’obiettivo del Ragno Tessitore è il bene del reame, a prescindere da che nome abbia colui/colei che siede sul trono, ma il tirare fuori ancora una volta questa storia della presunta follia nel DNA dei Targaryen per minarne l’affidabilità anche no, basta, non se ne può più.

Ora, volendo ricollegare gli sviluppi attuali a quanto potrebbe presumibilmente accadere in un ipotetico The Winds of Winter (ormai mi sembra di parlare di unicorni quando menziono gli ultimi due capitoli della saga letteraria…), sappiamo che nei libri Varys è colui che ha scambiato nella culla il piccolo Aegon, figlio di Elia, con un neonato di Flea Bottom e, in A Dance with Dragons, si capisce che appoggerebbe lui per la presa del trono: magari la scelta di farlo propendere per Jon/Aegon in questo frangente ha una funzione analoga? E se così fosse, quanto ancora possiamo aspettarci di simile? Penso ad esempio alla Golden Company, intorno a cui si è fatto un gran parlare ma che dal suo arrivo a King’s Landing non si è ancora vista: nei libri la Compagnia si schiera con Aegon nel momento in cui lui sceglie di fare dietrofront e, invece di trovare sua zia, di spingersi direttamente verso Westeros. Data l’origine strettamente legata ai Targaryen/Blackfyre di questa compagnia, nota per “non aver mai rotto un contratto”, possiamo presupporre una prima eccezione alla regola con l’abbandono di Cersei in favore della causa Targaryen, una volta venuti a conoscenza magari dell’identità di Jon (è triste ammetterlo ma il discorso di Tyrion e Varys sull’importanza di avere un uccello si applica quanto mai appropriatamente a questa situazione)?

Al di là delle speculazioni, diciamo che questo episodio finisce anche per evidenziare come problematiche alcuni dei dubbi lasciati aperti dallo scorso: la tattica militare adottata per proteggere Winterfell faceva ovviamente acqua da tutte le parti, ma sebbene gli si potesse trovare una scusante in “sono alla frutta, non hanno la più pallida idea di quello che stanno facendo” (improbabile che alcuni dei cavalieri più navigati in quelle stanze abbiano potuto realmente pensare a quella strategia come fattibile, ma se mettiamo in conto il terrore intrinseco dello sfidare un’invincibile armata di morti e il fatto che il tutto doveva essere un mero contorno in attesa di far uscire allo scoperto il Night King usando Bran come esca, gli si può, stiracchiandola al massimo, trovare una parvenza di scusante), quello che appariva poco realistico era pensare che Daenerys potesse ora rivolgere lo sguardo a Sud partendo con un’armata a dir poco dimezzata. Problema risolto molto sbrigativamente con un “Sì, beh, qualcuno ancora ce l’abbiamo”…
Altro punto interrogativo era la fine del Night King stesso: come scritto già nella scorsa recensione, ai titoli di coda ero ancora incredula, mi aspettavo qualche colpo di scena tipo lui che risorge dalle sue ceneri di ghiaccio o qualcosa del genere, pensavo che lo scontro verso cui l’intera serie ha sempre puntato fin dal suo pilot, costruendoci un’immensa mitologia intorno, non poteva già essersi concluso… per giunta senza neanche un intervento diretto di Jon e/o Daenerys (Sam mi ha fatto notare la teoria divulgata online che, nel fronteggiare Viserion, quello che sembrava un urlo inarticolato di Jon fosse un “go go go” rivolto ad Arya, a cui permette di passare ed entrare nel bosco sacro facendo muovere il drago verso di lui… in effetti a una seconda visione può starci, ma è comunque uno spreco, nonché poco credibile, che di tutte le volte in cui Jon si è trovato a fronteggiare il Night King non abbia mai avuto una vera e propria occasione per alzare la spada contro di lui. Come scrivevo la scorsa settimana, la scelta di far lanciare il colpo finale ad Arya mi sta pure bene, ma un maggiore coinvolgimento di Jon l’avrei voluto). Questo episodio sembra mettere la pietra tombale sulla possibilità che il Re della Notte risorga per tornare all’attacco tra il quinto e il sesto episodio (oddio, mai dire mai, ma sembra un lungo passo a questo punto…), quindi temo che la mia perplessità (e in parte disappunto) per cui volevo rimandare il giudizio finale a oggi debba rimanere.

Sempre a proposito dei dubbi lasciati dallo scorso episodio, rimane l’interrogativo di che cavolo ha fatto Bran un’ora in trance… sembrano sciocchezze di contorno, ma io ho sempre riposto notevoli aspettative in lui: ci sono stati momenti in cui volevo cavarmi gli occhi leggendo i suoi POV nei libri o guardando le sue scene nello show, ma non ho mai dubitato della sua rilevanza per il successo di questa guerra e, anzi, continuo ad aspettare il colpo grosso. Sono certa che Bran abbia ancora molto da raccontare, e anche questo va ad aggiungersi al senso di claustrofobia che mi viene al pensare che tutto questo dovrà trovare spazio di risoluzione in appena due episodi.

Dal canto delle piccole e grandi soddisfazioni, immagino che MooNRiSinG e tutti coloro che hanno espresso il desiderio di vedere Jaime e Brienne canon abbiano ballato la conga l’altra sera.

Io so che, per quanto non li shippassi in quel senso, ho provato una certa soddisfazione nello sciogliersi di quella tensione sessuale che continuava a tagliarsi con un coltello. Avrei preferito circostanze meno awkward, perché la sparata (poco elegante perfino per drunken!Tyrion) sulla verginità di Brienne giusto per dare il la a un Jaime che pensa giustamente che dopo averla fatta cavaliere valga la pena pure farla donna mi sa abbastanza di circostanziale: la chimica tra i due c’era indubbiamente, si poteva risolvere di farli finire insieme anche senza questo teatrino che sembra suggerire una chiavata di pietà (SO CHE NON LO È, dico solo che avrei preferito la scena si svolgesse in circostanze diverse).
In compenso, delle parentesi tra i due, c’è da dire che il saluto è a dir poco straziante, con quel “She is hateful, and so am I” riguardante Cersei che sembra suggerire un voler tornare per l’ennesima volta dalla sorella, buttandolo giù ancora una volta dalla sua scalata verso la redenzione; tuttavia vista la penosa ammissione di molte sue colpe, a partire dalla spinta di Bran giù dalla torre, mi sembra di leggerci dietro un chiaro segno di pentimento, o magari la consapevolezza di non essere ancora abbastanza per avere vicino qualcuno come Brienne, la donna che l’ha letteralmente salvato da se stesso.

E parlando di momenti strazianti, R.I.P. Rhaegal, colpito in pieno da tre colpi di mega-balestre montate sulle navi della flotta di Euron (sempre “fatto come un calamaro” ma che ora sto cominciando a odiare sul serio: Rhaegal no, questo non lo dovevi fare). Ma ovviamente il drago, così come il sacrificio di Missandei per mano di Cersei, è solo un ennesimo casus belli: da generico conflitto per la conquista del Trono di Spade la lotta ora si fa personale per Dany, e possiamo solo immaginare dove porterà nel prossimo episodio.

Note sparse:
  • Love is in the air a Winterfell, dove oltre a Jaime e Brienne abbiamo un novello Lord Gendry naturalizzato Baratheon che, tenerello, deve aver pensato che Arya fosse disponibile a qualcosa di più di una sveltina e prova a farle la proposta. Penso ancora che, una volta spuntati tutti i suoi nomi dalla lista, sarebbe bello vederla sistemarsi, ma immagino anche che dopo quanto visto e sperimentato “accontentarsi” di una vita da lady non sia proprio una strada percorribile per lei. La promessa di un nuovo buddy trip al fianco di Clegane però è allettante, entrambi sulla Strada del Re in direzione capitale, entrambi per saldare dei conti in sospeso;
  • L’avevo detto che contavo su Bronn che, complice un briciolo di fibra morale, non avrebbe semplicemente portato a termine l’ordine di Cersei senza battere ciglio… ok, non è di fibra morale che parliamo ma di amore per il denaro e una certa dose di frustrazione nei confronti dei drammi familiari Lannister, ma ero certa comunque che in qualche modo avrebbe contattato e parlato con i due fratelli anziché limitarsi a ucciderli a sangue freddo;
  • Il reparto CGI per i metalupi è decisamente in bancarotta quindi Ghost se ne va con Tormund e il Popolo Libero oltre la Barriera… oookay, purché almeno uno di questi poveri metalupi mi sopravviva alla fine dello show non faccio una piega;
  • È quasi commovente vedere la disperazione di Tormund quando si rende conto che non solo non c’è trippa per gatti con la “big woman”, ma Jaime gliel’ha elegantemente deflorata sotto il naso… ancor più commovente vedere il rebound con una a caso tipo quattro minuti dopo #thatsamore #iocicredevo;

  • Pod e il suo sorrisone sornione sono sempre una garanzia a quanto pare, il ragazzo continua a rendere felici donne da un capo all’altro dei Sette Regni con le sue misteriose doti amatorie.

In sostanza un episodio con un ritmo che funziona abbastanza bene come post-battaglia, alternando i primi mesti momenti di ricordo dei caduti a un successivo riconoscere da parte dei sopravvissuti di essere dei miracolati e la conseguente, inebriante presa di coscienza della fortuna di esserci ancora. Per lo spettatore momenti di grande goduria e altri pieni di emozione si alternano a pathos e tensione, ci sono perdite notevoli e il setting di quello che sarà l’inizio della battaglia finale… ma per me questo “The Last of the Starks” manca ancora di qualcosa: c’è una quantità enorme di unfinished business che trovo a dir poco preoccupante a soli due episodi dal finale di serie, e come detto un paio di percorsi intrapresi non incontrano propriamente il mio gusto.
Direi che a questo punto è inutile fasciarsi la testa prima di rompersela e tanto vale rimanere pazientemente in attesa di ciò che porterà l’ormai esiguo prosieguo.

Aspetto ora di sentire la vostra, scrivetemi i vostri pareri e le vostre teorie qui sotto nei commenti. Vi lascio come sempre il promo del prossimo episodio a fine articolo e vi ricordo di passare dai nostri amici di

Emilia Clarke Italy
Game of Thrones ITALIA
~Le migliori frasi de “The Game of Thrones”~ 
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Fraciconia
An Anglophile Girl’s Diary
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The White Queen Italia

per ulteriori aggiornamenti dall’universo di GoT, i suoi interpreti e dal mondo British in generale.
Alla prossima!

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