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Game of Thrones Recensioni

Game of Thrones 8×02 – “And now our watch begins…”

Buongiorno e buona Pasquetta a tutti, cari addicted… non so voi, ma qui il tempo è tutt’altro che incoraggiante a procedere alle tradizionali scampagnate o altre attività all’aperto, quindi quale scusa migliore per dedicarsi invece alla visione della seconda puntata di Game of Thrones (come se non l’avrei fatto lo stesso, anche con un sole che spacca le pietre di fuori)!

Waiting be like…

Ho scelto come titolo della recensione il motto dei Guardiani della Notte, in questa puntata ripetuto da Edd in attesa dell’arrivo dell’esercito del Night King sulle mura di Winterfell, perché credo sia quello che meglio esprime l’intero tono dell’episodio: una lunga attesa, elettricità nell’aria in preparazione del grande scontro (in arrivo con la 8×03, come preannunciato e come ci ricorda anche il promo del prossimo episodio, che trovate alla fine di questo articolo), l’organizzazione della difesa dei “realms of men”. E, sebbene l’estendersi di questi momenti di preparativi potrebbe suggerire una certa stasi, che va quindi a cozzare con l’incalzare degli eventi che uno può aspettarsi da una stagione così breve, sono stata soddisfatta di quanto visto: ho trovato il tono narrativo ben bilanciato, perché anche senza avvenimenti concitati si può raccontare una storia emozionante e questo è esattamente quello che fa questo episodio. Anzi, ne racconta diverse, tutte all’interno di un contesto cupo e a tratti pervaso di fatalismo, che porta i vari personaggi raggruppati a Grande Inverno a riflettere su loro stessi, sul loro passato e sulle possibilità di un futuro ancora incerto… reso ancora più incerto dalle parole di Bran a Jaime nel Parco degli Dei: “How do you know there is an afterwards?” (parole che connotano incertezza per la sorte di chiunque, ovvio, ma forse in questa circostanza il senso di foreshadowing può essere letto più nello specifico come un’indicazione sulla sorte di Jaime, che è mia convinzione che in questa stagione stia solo vivendo un ultimo step di redenzione prima di finire tra le molte vittime di questa guerra… non prima di aver fatto fuori Cersei però, eh, ci conto!).

Proprio da Jaime vorrei iniziare perché, dopo aver passato i primi dieci minuti dell’episodio con l’espressione di chi si sta prendendo un pesce in faccia dopo l’altro (prima da una giustamente diffidente Daenerys, poi da Tyrion che gli sbatte sul naso quello che tutti abbiamo sempre pensato di lui e Cersei – “She never fooled you. You always knew exactly what she was… but you loved her anyway”… sbam! – e infine da Bran/Three-Eyed Raven), ci regala anche qualche momento di pura emozione. Io personalmente ho cominciato a fangirlare selvaggiamente quando, nel salone delle udienze di Winterfell, incontra per la prima volta lo sguardo di Brienne (che infatti garantirà per lui rievocandone i meriti) proprio mentre pronunciava la parola “loyalty” nel suo discorso sul perché l’onore gli ha imposto, nonostante tutto, di essere lì… e, come avevo già avuto modo di dire in un commento a questo articolo, io non sono una di quelli che shippa Jaime e Brienne da un punto di vista romantico (#teamTormund sempre e comunque… anzi, grazie a Dio che Tormund c’è: anche se parzialmente ridotto a comic-relief per smorzare la tensione di tanto in tanto, i suoi interventi sono sempre il balsamo che ci serve nel pieno del pathos. Quando si è messo a fare a chi ce l’ha più lungo con Jaime davanti a Brienne stavo piangendo dalle risate!), ma amo il loro rapporto per il bene che la presenza di Brienne ha fatto nel tempo a Jaime, un uomo provato dalle azioni che hanno scandito la sua esistenza (non errori, come ci tiene a precisare di fronte a Daenerys & co., ma azioni che, seppur riprovevoli, ripeterebbe anche tuttora perché dettate dal desiderio di proteggere la sua famiglia… e questo è uno dei messaggi che verrà reiterato più volte nell’arco di questo episodio: gran parte di questo eterogeneo gruppo di personaggi si trova ora qui, al di là degli schieramenti passati, a fare fronte comune, e per quanto gli eventi passati pesino su ognuno di loro si tratta ora di sopravvivenza comune).
Nonostante la lettura dei suoi POV da A Storm of Swords in poi mi abbiano permesso di introdurmi nella sua psiche, dandomi la possibilità di comprendere le sue motivazioni e in parte empatizzare con lui, Jaime è un personaggio con delle ombre, che ha commesso atti che nonostante tutto non possono essere giustificati in toto, e soprattutto alla luce del percorso fatto di alti e bassi da lui intrapreso (è sembrato sulla via della redenzione in diversi momenti solo per poi tornare puntualmente al fianco di Cersei) non si può propriamente parlare di espiazione fino a questa ultima stagione, dove forse, come dicevo per Theon nella scorsa recensione, potrà essere il compiere un estremo sacrificio per la giusta causa a cancellare definitivamente le colpe pregresse.

Quei pochi momenti illuminati da uno sprazzo di speranza (gli “alti” di cui sopra) sono guarda caso quelli in cui il suo cammino ha incrociato quello di Brienne, ed è questo quello che mi piace della chimica tra i due personaggi… e in onore del bene che il senso della rettitudine di Brienne ha fatto per lui ho trovato la scena dell’investitura di quest’ultima a cavaliere per mano sua una delle più commoventi dell’intero episodio e, per quanto mi riguarda, anche una delle più incisive tra le loro interazioni passate: un momento ben preparato anche da vari passaggi precedenti, a partire da quel “Sarebbe un onore combattere sotto il tuo comando, se me lo permetterai”.

Altri momenti senz’altro significativi all’interno dell’episodio sono stati i dialoghi di Daenerys con Jorah prima e Sansa poi: il primo che, dopo essere stato friendzonato in tutti i luoghi e in tutti i laghi, aver fatto il flipper tra Essos e Westeros e aver perfino rischiato di diventare un uomo di pietra, si è trovato pure scalzato del ruolo per lui contentino di Primo Cavaliere da quello che aveva consegnato alla sua Regina come trofeo/regalo di scuse… piccolo intoppo lungo il percorso di cui effettivamente non si era ancora parlato finora, ma l’uomo che lungo la via è riuscito a inghiottire più m***a di tutti dimostra ancora una volta quanto è signore e non solo accetta di essere surclassato per l’ennesima volta con relativa eleganza, ma addirittura mette una buona parola su Tyrion elogiandone i meriti agli occhi di una delusa Dany, e le dà poi l’ulteriore (ottimo) consiglio di andarsi a confrontare anche con la Lady di Grande Inverno.
Ho apprezzato molto la complicità iniziale tra le due giovani donne, il trovare similitudini al di là dell’iniziale diffidenza (come giustamente ricorda Dany, entrambe hanno dovuto imporre la loro leadership su molti uomini riluttanti a seguirle solo perché donne, e nonostante ciò entrambe hanno fatto un “damn good job” nel dimostrare le loro doti)… peccato che quell’accento finale posto da Sansa sul desiderio del Nord (e a cui quindi lei non è intenzionata a rinunciare) di rimanere indipendente dopo essersi riconquistato la propria sovranità con la spada sembri scalfire di nuovo un’apparentemente ritrovata sintonia. Io sono generalmente dalla parte di Sansa sul discorso di appoggiare la volontà del proprio popolo, ma così come dicevo la scorsa settimana non mi sembra proprio il momento di parlarne ora: ve la ricordate l’orda di più di centomila morti che sta per attaccarvi? Ecco, vogliamo fare buon viso a cattivo gioco per adesso e magari di titoli ed egemonie se ne riparla a guerra finita? Lo trovo davvero poco lungimirante da parte della giovane Stark, che ha dimostrato una buona predisposizione al comando e al prendere l’iniziativa nell’arco della scorsa stagione, ma che si sta perdendo in un bicchiere d’acqua adesso, finendo per rovinare momenti di potenziale accordo solo per tenere un punto che non è davvero la priorità al momento.

Questo scambio tra Sansa e Daenerys porta però quest’ultima anche a chiarire un punto che molti hater tendono a sorvolare quando si parla delle sue azioni: ci sono state un paio di scelte discutibili fatte dalla giovane Targaryen finora, ma una cosa che non si può dire di lei è che non ascolti chi le sta intorno proprio perché consapevole dei suoi limiti e dei suoi istinti. L’ha detto a tutti i suoi consiglieri, l’ha ripetuto a Varys giusto nella scorsa stagione (“Se riterrai che non sono più una sovrana giusta per il mio popolo me lo verrai a dire in faccia, non cospirerai contro di me”: l’obiettivo è sempre di migliorarsi, e se necessario essere rimessa in riga), come affermato anche da Tyrion in passato si conosce e per questo cerca di circondarsi di chi può smorzare la sua impulsività… ha più volte riversato questa impulsività con parole amare proprio su Tyrion, e visto quanto apprezzi il personaggio non posso dire di gradire questo lato, ma è ben lontana dall’essere una folle, dittatrice o chi più ne ha più ne metta. E alla fine della fiera la scelta di seguire Jon a Nord è stata sì una decisione presa per vendicare la perdita di uno dei suoi figli, mossa dalla spaventosa armata che ha potuto vedere con i suoi occhi, ma prima di tutto l’ha fatto perché anche lei è innamorata di Jon e sente di dovergli stare accanto… già sento alzarsi nugoli di proteste per il fatto che abbia mutuato il termine “manipolazione” usato prima da Sansa per riferirsi a come non è stata lei a entrare nella testa di Jon ma piuttosto lui a convincere lei a deviare temporaneamente da quello che è stato l’obiettivo di tutta la sua vita, ovvero il Trono di Spade, ma qui ormai si va davvero a pescare il pelo nell’uovo quindi non ha più neanche senso rispondere…

Prima di passare alla sequenza verso cui l’intero episodio sembra svilupparsi in crescendo, vorrei spendere due parole su Bran e sulle sue affermazioni durante il raduno pre-battaglia: il Corvo a Tre Occhi ci conferma finalmente a chiare lettere l’ipotesi che in molti abbiamo avuto che uno degli obiettivi del Night King è proprio lui. game-of-thrones-branPer quello il ragazzo è stato marchiato e per quello abbiamo visto spesso quest’ultimo reagire al passaggio di animali attraverso cui Bran spiava le sue mosse. Ha senso che, come afferma anche Sam (“Slayer of White Walkers, Lover of Ladies… as if we need any more signs that the world is ending”: Edd, c’eri mancato!), in una lotta per stabilire il suo dominio eterno, cancellando ogni traccia di umanità e civiltà dai Sette Regni, la memoria del mondo in possesso del Three-Eyed Raven sia il primo e principale obiettivo da eliminare da parte del Re della Notte. Che quindi una delle battaglie più accese di questa guerra sia quella “mentale” tra Bran e il Night King era qualcosa che già sospettavamo, ma il fatto che si sta pensando di usare il ragazzo come esca per attirare il nemico in disparte già nel corso della Battaglia di Winterfell sembra presagire che questo scontro avverrà leggermente prima di quanto immaginavo (anche se, d’altronde, il prossimo episodio è pur sempre metà stagione, quindi quanto più in là si sarebbe potuti andare?).
Ne approfitto però per dire che apprezzerei se questo faccia a faccia, se realmente si concretizzerà almeno brevemente, porti con sé anche qualche informazione in più sui White Walker: sappiamo qualcosa sulla creazione del primo Estraneo, ma continuiamo a non avere molti altri indizi sulla loro esistenza e, per quanto un’armata di morti sia già alquanto terrificante di per sé, trovo leggermente anticlimatica l’idea che un confronto tra Bran e il Night King possa avvenire del tutto in silenzio. Dai romanzi sappiamo che la comunicazione per queste creature è articolata in maniera diversa da quella umana, che sembri una sorta di crepitio (e doveva essere così anche per lo show, nel pilot, elemento poi eliminato quando il primo episodio è stato rigirato perché gli autori volevano focalizzare l’attenzione non sul modo di esprimersi degli Estranei, ma sul mero fatto che esistessero), quindi non mi immagino una vera e propria conversazione, ma vorrei almeno che ci fossero sprazzi di visioni e altro che portino Bran (e noi con lui) a scavare un po’ più a fondo.

Parliamo ora dell’attesa rivelazione di Jon a Daenerys, che come detto ci ha fatti attendere per l’intera durata dell’episodio, con Jon che continuava attentamente a evitare lo sguardo e la compagnia di lei. Mi è piaciuta la creazione della sequenza e l’ambientazione, proprio di fronte alla statua di Lyanna Stark. È triste che perfino Dany fosse a conoscenza solo della menzogna raccontata su Rhaegar, che al di là delle molte qualità era stato presentato poi a tutti come “il rapitore e lo stupratore di Lyanna”. Da questo punto di vista la verità può certo lenire quella ferita, ma provoca ovviamente quella prima reazione di incredulità da parte di Daenerys che tutti avevamo anticipato: “Questa informazione rivoluzionaria, che fa di te l’ultimo erede maschio della famiglia Targaryen e legittimo erede al Trono, te l’hanno data tuo fratello e il tuo migliore amico: comodo!”.
Per cause di forza maggiore il faccia a faccia viene interrotto su una nota di incredulità e quasi di dissapore tra i due, scelta che può a primo impatto procurare frustrazione nello spettatore ma che in realtà trovo sia stata studiata nel migliore dei modi: è inutile portare avanti per un quarto d’ora un discorso del genere, a livello di ritmo narrativo gettare la bomba e lasciarla sedimentare mentre ci si concentra su altro di più urgente ha più senso, e magari l’esito della Battaglia di Winterfell regalerà anche una prospettiva diversa a tutti i coinvolti per relazionarsi con i vari problemi che li attanagliano.

Note sparse:
  • Alla fine Arya cede ai suoi istinti di donna e decide che, anziché guardarsi Gendry sporco e sudato solo a distanza, preferisce giocarsi la carta del “domani parto per il fronte, rendiamo speciale questa notte”… fanservice o no che sia, a me piace che ogni tanto riemerga il suo lato più umano, e quando non aveva ancora intrapreso il suo percorso da assassina l’accoppiata con Gendry non mi dispiaceva affatto, quindi per me è sì;
  • Visto che gli elogi al savoir-faire di Tormund non sono mai abbastanza, vorrei riportare qui anche il suo “I’m no king, but if I were I’d knight you ten times over” rivolto a Brienne come una delle battute migliori della puntata;

  • Nell’arco dell’episodio abbiamo anche un breve dialogo tra Tyrion e Bran, un’accoppiata finora inedita che trovo molto intrigante e un faccia a faccia a cui mi sarebbe piaciuto assistere. Ora sarei curiosa di sapere se ha portato qualche grossa rivelazione anche alle orecchie di Tyrion;
  • Durante l’organizzazione della difesa di Winterfell si parla di nascondere coloro che non combatteranno nelle cripte, “il luogo più sicuro del castello”: si è spesso speculato che le cripte di Winterfell siano intrise di magia, d’altronde figuravano spesso anche nelle visioni di Bran precedenti al suo viaggio a nord della Barriera in cerca del Corvo a Tre Occhi. Che si tratti del tipo di magia che può tenere fuori anche gli Estranei? Immagino che lo scopriremo presto;
  • Riprendendo un attimo il discorso del cavalierato di Brienne, io sto ancora aspettando con ansia il turno di Podrick: il ragazzo ha dimostrato il suo valore e la sua lealtà decine di volte finora, “he’s come a long way” dice anche Jaime (a una Brienne che sorride compiaciuta davanti al netto miglioramento del suo scudiero)… lo vorrei cavaliere prima della fine di tutto.
    E, giusto per aggiungere un altro pregio di Pod a quelli già menzionati nell’articolo sugli scapoloni più appetibili di Westeros, ha pure una bella voce! Bellissima la sequenza di immagini di preparativi e trepidazione che si susseguono nell’episodio sulle note di questa “Jenny of Oldstones” (scritta dal solito, magistrale Ramin Djawadi in collaborazione con Benioff e Weiss), ancora più commovente cantata nei titoli di coda dall’inconfondibile voce di Florence Welch.

Sarebbe troppo lungo menzionare nel dettaglio tutte le piccole interazioni che hanno fatto di questo episodio preparatorio un ottimo episodio corale, dimostrazione di quello che, casualmente, mi era capitato di scrivere giusto qualche giorno fa in risposta a un post nel nostro gruppo Facebook: trovo riduttivo limitare il fascino di Game of Thrones a “tradimenti a sorpresa e morti ammazzati in maniera sconvolgente”. Se non si arriva dopo tutte queste stagioni ad appassionarsi a questi personaggi (anche i più marginali), alle loro lotte, sconfitte e conquiste, chiaramente non si può apprezzare un episodio come questo, che gioca proprio sul legame che lo spettatore ha instaurato con i personaggi e con gli avvenimenti che li hanno portati a questo punto.
E, in questo caso, credo che ci si perda una delle componenti più coinvolgenti dell’universo costruito per Game of Thrones.

Voi che ne pensate invece di questa “A Knight of the Seven Kingdoms”? Attendo come sempre di leggere i vostri pareri qui sotto nei commenti e, in attesa della prossima settimana, vi ricordo di passare dai nostri amici di

Emilia Clarke Italy
Game of Thrones ITALIA
~Le migliori frasi de “The Game of Thrones”~ 
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Fraciconia
An Anglophile Girl’s Diary
Telefilm Obsession: the planet of happiness
The White Queen Italia

per rimanere sempre aggiornati sul mondo di GoT, dei suoi interpreti e sull’universo British in generale.
Alla prossima!

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