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Friendship Addicted | Eliot e Margo – The Magicians

Irriverenti, egocentrici, melodrammatici, politicamente scorretti: sì, sto parlando di Eliot e Margo.

Se state leggendo questo articolo probabilmente non c’è bisogno di spiegazioni, ma se avete aperto per caso questa pagina una breve introduzione è d’obbligo: parliamo di The Magicians, lo show targato Syfy e ambientato nell’accademia di magia di Brakebills. Per quanto credo che questa definizione sia molto riduttiva, diciamo che se Harry Potter e Le Cronache di Narnia avessero un figlio problematico e lo facessero crescere per le strade di New York, probabilmente il risultato sarebbe qualcosa di molto simile a The Magicians – vi ripropongo qui un articolo nel caso in cui ve lo foste perso e d’ora in poi non mi farò scrupoli a fare spoiler!

*** SPOILER ALERT *** Se non siete in pari con la seconda stagione, procedete a vostro rischio e pericolo.

E ora che la parte ufficiale è chiusa, lasciatemi dare libero sfogo alla fangirl che è in me come se non ci fosse un domani! Io ADORO Eliot e Margo, sono letteralmente pazza di loro. Con Eliot è stato un amore a prima vista, un moderno dandy, snob e lussurioso, con degli outfit meravigliosi – e l’outfit, lo ammetto, ha avuto una parte fondamentale nella crescita della mia infatuazione; con Margo l’apprezzamento invece è cresciuto col tempo, quando, proprio grazie al suo rapporto con Eliot, hanno iniziato a mostrarci la sua vera personalità al di sotto di una facciata superficiale e vanesia. Insieme sono perfetti e quando condividono la scena hanno decisamente i riflettori puntati addosso; anche nella situazione più difficile, con il loro umorismo dissacrante, riescono a catalizzare l’attenzione e a sdrammatizzare il tutto. Con le loro battute e le loro trovate riescono a essere assurdi, esagerati, a volte addirittura fuori luogo, e proprio per questo sorprendenti; la noia con loro non è contemplata.

Il fatto che insieme formino una coppia tanto azzeccata è quasi un paradosso. Sono due prime donne, due vere e proprie drama queen, egocentrici e spudoratamente egoisti, fondamentalmente degli stronzi; la loro natura dovrebbe portarli a farsi la guerra l’uno con l’altra per riuscire a primeggiare in maniera assoluta o quanto meno a sfruttarsi senza nessuna remora, e invece sono diventati migliori amici. Contro ogni legge della fisica, dati due ego talmente ingombranti da creare una collisione nucleare nel momento in cui entrano in contatto, Eliot e Margo si sono trovati e hanno deciso di non lasciarsi più, diventando a tutti gli effetti la coppia regnante della casa dei Fisici. La vera corona l’hanno indossata solo nella seconda stagione, ed è stata semplicemente la consacrazione di quella che ormai era già un’idea fissa nella mia testa.

Si dice che gli opposti si attraggono ma i simili si amano e qui arriviamo alla soluzione del paradosso: proprio perché sono due esseri alla base così simili, sono riusciti a colpo d’occhio a riconoscere il vero io dell’altro, sepolto sotto tonnellate di cinismo e vanità; reciprocamente, hanno saputo guardare sotto la superficie e apprezzare ciò che vi era nascosto. Il loro non è un amore romantico, non degeneriamo parlando di ship o quant’altro perché in questo caso non ha alcun senso, e non mi riferisco solo all’ovvia giustificazione degli incompatibili gusti sessuali (abbiamo avuto più volte la prova che quelli possono essere dei confini molto labili). Il loro amore è di tutt’altro genere: si sono compresi fino nel profondo, anche negli aspetti più difficili e oscuri del loro carattere, e soprattutto si sono accettati, senza riserve; saranno sempre, l’uno per l’altra, un sostegno e una spalla su cui appoggiarsi, a prescindere dalla loro situazione sentimentale – ovviamente sarebbe un supporto fatto di frecciatine pungenti e probabilmente insulti neanche troppo velati, ma è anche per questo che li amo così tanto.


Il loro rapporto è cresciuto col tempo, seguendo l’evoluzione dark della serie, e andando incontro anche a momenti tutt’altro che rose e fiori, come il tracollo emotivo di Eliot della scorsa stagione a seguito della morte di Mike e l’attuale situazione a Fillory. Hanno dimostrato così di essere molto di più di due personaggi leggeri e dalla morale discutibile, di essere disposti a tutto pur di prendersi cura l’uno dell’altra. Questa seconda stagione ci ha regalato dei gran bei momenti che fanno onore a questo friendship addicted, su tutti l’esilarante entrata in guerra sulle note di Les Miserables, l’incoronazione come sommi sovrani di Fillory e soprattutto il discorso di Margo a Fen: di fronte alla possibilità della morte dell’amico, la ragazza prende in mano la situazione ed è col cuore in mano (e il solito linguaggio da lady) che promette a Fen di prendersi cura di lei, del bambino e dell’intero regno se la situazione dovesse precipitare e di fare tutto il possibile perché Eliot possa riprendersi. Il classico “andrà tutto bene” pronunciato però dal soggetto più insospettabile: ammettiamolo, persino nei confronti di Quentin non ha mai dimostrato tanta empatia, eppure con Fen è diverso, perché porta in grembo il figlio di Eliot e quindi diventa automaticamente un’estensione della persona che probabilmente ama di più al mondo e di conseguenza una sua diretta responsabilità.

Questo è esattamente il motivo per cui adoro questa coppia, perché dall’alto del loro egocentrismo spesso non si preoccupano di altro che di loro stessi, ma considerano l’altro una parte imprescindibile del proprio io: ci sono Margo ed Eliot, e poi c’è il resto del mondo. Senza essere smielati, riescono a dimostrare una complicità quasi innata e una chimica perfetta, un’intesa che traspare da ogni sguardo e ogni gesto e che li rende incredibilmente affascinanti. Le difficoltà che il finale della seconda stagione ci ha prospettato non mi spaventano, le loro apparenti divergenze sono ampiamente giustificate dai recenti trascorsi, quindi continuo a ben sperare che nella prossima stagione (di cui è già stato annunciato il rinnovo) Eliot e Margo continuino ad allietarmi le serate con il loro sarcasmo e la loro totale mancanza di empatia.

 

 




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