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Flash Recaps #34 | Nashville, Outlander, Orphan Black, TGW, NCIS: LA, Castle, New Girl

Nashville | 3×22 – Before you go Make Sure you Know by The Lady and The Band

11241623_10205986089504270_2920662911978847021_nCiao, mi chiamo Angela e sono devastata. Questo episodio mi ha ufficialmente distrutta, anzi, di più: mi ha ridotto a pezzettini e poi è passato sopra con una pressa un paio di volte. Non so bene da dove iniziare per dirvi quanto mi sia piaciuto: tutte le storyline sono state grandiosamente scritte e interpretate. Peccato che fosse l’episodio conclusivo della stagione per cui ci toccherà aspettare mesi (tanti, troppi) per sapere cosa accadrà. Vado a strapparmi i capelli e torno…

Bellissima la storyline di Deacon: gli incubi, i voti matrimoniali, la volontà di cercare una riconciliazione con la sorella. Bello anche quanto ha fatto Reyna per lui: il suo è da sempre uno dei personaggi migliori. Fedele a se stessa, una donna fortissima e allo stesso tempo fragile. Disposta a molto pur di assicurare la serenità all’amore della sua vita. Molto bella e commovente la scena dello scambio dei voti in ospedale.

Particolarmente intensa anche la storyline di Juliette e Avery. La depressione post-partum di lei demolisce quanto costruito con tanta fatica nel corso della serie (sì, serie e non stagione) e lo sguardo terrorizzato ma anche addolorato di Avery quando si trova davanti all’unica scelta possibile, mi ha spezzato il cuore. Juliette è fuori come un balcone e vedremo solo fra qualche mese – ahimé – se finalmente accetterà di avere qualcosa che non va e si farà aiutare.

La ship del mio cuore mi ha regalato due canzoni meravigliose (una delle quali non è ancora disponibile sullo store italiano per cui sto stalkerando il web alla ricerca disperata di una soluzione veloce ed efficace) ed un momento finale che mi ha rubato il fiato. Sono stati apprezzabili i tentativi di Scarlett e Gunnar di andare avanti con le loro vite cercando di concentrarsi sulla sola musica ma nel momento in cui si sono ritrovati a cantare dell’amore di Deacon e Reyna, hanno capito che quelle parole avrebbero potuto benissimo riferirsi a loro stessi. E fu così che persi una qualsiasi obbiettività ahahah!Chissà quanto ancora ci (mi) faranno penare per un happy ending!(Ho deciso di sorvolare sul perché mentre lo zio è in coma, quei due abbiano sentito il bisogno di mettersi a cantare sulla terrazza dell’ospedale).

Sono altresì soddisfatta della decisione di Mr Major: rovinare la vita della sua famiglia per salvarsi dalla prigione era qualcosa che, in effetti, sapevo non avrebbe mai fatto. Sono contenta di non essermi sbagliata. Mi dispiace per le povere figliole che si ritrovano al momento attuale con due figure paterne nei guai.

Ma veniamo alle mie gioie, o meglio alla mezza gioia e alla vera gioia. La “mezza gioia” è Layla che si accorge di quanto sia stata manipolata (o ancora lo è?) dal Verme Viscido. L’uomo giustifica le proprie azioni dicendole che non può perderla ma, devo essere sincera, non so quanto credergli. Certo sarebbe una svolta interessante per Jeff Fordham: il personaggio profondamente egoista che compie un atto ancora più egoistico per amore. Se vogliamo, il motivo è sempre egoista ma almeno lo è in maniera, diciamo, più comprensibile (per quanto non giustificabile). Layla e il ferro 10 sono la mia nuova ship!

La mia gioia vera è stato Will. Si conclude con questo episodio la parabola di auto-accettazione di Lexington: davanti alla consapevolezza di non poter continuare a vivere e mentire nello stesso momento, decide di fare coming out e compie per la prima volta ciò che aveva sempre sperato di poter fare: dire «Ti amo» sentendolo veramente. Un kudos va a Chris Carmack che nella semplicità della scena finale, ha fatto commuovere anche me.

Con questo vi saluto e vi ringrazio per avermi letto in quest’anno. Amo Nashville per i suoi personaggi, le sue storie e la sua musica e mi ha fatto un enorme piacere poter condividere tutto ciò con voi.

Outlander | 1×14 – The Search By Sam

11037215_10206260118769467_7719237252725742810_nNel finale dello scorso episodio, “The Watch”, Outlander ci aveva lasciato con il fiato sospeso: i membri della Guardia e Jamie erano caduti in una trappola a causa di quel traditore (in ogni senso, è proprio il caso di dirlo) di Horrocks, che prima aveva disertato l’esercito inglese per unirsi, poi, alla Guardia e alla fine ha tradito la Guardia vendendola alle Giubbe Rosse.

E Jamie ci è andato di mezzo, costretto ad accompagnare i membri della milizia proprio a causa di Horrocks e dei suoi ricatti, che hanno costretto Ian a uccidere quest’ultimo per proteggere la sua famiglia.

Questa quattordicesima puntata ha ripreso le fila della narrazione proprio dalla notizia della cattura di Jamie. “The Search”, al suo inizio, ci ha mostrato Claire che, da donna indomita e coraggiosa qual è, non ha perso tempo e, dopo aver prestato le cure mediche necessarie al cognato, ha cercato di organizzarsi per partire e andare a salvare il marito.

L’episodio, proprio come annunciato dal suo titolo, è stato una ricerca, ovvero la ricerca di Jamie, per poterlo salvare dal patibolo e riportarlo sano e salvo a Lallybroch.

Ancora una volta, la “sorpresa” è stata la sorella di Jamie, Jenny: nonostante avesse dato alla luce la sua bambina da pochi giorni, ha fatto preparare le necessarie provviste per il viaggio, ha lasciato il marito ferito a riposare, la figlioletta e il primogenito alle cure della governante, si è sistemata attorno alla vita due pistole e ha non solo accompagnato, ma ha guidato Claire sulle tracce del plotone che ha catturato Jamie, in modo veloce ed efficace, fino a quando non sono riuscite a trovarlo. Questa giovane donna è un personaggio straordinario: bella, forte, coraggiosa e abile quanto gli uomini che a Lallybroch o a Leoch la circondano.

Una volta giunte a quel punto, però, le due hanno scoperto che Jamie, Highlander giovane ma esperto e dalle mille risorse, era riuscito a fuggire ed era dunque in fuga, a piedi, attraverso le Highlands.

La seconda parte del viaggio ha visto Claire accompagnata non più da Jenny, la quale doveva tornare dalla sua bimba neonata, ma dal fidatissimo Murtagh, che era riuscito a seguire le loro tracce.

E così, per settimane Claire e Murtagh hanno cavalcato attraverso la splendida e feroce natura delle Highlands (permettendo a noi di vedere dei paesaggi straordinari), facendosi passare per “artisti” ed esibendosi ovunque ne avessero occasione, di modo che la voce delle loro esibizioni si spargesse, arrivando fino a Jamie, dandogli così modo di trovarli e ritrovare la via di casa.

Grazie a questo viaggio forzato, abbiamo avuto modo di vedere approfondirsi il rapporto di Murtagh e Claire e scoprire anche il motivo per cui lui è così legato a Jamie: il bel Fraser è il figlio della donna amata dall’Highlander e fu proprio quest’ultimo a regalare alla madre di Jamie e Jenny i particolari e bellissimi bracciali che Jenny ha donato a Claire e che quest’ultima porta con sé. Jamie, dunque, è come un figlio per Murtagh, il figlio che voleva dalla donna che amava e che non ha potuto avere.

Il loro piano, però, è stato complicato da un gruppo di zingari, che hanno rubato la loro idea (e la canzone cantata da Claire… ovvero una rivisitazione di “Boogie Woogie Bugle Boy”, canzone delle The Andrews Sisters, del 1941) e, nonostante la richiesta di Claire di non esibirsi più con quel numero, accompagnata da una bella manciata di denaro, sono venuti meno alla parola data; ciò ha portato Jamie sulle tracce sbagliate e l’ha fatto catturare nuovamente.

A recare loro questa terribile notizia, dopo un lampo di speranza di aver finalmente individuato Jamie, è stato Dougal, il quale non ha perso molto tempo e ha anche chiesto a Claire di sposarlo, una volta ufficializzato il suo stato di vedovanza. Il discorso del “War Chief” del clan MacKenzie è stato senza ombra di dubbio in qualche modo disturbante e tuttavia nemmeno privo di fondamento: per quanto Dougal sia alla ricerca di un potere che gli permetta anche di affrancarsi dal dominio del fratello, nonché di sostenere la causa giacobina, è vero che se Jamie morisse Claire non avrebbe più alcun tipo di protezione, ritrovandosi di nuovo a essere una “straniera” in una terra che si sente in lotta contro l’Inghilterra e si prepara a una guerra contro i governanti; nessuna protezione avrebbero, nemmeno, Lallybroch e, con esso, Jenny, Ian e i bambini.

E, come sottolineato in precedenza proprio da Jenny, “L’amore ti costringe a scegliere”.

Claire, tuttavia, ha dimostrato di non essere pronta ad arrendersi e ha chiesto l’aiuto degli uomini del clan che noi ben conosciamo (all’inizio piuttosto recalcitranti) per recarsi alla prigione di Wentworth e tentare di salvare Jamie. Richiesta che Dougal non ha appoggiato ma alla quale non si è nemmeno opposto. E Claire, in cambio, ha acconsentito a sposarlo nel caso il piano di salvataggio fallisse e Jamie venisse giustiziato.

Con una scena che personalmente mi ha ricordato il finale de “Le Due Torri” (il momento in cui Gandalf, Aragorn, Eomer a cavallo, dopo la vittoria al Fosso di Helm, guardano verso Mordor, preparandosi alla battaglia per la Terra di Mezzo), “The Search” si è chiuso, mostrando Claire, Murtagh e gli uomini del clan MacKenzie che, a cavallo, osservano in lontananza il forte dove Jamie è prigioniero. Cosa accadrà a Wentworth, lo scopriremo la prossima settimana.

Orphan Black | 3×04 – Newer Elements Of Our Defense by Eilidh

10995661_10206708722461773_7585499923395426901_nI primi minuti di questo episodio mi hanno fatto capire che sono stata troppo catastrofica: Mark, contrariamente a quanto pensavo, è ancora vivo, anche se molto malconcio, e lo vediamo per lo più interagire con Sarah.

La settimana scorsa dicevo che mi sarebbe piaciuto vedere le due linee di cloni allearsi per scoprire, insieme, il loro genoma originale, dal momento che è un loro obiettivo comune, e, brevemente succede proprio questo. Mark e l’altro clone stanno diventando sempre più interessante, anche se, finora, (almeno per me), vuoi per un fatto di anzianità, vuoi per le splendide caratterizzazioni della Maslany, non hanno ancora raggiunto i livelli di simpatia e affetto dei cloni Leda.

E, a proposito dei cloni Leda, Alison è ancora abbastanza isolata, e la sua storyline diventa più “affollata” con l’entrata in scena dell’ex fidanzato del liceo (ritorno di fiamma in arrivo?). Onore e gloria agli autori per aver citato Breaking Bad: come spacciatrice, Alison non ha nulla da invidiare a Jesse Pinkman.

Divertente anche il dialogo tra Cosima e Felix: sono entrambi estroversi e un po’ strambi, e vederli insieme è sempre bello; Cosima, poi, fa tenerezza con il suo cuore spezzato e le sue tecniche di abbrutimento (che a me fanno sempre venire in mente la teoria di Lorelai in Gilmore Girls sulle rotture). Queste scene un po’ più “easy” stemperano la tensione dell’episodio, ma si prendono il giusto spazio.

Chi invece preoccupa tanto è Helena, nelle mani del nemico. Mi è sempre piaciuta tanto. Pur essendo fuori di testa e imprevedibile, ha un gran cuore, che mostra, qualche volta; con i bambini, per esempio, con i quali è sempre dolcissima e protettiva (è meravigliosa con Kira), e, adesso, con il clone Castor che aiuta a morire. Nessuno più di lei può capire cosa significhi sentirsi abbandonati, e prova pietà per l’uomo che ha di fronte, al punto da rinunciare alla sua occasione di fuga. Mette un sconosciuto (non sa che è suo fratello, se lo sapesse, il gesto significherebbe ancora di più, per lei) prima delle sue esigenze. Il suo corrispettivo maschile, pur essendo un po’ folle, non arriva, almeno per il momento, alla profondità di Helena. Ha un bisogno estremo di affetto, di famiglia, di stabilità, e fa male vederla lontana delle sue sorelle (riuscirà a non credere che loro l’hanno abbandonata?), in pericolo. La vita è stata molto dura, con lei, e continua a mandarle prove da superare. Dal promo, si capisce che Helena e Sarah si riuniranno presto e sarà emozionante vederle incontrarsi di nuovo, anche in una situazione così critica. Come reagirà Helena, nel rivedere sua sorella?

Un’altra a cui la vita ha sorriso poco è Gracie: la sua è davvero una famiglia disfunzionale, arida di affetto, che non ha fatto altro che deluderla, respingerla e ferirla. Quando perde il bambino, non solo sua madre non fa il minimo gesto per aiutarla a superare un momento tanto traumatico per una ragazza così giovane, ma la accusa e la allontana. Alla luce di tutto, essere cacciata via è solo un bene, per lei. Si è liberata di una situazione soffocante e insana e ora ha la possibilità di rimettere insieme i pezzi della sua vita ed essere, finalmente, libera di decidere per se stessa. Sempre dal promo del prossimo episodio, pare che Gracie troverà rifugio nella grande famiglia dei cloni Leda. Non vedo l’ora di vedere Felix alle prese con la ragazza: dalle poche immagini che ci hanno mostrato, ci sarà da ridere.

Si stanno aggiungendo tasselli alla storia dell’origine dei cloni, ma rimangono ancora delle domande: chi erano i genitori? Perché proprio quei due bambini sono stati scelti per dare origine ai cloni? Perché si ammalano? Ora che hanno il genoma originale, a qualche domanda sapranno dare una risposta.

The Good Wife | 6×22 – Wanna Partner by bravissima6

11219552_10153296915189267_214580941156574862_nE proprio quando pensavamo che lo show non potesse riservarci altre sorprese, ecco che gli autori son lì pronti a smentirci.

L’evento più imprevedibile è, senza dubbio, il ritorno di Kalinda. Non me lo sarei mai aspettato e sono rimasta a bocca aperta. Gli autori si sono giocati le loro carte alla perfezione, perché questo ritorno è stato catartico e finalizzato a dare la giusta chiusura alla bellissima amicizia che la donna condivideva con Alicia. Seppur tra alti e bassi, quella tra le due donne è stata sempre una delle più belle amicizie del mondo tele filmico. Dialogo ed interpretazione studiati alla perfezione per arrivare direttamente al nostro cuoricino. Insomma, a pensarci bene, forse rivederla mi ha fatto ancora più male! D’altro canto però, sono un po’ delusa, perché secondo me, anche Cary meritava una visita da Kalinda.

L’altro fatto (più o meno) inaspettato, è la candidatura di Peter a presidente degli Stati Uniti, con lo scopo di essere eletto a Vice. Insomma, quest’uomo non riesce proprio a stare fermo e non si preoccupa minimamente dei sacrifici che chiede ogni volta ai suoi familiare pur di realizzare il suo ego smisurato. La situazione è rimasta alquanto in sospeso, ma Alicia ha già esternato il suo disappunto. Mi piacerebbe che, nella prossima stagione, si staccasse finalmente da questo fardello che si porta dietro e diventasse finalmente più indipendente, nonostante anche Eli le remi contro, istruendo il suo ghost – writer su come dipingerla come la “buona moglie” del titolo.

Quello che ho amato di più è stato il caso della settimana, non tanto per il contenuto in sé, ma perché, ancora una volta è servito a far uscire fuori la vera Alicia, forte, determinata e dannatamente brava nel suo lavoro. Un riscatto non di poco conto, dopo una stagione in cui è stata relegata al ruolo di burattino nella mani di Eli per diventare State’s Attorney. Scoppiettante la collaborazione con Finn, il quale è un bravissimo avvocato e un perfetto “fidanzato” per Alicia. Anche se, dopo l’esaltazione iniziale, abbandona la partnership perché sta riprovando a costruire una storia con la ex moglie e la collega è una distrazione/tentazione costante.

“Sedotta e abbandonata”, Alicia riceve una proposta di partnership proprio sul finale, niente meno che da Canning, inviperito con i soci della Lockhart – Agos – whoever, per aver licenziato sua moglie dal loro studio, apparentemente con la scusa dei un presunto possibile spionaggio.

Ottima conclusione, che pone anche le basi per un inizio col botto.

NCIS: Los Angeles | 6×22 – Field of Fire By Claw

11258045_875764212480947_8751669648459647916_nQuesto terz’ultimo episodio di stagione si rivela essere proprio quello che mi aspettavo, una sorta di tappa buchi prima del doppio finale che ci attende come ogni anno pronto a distruggerci anima e fegato. Perché è questo che fa NCIS no? Gli spunti di questo episodio non sono male ma considerato il punto in cui è collocato all’interno della stagione e anche tutti i fili che si son mossi in precedenza e che vedremo ricollegarsi presto sinceramente non mi ha colpito particolarmente. La storia è semplice, per così dire, un cecchino in una sorta di centro di recupero viene “rapito” da un gruppo terroristico per compiere una serie di omicidi in grado di incrinare i già tesi rapporti tra americani e i musulmani che vivono negli USA. Non è altrettanto semplice mettere insieme i tasselli del puzzle per il team poiché i collegamenti tra la vittima e i suoi “rapitori e manovratori” son abbastanza sottili e solo grazie all’intervento prima di un senzatetto a cui le parole di Sam probabilmente danno una speranza per il futuro e in seguito di un simpatico e fin troppo loquace autista il gruppo riesce a far 2 + 2 e comprendere cosa davvero si nasconde dietro questa sorta di rapimento e possibile minaccia. A fine episodio l’assassinio che era stato commissionato viene sventato da un incredibile tiro dalla distanza di Kensi, cecchina nata, e dal veloce intervento di Sam e Callen che riportano alla sua famiglia il marine drogato e rapito che può finalmente mettersi alle spalle l’accaduto.

Per quanto riguarda gli spunti di cui parlavo inizialmente mi è piaciuto molto come sia stata ritirata in ballo la questione Kensi/Afghanistan e la valanga di problemi e “cicatrici” che quell’esperienza potrebbe aver portato alla donna così come avrebbe entusiasmato di più un maggior focus sulla cosa e sulla copertura, anche perché soprattutto nelle scene finali lo sguardo e il comportamento di Kensi mi ha fatto pensare a come questo le sia pesato, ancora una volta. Deeks è sempre al suo fianco, a controllare e confermare che stia bene, a complimentarsi con lei e a supportarla oltre che a far le sue solite battutine, le sue scenette e a diventare il “fratellone” di quello che sembra essere proprio il suo opposto. Che poi si parli anche di bambini all’interno dell’NCIS per me è stata gioia pura, sia perché Deeks e Kensi che considerano l’opzione figli, anche se non nell’immediato, è comunque uno dei miei sogni da shipper, sia perché anche Callen padre potrebbe essere un risvolto interessante e perché no, pure divertente. Eric e Nell si vedono veramente poco, così come Granger e Hetty, che però chiude con il suo “Bravo” nelle ultime scene dell’episodio e dirige il suo team dalla base. Sam lo ritroviamo a dispensare consigli su come fare il genitore, ad osservare da lontano la famiglia riunita e a tentare di indirizzare un uomo smarrito di nuovo sulla giusta via, insomma è il solito guru e maestro di vita dell’episodio, anche se lo fa sempre con quella vena divertente che lo contraddistingue, soprattutto quando parla con il suo partner.

E ora? Cosa ci attende per questo finale? Vi basta la parola Arkady? OH YES. Preparatevi perché questi due ultimi episodi si preannunciano entusiasmanti e carichi di sviluppi proprio come piace a me e a noi credo no?

Castle | 7×23 – Hollander’s Woods by WalkeRita

11245803_1640570506177070_220042663838794293_nC’è una frase che ho sempre amato del pilot di Castle, una frase che rappresenta un po’ il personaggio che dà il nome a questa serie e che descrive perfettamente il suo ruolo nel mondo del crimine, che sia scritto in uno dei suoi romanzi o vissuto nel Dodicesimo Distretto di Polizia di New York, e parafrasando quelle parole il significato alla base è che c’è sempre una storia da scoprire, dietro le azioni di un assassino, alle spalle di una vittima, al di sopra del gesto in sé, c’è sempre una storia, un evento scatenante, un movente che dia una spiegazione, un perché che motivi uno dei gesti più catartici che l’uomo possa mai compiere e subire. Non so davvero cosa scrivere prima in questa piccola recensione di un episodio che ha così tanti significati ed emozioni che potrei parlarne per ore ma cercherò di sintetizzare. Ci sono tante serie tv che nei loro series finale hanno azzardato, sperando in un rinnovo troppe volte improbabile, e hanno lasciato le loro storie aperte, i loro personaggi in bilico, i loro fan in sospeso, ecco, Castle invece è quello show che AL PRIMO segnale di “pericolo” ha scritto una season finale come se dovesse essere l’episodio conclusivo, ricollegandosi infatti a quella frase che tanto amo del pilot, mostrandoci quale fosse la storia dietro le parole di Richard Castle, dietro la sua passione quasi macabra per il mistero, dietro quella scelta che non ha mai messo in dubbio, anche quando l’ispirazione sembrava averlo abbandonato. E per questo regalo, per questa coerenza incredibile, dobbiamo dire GRAZIE ai veri Castle & Beckett, a uno scrittore e alla sua musa, a un marito e a sua moglie, a Andrew Marlowe e Terri Edda Miller, capitani di quella Writers Room così atipica al giorno d’oggi per uno show che non guarda al business o agli ascolti, ma che segue il cuore, SEMPRE. Inquietante come poche volte prima, questo season finale ci mostra come quella storia che Castle anni fa raccontò a Beckett nel giorno di Halloween non fosse poi così lontana dalla verità perché ci fu davvero, all’inizio di tutto, un evento che traumatizzò un allora bambino Richard Alexander Rogers tanto da spingerlo a cercare nel mondo della narrativa una risposta a ciò che aveva visto e a cui era rimasto aggrappato per tanto tempo nella speranza vana che quel ricordo durasse senza trasformarsi in pura immaginazione. E a distanza di decine di anni, Castle riscopre la realtà dietro la SUA storia, tra mille dubbi e paure in grado di spingerlo a interrogarsi anche sulle persone che lo circondano, le stesse persone però che lo sostengono senza remore e lo aiutano a rialzarsi e a credere in sé stesso come ha sempre fatto. Una maschera ordinaria nasconde il volto reale di un mostro, che finge e si mimetizza nella vita di tutti giorni come un uomo normale mentre negli ultimi secondi di vita delle sue vittime, si mostra per davvero in tutta la sua diabolicità. Sostenuto fino alla fine dalla partner più leale che potesse mai desiderare nella vita e nel lavoro, Castle insegue la sua storia, insegue il suo inizio, bramando una conclusione di cui ha bisogno per cominciare un nuovo capitolo della sua vita. E proprio al limite della sopravvivenza, una mano amica lo aiuta a combattere la sua battaglia più importante, permettendogli di scrivere la parola fine a quell’incubo che per troppo tempo aveva definito la sua persona. Dalle oscure sfumature di questa storyline quindi passiamo nuovamente alla luce pura e intensa che irradia questo show che nelle sue ultime scene riunisce per la prima volta l’intera famiglia fittizia e reale alla base di questa serie immensa e si congeda con la possibilità di un cambiamento importante per Beckett ma anche con la consapevolezza che quei sentimenti e quei legami che sette anni fa si sono formati resteranno immutati fino all’ultimo secondo di quello che sarà l’atto finale di questa favola moderna chiamata “Castle”.

New Girl | 4×22 – Clean Break by Ale

10730973_10206760482160896_2389243968571885643_nOk, non so da dove cominciare a parlare di questo season finale: quest’anno ho seguito New Girl con maggiore attenzione (e spirito critico, aggiungerei) per cercare di condividere opinioni ben ragionate, e soprattutto visto il calo che avevo notato nella terza stagione sono stata a volte severa perché mi sembrava di rivedere quella freschezza delle prime due annate solo a sprazzi…e non era abbastanza per questa serie che mi ha fatta ridere a crepapelle e appassionare alle vicende di questi disagiati! Ma di questo season finale non posso che parlare bene, perché mi ha sì fatta ridere con le solite improbabili gag, ma mi ha anche emozionata tantissimo e ha chiuso diverse storyline nel modo più coerente possibile.

Innanzitutto, il titolo riflette non solo la visione di Coach riguardo i cambiamenti esistenziali, ma è un po’ la parola chiave che accomuna tutti gli abitanti del loft in questi venti minuti finali: con la convinzione dell’inquilino in partenza si confrontano Nick e Schmidt (che cercano di sbarazzarsi rispettivamente di cose inutili accumulate nell’arco di una vita e, ovviamente, di uno scatolone pieno di cose appartenenti a CeCe) ma si trova in contrasto il duo Jess/Winston, affiancati nel cercare di dare a Coach un degno saluto e convincerlo che non deve per forza dare un taglio netto con la sua vita a L.A., ma anche nel trovare un modo per far comunicare Schmidt e CeCe, quest’ultima come ricordiamo partita per un viaggio in solitaria per togliersi Schmidt dalla testa. Dopo la rottura con Fawn, lo scatolone di CeCe riporta alla mente di Schmidt molti ricordi della sua ex, compresa una misteriosa frase che gli è valsa 5 dollari nella Douchebag Jar, e il suo tentennare nel seguire il consiglio di Coach e lasciare definitivamente andare quei ricordi porta Jess&Winnie ad attivarsi in tutti i modi per far tornare CeCe quanto prima. I dubbi di Schmidt con lo scatolone portano al siparietto più esilarante dell’episodio, quello con l’addetto al ritiro delle donazioni (sto ancora ridendo per ogni singolo istante del loro confronto). Ma alla fine l’inevitabile inclinazione di Jess a intromettersi porta a qualcosa di positivo: Schmidt scopre che CeCe è ancora innamorata di lui. La scena con lui, zaino in spalla, pronto a raggiungerla in cima a una montagna perché non può aspettare che torni per conto proprio sarebbe già stata di per sé la mia conclusione preferita, ma mai avrei potuto anticipare la fatidica proposta avvenuta solo un paio di minuti dopo: stavo letteralmente saltando sulla sedia!!!

Winston, nel suo solito modo bizzarro di comportarsi, porta prima Coach ad aprirsi verso il desiderio di portare con sé più ricordi possibili dei suoi amici (durante il loro confronto finale ridacchiavo come una scema ma con tanto di lacrimuccia, perché in fondo l’idea della TV che sentirà tanto la mancanza di quel telecomando e viceversa un po’ mi ha toccata), e crea poi involontariamente la convinzione in Jess e Nick che la porta tra loro non è realmente chiusa grazie alla questione della tazza. Ok, che Jess avesse sempre avuto fantasie abbastanza strane su Nick è un fatto noto già da “Quick Hardening Caulk”, ma non mi sarei mai aspettata un simile slancio tanto da ritirare fuori quella tazza che a quanto pare era il loro segnale segreto per “time for sex”. E dal canto suo anche Nick, alla fine, non può negare che il suo “taglio netto” è stato un processo tutt’altro che semplice. I due decidono quindi di abbandonare del tutto la tazza, ma entrambi scopriranno in seguito che è sparita dal cestino, ciascuno convinto che l’altro l’abbia voluta conservare. Fa un po’ sorridere il pensiero che Winston, solo per regalare una “tazza del sesso” al suo gatto (finalmente! Bentornato Ferguson!!), potrebbe aver involontariamente riaperto la parentesi Ness per la prossima stagione.

È quindi con la partenza di Coach (che grazie al preavviso di Damon Wayans jr. ha potuto essere sviluppata in maniera non frettolosa e, soprattutto, come si conviene all’addio di un personaggio che sì, abbiamo visto in giro molto meno degli altri negli scorsi quattro anni, ma si è saputo far voler bene ugualmente) e con un “save the date” per il matrimonio di CeCe&Schmidt che salutiamo New Girl fino al prossimo autunno, e io saluto e ringrazio voi che avete avuto la pazienza di seguire i Flash Recap di questa serie con me quest’anno.

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