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Flash Recaps #32 | NCIS: LA, Outlander, Castle, Nashville, Orphan Black

NCIS: Los Angeles | 6×21 – Beacon By Claw

11175032_869609283096440_5459397763418245297_nE anche questa settimana NCIS:LA ci regala un gran bell’episodio con tanto di azione, vecchie e nuove storyline, preparazione per il finale di stagione e un personaggio che sinceramente io adoro. Quando poi un episodio si apre con un previously così interessante, che introduce quelle poche scene di Joelle, la ragazza di Callen, di una nostra vecchia conoscenza e dell’indagine su Deeks si sa per certo che quei quaranta minuti successivi varranno la pena di essere guardati, oh sì.

La puntata stavolta ruota tutta intorno alla figura di Arkady, vecchia conoscenza del team e soprattutto di Callen, che già dalle prime scene sembra essere messo fuori gioco da un improbabile e misterioso sicario. Inutile dire come la notizia colpisca subito il team e diventi la priorità del gruppo che si muove subito per scoprire chi ci sia dietro l’uccisione di una figura a loro così nota. In poco tempo i tasselli vengono messi al loro posto, un ottimo lavoro di Eric dalla sala operativa infatti rivela che, in verità, Arkady è vivo e vegeto e ha solo inscenato la sua morte per guadagnarsi un po’ di tempo. Ok, lo ammetto, la cosa era un po’ telefonata. Non si è visto il momento in cui il colpo di pistola è stato sparato e l’esplosione che ha praticamente distrutto il corpo era un po’ troppo conveniente però devo ammettere che il modo in cui si è sviluppata la trama mi ha colta di sorpresa. Nel corso dell’episodio il team, non sicuramente per merito dell’assai poco collaborativo ma ironico e sagace Arkady, viene a conoscenza dei fatti che hanno portato all’esplosione e il tentato omicidio di quella mattina, vengono a conoscenza dell’imbarcazione carica di petrolio, dei proprietari e dei sicari messi sulle tracce del loro “amico”.

Ancora una volta è su Callen e il suo rapporto con Arkady che si concentrano molte scene, il fatto che l’uomo possa essere l’unico collegamento con suo padre non è una cosa che l’agente può ignorare, così come tutti i loro trascorsi. Sam è sempre al suo fianco a supportarlo, a commentare ogni movimento di Arkady e a consigliarlo e spalleggiarlo sin alla sparatoria finale, come un partner dovrebbe sempre fare.

Una cosa che mi ha incuriosito e che è rimasta senza risposta sino al finale e alla chiusura dell’episodio e la foto della bella ragazza nel cellulare di Arkady. Io ho pensato subito che potesse essere sua figlia, o comunque una sua parente ma dato che non si è continuato ad indagare su ciò e che è stata sottolineata varie volte immagino che ci sarà un seguito anche a questa storia, voi che ne pensate?

A Deeks e Kensi invece viene dato poco spazio, rispetto a Callen e Arkady soprattutto, ma è sicuramente molto più significativo di quello che hanno ricevuto in altre puntate. Vediamo prima di tutto i due comportarsi come una vera e propria coppia durante un controllo in casa di Arkady, senza perdere quelle caratteristiche ironiche e buffe e quelle dinamiche della quale mi son innamorata. Gli vediamo all’opera, semppre pronti a supportare i loro compagni e a collaborare nell’operazione e in seguito vediamo per la prima volta dall’episodio in cui ne siamo venuti al corrente, la preoccupazione di Deeks per quanto riguarda l’indagine aperta nei suoi confronti e la paura che possa saltar fuori qualcosa. Qualcosa che a quanto pare l’uomo non vuole rivelare a nessuno, nemmeno a Kensi che si vede rispondere in modo vago quando chiede al compagno se potrebbero scoprire qualcosa durante l’investigazione. Ecco, questa è sicuramente una cosa che non vedo l’ora di vedere, anche se probabilmente se la terranno per finale e ciò non mi fa pensare a nulla di buono!

Per quanto riguarda il resto del team viene sottolineato che Owen non solo è al corrente della relazione tra i due agenti, ma è anche preoccupato dall’indagine in corso, che Eric continua a far imbarazzanti e adorabili gaffe con Nell (sempre apprezzate) e che Joelle è ancora in circolazione (certo qua si parla di Callen ma volevo per lo meno nominarla dato che non la si vedeva da un po’ no?). Insomma gran bell’episodio he continua a lasciarci indizi sul futuro e ci lancia praticamente verso l’assai prossimo finale di questa stagione, non sicuramente brillante, ma che ci ha regalato delle belle puntate, alcuni sviluppi e dei bei momenti.

Outlander | 1×11 – The Devil’s Mark By Gnappies_mari

11182059_10206662882316295_2286284564505290448_nEra da un pò che mi chiedevo quando sarebbe successo quello che abbiamo visto in questo episodio (e che già ci avevano preannunciato alla fine dello scorso). L’inquisizione è stata una piaga per secoli interi e a rimetterci erano spesso povere donne accusate di stregoneria, la cui unica colpa era quella di imbattersi nell’invidia di qualcuno e poi, purtroppo, nell’ignoranza del popolo. Non avendo letto i libri della Gabaldon, non avevo la minima idea di come sarebbe stata accolta la figura di Claire in una realtà sociale così diversa da quella del suo ‘900. Eppure, non portare alla luce questo aspetto sarebbe stato davvero un po’ incoerente. Claire ha decisamente tutte le caratteristiche per essere tacciata, nel ‘500, di stregoneria. Ovviamente, l’episodio nella prima parte della stagione in cui Claire riesce a salvare il nipote della signora Fitz mettendo in ridicolo i metodi “religiosi” (e fondamentalmente inutili) di padre Bain faceva da apri pista a quello che avremo visto di lì a poco. Ed infatti, “The devil’s mark” per 40 min buoni ci mostra il processo ai danni di Claire e Geillis: una puntata non facile, mai lenta, ma decisamente ricca di dramma. Il processo si svolge esattamente come uno si aspetterebbe: il giudice è esso stesso accusa (pienamente in contrapposizione alla legge romana) e sta alle imputate dimostrare la loro innocenza (e non all’accusa dimostrare che sono colpevoli – dettaglio non banale perché normalmente un imputato è innocente fino a prova contraria, qui sei colpevole fino a prova contraria). Certo le accusate possono vantare un avvocato difensore che, peraltro, nelle prime parti del processo, se la cava piuttosto bene eppure il popolo ha già deciso. I testimoni (e le loro invidie) aizzano la gente che partecipa al processo: tutto è orchestrato a dovere. Ed è proprio la testimonianza di Padre Bain a segnare la fine delle possibilità delle due donne. Il verdetto è chiaro e solo una può sperare di salvarsi confessando che l’altra l’ha indotta a comportarsi come ha fatto. Eppure Claire rimane fedele all’amica, il processo è un’ingiustizia ma il suo animo fervente non fa che aumentare le ira del giudice e dei presenti. Così, mentre Claire viene frustata per il suo ardire, arriva Jamie che, brandendo le sue spade lotta per la moglie e in quel momento (in una scena davvero forte in cui Terry Dresbach supera se stessa) si fa avanti Geillis che confessa di essere davvero una strega e di portare in grembo il figlio del diavolo, mostrando alla folla la pancia e il marchio del diavolo sul suo braccio (il segno di una vaccinazione). Peccato aver scoperto solo ora che anche lei viene dal futuro, addirittura dal 1968. Chissà cosa intendeva quando ha chiesto insistentemente a Claire per quale motivo lei fosse lì… E mentre Geillis viene portata al rogo, Jamie e Claire si allontanano, e una volta trovato riparo nel bosco i due si fermano e iniziano a parlare. Claire ha bisogno di raccontare la sua storia, deve buttare fuori tutto e Jamie la ascolta. Non capisce tutto ma decide di fidarsi di sua moglie. Di quella Sassenech. Chi le avrebbe creduto? Eppure Jamie sa, ha visto quanto Claire sia diversa, e così si fida. Nell’intimità del loro rapporto Jamie non può che perdersi in Claire, non può che guardarla per fissare nella sua mente la sua immagine. Perché lui la ama a tal punto da essere disposto a rinunciare a lei: la porta a Craig na dun così che l’amata possa tornare in quel tempo da cui proviene perché lì, con lui, non c’è che morte e pericolo. Una scena straziante. “Se ami qualcuno lascialo libero, se ritornerà sarà tuo per sempre, altrimenti non lo è mai stato”. E Claire torna da lui, chiedendogli di portarla a casa. L’AMORE. Claire è una Fraser, ora e per sempre. (Apro e chiudo parentesi dicendo che Laoghaire deve subire le pene più terribili per la sua invidia e la sua cattiveria e la sua ignoranza.)

Castle | 7×20 – Sleeper by WalkeRita

11071816_1634023966831724_4883950102885670798_nSono sincera, a inizio episodio mi aspettavo che Castle esordisse con la voce fuori campo in stile “My name is Oliver Queen” ma superando l’idiozia di partenza, sono stata immediatamente catturata dalle prime scene, dal montaggio di quel sogno così assurdo ma allo stesso tempo così profondo da riaprire inevitabilmente una porta che era stata soltanto socchiusa tempo prima e che adesso ha bisogno di avere nuove risposte, di avere le spiegazioni che merita. La storia è complicata, com’è tipico negli episodi scritti da David Amann, ma è anche innegabilmente affascinante, ti intriga e ti coinvolge come succede solo negli episodi di punta delle stagioni e ti lascia con la perenne sensazione di aver saputo qualcosa ma non abbastanza, di essere andato avanti nella storia ma senza ottenere quel senso di conclusione che ci tiene legati a questa storyline come lo eravamo con il caso di Johanna Beckett o di Jerry Tyson, dandoci così un appuntamento, al prossimo sviluppo. Ma torniamo all’episodio, dove tutto nasce da un sogno ricorrente che Castle comincia a fare da una settimana e che ovviamente influisce sulla sua quotidianità e su quella serenità con cui irradia solitamente tutti coloro che lo circondano. Desiderosa di aiutarlo come ha sempre fatto, Kate gli propone di far visita al suo vecchio psicologo, il dott. Burke con il quale Castle intraprende una prima sessione di ipnosi per mettere a fuoco i dettagli che non riesce a richiamare alla mente del suo sogno. I risultati che ottiene, per quanto soddisfacenti per lui, assumono purtroppo le fattezze dell’ennesimo lavoro incessante della sua immaginazione, alla disperata ricerca di una storia con la quale riempire il vuoto della sua memoria ma proprio quando i racconti di Castle sono sul punto di diventare sempre più inverosimili, l’uomo che aveva visto nel suo sogno e che era certo di aver conosciuto in quei due mesi in cui era scomparso viene ritrovato recentemente ucciso, non prima di essere stato torturato per ottenere quelle informazioni che adesso, pur rimanendo un enigma, assumono perlomeno contorni più nitidi e reali. Seguire la pista onirica di Castle diventa quindi meno assurdo e la terapia con il dott. Burke continua a dare i suoi frutti, così come le ricerche compiute con la squadra del Dodicesimo. Ogni dettaglio del suo sogno si arricchisce ora di significato e di importanza, così come rappresenta una svolta il momento in cui questi sogni sono cominciati. Contro ogni convinzione, contro ogni promessa che aveva fatto a sé stesso di non indagare oltre, Castle riesce a risalire al cuore della sua disavventura, rintracciando un vecchio compagno di scuola di cui gli erano stati cancellati i ricordi proprio perché la sua scomparsa era legata a lui e al ruolo fondamentale che avrebbe svolto nella lotta al terrorismo del governo americano. Con il misterioso Bilal però tornano anche l’evanescente Jenkins e la sua controparte cattiva, un criminale russo che inseguiva Bilal per lo stesso motivo per cui agenti americani cercavano di rintracciarlo e proteggerlo con l’aiuto di Castle. Archiviando quindi un altro capitolo della sua storia, pur non ottenendo tutte le risposte che cercava, Castle riesce almeno ad allontanare la sua paura più grande, quella di aver fatto qualcosa di terribile che mettesse in dubbio la sua intera persona. Ma l’aspetto più bello di tutta la sua storia è stato il modo in cui le donne più importanti della sua vita, Kate, Alexis e Martha, hanno fatto scudo per lui, aiutandolo ad affrontare ogni timore, ogni insicurezza, ricordandogli la persona che è e che sarà sempre.

Nashville | 3×19 – The Story has just begun by The Lady and The Band

19724_10205833393766972_146605560534474455_nA tre episodi dalla fine, Nashville ci regala un episodio intenso e denso di avvenimenti. Il drama, questa volta, ha fatto da padrone e ci ha regalato anche una bella canzone di Christina Aguilera.

Fulcro dell’episodio è l’annuncio di un fegato nuovo per Deacon. Le montagne russe emozionali che hanno vissuto i personaggi, sono state vissute anche da noi e, per quanto non credo possano fare una cosa del genere, inizio seriamente a preoccuparmi per la sorte di Deacon. La sincerità delle emozioni delle sue tre donne è stata pienamente vissuta anche da me, lo ammetto, e come al solito Nashville non si è smentito regalandoci momenti intensi e familiari (bellissimo il discorso di Gunnar su Charlie Brown e la speranza).

Mentre Reyna e Maddie sono in ospedale, Daphne rimane col padre allo spettacolo e canta con Luke. Questa storia del sentirsi esclusa dalla famiglia è uscita fuori dal cappello degli autori un po’ all’improvviso, tuttavia, mi metto nei panni della bambina, e la capisco. Oltretutto, consideriamo che Teddy presto potrebbe finire in carcere aggiungendo nuove nuvole temporalesche sulla giovane vita di Daphne.

Dal canto suo, Scarlett aveva il suo bel dottorino col quale tutto procede a gonfie vele mentre si lasciava convincere da Deacon a non buttare via del tutto la connessione che ha Gunnar (il quale ha sfiorato nuove vette di dolciosità nel corso dell’episodio). Come dicevo l’altra volta, la loro amicizia, più che la loro burrascosa relazione amorosa, è il vero tassello fondamentale del loro rapporto e sono contenta che abbiano deciso di proseguire lungo questa strada (per ora…poi pretendo che tornino insieme, a tempo debito, ma insieme). I paralleli con la relazione Deacon/Reyna però iniziano ad essere un po’ troppi ahahah.

Lyla cresce sempre più: bello che abbia saputo essere buon sponsor di se stessa con Jade ma anche che abbia compreso le paure del Verme Viscido (che in questo episodio lo è stato molto meno. Continuasse così, mi toccherebbe chiamarlo per nome).

Su Jade/Aguilera sospendo il giudizio: non avrei mai pensato di dirlo ma quasi quasi le parole di Jeff Fordham mi hanno messo la pulce nell’orecchio. Di certo la cara Juliette ha trovato pane per i suoi denti.

Ma parliamo dei Javery. Il chiarimento lo hanno avuto ma ho paura che non sia stato abbastanza. Nonostante le rassicurazioni di Avery, Juliette si sente comunque in posizione di svantaggio a causa della maternità e la storia non è sicuramente finita così. Miss Barnes dovrà fare un lungo lavoro su se stessa come persona, artista, madre e moglie, per riuscire a raggiungere quell’equilibrio che Reyna è riuscita ad ottenere. Tifo per lei.

Concludiamo con la grande nota positiva dell’episodio: Will che finalmente si apre ad una relazione. Il lungo cammino di autoaccettazione sta proseguendo a gonfie vele, vedremo se prima della fine della stagione, Will deciderà di fare coming out o se dovremo aspettare ancora un po’. Di certo il ragazzo ha fatto grossi passi avanti da quando non riusciva neanche ad ammettere che gli interessassero gli uomini.

Non posso credere che siamo già arrivati all’episodio numero 19: ogni anno si avvicina la fine ed inizio ad avere le ansie da separazione.

Orphan Black | 3×01 – The Weight Of This Combination by Eilidh

11020478_10206572034644663_4914674391260034036_nLa scorsa stagione di Orphan Black ci aveva lasciati con la scoperta dell’esistenza dei cloni maschi, quelli del progetto Castor, e con una bella matita nell’occhio di Rachel, il clone più odiato della serie. Ci rivediamo a poca distanza da questi due avvenimenti, e con Sarah e le sue sorelle più unite che mai.

Prima di imbarcarmi in questa serie di Recap, devo avvertirvi di una cosa: vi ritroverete spesso a leggere miei commenti pieni di ammirazione verso Tatiana Maslany, perciò armatevi di santa pazienza, perché per me pochi sarebbe riusciti come lei a rendere alla perfezione così tanti personaggi diversi, riuscendo a caratterizzarli in modo così netto e riconoscibile, e ad avere la capacità di interpretare “un clone che interpreta un altro clone” in modo così convincente. Riesce a vestire i panni di Alison che finge di essere Sarah aggiungendo quel pizzico di Alison che fa subito capire la recita (a noi, almeno), ma riesce anche ad interpreta Sarah che finge di essere Rachel. E’ magnifica e non mi stancherò mai di scriverlo.

Fatta questa premessa, passiamo all’episodio: il legame tra i cloni è il grande protagonista di questo inizio di terza stagione, e spinge Sarah e le altre a unirsi per evitare che avvenga Helsinki, il programma che vuole eliminarle, e per riavere indietro Helena. Il suo sogno è tenerissimo: anche se non si conoscono da molto, i cloni hanno finito con il considerarsi l’una la famiglia dell’altra, si vogliono bene, si proteggono a vicenda e si sostengono in questo momento delicato. Helena (il mio clone preferito dopo Sarah) ha un enorme bisogno di affetto e ha riversato questo desiderio di famiglia sulle sue sorelle. Fa male al cuore vederla in quelle condizioni, considerando anche tutto quello che ha dovuto soffrire in passato, ma è bello vedere le sue sorelle così pronte a trovarla. Helena ne sarebbe felice. Le motivazioni di Mrs S. possono essere comprensibili, come è comprensibile anche la reazioni di Sarah quando lo scopre, ma: la prima cerca di proteggere Sarah, la seconda combatte per proteggere tutte le sue sorelle. Non sarà facile, per Sarah, perdonarla, e questo avrà conseguenze sul loro rapporto. Splendida Alison, combattiva e nevrotica come sempre, con Don al suo fianco pronto ad offrirle il massimo sostegno, e Cosima, che si sta avventurando alla scoperta del libro di Kira, e quello che verrà fuori dalla ricerca sarà interessante.

Ma se i cloni del progetto Leda hanno avuto pieno spazio, i cloni maschi, per il momento, sono ancora un po’ in sordina. Ho qualche perplessità al riguardo e non ho ancora un’opinione precisa su di loro. Si è visto ancora troppo poco per giudicare la sua versatilità, ed è troppo presto per condannarlo o osannarlo. Dovrà farsi valere, negli episodi futuri.

E con i cloni è tornato anche Felix, una delle poche persone di cui Sarah può sempre fidarsi e che non si smentisce mai: anche se è comparso poco, è sempre bello rivederlo. Al contrario, ad avere un ruolo importante è Delphine, sempre più coinvolta e decisa, ma costretta a rinunciare a Cosima. Anche si sono dette addio, c’è ancora qualcosa tra di loro, perciò la loro relazione non è completamente annullata. Peccato non aver rivisto Daario Cal, grande assente insieme a Paul, ma i cloni hanno riempito così tanto l’episodio che la loro mancanza si è sentita relativamente.

C’è molta carne al fuoco, in questa nuova stagione di Orphan Black: più cloni, più persone coinvolte, e l’attenzione è sempre viva. Alla sua terza stagione, questa serie ancora tiene incollati allo schermo.

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