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Flash Recaps #23 | Parenthood, New Girl, Castle, TO, RBS, Nashville

Parenthood| 6×12-6×13 – We Made It Through the Night/May God Bless and Keep You Always By Etty90

10468073_10205892211654907_3670067909811310561_n E purtroppo anche per Parenthood è venuto il momento di chiudere i battenti e lo fa con un finale che mi ha in parte soddisfatto e mi ha lasciato un senso di vuoto, che credo sia inevitabile quando una serie ti dà tanto a livello di emozioni. Ripensando agli ultimi due episodi, li ho visti scorrere con un ritmo leggermente diverso rispetto al resto della stagione, un ritmo più veloce, forse perché consapevole che fossero gli ultimi due, che ci ha trasportato verso quello che ormai era il destino inevitabile di Zeek. Ci era stato “promesso”, gli autori avevano preso la mira più volte e ci avevano graziato, ma alla fine il colpo tra capo e collo ci è arrivato, regolare e preciso. Mi ero un po’ illuso, o meglio, speravo che forse ci avrebbero risparmiato questo dolore, ma così non è stato. Ho amato i momenti che ci hanno fatto vedere tutta la famiglia unita, hanno perfino fatto tornare Haddie, e tutta quella aria di festa e di gioia mi ha ricordato i Braverman delle stagioni passate, più felici e spensierati. Alla luce di tutto questo, La morte di Zeek mi ha lasciato un retrogusto amaro proprio per il modo in cui è arrivata. Di segnali ce n’erano parecchi: l’uomo è apparso nel penultimo episodio stanco e affaticato, soprattutto durante la cena in cui comunicava ai figli la sua volontà di non sottoporsi, nuovamente, ad un intervento chirurgico. E questa scelta non poteva che essere predittiva, così come lo è stato la celebrazione precoce del matrimonio e in parte la scelta di Amber: la ragazza ha dato alla luce un maschietto e ha deciso di rendere omaggio a suo nonno, un uomo di valore e di sani principi, dando il suo nome al figlio. La scelta di Zeek di chiedere ad Amber di andare a trasferirsi da loro, l’ho trovata molto oculata, in quanto ha preso due piccioni con una fava: ispirato dal discorso di Sarah su come il suo ritornare a casa dopo il divorzio con Seth l’avesse salvata e rimessa sulla giusta via per arrivare alla sua attuale felicità, Zeek ha offerto da un lato alla nipote la possibilità di mettere ordine nella propria vita facendola trasferire nella sua casa, con l’idea di sistemarla in un posto più confortevole e aiutarla a prendere confidenza con il suo nuovo ruolo di mamma, dall’altro ha dato a Camille un punto di appoggio, una persona che le tenesse compagnia, come se avesse il presentimento che la sua dipartita fosse vicina. Il matrimonio di Sarah ha dato anche l’occasione a Crosby e Adam di fare pace: dopo il litigio in ospedale fra Kristina e Jasmine, Crosby scopre la vera volontà di Adam, il cui spirito di sacrificio, o se vogliano il suo poco coraggio, lo avevano incastrato in una situazione non ideale. I due fratelli erano ai ferri corti, e ancora una volta la provvidenziale saggezza di Zeek entra in campo: dopo aver in qualche episodio fa consigliato ad Adam di seguire ciò che era più giusto per lui e la sua famiglia, questa volta il patriarca dei Braverman infonde a Crosby un po’ di sicurezza, motivandolo a credere in se stesso e facendogli capire quanto sia diventato responsabile e capace di prendere in mano da solo nella gestione del Luncheonette. Grazie anche all’intervento di Zeek e l’appoggio incondizionato che Jasmine mostra a suo marito, Crosby e Adam riescono a far pace e a recuperare il loro vecchio rapporto. Dopo la morte, ho amato il modo in cui i Braverman hanno reso omaggio a Zeek, che anche nelle fasi finali ha combattuto per l’unità della famiglia: la volontà di spargere le sue ceneri su un campo da baseball, suo sport preferito, la partita disputata in quel campo, tutti insieme e uniti, mi ha un po’ risollevato il morale, nonostante non riuscissi ancora a capacitarmi di quell’evento. Detto questo passiamo al flash forward finale, espediente narrativo che ho sempre trovato sempre un po’ ambivalente, perché se da un lato ti dà la possibilità di vedere per sommi capi come si evolvono le vite dei personaggi, le scelte che compiono, e dall’altro però rischia di lasciarti una curiosità che non può essere soddisfatta e di conseguenza un po’ di tristezza: in se e per se, è come se mancasse qualcosa, soprattutto se rapportato all’unico finale in stile flash forward che mi sia realmente piaciuto, cioè quello di Six Feet Under, che ha dato alla serie una chiusura realmente definitiva. La chiusura definitiva della serie è stata a mio avviso la morte di Zeek e forse tutto quello che è venuto dopo, a parte lo spargimento delle ceneri e l’idea della partita, poteva essere evitato.

New Girl | 4×14 – Swuit By Ale

10985537_10206045649050515_7989785638353621281_nCon la morte nel cuore devo annunciare il primo episodio di New Girl da secoli che riesce a non farmi ridere a crepapelle né con la storyline principale né con quella secondaria. E la principale ruota attorno al “dynamic duo” Schmidt&Nick, quindi per riuscire a rimanere nel piattume ci si deve proprio impegnare! Fatto sta che tutta la storia dei due che decidono di lavorare insieme ma hanno divergenze creative, entrambi vogliono prevalere sull’altro e ovviamente Jess deve metterci lo zampino per cercare di farli andare d’accordo sa molto di già visto e a tratti annoia anche, specie con quelle parentesi inutili fatte apposta per allungare il brodo tipo “ho detto guardami perché stavo per dire qualcosa, dovevi aspettare che continuassi” ecc.ecc. (arrivata a questo scambio di battute ho avuto la terribile impressione che siamo arrivati alla frutta, quel momento in cui lo show comincia seriamente a soffrire di stanchezza e gli autori non sanno più che inventarsi per portare a casa i venti minuti di episodio).
La storyline secondaria non è da meno in quanto a trovate comiche dall’effetto piuttosto tiepido: vediamo Winston e Coach impegnati in un “classic Coach&Winston mess-around” (ecco, una delle poche cose che ho apprezzato è la citazione interna all’episodio 4×04 e al suo “CeCe&Winston mess-around”), con risvolti però notevolmente meno esilaranti della sfida tra Coach e Schmidt per accaparrarsi un ingaggio da fotomodello. I due, per venire incontro a CeCe, che rivela di avere difficoltà a coprire le tasse universitarie, decidono di proporle un accordo-investimento, in cui loro le prestano il denaro contando sul ritorno economico al termine dei suoi studi. Solo che poi decideranno anche di andare a controllare il loro investimento all’opera, disturbando la lezione a cui la ragazza cerca di prendere parte. Anche qui, sorrisi stirati ma siamo ben lontani da quelle risate da mal di pancia dei tempi d’oro.
Unico avanzamento sostanziale della trama è la rottura tra Nick e Kai, abbastanza telefonata dalle espressioni della ragazza nei due minuti in croce in cui si è vista e francamente basata anche su motivazioni un po’ troppo campate in aria, cosa su cui passerei anche tranquillamente sopra calcolando che le cialtronate di questo tipo sono in un certo senso parte di New Girl nella sua versione più cretina (ovvero quando si cimenta nelle storyline assurde che tanto mi fanno sbellicare), ma in un episodio a zero impatto comico come questo sono portata a far caso anche ai peli nel naso dei personaggi, e questa non è senz’altro una nota positiva per questo “Swuit” (ah già, il titolo prende il nome dalla prima invenzione del dynamic duo: suit+sweater, ovvero un abito felpato… e dire che giocata bene la premessa dei due “geni al lavoro” avrebbe potuto far molto più ridere, ma davvero TANTO!).
Decisamente la pausa delle scorse settimane non ha fatto bene a New Girl, che ci aveva lasciato con un episodio non particolarmente eccezionale e ritorna ancora più sottotono. Spero vivamente che si tratti di un caso isolato e che già dalla prossima settimana si torni a salire.
Alla prossima, e per rimanere sempre aggiornati sullo show vi ricordo di passare dai nostri amici di New Girl (Italia)!

Nashville | 3×11 – I’m Not That Good at Goodbye By The Lady and The Band

10959680_10205268884414591_5838630529623375642_nNashville è tornato con il suo package di drama e qualche momento di comedy. L’episodio che inaugura questa seconda parte di stagione, riprende la fila da quanto accaduto nel winter finale.
I Ruke o Leyna sono ufficialmente il passato e Luke si comporta esattamente come ci aspettavamo si sarebbe comportato: da…non lo dico perché non si dicono le parolacce. Reyna, invece, è la donna meravigliosa che conosciamo da tre anni e, come sapevamo che sarebbe successo, non ci pensa due volte a dire tutto a Deacon. Come sempre dimostra un coraggio e una forza straordinari , mi spiace solo che il lieto fine dovrà aspettare data la minaccia che incombe sui Deyna (uh, quanto odio ‘sti nomi delle ship!).
Deacon, infatti, dopo aver dato quel bel cazzotto sul muso di Luke, ha la visita del (bel) dottorino che gli comunica che il cancro al fegato è risolvibile solo con un trapianto. Ovviamente la dolcissima Scarlett si offre volontaria ma decisamente il compito toccherà a qualcun altro: quando pensavamo di esserci liberati di quella pazza della sorella di Deacon, ecco che torna nella vita di Scarlett: speriamo non faccia danni!
In tutto il marasma del matrimonio mancato mi è piaciuta (miracolo!) la figlia lagnosa di Reyna: le ragazze Conrad e i figli di Luke ormai erano amici (e forse qualcosa di più) e non si può pretendere che i sentimenti si spengano e accendano a comando.
L’altro che se la passa male è Gunnar: quel ragazzo ha il potere di spezzarmi il cuore! Ha fatto però la scelta giusta (ma me l’aspettavo), stesso dicasi per la nonna di Micah: la riconciliazione finale preannuncia un ritorno del bambino nella vita di Gunn; ed è cosa buona. La scena di loro due che suonavano e cantavano insieme mi ha fatto tenerezza e spero che diano un briciolo di famiglia a Gunnar al più presto: il ragazzo se la merita!
Il lieto fine e la famiglia sono il cardine dei novelli coniugi Barkley che si ritrovano a litigare per una sedia: Juliette, abituata da sempre alle proprie cose, ha seri problemi ad accettare dei cambiamenti. I loro siparietti sono stati divertenti (e credibili) e la scena in cui Avery dice a Gunnar di essere sposato è stata meravigliosa: posso depennare la loro, dalla lista delle bromance che vorrei perché finalmente lo sono! Mitici!
Layla Grant è viva e i due uomini che le hanno rovinato l’esistenza, finalmente, hanno fatto qualcosa per lei. Prevedo la nascita di una love story col verme viscido, che in questo episodio è stato meno viscido del solito, e un Will che dovrà trovare un modo per continuare ad affrontare il suo essere gay in un mondo bigotto. A Layla la battuta migliore dell’episodio: «Your secret is killing ME, Will».
Infine, Sadie, nuova arrivata nel cast con tanto di drama a rimorchio. Il tema della violenza domestica era ancora poco affrontato in Nashville ed ora hanno scelto di usare il suo personaggio per parlarne. La donna ha comprato una pistola e si è munita di richiesta per un ordine restrittivo: una scelta coraggiosa e forte che ci porterà nuovi spunti narrativi. Non vi nascondo che il suo personaggio mi piaccia molto.
Nashville ritornerà la prossima settimana e non vi nascondo che ho fatto il conto alla rovescia per questo episodio: questa terza stagione si sta decisamente dimostrando ben fatta e non vedo l’ora di vedere cosa ci riserverà il futuro.

Castle | 7×13 – I, Witness By Walkerita

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Assurdo. È questo il primo commento che la mia mente ha elaborato dopo aver guardato l’ultimo episodio di Castle. Castle nasce come una serie tv crimedy, che punta a intrigarti ma soprattutto a divertire, aspetto quest’ultimo su cui Marlowe per primo ha spesso insistito perché alla fine era la particolarità che rendeva Castle una serie unica nel panorama televisivo. Sta di fatto però che per quanto Castle sappia far sorridere, quando la situazione diventa un po’ più seria e le storie cominciano a colorarsi di sfumature più consone all’aspetto crime dello show, per quanto mi riguarda questa serie non ha rivali. Il caso di questa settimana è stato uno dei più complessi che abbia mai visto nell’arco di tutto il telefilm, intrecciato fino a pochi minuti dalla conclusione e in grado di lasciarmi col dubbio e con la curiosità di capire e scoprire la verità fino alla fine come non succedeva dai tempi delle grandi storyline, come quella di Johanna Beckett o 3XK. In uno stile labirintico e direi quasi “Rosewoodiano”, gli scenari che Beckett e Castle si ritrovano davanti durante le indagini tendono a capovolgersi in continuazione ribaltando tutte le teorie e le ipotesi elaborate fino a quel momento. Tutto inizia con il primo vero caso da investigatore privato di Castle, contattato da una sua vecchia compagna di scuola per la ragione più frequente e gettonata: il pedinamento del marito per il sospetto tradimento. Alla consegna delle prove però Castle si ritrova ad assistere a quello che sembra a tutti gli effetti l’omicidio della sua cliente e nel tentativo di inseguire il colpevole, viene aggredito e messo k.o. per il tempo necessario per attuare la seconda fase del piano. Il proseguimento della storia è facilmente intuibile ed è proprio questa la chiave del caso: tutte le prove e i moventi conducono al marito, alla sue relazione extra-coniugale, al suo passato che sembra indicarlo come recidivo nell’omicidio di sua moglie. Ma qualcosa comincia a non quadrare nella mente artistica di Castle e proprio nel momento in cui la sua teoria brillante inizia a prendere forma, i suoi piani vengono nuovamente stravolti dal ritrovamento del corpo della sua amica. La soluzione sembra dunque a un passo, le accuse verso suo marito diventano consistenti e il maggiore sospettato sembra non riuscire a sopportare la colpevolezza tanto da mettere fine alla sua vita. E nel momento in cui il caso stava per essere archiviato, il solito Castle rimette tutto in gioco e come dice Beckett, ha avuto ragione troppe volte per non considerare le sue folli idee. Ed ecco quindi che nuovi altarini vengono scoperti e tutto il caso diventa una matrioska di inganni e messinscene, impostati da un unico burattinaio in cerca di vendetta, il movente forse più antico fra tutti ma le cui sfumature non smettono mai di affascinare. Ancora più soddisfatta dalla mancata confessione del colpevole, azzeccati e fantastici sono stati i momenti interpersonali non solo tra Castle e Beckett ma soprattutto tra Beckett, Ryan e Esposito di cui poche volte abbiamo modo di vedere la straordinaria alchimia di squadra. Tutto passa in secondo piano di fronte al ritorno di Lanie … PARTYYYYY!!!!

The Originals | 2×12 – Sanctuary By Gnappies_mari

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Puntata interessante quella di questa settimana di The Originals in cui non abbiamo visto molta azione ma in cui c’è stata molta introspezione dei personaggi.La scena si svolge in tre luoghi distinti: la casa Fauline in cui si trova Rebekah, il Bayou con Klaus, Hayley e Jackson e il negozio in cui Finn tiene segregati Marcel e i suoi vampiri. Tre scene diverse in cui il filo conduttore è solo uno: la fiducia.
Nella casa Fauline conosciamo finalmente Freya, la sorella maggiore degli Originari e scopriamo che è una strega potentissima che ha dormito per 100 anni (dal 1914) e che ha osservato Rebekah: dai comportamenti della sorella Freya capisce che è ostinata ma gentile, una bella persona a differenza dei suoi fratelli che sono cattivi per questo andrà presto a far loro visita. Freya nel 1914 ha visto Klaus (aiutato da Elijah) pugnalare Kol e non capisce perché i fratelli lottino gli uni con gli altri invece di essere uniti come una famiglia. Freya cerca disperatamente una famiglia, la famiglia da cui è stata strappata quando era solo una bambina.
Nel Bayou Klaus cerca Hayley per impedirle di rivelare il loro segreto a Jackson e, al rifiuto della lupacchiotta di seguire i suoi ordini, Klaus passa ai fatti e decide di eliminare la minaccia: Jack. Perché Jack rappresenta tutto quello di cui Klaus ha paura: un estraneo che cerca di entrare, di insinuarsi nella SUA Famiglia. Jack crede che Klaus sia geloso del rapporto che aveva instaurato con Ansel, il padre biologico di Klaus, ma non potrebbe essere più nel torto: Klaus è geloso della SUA Famiglia, è Sua e di nessun altro. Ma è Hayley stessa a buttare in faccia a Klaus la verità: la minaccia è lui con la sua incapacità di far entrare qualcuno, di fidarsi. E così Klaus, di fronte alla tenacia della ragazza, cede e la lascia libera di sposarsi e rivelare il loro segreto. (Ma Klaus ha sempre un piano di riserva!)
Infine, Finn ha un colloquio chiarificatore con Kol il quale, come al solito, si rivela con parole misurate sulla situazione in cui si trova sebbene sembrino alquanto sincere ma, Davina, colei che ritiene essere la sua più grande alleata, in fondo potrebbe benissimo essere il suo maggiore punto debole. Finn, non fidandosi più del fratello, lo maledice, impedendogli di passare da un corpo all’altro e, nel finale, capisce che Hope non è morta, affatto, è proprio il segreto che Klaus nascondeva con così grande energia.
Cosa succederà ora? Scopriremo i poteri di Hope? Finn cosa farà quando saprà del risveglio di Freya? Rebekah tornerà nel suo corpo? Il matrimonio si farà? Vedremo…

Red Band Society | 1×11 – The guilted age By xsunsetbeauty

10968284_10205014219868050_835427037_n Ciao a tutti Red Banders, questa è stata probabilmente la puntata più dura di tutte da digerire, non nascondo che mi è scesa ben più di una lacrima. Non so bene da dove cominciare a scrivere questo commento perché onestamente non mi aspettavo nulla di tutto quello che è successo, soprattutto ora che lo show sta per finire, immagino mi aspettassi che cambiassero un po’ le carte in tavola e facessero finire tutto in bellezza, invece no. Da una parte credo sia giusto perché quando si tratta di malattia non sempre le cose vanno per il meglio purtroppo. Ma dall’altro è stato comunque difficile vedere certe scene. Cominciamo con Kara e Hunter, che per tutto l’episodio mi hanno fatto il cuore in mille pezzi e ci sono passati sopra con un camion. Amo questa coppia, perché per quanto strani fossero all’inizio sono sempre stata convinta che Kara avesse trovato la persona giusta per lei. Le sapeva tenere testa e allo stesso tempo le dava del filo da torcere. Mi è dispiaciuto moltissimo vedere Hunter andarsene così, soprattutto dopo la buona notizia del nuovo fegato. E’ stato ancora più triste vedere Kara stringere tra le mani l’ultima cosa che di lui le rimaneva, il pezzo di carta che dice che il cuore di Hunter apparterrà a lei, letteralmente e io credo anche un po’ figurativamente. Come ho già detto precedentemente Kara secondo me ha fatto un bel percorso, è vero ci sono stati incidenti nella via ma sono sicura che uscirà da tutta questa esperienza con una nuova consapevolezza: che al vertice non si è mai soli. C’è sempre qualcuno pronto ad aiutarti e a capirti. Difficile da affrontare è stata anche la notizia di Leo, che credeva di aver chiuso i conti con Ocean Park, abbia ancora qualcosa da spartirci. Dolcissima la scena finale di lui ed Emma, che nonostante tutto ha deciso di stare vicino ai suoi amici. Non volevo fare un commento anche più triste dell’episodio ma non mi sta riuscendo molto bene. Ci rimangono solo due episodi e sono sicura che ancora molto altro sta per accadere, purtroppo di episodi così non so cosa dire perché tutto quello che riesco a pensare è: Cavoli, no, no no. Mi sono piaciuti molto alcuni discorsi fatti dai personaggi, come quello di Dash a Leo a proposito di Emma, o quello di Leo al padre di Emma. Sono parole con cui mi trovo del tutto d’accordo. Penso di chiudere il commento qui perché non mi sembra il caso di parlare di frivolezze come la battuta di Kara ubriaca: “You two would make beautiful babies” al dottor McAndrew e Brittany. Sono contenta per Jordi però, perché ora che la sua abuela è lì forse metterà un po’ la testa apposto e non si sentirà più così solo al mondo. Ci sentiamo la prossima settimana con il doppio e finale appuntamento con Red Band Society!

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