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Fear the Walking Dead Recensioni

Fear The Walking Dead – Una delusione dopo l’altra

La prima metà della quarta stagione di “Fear The Walking Dead” si è conclusa questa settimana, e purtroppo sembra che anche lo spin-off abbia preso la stessa via della serie madre. Ho rinunciato già da qualche tempo a sperare di scoprire quale sia la causa del virus che trasforma i morti in zombie (cosa che, all’inizio, sapendo che la serie sarebbe partita proprio dai primi giorni dell’apocalisse, mi aveva spinto ad avere grande fiducia nella serie), e mi sono concentrata sul cercare di capire tutte le possibili dinamiche che si innescano nella mente umana spinta al limite della lotta per la sopravvivenza.  Purtroppo però qualcosa si è rotto e, arrivati alla quarta stagione, sono più le cose che non funzionano di quelle che invece mi fanno aspettare con ansia l’appuntamento settimanale con “Fear TWD”.

IL CROSSOVER CON “THE WALKING DEAD

Di tutti i personaggi della serie madre, non mi capacito del perché la scelta sia ricaduta proprio su Morgan che, a mio avviso, non ha portato alcun valore aggiunto se non i suoi soliti pipponi esistenziali sul non uccidere, sulla ricerca della propria umanità e sul saper vivere con gli altri. Già alzavo gli occhi al cielo ogni volta che lo vedevo in “The Walking Dead” (e in generale è un peccato, perché il suo ritorno inizialmente mi aveva fatto molto piacere, per via della sua backstory con Rick, ma hanno sfruttato malissimo questo personaggio rendendolo ripetitivo e noioso fino alla morte), figuratevi quando ho visto che, anche portato in un nuovo contesto, è rimasto congelato nel suo vecchio schema.

IL SALTO TEMPORALE

L’aver introdotto Morgan ha portato anche a un salto in avanti così che ci si allineasse alla linea temporale di “The Walking Dead”. Questo, secondo me, è stato un grande passo falso perchè ha annullato tutta la tensione creata nel finale della scorsa stagione, non mostrando come il gruppo sia sopravvissuto all’esplosione della diga (in particolare Nick) e nemmeno come si sia arrivati alla costruzione della comunità dello Stadium – tutto è lasciato sottinteso, all’immaginazione dello spettatore (che, effettivamente, in alcuni punti poteva permettersi liberamente di viaggiare col pensiero da tanto erano noiose le scene). Il salto temporale ha portato ovviamente anche alla narrazione tramite flashback, cosa che ha dato il colpo finale alla stagione, e che ha tolto spessore ad alcuni eventi (e ad alcune morti) che altrimenti sarebbero potute risultare di grande impatto.

LE MORTI CASUALI

In “The Walking Dead” i personaggi chiave almeno muoiono in momenti significativi (di solito mid-season o season finale, una scelta che non brilla per inventiva, ma che almeno ha il suo effetto sullo spettatore) mentre qui muoiono semplicemente a caso. Avevo già notato questo andamento nelle scorse stagioni con Travis e Ophelia, ma ora ne ho avuta la conferma definitiva. La morte di Nick è stata totalmente casuale e, merito del salto temporale di cui sopra, è quasi passata in sordina, senza lasciarmi particolarmente sconvolta, se non fosse per il fatto che l’ho trovata un grande spreco – Nick era uno dei miei personaggi preferiti e poteva avere un sviluppo molto bello, ma ce lo siamo giocato con una ragazzina e un campo di fiori. Idem per Madison: è stata una morte onorevole e molto commovente, ma hanno tagliato fuori dalla storia il leader del gruppo senza troppi giri di parole. Questo potrà avere un grande impatto su tutti, in particolare su Alicia, non si discute, ma io non ho percepito nulla.

IL VILLAIN INESISTENTE

Non che una storia per essere buona debba per forza avere un villain, ma, già che c’è, che sia almeno all’altezza della situazione. I Vultures sono stati introdotti bene, con quel misto di inquietudine e ironia, ma alla fine non hanno portato a nulla, se non al classico espediente dell’orda di walkers che è ormai il luogo comune del mondo di “The Walking Dead”: quando non si sa come chiudere una situazione drammatica, c’è sempre un ammasso di non-morti pronti a intervenire. Cosa si aspettavano che fossero quei numeri? Casse di mele? Fette di torta? Bah… Uno spreco su tutta la linea, anche per Kevin Zegers (Melvin) che avrebbe potuto dare molto di più al personaggio se solo gliene si fosse data l’opportunità.

Potrei cercare dei lati positivi, ma verrebbero comunque eclissati da quelli negativi, anche se solo piccolezze, come l’inutilità di John e l’apatia totale verso il suo rapporto con June (o Naomi o Laura o come diavolo la volete chiamare), o la spontanea incredulità su come abbia fatto Al a sopravvivere per tutto questo tempo semplicemente raccontando storie (un po’ come le donne della serie madre che offrivano conoscenza in cambio di provviste).

Fear The Walking Dead” è arrivato quando la serie originale stava già calando e ha portato, per poco, una ventata d’aria fresca, ma ora ne sta inesorabilmente seguendo le orme, scivolando a picco verso l’inutilità più totale. Spero nella seconda metà di stagione, ma con scarsa convinzione.

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