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Farewell to... Rubriche & Esclusive Spartacus: Gods Of The Arena

Farewell To… Spartacus

Bentornati a Farewell To…, dedicata alle serie che si sono concluse/sono state brutalmente cancellate/o in qualunque caso non torneranno sullo schermo del nostro pc, ma che ci resteranno nel cuore. La serie di cui parliamo oggi appartiene alla prima categoria, quelle che ormai hanno finito il loro arco narrativo, e che sarà sempre una delle mie preferite in assoluto: Spartacus.

Lo so, si è conclusa con la stagione televisiva 2013, ma ehi, nessuno ne aveva ancora parlato e i miei feels sono ancora strabordanti. Poi adesso, che Sky Atlantic la sta ripassando tutta dalla prima stagione, mi sembra il momento giusto per ritornare un po’ alle vicende dei gladiatori ribelli del ludus di Quinto Lentulo Batiato.

Mi ricordo benissimo perché ho cominciato a guardare Spartacus: Nagron. Nagron tutta la vita. Mi sono comparsi sulla dash di Tumblr quando lo show era alla già alla terza stagione, War Of The Damned. E io ho pensato, «oh, ma guarda come sono carini, quei due. E lo show sembra pure essere ad ambientazione storica. Interessante», e mi sono ritrovata due giorni dopo con la prima stagione, Blood And Sand, e la seconda, Vengeance, recuperate e in pari con quella in onda giusto in tempo per le ultime puntate. Tutto per colpa dei Nagron. Non che me ne penta, anzi.

Ho sempre amato le serie storiche, come diretta conseguenza del fatto che la storia mi affascini sempre e comunque, in qualsiasi periodo e in qualsiasi posizione geografica, anche se certo, ho le mie preferenze: il Medioevo, il Rinascimento più o meno ovunque in Europa con annesse corti e tradimenti, l’epoca d’oro della pirateria, e i tempi della Classicità. Soprattutto se includono un gruppo di attori anglofili che provano a parlare latino, cosa che, lo ammetto, è uno dei miei guilty pleasures. Quindi Spartacus ci calzava a pennello. Tutto il sangue e lo splatter non mi hanno scomposta un granché, considerato che Tarantino è il mio idolo. Poi diciamocelo, il gore di Spartacus è talmente palesemente finto che non fa schifo, al massimo fa solo ridere.

Certo, probabilmente non è la serie più accurata dell’universo, ma non ha mai neanche preteso di esserlo. Del resto lo sappiamo come gli americani vedano i tempi romani: i cattivi romani schiavisti e oppressori dediti ad ogni tipo di vizio e depravazione, e i buoni e giusti schiavi che vogliono solo la libertà. É una schema mentale decisamente americano, e che in Spartacus la fa da padrone. Ora, non dico che sia sbagliato e che la schiavitù fosse yeah, che gran cosa. Lungi da me, per carità. Ma le imprecisioni ci sono, e pure tante, nonostante la serie sia basata sulla vera rivolta servile guidata Spartaco e Gannico dal 73 al 71 A.C. Prima fra tutte questa mania di considerare le matrone romane come costantemente sessualmente iperattive: siamo ancora in periodo repubblicano, la matrona romana standard se ne stava in casa e non vedeva manco la piazza del mercato, figuriamoci uno schiavo del marito nella sua camera da letto! Tutta questa decadenza che si vede in Spartacus avrebbe più ragione d’esistere nel periodo dell’Impero, e soprattutto della fine dell’Impero, con le prime invasioni barbariche, ma insomma. Cosa pretendiamo da quelle povere anime oltreoceano, che sono le stesse che ci hanno portato un film come ‘Pompei’? Sono un po’ come Daenerys Targaryen, gli americani: l’aquila (o il drago) della libertà deve regnare su tutto. Al diavolo l’accuratezza storica, i quella non ne abbiamo bisogno.
(Ex-classicista, qui. E cavolo, me ne accorgo da sola, rileggendo questo paragrafo.)

Ma in fondo è una serie d’intrattenimento, andata in onda su un canale non particolarmente attento alla storia: Starz non è History Channel, e infatti Spartacus non è come Vikings, ma non gliene faccio una colpa, anzi. Spartacus mi ha regalato alcuni dei miei personaggi preferiti di sempre, e non lo ringrazierò mai abbastanza. Ogni tanto mi fermo ancora a pensare a Crixus e Naevia e mi sento male.

Ecco, partiamo proprio da loro. Crixus e Naevia, bellissimi e terribilmente originali. Non all’inizio, no, quello no: partono come una coppia abbastanza standard, lui forte e guerriero e lei schiava di casa, delicata e gentile, con il gusto del proibito a farci prendere subito dalla loro storia. Poi scoppia la tragedia. Crixus combatte con le unghie e con i denti per tirarla fuori dalle miniere, e lei è spezzata, distrutta. E fin qui, tutto abbastanza nella norma, tutto abbastanza già visto. E poi Naevia prende la sua vita direttamente nelle sue mani e si risolleva con una forza d’animo incredibile, diventando una guerriera coi controcazzi, se mi passate il termine, e una valida risorsa per Spartacus. E ha fatto tutto da sola: certo, Crixus era lì a sostenerla, ma il lavoro l’ha fatto lei, ed é incredibile. Ed è Crixus, il vecchio campione dell’arena, quello che all’inizio dello show ci era stato presentato come arrogante, è lui quello a non sentirsi all’altezza di lei, quello ad ammirarla e venerarla come una dea. Il che porta ad una delle scene che più ho preferito in tutto lo show: Naevia che rassicura Crixus su come le sue mani siano le uniche degne di stringerla. So beautiful. So perfect.

 
 

Altra grande scena tra loro due é stato il loro addio. Straziante e heartbreaking, con Crixus distrutto che geme, «I destroyed us». Ho pianto. Io piango tantissimo, di solito, per film e serie tv, ma quella scena mi ha proprio lasciato un buco nell’anima che manco la Destiel, ancora un po’. Ed è stata quella scena che mi ha fatta saltare come una disperata alla seconda stagione. Dovevo sapere cosa succedeva a Crixus e Naevia. Per forza.

 
 
 
 

La loro fine é stata terribile, certo, ma del resto se lo erano detti. «I choose to walk by you in this life and in the one that follows». «We will be reunited soon, in this life or the next». Ma la loro storyline è stata una delle migliori dello show. Si rendevano più forti a vicenda, migliori, e si sostenevano in tutto, in una bellissima relazione paritaria come poche se ne vedono in giro. E sono il motivo per cui rivedermi la serie adesso, su Sky, mi distrugge il cuore.


E poi ci sono loro. I miei Nagron. Ancora ad oggi una delle mie più grandi OTP nella storia di sempre, e come potrebbero non esserlo, insomma, li avete visti? Da una parte c’è Agron, germanico, gladiatore di Batiatus e uno dei primi alleati della ribellione di Spartacus – e che rimarrà sempre al suo fianco, no matter what. Tra l’altro, la dinamica che Agron aveva con Duro, suo fratello, mi ricordava troppo i fratelli Winchester, e Agron in generale é un fantastico personaggio: letale e eccellente in combattimento, ma dall’animo gentile, in fondo, buono, pronto a ridere e a divertirsi. Dall’altra Nasir, schiavo di casa in una domus che i ribelli assaltano all’inizio della seconda stagione, e che di primo impatto non vuole proprio saperne niente della libertà, che per lui vuol dire la perdita di una vita comoda e tutto sommato agiata.


Ma poi le cose cambiano. Nasir diventa amico di Naevia, impara a combattere e ad amare la causa che muove tutto questo gruppo di ribelli dagli occhi grandi di speranze. E certo, poi c’è Agron. Ho amato il modo in cui il loro rapporto si è sviluppato piano, silenziosamente, e poi ci é esploso davanti agli occhi. E anche il modo in cui la relazione omosessuale è stata trattata: nessuno ha pensato di considerare «inferiore» Agron, nessuno ha detto niente, e cavolo, è così che dovrebbe essere. Anche la loro é una bella relazione paritaria, nonostante il «little man» che Agron riserva a Nasir, e sono stata contenta del fatto che solo loro due siano quelli rimasti vivi alla fine della serie. Certo, contenta per quanto si possa essere felici dopo che tutti i personaggi che ami sono morti, that is to say.

Probabilmente una delle mie scene preferite é quando Agron ritorna alla base, e Nasir gli dice, commosso e preoccupato, «The gods return you from my arms». O, quella è stata meravigliosa a dir poco. Inutile dirlo, ho pianto. Ma mi consolo a immaginarli nella loro fattoria al di là delle Alpi, felici, nonostante tutto, e liberi.

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Poi ovviamente c’è il mio personaggio preferito, o meglio, quello per cui mi sono presa una cotta disastrosa che dura ancora adesso— e no, non è Spartacus. Spartacus ha sempre avuto quell’aria da eroe, da leader, ma distante, quasi sopraelevato rispetto agli altri. Più che umano, in un certo senso. No, l’amore della vita mia è un altro: Gannicus. Gannicus, il tipo anti-eroe dal passato tormentato e con un debito da saldare, che si nasconde dietro una pesante armatura di sarcasmo e battutine, che non crede in niente ma aderisce ugualmente alla causa del sognatore. Quanto amore.

Un’altro punto di forza della serie sono stati i personaggi femminili, e non solo Naevia: ciascuna di loro, che fosse una romana o una schiava, è stata ben delineata e costruita, forte, con motivi robusti a guidare le sue azioni, e non posso fare che adorarle. Anche quelle che mi stavano antipatiche, tipo Ilithya. Però damn, è così che si scrivono dei personaggi femminili! Imparate, people delle altre emittenti televisive! Avere delle forti e badass ladies non vi impedisce di servire al pubblico anche una buona dose di manzi senza vestiti e ugualmente badass. Più badassery per tutti e non si lamenta nessuno.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=KQtJxBnXl_w&w=560&h=315]

La stessa cosa non si può dire di tutti gli uomini, invece, soprattutto quando si parla dei «cattivi» della situazione: gli unici degni di merito per me rimangono Cesare e Crasso, perché diciamocelo, Glabro faceva proprio ridere i polli. Così come tutti gli altri funzionari e figure pubbliche di Capua. Così come lo stesso Batiato, che ho sempre odiato con la stessa intensità di migliaia di soli per essere un uomo meschino e piatto e disgustoso. Si meritava la fine che ha fatto, altroché.

In generale, é stata una grande serie. Godibile da tutti, anche se forse non adatta ai più impressionabili, e con dei bellissimi personaggi, ben scritti e interessanti. E con tanti validi messaggi: dal «A man must accept his fate, o be destroyed by it», o «We do not choose love. It claims each men as it will. And it grips until there is nothing left». E il più importante, ossia che non c’é niente di più prezioso che la libertà. E poi come possiamo dimenticare che Spartacus ci ha regalato uno degli stili di scrittura/parlato più belli e divertenti mai sentiti in televisione? Non c’era un articolo che fosse uno. «Rip heart from fucking chest», e «Much gratitude», e tutte quelle metafore ardite per rispondere ad una semplice domanda come «Sta piovendo, fuori?». Geniale. Semplicemente geniale. Quindi, thank you, e

GOODBYE, SPARTACUS!

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