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Farewell to... Revolution

Farewell to… Revolution

«We lived in an electric world. We relied on it for everything. And then the power went out. Everything stopped working. We weren’t prepared. Fear and confusion led to panic. The lucky ones made it out of the cities. The government collapsed. Militias took over, controlling the food supply and stockpiling weapons. We still don’t know why the power went out. But we’re hopeful someone will come and light the way. »

Di cosa si tratta? Come, non avete ancora capito?!? Dai, l’immagine che introduce il pezzo è sufficientemente esaustiva così io e Gnappies_mari, alternandoci nel corso dell’articolo, oggi vi faremo rivivere una delle serie Tv che puntava ad essere la rivelazione del 2012, Revolution, il tutto con l’obiettivo di darle un dignitoso addio (e, perché no, farvi venire voglia di guardarla… alla fine sono solo due stagioni!).

Ecco, con un promo così non si poteva non dare una possibilità a questa serie, voglio dire, portava con sé tutti gli ingredienti (quasi tutti diciamocelo) per essere un nuovo tormentone: una storia interessante (un presente in cui un misterioso blackout cambia RADICALMENTE il mondo in cui viviamo non solo nei modi ma anche nelle regole sociali), una bella ragazza che cerca, guarda un po’, di ritrovare suo fratello e nel farlo scopre di avere uno zio che in fondo è proprio la persona più idonea per supportarla nella sua missione, e una serie di cattivi che poi alla fine diventeranno essi stessi gli eroi della storia (alcuni rimarranno cattivi altri invece impareremo ad amarli). Dicevo quasi tutti gli ingredienti perché, inizialmente, è tutto basato sul personaggio maschile di Miles Matheson che sicuramente è carismatico e sufficientemente burbero da piacere ai più ma, diciamocelo, da solo non è abbastanza per tirare avanti la baracca serie. Per fortuna poi Sebastian Monroe ha avuto sempre più spazio, ha lasciato intendere di essere lui il vero maschio alfa, l’uomo su cui puntare per avere delle storie interessanti. (ok, getto subito la maschera e vi confesso la mia spudorata e senza fine crush per Bass, quindi siate pronti a una lunga serie di sproloqui che lo riguardano, anche a caso).

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Ma andiamo con ordine.

Quando la notizia che J.J. Abrams stava partecipando come produttore esecutivo ad una nuova serie TV, Revolution, dentro di me già sapevo che sarebbe stata una serie a cui avrei dato una possibilità: insomma, dopo quel capolavoro che era Lost come avrei potuto voltargli le spalle?!? Ebbene, questo è il primo motivo per cui, se ancora non l’avete fatto, dovreste vedere questa serie, J.J. Abrams è il suo produttore esecutivo (so di averlo già detto ma con una notizia così uno non può non essere quanto meno curioso in merito!).

Devo dire che la prima stagione ha una storia molto forte e, grazie a questo, la serie non ha bisogno di ship troppo strutturate o definite tra i personaggi per andare avanti: il vero cardine di tutto è la trama con la ricerca delle cause del blackout, il coinvolgimento dei genitori di Charlie in tutto questo e il viaggio verso Philadelphia, città capitale della Repubblica di Monroe, per riunire una famiglia. Ogni personaggio è ben caratterizzato ed ha una forte personalità, tutti, nessuno escluso, per questo mi piacciono tutti davvero, non ce ne è uno pesante o insopportabile, ognuno ha un suo fascino, persino il più stronzo (aka Tom Neville per quanto mi riguarda, ma anche la sua storia ti aiuta a simpatizzare per lui). E la mancanza di ship non si sente, effettivamente bastano gli sguardi “vedo-non vedo” tra Charlie e Jason per rinfrancare un po’ gli animi più romantici e dare una qualche parvenza di “love is in the air” ma, in fondo, non c’è un reale bisogno di tutto questo. I vari intrecci riescono a farti apprezzare lo show, e a farti desiderare di capire più nel profondo le varie storie: perché Rachel (la madre di Charlie) non ha più fatto ritorno dalla famiglia? Che cosa sono le chiavi che sprigionano energia e perché ce le hanno proprio determinate persone? Cosa successe di così grave tra Miles e Monroe per rovinare la loro amicizia?

Certo, tutte queste domande trovarono piano piano risposta e, alla fine della prima serie, un nuovo capitolo si apriva, con la scoperta che gli Stati Uniti d’America erano sopravvissuti (in termini di stato) e se ne stavano in attesa a Cuba ed ora, i Patrioti, erano pronti a tornare a casa.

Insomma, tutto molto bello. Una cosa che, personalmente, apprezzo sempre molto in un telefilm è l’utilizzo di flashback e qui ne hanno fatto davvero un buon uso! Ovviamente il contesto ha aiutato molto nell’uso di questo mezzo di narrazione perché, proprio grazie ai loro ricordi, abbiamo scoperto le singole storie dei nostri protagonisti, il passato che li ha forgiati e li ha resi le persone che abbiamo davanti. Tutti, nessuno escluso.

 

L’altro personaggio che nella prima stagione ha avuto un ruolo nello svolgersi degli eventi è Nora Clayton, ricercata fin da subito e fortemente voluta da Miles, ritenuta un elemento indispensabile per il successo della missione “Salviamo Danny”. Le abilità di Nora, descritta come colei “good at blowing stuff up”, sono state sfruttate a pieno nel corso della stagione, ma dietro tutto questo c’è molto di più. Ex cacciatrice di taglie per la Repubblica, Nora si è dimostrata una donna molto caparbia, capace di combattere, dotata di un forte spirito di sacrificio, il tutto unito a una ferma volontà nel voler cambiare le attuali sorti del mondo che la circonda. E proprio il suo voler credere in un mondo migliore, libero, senza essere assoggettati alle manie di potere dei vari capi di Stato, spinge Nora ad unirsi ai Ribelliche nella prima stagione non avevano delle concrete possibilità di farcela contro il grande colosso della Repubblica di Monroe. Ma dietro la combattente, si nasconde anche l’animo di una donna leale, che nonostante l’evoluzione in negativo di Miles(da bravo ragazzo a generale in comando della Milizia), sa vedere oltre, visto anche la loro passata relazione: e la lealtà verso l’uomo che conosceva la dimostra anche quando, davanti al sangue del suo sangue, la sorella Mia, che le chiede di andare con lei a cercare il loro padre nel Texas, Nora sceglie, nonostante tutto, ancora di andare dietro a Miles, di continuare a combattere in ciò in cui crede e di onorare la parola data. La sua volontà di unirsi ai ribelli cela anche un passato doloroso, un passato in cui a causa di Monroe e della Milizia ha perso il suo compagno, un uomo che nella serie non si vede, ma con cui stava costruendo un futuro, una famiglia: proprio durante la perdita del compagno, pestato a sangue da due soldati della Milizia, Nora, incinta di cinque mesi, nel tentativo di difenderlo perde il suo bambino. Quindi alla sua forza, si unisce anche la volontà di riscatto, la volontà di abbattere Monroe e la sua Repubblica. Nel momento in cui viene catturata da Monroe, si sente in colpa per aver rivelato dei segreti ai Miliziani, e nonostante la debolezza, la donna esegue un’altra prova di forza seguendo Miles e gli altri alla famosa Torre. Ho letto in giro, durante lo svolgersi della prima stagione, di tanti che non riuscivano a soffrire Nora e invece credo che il suo personaggio sia stato troppo poco apprezzato. E la cosa che me l’ha fatta apprezzare ancor di più, è che nonostante avesse realizzato che fra lei e Rachel, Miles avrebbe scelto sempre e comunque la seconda, lei sia andata fino in fondo, restando vicina a Miles, e coerente con quello che la missione prevedeva: mi è dispiaciuto molto quando in fin di vita, ha deciso di sacrificarsi per il bene più grande, per l’obiettivo della missione, e ho odiato tantissimo Rachel per non aver fatto un passo indietro e non aver deciso di tornare indietro per lei. Goodbye Nora!

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Revolution-map-of-USTornando alla situazione degli Stati Uniti alcuni anni dopo il blackout, come possiamo vedere nell’immagine, gli States non avevano più un territorio e solo nella seconda stagione scopriamo che il Presidente e l’intera combriccola al governo scapparono verso Cuba per mettersi al riparo. D’altronde, non potevano sicuramente permettersi che il popolo americano scoprisse che c’erano loro, o almeno la folle visione di un patriota, dietro tutto quello che stava accadendo. E così alla loro ritirata, il caos dilagò e si tornò a una era preindustriale in cui dal caos seppero elevarsi alcune personalità di spicco, che con la forza, riuscirono a imporsi e a costruire degli stati forti. Nel corso della prima stagione, tramite la tanto usata tecnica del flashback, vediamo che la repubblica di Monroe nacque dalla volontà di Miles di porre fine a una realtà di soprusi, violenze, uccisioni gratuite, in cui non vi erano più limiti a ciò che poteva accadere. Come ci dimostra anche la storia di Neville, quando non si ha più nulla da perdere, si è disposti a fare di tutto. Certo poi anche a Miles e soprattutto a Monroe la situazione è sfuggita di mano, loro stessi si son trasformati da potenziali vittime a carnefici, la brama di potere li aveva spinti ben oltre ciò che volevano creare, il tutto dimostrato dal fatto che strapparono Rachel alla sua famiglia, solo per ripristinare localmente la corrente che potesse dare loro un cospicuo vantaggio rispetto agli stati confinanti. Intorno alla Repubblica, come reazione al potere totalitario prende piede il movimento dei Ribelli, aka Patrioti in un secondo momento, coloro che volevano rimettere in piedi gli Stati Uniti in cui erano cresciuti, con la volontà di ritornare al clima di ordine, pace e tranquillità che regnava prima del blackout. Il loro movimento ci viene presentato fin da subito come un movimento in cui regna la più totale disorganizzazione, soprattutto per la mancanza della possibilità di una unione vera, costretti a nascondersi dalla dura repressione attuata da Monroe, che vedeva il movimento come un possibile focolaio capace di minare il suo assoluto potere. Alla persecuzione e alla disorganizzazione, si aggiunge la carenza di risorse necessarie per combattere un così grande potere. Nonostante nel corso della prima stagione, i ribelli abbiano ottenuto delle piccole vittorie, la loro vera storia inizia nella seconda stagione, quando in seguito agli eventi della Torre, la Georgia e la Repubblica vennero spazzate vie: il segnale per il ritorno dei Patrioti è quella piccola finestra temporale in cui ritorna l’elettricità, prima di riscomparire, forse definitivamente. Dietro l’esplosione dei missili, scopriamo che ci stanno gli stessi Stati Uniti, che tornando nel loro territorio, con una serie di sotterfugi, giochi di potere e bugie iniziano ad alimentarsi della speranza di quelle persone sopravvissute al massacro per ricostruire un forte, e se ci pensate anche debole allo stesso tempo, potere per ritornare a governare. Gli eventi da narrare sulle malefatte dei Patrioti sarebbero tantissimi, però quello che più spicca all’occhio è la formazione di un’armata di giovani, che subendo un particolare  lavaggio del cervello addestramento, diventavano delle belle e pronte macchine da guerra, che avrebbero distrutto anche la persona da loro più amata. Tutto questo è un segnale del fatto che i Patrioti non avessero molto a cuore l’idea di ricostruire la nazione, quanto avessero una brama di potere e di vendetta, che non li rendeva molto diversi da ciò che stavano combattendo.

La seconda stagione vede la rinascita (o la scoperta, dipende dai punti di vista) del personaggio di Sebastian Monroe. Devo dire che ho particolarmente apprezzato la scelta degli autori di dare più spazio e peso al personaggio di Bass, perché davvero è stato amore a prima vista. Non solo l’attore è (almeno per me) “bello bello, bello in modo assurdo” ma il carisma di Bass, il suo temperamento caldo ed impetuoso e la sua ironia sono stati una manna dal cielo in una stagione un po’ fiacca. Scopriamo che il figlio che credeva morto in realtà è vivo ed è stato proprio Miles a tenerlo lontano da lui (proprio Miles il buono, il giusto ha nascosto questa cosa importantissima al suo amico… no ma lui è quello corretto, si si…), scopriamo che anche Bass ha un cuore e che, in fondo, non è proprio una merda solo uno stronzo. E guarda un po’, Bass inizia ad interagire con Charlie, colei che lo odia più di qualunque altro perché in fondo lui è l’artefice della disfatta della sua famiglia, della morte di suo padre e di suo fratello. Eppure, dietro a tutto questo odio c’è qualcosa. Tra questi due c’è una chimica pazzesca: si guardano, si studiano, si capiscono anche senza parlare e lui per lei torna sempre sui suoi passi.

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Ecco loro erano la mia ship di questa seconda stagione. Quanto avrei voluto anche solo un misero bacio, uno, anche piccolissimo o velocissimo. Eppure, niente. Gli autori non hanno visto il potenziale di questa relazione. Zero assoluto. Ce li hanno fatti in qualche modo legare per poi… Poi farci vedere Monroe che bacia Rachel!!!

VAFFA. (Per fortuna non ho trovato immagini sulla scena altrimenti mi saliva ancora il nervoso).

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Per un po’ ho pensato di essere pazza nella mia fantomatica visione di una qualche intesa tra Bass e Charlie, alla fine mi piacciono sempre le storie impossibili, e invece ho scoperto che non ero sola al mondo, che c’era addirittura qualcuno che ha fatto un video con tutti i momenti CHARLOE. ADORO. Grazie per avermi fatto capire che c’era qualcuno deviato (ovviamente in senso più che positivo) come me!

Se da un lato c’era chi shippava i Charloe, dall’altro la ragazza nella prima stagione aveva avuto un buon feeling con Nate/Jason, il figlio di Tom Neville. Il suo è uno di quei personaggi che subisce una grande evoluzione nel corso delle due stagioni: all’inizio lo ritroviamo nelle file dei miliziani, d’altronde suo padre era uno dei più importanti generali ai servizi di Monroe. Ma dopo l’incontro con Charlie qualcosa in lui inizia a cambiare, forse c’era già un barlume di redenzione, un occhio critico nei confronti della condotta del suo generale in carica. Ed è proprio per Charlie che viene meno alla sua missione iniziale, quella di trovare Miles e consegnarlo alla Milizia, successivamente salva la ragazza dalla morte, fortemente voluta e ordinata da suo padre. Il loro rapporto cresce piano piano ed è un rapporto di amore-odio, che li porterà prima a disunirsi, e poi a riunirsi quando l’occasione lo necessiterà. Saputosi ribellare all’autorità del padre, decide di iniziare a combattere per ciò in cui lui crede, e non in quello che gli è stato inculcato e tramandato. Certo dopo lo scoppio dei missili nel finale della prima stagione, ciò in cui crede, cioè i Patrioti, non si dimostra proprio proficuo per il suo futuro: finito infatti in uno dei campi di riprogrammazione dei Patrioti che citavo prima, Jason subisce un lavaggio del cervello che lo trasforma in una perfetta macchina da guerra, pronto a scattare e distruggere tutto solo grazie alla lettura di una matricola: e proprio questo suo tallone d’Achille, perché alla fine di questo si tratta, lo porterà alla morte per mano della sua amata Charlie nel corso di “Austin City Limits”, uno degli episodi più belli della seconda stagione.

https://www.youtube.com/watch?v=I49y3XtG9zk

Ora, direte voi, ma se la serie aveva così tanti aspetti positivi, perché mai è stata cancellata? Semplice:

  1. Gli autori (appunto) non hanno saputo sfruttare al meglio storie decisamente interessanti e che avrebbero conquistato il pubblico (Charlie e Monroe in primis);
  2. La mancanza di una trama orizzontale molto ben strutturata come lo era nella prima stagione;
  3. L’introduzione di una storia parallela del tutto (inutile) decontestualizzata e troppo fantasy-assurda per essere credibile in quello che doveva essere uno scenario come quello presentato.

In questo terzo e ultimo punto mi riferisco proprio alla storia delle nanocose (ok, nanotecnologie) e tutta l’assurdità che hanno portato. Già dal secondo episodio della seconda serie con la morte e successiva miracolosa resurrezione (tipo ore dopo dalla conferma del decesso quasi) ero sul divano gridando “NO, no, no! Dai caxxo, ma uno se muore non può rimanere morto?!?!”

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E dopo questa già di per sé stronzata ci volevano pure i nanocosi che volevano imparare a capire gli umani, a sentire (feel) come gli umani… ma perché tutte a me?!!? Ecco, quando di una serie inizi a voler saltare alcune parti perché “non rilevanti”, signori è giunta la fine. C’è qualcosa che non va. E quel qualcosa è ciò che ha decretato la chiusura di questa serie. Peccato perché potevano creare delle buone storie restando sul concreto e reale. E invece hanno deciso di entrare in un territorio pericoloso e non credibile et voilà, saluti e baci a tutti!

Quindi, riassumendo, una prima serie davvero molto molto carina e anche ben fatta e poi una seconda serie con tanto potenziale mandato all’aria per una storia senza senso e del tutto decontestualizzata… voglio ricordare Revolution con il personaggio che mi ha dato la forza di seguirla fino all’ultimo episodio:

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In conclusione, ci sarebbe stato molto altro da dire e da raccontare su questa serie, su alcune storyline e su determinati personaggi che non abbiamo in questo articolo descritto.  Quali sono stati per voi i momenti più belli di Revolution? Siete d’accordo con i nostri punti di vista? Fatecelo sapere nei commenti!

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Bye bye Revolution!

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3 comments

Andrea B. 26 Febbraio 2015 at 13:43

Io ai punti ci aggiungerei:
4 bellachioma, mai un pelo fuoriposto
5 sua mamma che mi sta sempre più sui zebedei ogni volta che la vedo
6 cose assurde tipo loro che vanno esplorando un tunnel della metro(mi pare la metro) che ci sta dentro milano e provincia e loro si preoccupano dell’aria…
Arrivati al punto che chi lo vedeva si sentiva preso per i fondelli hanno fatto benissimo a stoppare. Non era giusto per chi lo guardava…Questo secondo me 🙂
Ciaoo

Reply
Elisa 26 Febbraio 2015 at 15:10

Concordo. La storia dei “nanocosi” era del tutto priva di interesse. Personalmente ho continuato a guardare la seconda stagione più per i personaggi che per la trama. Monroe(super sexy)reggeva benissimo la serie anche senza Miles. E alla ship con Charlie c’ho creduto fino alla fine anche se non ho disdegnato il ripiego sul figlio.
La seconda stagione mi è parsa confusa. Non sapevano bene dove andare a parare. Avrei visto volentieri, però, una 3° serie. Questo tipo di telefilm hanno bisogno di tempo per crescere. Magari tornando a fatti più reali e meno fantasy potevano riuscirci.

Reply
gnappies_mari 26 Febbraio 2015 at 18:42

Concordo in pieno Elisa!charlie e il figlio di Monroe non erano male ma gli autori dovevano sfruttare meglio il feeling tra bass e charlie.. Peccato!

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