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Ecco perché Romolo+Giuly è il mio nuovo guilty guilty pleasure

Ok, alzo le mani: sarà una trashata colossale di quelle che non se ne vedono da anni, ma da qualche settimana sono andata totalmente in fissa con questa produzione italiana (e non voglio fare la snob della situazione nel dire che questo è uno dei motivi per cui ora lo considero un guilty pleasure particolarmente guilty, ma confesso che è stato uno dei motivi per cui all’inizio sono stata più restia a iniziarlo).

Tutto è partito con il primo promo, al cui la mia immediata reazione è stata “ma che è ‘sta roba?!?” (rigorosamente con accento romano, perché la mia romanità esce maggiormente fuori in caso di particolare sconcerto)… col passare dei giorni però il mio stato d’animo sempre più ansioso per via di alcuni ostacoli lavorativi all’orizzonte mi ha ammorbidita, tanto da iniziare quasi a provare una certa curiosità per questo prodotto, che ho scoperto poi essere in realtà la rivisitazione da parte di Fox Italia di un corto uscito sul web un paio di anni fa.

È con questa premessa che mi sono approcciata alla visione dei primi due episodi: un misto di criticità e pregiudizio da un lato e un più neutro “why the hell not” a guidarmi dall’altro. E fu così che, in un momento in cui mi sentivo arenata con gran parte delle serie che un tempo apprezzavo di più, di scarsità di nuove idee interessanti e di conseguenza di reboot di cui non si sentiva davvero il bisogno, la mia anima perduta si è fatta catturare dal becero umorismo all’italiana. Ma prima di beccarmi tutti i vaffa che si stanno affollando in entrata, fatemi spiegare in pochi punti cosa mi ha fatta rotolare di più di questa storia:

1 – Non solo un rozzo adattamento: La trama si concentra sul colpo di fulmine tra i due protagonisti, Romolo Montacchi e Giuly Copulati… se i nomi distorti vi ricordano qualcosa è perché si prende ispirazione, neanche troppo velatamente, dal capolavoro shakespeariano Romeo e Giulietta. I due appartengono ovviamente a due famiglie rivali, con in più la rivalità intrinseca tra Roma Nord e Roma Sud a fare da sfondo. Alle vicende romane fanno però da contorno anche ulteriori macchinazioni portate avanti da Milano e Napoli, per inseguire ognuno i propri scopi e affrancarsi dalla predominanza della Città Eterna. Il che, se giocato bene, potrebbe già essere un simpatico passatempo per scherzare e riflettere sui lati positivi o meno del nostro caleidoscopico Paese, ma si tratta in realtà solo di un punto di partenza…

2 – “Fa ridere perché è vero”: Per rendere la sit-com volutamente sopra le righe abbiamo ovviamente una moltitudine di stereotipi su ciascuna delle categorie coinvolte. Personalmente non so se al di fuori della mia regione la serie possa essere stata apprezzata tanto quanto potrebbe esserlo qui, ma mi sono trovata a ridere a crepapelle per piccoli dettagli che rispecchiano quella che per me è la realtà di tutti i giorni… portata all’eccesso per motivi di copione, ma comunque con un fondo di verità. Le differenze tra Roma Nord e Roma Sud (i primi rappresentati come fighetti superficiali e i secondi come rozzi “coatti”, senza menzionare poi lo sconfinare in realtà apparentemente neutrali e un po’ “borderline” come quella del quartiere Pigneto, episodio che mi ha fatta scompisciare) non saranno magari quelle che vediamo sullo schermo e non sono di certo così accentuate, ma fa sorridere trovare richiami a quella che è una quotidianità così vicina alla mia. Senza parlare poi degli incontri/scontri con realtà diverse da quella capitolina: Romolo che cerca di infiltrarsi a Milano è ancora una delle mie sequenze preferite e la diatriba sullo “sti cazzi” è stata anche fonte di ilarità in passato tra me e alcuni miei amici.
[N.d.A.: qualora ve lo stiate chiedendo, “sti cazzi” da noi significa “chi se ne frega”, l’esclamazione usata dall’Emilia Romagna in su con accezione di “tanta roba” da noi si traduce con la stessa espressione ma al singolare #sapevatelo]

3 – I richiami alla cultura pop: Si sprecano poi le citazioni di film, telefilm, romanzi e addirittura videogiochi che, in questo contesto, arricchiscono il panorama già di per sé fuori di testa. Titanic, 300, Arancia Meccanica solo per citare i primi tre che mi vengono in mente.

4 – I personaggi: A parte i due protagonisti (che non potevano essere più riusciti, entrambi col desiderio di staccarsi dal loro background di provenienza eppure sempre così tendenti al rustico lui e al frivolo lei), ma vogliamo parlare del machiavellico Mastrota? Mefistofelico genio del male accompagnato dal pupazzo non-pupazzo Tciù, finito in carcere perché stalkerava Paolo Bonolis, capi della macchinazione in moto da Milano per far scoppiare la guerra civile a Roma e approfittarne per appropriarsi del territorio della capitale per lucro. E applausi a non finire anche a Fortunato Cerlino, che sebbene noto perlopiù in ruoli drammatici non ha mai nascosto una vena comica esilarante, e qua esce tutta grazie al personaggio del discendente della famiglia Borbone in cerca di riscatto, determinato a reinstaurare il Regno delle Due Sicilie.

5 – La “poeticità”: Lo dico con ironia ovviamente, nonostante le mie origini sono una di quelle persone che sostengono che l’accento romano è simpatico solo se preso a piccole dosi. Qui trovo che l’equilibrio sia quello giusto, anche se ci sono momenti in cui un particolare guizzo ti fa uscire quella lacrima in più: nel primo episodio ci si sta raccogliendo intorno alla salma dell’ultimo garibaldino e simbolo concreto dell’unità d’Italia (che verrà non a caso messa a durissima prova negli episodi successivi) quando un’aquila cala sulla folla e porta via l’uomo, momento che il patriarca Montacchi commenta con uno spaesato: “Come ‘n sorcio”. Pura poesia.

Se questo quadro folle è bastato a incuriosirvi vi consiglio di ficcare questa serie nei ritagli di tempo tra una più impegnata e l’altra, sono solo 8 episodi, mentre se avete già dedicato del tempo a seguirla vi chiedo se pensate di aver buttato ore preziose o se tutto sommato potrebbe esserne valsa la pena, per alleggerire le prime giornate autunnali con umorismo leggero e senza troppe pretese.
Alla prossima!

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