Doctor Who | Ecco perché non serviva un Dottore donna

Ieri è stato annunciato chi interpreterà il Tredicesimo Dottore e c’è chi ha imprecato e chi ha esultato, perché la scelta è Jodie Whittaker, che darà il volto al primo Dottore donna in cinquantaquattro anni di storia dello show.
La questione è molto semplice: ce n’era davvero bisogno? Noi pensiamo di no e vi spieghiamo perché.

Posto che Jodie Whittaker è un’attrice MERAVIGLIOSA e questo nessuno oserebbe mai metterlo in dubbio, vi spiego perché io – da donna fermamente convinta del potere che le donne possano e debbano avere – non sentivo assolutamente l’esigenza di una rigenerazione femminile. Molto in breve: perché l’universo di Doctor Who” non è semplicemente pieno, ma è STRAPIENO di donne forti, di donne con i controcoglioni, di donne che non si fanno mettere i piedi in testa da nessuno, che sono in grado di schierarsi in prima linea anche nelle battaglie più difficili e che salvano il mondo – ma che dico, l’Universo – a ripetizione. Mi limiterò a citare due esempi, che sono le companion, il solo e unico motivo per il quale il Dottore è riuscito a mantenersi sano nel corso dei secoli, compagne fedeli di cui lui ha bisogno molto più di quanto loro abbiano bisogno di lui; e poi la Tardis – sì, LA, perché troppo spesso ci si dimentica che la cabina blu che è bigger on the inside è donna ed è dotata di volontà propria, al punto da fare sempre di testa sua ignorando i comandi e il volere di quel padrone che è tutto fuorché un padrone, ma piuttosto un ospite tollerato al proprio interno. Le donne sono sempre, sempre, sempre state la FORZA di questo show, nonostante il protagonista sia stato per cinquanta e passa anni uomo e mi dispiace tanto, ma dal mio punto di vista non riuscire ad ammettere questo dato di fatto è un po’ come andare a far polemica contro gli artisti rinascimentali europei che osavano dipingere solo persone dalla pelle bianca. E ora cosa facciamo? Per la parità dei sessi dichiariamo che i companion dovranno essere tutti maschi? Si gioca a parti invertite a ogni livello? Ma state attenti a ciò che desiderate, perché una sfilza di companion uomini potrebbe davvero portare a una maschilizzazione dello show, per la prima volta in cinquantaquattro anni. E comunque, questa scelta sarebbe stata innovativa e coraggiosa ai tempi di Nine o Ten, di sicuro non oggi – ovvero quando una grossissima fetta di pubblico chiedeva a gran voce un Dottore donna.


ChelseaH

 

Personalmente l’annuncio di un Dottore donna mi preoccupava non poco ultimamente, visto l’assoluto silenzio stampa che ha circondato la rivelazione e l’elevato numero di nomi femminili buttati nel cappello dei papabili nei mesi passati (molti più della volta scorsa).
C’è chi ha definito questa scelta un enorme passo avanti. Io non ci vedo coraggio: il pubblico e la critica, nonché il panorama attoriale (Dame Helen Mirren in prima fila, e di certo non da ieri) ha cominciato a chiedere con sempre più forza il cambio di genere del personaggio negli ultimi tempi… più che una scelta coraggiosa la chiamerei leggermente “fanservice”.
Ho avuto modo di dire migliaia di volte che in caso di un Dottore donna, indipendentemente dalla bravura dell’interprete scelta (che qui non si mette in dubbio), avrei avuto problemi ad accettare il cambiamento sicuramente non per dei miei paraocchi: leggo in giro di maschilismo e amenità varie, ma io personalmente mi sono sempre ritenuta una femminista (vera, non parte di questa corrente “estremista” uscita fuori negli ultimi anni e in cui non riesco proprio a identificarmi) e nonostante ciò non è davvero una, se vogliamo, “scelta di facciata” come questa che mi farà gridare alla grande rivoluzione. Non credo che interpretare un personaggio iconico che in oltre cinquant’anni è sempre stato uomo fosse davvero ciò di cui il genere avesse bisogno. Non è il Presidente degli Stati Uniti, il Dottore è un personaggio fuori dal tempo che si relaziona con noi pubblico attraverso gli occhi e i gesti di DONNE assolutamente umane e con cui è facile per noi relazionarci. Le companion fisse, nonché le decine di guest star femminili di grande spessore (Madame de Pompadour, anyone?), sono l’esempio di come per presentare donne indipendenti e con gli attributi la serie non necessitasse di cambiare sesso al protagonista, che io (again, da femminista) ho sempre gradito vedere come un uomo, un uomo alieno dalle grandi capacità e conoscenze eppure imperfetto, che HA BISOGNO di avere accanto qualcuno di altrettanto imperfetto ma che si scopre dotata di capacità e forza straordinarie nel momento del bisogno. Non è questo un migliore messaggio di women’s empowerment che non scegliere un Dottore donna?
Ho sempre detto che, fossi un’attrice, avrei preferito mille volte essere una companion piuttosto che il Dottore: oltre ad avere più “flessibilità” d’azione, le companion sono co-protagoniste a tutti gli effetti e sono persone come potremmo essere noi, semplici che però si scoprono eccezionali, esempi di crescita personale e fiducia in sé stesse che a mio parere creano un ottimo modello per le giovani generazioni di spettatrici… molto più di semplicemente dare un aspetto femminile a un personaggio che ha già migliaia di anni ed esperienza consolidata.

Ale

Premetto che non sono contraria a priori alla figura di un Dottore in versione femminile: una donna non ha e non ha mai avuto nulla di meno rispetto a un uomo.
Quello che voglio dire è che non sentivo particolarmente la necessità che questa evenienza si verificasse proprio adesso.
Questa decisione improvvisa, così a ridosso del cambiamento del Maestro in Missy e reclamata a gran voce dai fan, mi sembra più che altro una scelta volta a compiacere il pubblico e a consentire a Chibnall di portare con sé la Whittaker (senza nulla togliere a lei, che ho estremamente apprezzato nel ruolo di Bett in Broadchurch e che, ne sono sicura, farà un lavoro eccellente nel rendere il personaggio).
A quanti dichiarano in queste ore che era ora che il Dottore fosse finalmente una donna, vorrei ricordare che questa serie è sempre stata popolata di donne estremamente forti e carismatiche, in grado di rubare la scena a chiunque affiancassero e di trasformare la parola companion in un sinonimo di protagonista.
Sto pensando a River, intrepida e imprevedibile, ad Amy Pond e alla sua estrema capacità di amare, a Clara e al suo coraggio, a Bill e alla sua fama di avventure, a Donna e alla sua compassione e a Martha, troppo spesso sottovalutata e lasciata nel dimenticatoio.
Tutte loro hanno fatto tanto quanto il Dottore e sono riuscite in un’impresa quasi impossibile, dimostrare a un alieno millenario che ha ancora molto da imparare da questi esseri solo all’apparenza così fragili, in primis la capacità di sentire, di entrare in contatto, di essere imperfettamente e meravigliosamente umano.
Il fatto di vivere l’avvento di un Dottore donna come una rivalsa per il gentil sesso è quasi un affronto a quelle figure femminili indimenticabili, come se solo il Dottore contasse, come se loro non fossero abbastanza, come se nella ricerca esasperata di questa parità a tutti i costi andassero perse l’occasione e la capacità di riconoscere che questo obiettivo è già stato raggiunto.

MooNRiSinG

Premetto che il mio amore per “Doctor Who” è abbastanza recente: sono arrivata in recupero matto e disperatissimo fino alla fine dell’era di Matt Smith e con già all’orizzonte l’ombra annunciata di Peter Capaldi, per cui questa è la mia prima rigenerazione “in diretta”. Entusiasmo livello quindicenne al prom: presente. Come credo la stragrande maggioranza dei fan della serie, NON sentivo assolutamente l’esigenza di un Dottore donna: le dinamiche Dottore uomo – companion donna hanno sempre funzionato alla grande per me, e nel mio cuore il Dottore rimarrà sempre il raggedy man – pensare ad una raggedy woman mi riporta subito alla mente l’immagine di una vecchia gattara e francamente un po’ mi stranisco. Il fatto che non ne sentissi l’esigenza però non implica che fossi contraria all’idea: con il giusto lavoro alle spalle tutto è possibile, e “Doctor Who” è quella serie che può davvero sfidare l’impossibile. L’annuncio è stata una piacevole sorpresa; forse, passato l’entusiasmo iniziale, mi verrebbe da dire che il fandom aveva esposto talmente a gran voce la richiesta di un cambio di genere nella figura storica del Dottore, da far sembrare questa decisione un po’ “piaciona”, per ingraziarsi una fetta di pubblico e quindi con il rischio a posteriori di risultare fallimentare sul lungo termine, ma tutta la mia fiducia è riposta a piene mani in quell’attrice meravigliosa che è Jodie Whittaker. Se la sorpresa di un Dottore donna può avermi lasciato delle perplessità, la sua interprete ha rischiarato ogni possibile dubbio. Credo che possa fare davvero delle grandi cose e non vedo l’ora di vederla alla prova in questo ruolo titanico.

L’idea di un Dottore donna in realtà mi affascina ancora di più pensando all’idea di una companion che RESTI DONNA. Non prendetela come un delirio di onnipotenza di femminismo, assolutamente no: come per il cambio di genere nel Dottore, non sentivo assolutamente la necessità di una trasformazione delle dinamiche di “Doctor Who” per rivalutare il ruolo della donna o rappresentare al meglio le minoranze; tutto questo è già presente nella serie praticamente dai suoi inizi, e metto nella stessa categoria quelli che inneggiavano al cambio di genere del Dottore con chi esaltava Bill come primo grande passo verso un “Doctor Who” gay friendlyVastra? Jack? Non si accende una lampadina? E allora passa oltre e non ti curar di loro…
La mia è semplice curiosità nel vedere quali dinamiche si possano instaurare tra due donne sullo schermo, una delle quali è comunque una splendida mente di più di duemila anni che ha vissuto per dodici reincarnazioni in un corpo maschile, e forse ostinazione nel non volere che il fatto di avere una presenza femminile alla guida del TARDIS comporti, per forza di cose, il mettere al suo fianco un uomo. Per me il cambio sarà puramente esterno, quello che veramente mi interessa vedere è quale caratterizzazione Jodie Whittaker sarà in grado di dare alla personalità del Dottore e per questo credo che il suo essere donna sarà ininfluente. Io insomma mi tengo sull’onda di questa curiosità positiva, almeno fino all’annuncio del companion.


Al

 

Ieri la BBC One ha finalmente annunciato l’interprete del Tredicesimo Dottore: Jodie Whittaker.
Il Dottore cambia sesso e diventa donna, come Il Corsaro e Il Maestro prima di lui.
Personalmente, non ho mai voluto un Dottore donna, non perché sia contraria per chissà quale motivo, ma per una ragione semplicissima: da donna, non ne ho mai sentito il bisogno. E dunque devo aggiungere che da donna non ho mai compreso l’insistenza degli ultimi anni da parte delle testate giornalistiche e dei fan, nel chiedere quando finalmente avremmo visto un Dottore donna. L’ho trovata anche fastidiosa. Di nuovo, per un motivo molto semplice: da donna, non mi sono mai sentita sminuita, né minacciata, dal fatto che Il Dottore fosse un uomo. Da donna, non mi sono mai sentita , come dire, non rappresentata dallo show.
Per questo, mi fa sorridere chi ora inneggia all’importanza del momento storico, alla totale e favolosa rivoluzione operata dallo show e da Chibnall, all’importanza di vedere una donna ai comandi del TARDIS, perché queste persone si perdono un pezzetto fondamentale: Ladies and Gentlemen, “Doctor Who” è sempre stato uno show che riconosceva alle Donne la parità rispetto agli uomini, anzi, le metteva anche al di sopra. Il primo produttore esecutivo dello show, la persona che ha fatto la storia della televisione britannica e mondiale, era una donna, Verity Lambert, che ha creduto nel progetto, ha battuto i pugni, messo a tacere uomini che cercavano di imporre la propria visione, domato attori che facevano i capricci. La persona che, nella storia, ha coniato il nome TARDIS dall’espressione “Time And Relative Dimension In Space” è una donna, Susan, la nipote del Dottore. Il TARDIS E’ DONNA e in più di duemila anni è sempre stata la nave a comandare, mai Il Dottore, come “The Doctor’s Wife” ci ha mostrato: “Tu sei inaffidabile! Non mi hai sempre portato dove volevo andare!”“No, ma ti ho sempre portato dov’era necessario che tu andassi.”

E mi volete dire che le companion non erano abbastanza? Sarah Jane non era abbastanza? Non lo era Martha, che da sola ha salvato il mondo, che da sola, giovane donna ancora studentessa, per un anno è scampata al Maestro, senza l’aiuto del Dottore, ma salvando anche lui? Che Donna, colei che aveva ciò di cui Ten necessitava, che “E quindi sei tu che decidi?!” “Time Lord, TARDIS… Sì!”“Donna, umana… No!”, che lo ha convinto a riscrivere almeno in parte un punto fisso nel Tempo e salvare qualcuno, non lo era? Che Amelia Pond, “I’ve got my boys, I’ve got my spaceship, my work here is done”“My poncho boys”, che era la voce narrante della sigla e che Moffat così facendo ha messo al centro del punto di vista e, dunque, al centro della storia, non lo era? Che Clara non lo era? Per favore. Per di più, una delle critiche sia ad Amelia che a Clara (e/o River) era che erano troppo protagoniste. Tra chi ora esulta ci sono le stesse persone che inveivano contro le companion. Quindi una companion forte non va bene, ma il Dottore donna è una cosa favolosa? Seriously? E che dire di Vastra e Jenny? Le STREPITOSE Vastra e Jenny.
Si voleva una donna ai comandi del TARDIS? Le abbiamo già avute: La Rani, certo una sorta versione femminile del Maestro per alcuni aspetti (visto che era altrettanto noncurante per la vita dei popoli dei pianeti su cui arrivava) e dunque non un personaggio positivo, ma pur sempre una Time Lady di Gallifrey con il suo bel TARDIS (con all’interno un Tirannosauro, per di più). River Song, la donna che sapeva pilotare il TARDIS meglio del Dottore, innamoratissima di lui, certo, ma indipendente, coraggiosa, forte, pericolosa, indomita, e soprattutto mentalmente all’altezza del Dottore, altrettanto geniale, colei che ha fatto supplicare un Dalek,“I’m River Song, check your records again”.
A chi chiedeva un Dottore donna e che ora parla di importante momento storico per la rivoluzione operata da questa scelta io domando: dove siete stati, in questi più di duemila anni di viaggio nello Spazio e nel Tempo? Avete guardato, ma non avete OSSERVATO.

Detto ciò, voglio fare una precisazione finale: Jodie Whittaker è una bravissima attrice. E IO SONO UNA VERA WHOVIAN, non qualcuno di passaggio, il mio viaggio nel Tempo e nello Spazio è iniziato quando ero bambina e come Amy ho spalancato gli occhi meravigliata dinanzi a quello che fu il mio primo Dottore, per cui se pensate che questa sia una reazione stile “Non guarderò più lo show!”, vi sbagliate di grosso. Chi reagisce così NON E’ un VERO Whovian e francamente augurerei a queste persone di andarsene per mai più ritornare, se non fosse che sono preoccupata per gli ascolti dello show, perché anche questa gente contribuisce e io voglio che “Doctor Who” continui ad avere successo e vada in onda per molto tempo. Un VERO Whovian ama, non odia. Mai. Per questo: io non ho mai voluto un Dottore donna, per me doveva restare uomo perché lo show era già Donna, ma detto questo, vai e spacca Jodie, dacci un fantastico Tredicesimo Dottore, perché questo è tutto ciò di cui un Whovian deve preoccuparsi. E nonostante non sentissi il bisogno di un Dottore donna, ora è nata in me la curiosità di vedere cosa creeranno.
Solo una cosa: NON OSATE CHIAMARLA DOTTORESSA (o peggio). She is The Doctor. Lei è IL Dottore.

Sam 




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ChelseaH
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

1 Comment

  1. Dario de Judicibus

    18 luglio 2017 at 12:43

    Non sono d’accordo. Potrà sembrare strano ma questo modo di ragionare è comunque sessista, come lo è probabilmente stato la scelta “politically correct” di proporre un dottore donna. Siamo ancora troppo legati ai ruoli, al contrapporre uomini e donne persino quando parliamo di parità. La vera parità sta nel superare questo dualismo a tutti i costi e ragionare su un altro piano.

    Come scrittore, pensare a un personaggio che da uomo si rigenera in donna e poi magari di nuovo in uomo, o da etero in omosessuale e poi viceversa, offre delle opportunità enormi nella costruzione del personaggio stesso. Noi tutti ragioniamo molto legati al nostro genere od orientamento sessuale anche in situazioni in cui genere e orientamento sessuale sono irrilevanti. Un alieno che possa passare attraverso svariati “corpi” offre un’opportunità di interazione con l’ambiente circostante assolutamente unica. Un caso analogo lo si potrebbe avere in un personaggio mutaforma che possa assumere sia sembianze maschili che femminili. Quanto il corpo influisce sulla psicologia e sul comportamento? Pensate da uomo di avere improvvisamente il seno, o da donna di avere un pene. Come vi muovereste, camminereste, siedereste? E come reagireste al diverso sentire dei processi interni, ad esempio il cambiamento di ormoni? Quanto il vostro passato sarebbe ancora rilevante rispetto alla vostra nuova identità. Qui il problema è che ci si dimentica che al di là dell’attore che lo interpreta, il Dottore è uno solo. È questa la sua specificità.

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