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Dirty Dancing – Questo remake non s’aveva da fare

Carissimi addicted, lo so che arrivo un po’ in ritardo con questo articolo dal momento che il film è stato rilasciato a giugno, ma, volendo essere onesti, per costringermi a guardarlo c’è voluta una forza di volontà non indifferente.
L’altro giorno, però, mi sono accorta che Amazon Prime Video lo aveva aggiunto al catalogo e ho letto la cosa come un segno divino a cimentarmi nell’impresa, perché amo troppo l’opera originale per non dare almeno il beneficio del dubbio a qualsiasi titolo a esso correlato, anche quando so, come in questo caso, che si preannuncia un disastro epocale.

Per non sembrare eccessivamente critica, ci tengo a precisare che, per quanto questo remake mi abbia fatto voglia di rigettare il pranzo di Natale dell’anno scorso, ho apprezzato alcune delle innovazioni e delle modifiche alla trama che sono state apportate:

  • il tentativo di trasformare l’opera in un vero e proprio musical che, seppur realizzato in maniera molto maldestra, poteva essere un’idea interessante;
  • l’amicizia fra Lisa e Marcus, che ha dato maggiore profondità al personaggio della sorella di Baby e ha introdotto, seppur timidamente, il tema del razzismo, trattato oltretutto con inaspettata delicatezza;

  • il diverso rapporto fra Baby e Penny, più amichevole fin dall’inizio e con la ballerina maggiormente disposta ad ammettere di aver bisogno di aiuto;
  • la crisi matrimoniale degli Houseman, che, oltre a dare maggiore spazio alla sempre fantastica Debra Messing, ha contribuito a demolire la facciata di eroe e uomo perfetto di Jake, giustificando ancora di più il cambiamento dell’opinione di Baby a suo riguardo:
  • Katy Sagal, assolutamente fantastica nel ruolo della conturbante coguar Vivian Pressman: la sua versione bollente di “Fever” è probabilmente il momento musicale più riuscito del film;
  • il fatto che abbiano avuto il coraggio e il buon senso di scegliere per interpretare il ruolo di Baby un’attrice dalla corporatura NORMALE, senza cercare necessariamente qualcuno di magro sfinito, il che in un film dedicato al ballo e alla sensualità non è una cosa così scontata.

Veniamo ora alle note dolenti, che sono, ahimè, tante e terribili:

  • il fatto che perfino un labrador avrebbe probabilmente recitato meglio di Colt Prattes in questo frangente: la sua inesperienza come attore si è sentita pesantemente, soprattutto dal momento che si trovava ad avere a che fare con una figura iconica della storia del cinema, un personaggio che fa parte dell’immaginario collettivo del 90% della popolazione mondiale… pur sforzandosi di non fare ingiusti confronti, non rimpiangere Patrick Swayze era fisicamente impossibile;
  • la mancanza del sapore del proibito, della sensualità scandalosa del ballo, che si è sentita soprattutto nella scena in cui Baby si ritrova per la prima volta nel posto in cui si raduna il personale dell’hotel;
  • il montaggio e la regia abbastanza orripilanti:
  • la qualità delle coreografie, che, trattandosi di un film incentrato sulla danza, hanno influito in maniera decisiva sul mio giudizio a proposito del film:
  • la bravura dei ballerini in sé: attenzione, con questo appunto non intendo affermare che il corpo di ballo di questa versione sia totalmente incapace, è solo che non hanno nulla della verve scoppiettante ed esplosiva dei loro predecessori. Abigail Breslin, inoltre, per quanto mi stia immensamente simpatica a pelle non ha mostrato grandi doti dal punto di vista danzereccio;
  • don’t touch “She’s like the wind!”
  • IL FINALE! Per tutti i santi del Paradiso, quando ho visto la scena conclusiva mi son cascate letteralmente le palle. Sappiamo tutti benissimo che la storia di Johnny e Baby era destinata a non avere futuro, ma c’era proprio bisogno di rigirare il coltello nella piaga? Mi rivolgo agli autori, quale sadico motivo vi ha spinto a mostrarci questo scorcio deprimentissimo in cui al povero Johnny, che evidentemente ci sta ancora sotto come un treno, tocca sorbirsi la sagra della famigliola felice con Baby protagonista? Avrei bocciato l’intero film anche solo per questo superfluo accanimento terapeutico.

Al netto di tutte queste considerazioni, direi che il mio stato psicologico può essere riassunto così:

Io sono dell’opinione che certi cult, certi mostri sacri non andrebbero, di fatto, toccati e la visione di questo remake di “Dirty Dancing” non ha fatto che confermare questa convinzione.
E ora scusatemi, vado a purificarmi rivedendo la versione originale.

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3 comments

Sam
Sam 20 novembre 2017 at 18:55

Ho letto, ho riso… e penso esattamente la stessa cosa. E mi dispiace, per Debra Messing, Sarah Hyland e Abigail Breslin.

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MooNRiSinG
MooNRiSinG 20 novembre 2017 at 21:49

Sì perché alcune scelte del cast erano pure azzeccate a modo loro, è che per tre cose buone ne hanno fatte settecento alla cazzo di cane. Io ero basita!

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Sam
Sam 21 novembre 2017 at 22:32

Verissimo.

La prima volta che lo hanno mandato in onda ho visto trenta secondi e ho detto HELL NO.

La seconda ero a casa in un pomeriggio piovoso durante un weekend e ho detto, vabbé, proviamo. DISASTRO ASSOLUTO. IMBARAZZANTE doesn’t even begin to cover.

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