Dietro le quinte di GoT con guide dal set

Qualche mese fa avevo pubblicato un articolo sulle location di Game of Thrones in Irlanda del Nord, con la promessa che avrei seguito quegli itinerari quanto prima. Poco tempo dopo, in occasione del mio trentesimo compleanno, ho pensato che non ci fosse modo migliore di festeggiare di un bel viaggetto, e così eccomi in partenza per un weekend lungo a Belfast, da cui poi sono partita con il mio fedele ragazzo/compagno di viaggio/altro appassionato della serie in direzione di alcuni di quei luoghi già evidenziati in precedenza. Quello che non sapevo è che non mi sarei limitata a visitare quei posti e a scattare qualche foto, ma avrei finito per scoprire molto di più su quello che accade dietro le quinte dello show, su come alcune delle scene più iconiche sono state realizzate e su alcuni dei suoi interpreti, e che l’avrei fatto grazie alle parole di gente che su quel set c’è stata e quegli interpreti li ha visti, conosciuti e ci ha lavorato fianco a fianco. Vi lascio immaginare me al settimo cielo, con gli occhi e la bocca sbarrata metà del tempo mentre prendo mentalmente nota di tutte quelle notizie, alcune note altre sentite allora per la prima volta, per poi correre a riferirvele (eh sì, è stato un sacrificio del tutto altruistico il mio: un duro lavoro, but someone’s gotta do it…).

Abbiamo deciso di affidarci a questa associazione di cui avevamo letto online, che offre tour delle location di GoT in Irlanda del Nord in bus privato, quindi togliendo a noi le beghe di affittare un’auto e stare sempre col GPS in mano anziché sederci comodi e lasciare ad altri l’incombenza: con solo 2/3 giorni a disposizione non avrei voluto perdere neanche un secondo di quei panorami per dovermi concentrare solo sulla strada (e ce l’hanno reso davvero difficile perché nei tempi morti mettevano dei video del making of, di interviste o altri spunti da insider, quindi spesso mi trovavo a far saettare gli occhi tra lo schermo e la vista spettacolare fuori dai finestrini). Inoltre il tour di per sé, al di là dell’esplorazione delle location, si è rivelato una fonte incredibile di aneddoti sul cast condivisi dalle nostre guide, che sono comparse dello show: Andy, che ci ha accompagnati il secondo (sfortunatamente più piovoso) giorno a nord di Belfast, è un veterano della Battaglia dei Bastardi (gli hanno fatto pure un inaspettato primo piano prima dell’inizio delle ostilità); Thorn, la nostra guida del primo giorno per il tour a sud di Belfast, era tra i Guardiani della Notte che hanno difeso la Barriera dall’attacco dei Bruti e HA UCCISO UN GIGANTE (detto questo lo individuerete facilmente mettendo in pausa quel particolare frammento della 4×09)… ok, ho appena riletto le ultime cinque righe e sembro una folle, ma vi giuro che la passione con cui entrambi parlavano della serie era contagiosa e ti fa quasi convincere (anche grazie al loro aspetto) che siano realmente appena usciti da quel mondo!

Sapevo già quanto i setting reali dello show siano stati modificati con varie scenografie fisiche e poi con la CGI in post-produzione, ma starci dentro dà tutto un altro effetto e fa capire ancora di più quanto incredibile sia il lavoro di chi scova e poi crea i luoghi che nel nostro immaginario diventano Winterfell, King’s Landing o altro: arrivare in un posto e vedere quello che potrebbe essere, figurarsi un risultato e poi ottenerlo con un tale dispiego di arsenale dà davvero la misura della scrupolosità con cui sono curate le scenografie in questa serie. Della meticolosità e l’attenzione ai dettagli ci hanno parlato più volte anche le nostre guide, pensate ad esempio che la famosa sequenza in cui Arya viene attaccata dall’Orfana a Braavos e cade in acqua per poi riaffiorare dal fiume e vagare ferita per le strade della città (finale della 6×07) non è stata girata interamente in Spagna: pare che la sequenza inizialmente vedesse semplicemente Arya cadere dal ponte e poi aggirarsi spaventata per Braavos, ma ci si è resi conto che senza una scena di mezzo che chiarisse come Arya si era salvata, trascinandosi sui gradini che risalivano il fiume, il tutto sarebbe stato troppo confuso. A quel punto però, nelle location spagnole in cui è ambientata la parte di Braavos, i location scout non hanno trovato nulla che soddisfacesse il regista, che si figurava un’ambientazione diversa e ha infine optato per scovare un angolino come quello che immaginava in Irlanda del Nord. E proprio qui, a qualche chilometro a nord della capitale, sono avvenute le riprese di quell’unica scena.

Con la stessa cura sono state trovate location che potessero rispecchiare quelle descritte nei libri, pur se in zone fisicamente diverse: le Twins dei Frey, ad esempio, nella storia si trovano lungo il Tridente, ma nella realtà quello che vediamo in tv è il braccio di mare di Strangford Lough, scelto perché ospitava una torre a ridosso del mare (che per via della strettoia al termine del fiordo sembra muoversi e “scorrere” come un corso d’acqua) a due passi da una lingua di terra che fa apparire il tutto come il delta di un fiume. La torre stessa (in realtà UNA SOLA e situata nella tenuta di Castle Ward) è stata raddoppiata sull’altra sponda e trasformata ad arte, rimpicciolendo la texture delle pareti esterne perché pietre più piccole restituivano l’impressione complessiva di una struttura più grande di quanto non sia in realtà. Il corpo principale di Castle Ward è stato invece utilizzato per il cortile di Winterfell, a sua volta risultato di attenti interventi di modifica… ad esempio, sapevate che uno solo dei tanti torrioni che vediamo intorno alle mura della dimora degli Stark è vero? Tutti gli altri sono stati “clonati” al computer da un’unica matrice che è, appunto, il torrione principale di questa ampia tenuta (aperta al pubblico, così come altre location scelte per ambientare le prime stagioni dello show, ad es. Tollymore Forest). Ci è stato spiegato che affittare una di queste location pubbliche era molto dispendioso e creava, come è immaginabile, non pochi problemi a chi le gestisce. Tollymore Forest è l’esempio ideale perché, quando ci siamo andati, la guida ci ha portati a esplorare diversi angoli della tenuta, usati per scene diverse, e abbiamo concluso la camminata nel luogo che è a tutti gli effetti il punto in cui Game of Thrones ha avuto inizio, che è stato totalmente trasformato per girare la famosa sequenza iniziale del pilot in cui il Guardiano della Notte Will trova la massa di pezzi di cadaveri sistemati come una composizione nella neve fresca. Solo per quella sequenza iniziale di pochi minuti (ritrovamento dei cadaveri, fuga, uccisione di Gared ecc.) sono state necessarie diverse settimane di lavorazione, perché il set è stato prima preparato stendendo la cosiddetta paper snow (che è quella che vediamo quasi sempre nello show, anche in Islanda spesso la neve vera viene coperta da un sottile strato di neve finta, che avendo un minore effetto riflettente abbaglia e “disturba” meno la camera. Inoltre calpestandola si ha comunque quel suono scricchiolante abbastanza realistico e associabile alla neve reale) su una ampia area, poi quello che è in realtà un semicerchio di terra è stato chiuso accumulando altra terra, per formare l’altura che Will scala per poi guardare in basso nella conca (ovviamente le due scene, Will che vede i cadaveri e Will che torna poco dopo per trovare la conca vuota, sono state girate in ordine inverso). Infine cast e crew hanno girato e, in seguito, l’area utilizzata ha dovuto essere ripulita.

Molte settimane nel periodo estivo, che è quello in cui il parco riceve il maggior numero di visite, ha ovviamente significato un maggiore dispendio per la produzione, che ha dovuto elargire una compensazione sufficiente per ripagare l’amministrazione del parco delle perdite conseguenti a tenere quell’ampia zona interdetta ai visitatori. Ecco perché, una volta affittata una di queste location pubbliche, la produzione cercava di sfruttarle al massimo, girando il maggior numero di scene possibili in una stessa tenuta (in quella di Castle Ward, a parte il cortile di Winterfell e le Twins, sono state girate scene totalmente slegate come quella in cui Brienne, che sta trascinando Jaime prigioniero verso King’s Landing, trova dei cadaveri appesi a un albero, o anche la scena in cui Bronn e Tyrion camminano insieme subito dopo che il nano è stato liberato da Nido dell’Aquila). Ed ecco perché nelle stagioni successive hanno iniziato a orientarsi maggiormente verso location normalmente non aperte al pubblico (avete notato che alcuni set hanno un aspetto leggermente diverso ora? Proprio il cortile di Winterfell, ad esempio). Certo, oggi come oggi chiunque aprirebbe le porte della propria tenuta alla produzione di GoT, ma allora possiamo immaginare quanto sia sembrata una follia spendere tutti quei soldi per assicurarsi diverse settimane di lavorazione alla Tollymore Forest per quelli che sarebbero stati appena 5 minuti di sequenza iniziale nel pilot di una serie di cui nessuno aveva mai neanche sentito parlare e di cui nessuno avrebbe potuto prevedere il successo e la risonanza a livello mondiale!

Ho molto apprezzato anche particolari che non avrei mai notato da sola, e che confermano ancora una volta la cura per i dettagli: ho menzionato l’albero con i cadaveri impiccati che Brienne e Jaime incontrano lungo la strada, si tratta di un faggio, ovvero lo stesso tipo di albero nodoso che costeggia la Strada del Re (nella realtà Dark Hedges, che siamo stati a vedere il secondo giorno)… che è dove Jaime e Brienne si stanno dirigendo! È impressionante notare come nessun dettaglio sia casuale ma sempre volto a dare consistenza alla geografia e topografia di un mondo che non è reale e deve quindi essere creato da zero aiutando però gli spettatori ad ambientarsi facilmente: potremmo non aver mai realmente recepito questi spunti in maniera razionale, ma effettivamente ora ci basta guardare un fotogramma casuale dello show e anche senza un’indicazione in basso nello schermo siamo in grado di capire in quale parte dei Sette Regni ci troviamo.

Piccola parentesi/fun fact: alcuni dei famosi faggi delle Dark Hedges sono stati distrutti da un temporale qualche tempo fa e il loro legno, anziché essere buttato via, è stato “riciclato” per creare le cosiddette Doors of Thrones, porte dalle intricate incisioni rappresentanti ognuno dei 10 episodi della sesta stagione dello show e ora visibili agli ingressi di 10 location sparse per l’Irlanda del Nord (io ho avuto la fortuna di vederne solo 2 finora, ma se volete so che è anche possibile scaricare un “passaporto” per rintracciarle tutte).

Dicevo prima di quanto chiunque ora sarebbe felice di avere un pezzettino di GoT a casa sua… beh, in Irlanda del Nord diverse persone possono dire questo adesso, e senz’altro lo stretto legame con la serie sta aiutando notevolmente dal punto di vista turistico, oltre a impiegare molte risorse sul territorio. Basti pensare al fatto che la Paint Hall dei Titanic Studios a Belfast (che le nostre guide ci dicono prenotata dalla produzione di GoT per ben altri due anni dopo quella che dovrebbe essere la conclusione delle riprese dello show principale, quindi forse si sta già progettando di girare lì anche per gli spin-off?) ospita TUTTI i set interni: la cima della Barriera, la Sala del Trono, ecc. Il che significa che ogni volta che vedete Cersei attraversare le strade di King’s Landing/Dubrovnik e poi entrare nella Fortezza Rossa, da quel punto in poi lei si “teletrasporta” di nuovo a Belfast per avanzare verso l’Iron Throne! E, sempre sul fronte dell’impiegare risorse locali, è chiaro che anche gli extra siano persone del luogo (questo ve lo può dire anche la sottoscritta che, qui lo dico e qui lo nego, ha fatto domanda al secolo quando uscirono i form per candidarsi come comparse a Dorne e, in quanto italiana momentaneamente domiciliata in Inghilterra, non dev’essere sembrata una scelta così sensata… vi sento ridere di me anche a distanza, smettetela!), che non vengono poi portati in trasferta da una nazione all’altra: come è facile immaginare, solo il cast principale viaggia tra i vari set in tutta Europa. Ora, probabilmente se io avessi avuto anche una micro-parte sullo sfondo e mezza sfocata avrei stampato la foto formato poster e l’avrei appesa in camera, e mi ha fatto piacere notare durante le nostre escursioni che non sono l’unica a quel livello di ossessione: abbiamo conosciuto il tizio che è stato impiegato come Slaver’s Master a Vaes Dothrak e i suoi figli, che sono tutti riusciti ad accaparrarsi ruoli da comparsa alla Barriera, tra i Bruti o tra gli uomini del Nord, e ci ha fatto vedere una specie di scrapbook con tutti i loro ricordi dal set. La famiglia è, tra l’altro, proprietaria della barca che ha fatto fuggire Jon da Hardhome e, ancora più figo, di due dei cuccioli impiegati come i piccoli metalupi Stark: Odin e Thor, ovvero Summer e Grey Wind (onestamente non ricordo chi sia chi, ma se volete potete seguirli sui social qui). Sappiamo tutti che una dei 5 cuccioli, Lady nella finzione, è stata adottata da Sophie Turner, gli altri sono stati trovati dalla produzione grazie al registro di cani di razza Northern Inuit in Irlanda. È così che la famiglia è stata contattata per avere Odin e Thor sul set, e in seguito “assorbita” del tutto per partecipare anche alle stagioni successive (nonostante Odin e Thor non “recitino” più, visto che i cani di questa razza assomigliano a lupi solo quando sono cuccioli, poi crescendo l’unico modo per creare l’impressione di un lupo è stata quella di realizzare le creature interamente in CGI).

Tornando infine alle nostre guide, le curiosità maggiori che potevano soddisfare (domande che gli sono ovviamente state sottoposte da noi clienti in-maniera-non-assolutamente-maniacale-tipo-bombardamento) riguardavano la vita sul set e le interazioni con i nostri interpreti preferiti. Innanzitutto, smorziamo l’entusiasmo sul pagamento stellare che a quanto pare sarebbe accordato agli extra: non è così, se togliamo la figaggine di per sé di essere sul set di Game of Thrones la routine delle comparse pare essere abbastanza logorante per un compenso giornaliero tutto sommato adeguato, ma non per vivere di rendita il resto della vita… a meno che non si spunti una certa casella nel questionario iniziale che viene sottoposto: “Are you confident with your body?”, che tradotto in linguaggio HBO significa “Te la sentiresti di apparire in video come mamma t’ha fatto?
Ecco, questo tipo di comparse hanno ovviamente una paga diversa, ma non chiedetemi di ricordare la cifra esatta perché in quel momento stavo rispondendo a un messaggio (lo so, lo so, ma che cavolo di “reporter d’assalto” sono?!?).
Riguardo gli aneddoti sugli attori, è stata forse la mia parte preferita, è stato quasi come sbirciare da una serratura e vedere confermate o smentite alcune delle impressioni su diversi interpreti. Ad esempio Andy ci ha indicato Liam Cunningham (Davos Seaworth) come l’attore del cast che secondo lui meglio si cala nel proprio ruolo senza bisogno di troppa preparazione: ci ha descritto un’immagine molto accurata di lui che si fuma una sigaretta mentre la crew prepara il ciak, e tre, due, uno… mozzicone di sigaretta schioccato via e tac, Davos è in scena e recita la sua battuta, in una frazione di secondo Liam è Davos. Poi finisce la ripresa e allo stop del regista eccolo a ritirarsi fuori un’altra sigaretta dal pacchetto nascosto nel costume di scena. Un mito!
Ma il migliore dev’essere stato senz’altro Stephen Dillane, che Andy ci diceva passasse gran parte del tempo con la mascella serrata e lo sguardo severo di Stannis anche fuori dal set… cioè uno lo vedeva alla mensa ed era ancora nella fiera posa di Stannis, finché l’assistente non lo avvicinava per chiedergli cosa volesse da mangiare e lui improvvisamente si girava e conversava amabilmente e sorridente come il più tenero degli agnellini.
Concludo con l’aneddoto migliore dell’universo, ovvero la tanto attesa conversazione con uno di questi protagonisti, anziché osservarli solo da lontano. Ecco, cosa fareste voi ad esempio se vi trovaste sul campo di battaglia della 6×09, vi scappasse improvvisamente, il regista vi concedesse quei 30 secondi per correre al bagno e, una volta arrivati, trovaste Kit Harington completamente vestito da Jon Snow in tenuta da guerra che esce da lì? Andy ci ha raccontato della sua lotta mentale, “Fallo ora, di’ qualcosa adesso o te ne pentirai”, e infine la decisione: “’Morning Kit!” “’Morning!”… sto ancora rotolando all’idea della “grande conversazione” e a quanto debba essere stata awkward, ma vi giuro che Andy ci ha fatti piangere dalle risate per metà del tempo con le sue storie e il suo modo di raccontarle.

Non voglio tirare in ballo troppo perché nel caso qualcuno stia effettivamente pensando di andare e approfittare di questi tour sarebbe un peccato rovinare la sorpresa, vi do soltanto un paio di ultimi consigli:

  • prendeteli per quello che sono, ovvero tour delle location di Game of Thrones, nonostante si visitino paesaggi stupendi e attrazioni famosissime (specialmente nel tour a nord di Belfast, che include tra le altre una tappa alla Passeggiata del Gigante e una al ponte di corda di Carrick-a-Rede… dove io mi sono fatta mezz’ora di fila per poi ruotare a 180° sui talloni alla sola vista dell’ingresso e dello strapiombo sotto, facendomi 100 metri a ritroso di corsa ripetendo “No, no, no, no, no, no” almeno 16 volte), ma non vi aspettate che le guide rispondano alle vostre domande sulla storia d’Irlanda. Lo dico da accompagnatrice turistica io stessa, ovviamente interessata ad approfondimenti storici e culturali sul luogo, ma se è questo che cercate maggiormente consiglierei di prenotate anche tour di natura diversa e lasciare questi per la parte più “goliardica” della vostra vacanza (ve l’ho detto che vi danno anche armi e abbigliamento per foto a tema? Cioè, lol!);

  • è importantissimo, per partecipare, avere un livello di inglese veramente fluent. Non lo dico con spocchia, da parte mia lavoro con clienti e colleghi madrelingua tutti i giorni e sono abituata anche a calate molto marcate, e questa è una di quelle occasioni in cui è tornato utile: le nostre guide, specialmente il secondo giorno, avevano una cadenza irlandese molto forte, e vi assicuro che non basta capire il senso, quando siete lì NON VORRETE PERDERE UNA SINGOLA PAROLA di quello che dicono. Io ho dovuto tradurre gran parte dei discorsi all’orecchio del mio ragazzo, e ovviamente per quanto lui abbia trovato le informazioni interessanti sono certa che recepirle in prima persona sarebbe stata tutta un’altra esperienza per lui.

Spero di avervi incuriosito abbastanza, o magari qualcuno di voi è già stato (in tour o per conto proprio): in entrambi i casi, aspetto di leggere le vostre impressioni o le vostre curiosità/domande qui sotto nei commenti, magari aggiungendo i vostri suggerimenti se avete seguito compagnie o itinerari diversi che consigliereste.
Poi ovviamente, se sceglierete Belfast come punto di partenza, ne approfitto per una bieca autopromozione e vi rimando al mio blog di viaggio personale (ancora ai primi passi), dove ho pubblicato un articolo sulle 8 cose imperdibili nella capitale nordirlandese (incluso dove trovare l’incredibile arazzo a tema GoT!).
Non dimenticate infine di passare dai nostri amici di

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~ Le migliori frasi de “The Game Of Thrones” ~

Alla prossima!




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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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