“Dickens”: 5 motivi per vederlo durante le Feste

Nelle sale dal 21 dicembre, giusto in tempo per le Feste, questo film ci porta nel dietro le quinte di un classico natalizio che è ormai stato raccontato in davvero tutte le salse ma che non invecchia mai: A Christmas Carol, uno dei racconti forse più famosi di Charles Dickens, di cui seguiamo qui il curioso processo di stesura. Sono riuscita a vedere il film soltanto l’altro ieri e lo consiglio a chiunque voglia mantenere vivo lo spirito natalizio anche se il 25 è passato e, una volta celebrato anche il Capodanno, è rimasta solo la vicina Epifania a sbarrare la strada al temuto ritorno alla routine post-festiva. Eccovi alcuni motivi per cui potreste apprezzare Dickens: L’uomo che inventò il Natale.

1 – L’atmosfera vittoriana

Se amate le opere in costume e specialmente quelle ambientate nell’affascinante Londra di metà Ottocento, seguire l’autore in cerca d’ispirazione per le strade della capitale inglese, con tutte le sue contraddizioni dell’epoca (che Dickens aveva già portato all’attenzione dei suoi lettori con storie come Oliver Twist e che qui risaltano maggiormente grazie ai flashback sul passato dello scrittore stesso, lui per primo sottoposto da bambino a logoranti turni in fabbrica in seguito all’arresto del padre), vi farà sentire tranquillamente a casa vostra entro i primi 10 minuti.

2 – La costante sensazione di familiarità

Ho adorato il modo in cui seguiamo la graduale nascita di personaggi e vicende che sono ormai iconici, ma che nell’arco del film appaiono a Dickens per la prima volta e mutano insieme a lui: il vedere una persona che l’autore incrocia per strada o con cui interagisce nella sua vita e sapere già il collegamento che porterà alla creazione di Scrooge, Marley, il piccolo Tim e gli altri. È questo senso di familiarità con la storia con cui molti di noi sono cresciuti che ci porta ad attendere con trepidazione il momento in cui sappiamo che si materializzerà il Fantasma del Natale Futuro, con speranza la vicenda dell’egoista e avaro protagonista del racconto, ecc.

 

3 – La trama semplice ma godibile

Si tratta senz’altro di un film senza enormi pretese e alquanto low-budget (anche se i costumi e le scenografie sono buone e ho apprezzato molto il trucco, specialmente per i personaggi del racconto), ma questo l’avevo capito già dal trailer e dal fatto che l’ho visto scarsamente pubblicizzato prima dell’uscita (al cinema dietro casa mia viene proiettato in una sola sala e con un unico spettacolo al giorno), però ho apprezzato anche questo: ritroviamo più o meno lo stesso ritmo del libro, con l’aggiunta delle vicende personali dell’autore, i suoi problemi familiari e gli scorci nel mondo editoriale londinese dell’epoca. Era chiaro che non sarebbe stato il film del secolo, oltretutto visto che, come dicevo all’inizio, del racconto nello specifico abbiamo visto decine e decine di riletture, ma l’ho trovato di quella semplicità che però si lascia apprezzare se volete prendervi un paio d’ore in cui rallentare il passo e godervi una visione (anche in famiglia) che può piacere a tutti. Le frequenti incursioni dei suoi personaggi nel suo studio e come intervengono personalmente nella trama che Dickens sta costruendo creano poi un’atmosfera più leggera a controbilanciare vicende più cupe.

4 – Non è tutto sbrilluccichii natalizi

Sì, quello che Dickens sperava di ravvivare nell’indolente e compiaciuta classe agiata londinese dell’epoca era uno spirito di benevolenza verso il prossimo e generosità verso i meno abbienti (i quali ha avvicinato ai benestanti per mezzo di una letteratura che non aveva mai dato loro spazio), specialmente in un periodo dell’anno che è invece oggi notoriamente associato a tali buoni sentimenti… ma proprio come nel racconto stesso (“A Ghost Story of Christmas”) a dominare la pellicola non è un melenso buonismo, non c’è solo la giovialità tipicamente incarnata dal Fantasma del Natale Presente ma anche frequenti salti nel passato tormentato dell’autore, nella sua infanzia traumatizzata dal padre spendaccione a causa di cui si è ritrovato a lavorare in fabbrica, beffeggiato e umiliato; vediamo spesso angoli meno lusinghieri della Londra vittoriana, che richiamano molto un’atmosfera generale… beh, dickensiana. Un ottimo equilibrio.

 

5 – Un cast azzeccato

Beh, c’è Dan Stevens (Downton Abbey, Legion) a interpretare il protagonista ed è a dir poco brillante! Christopher Plummer (potrei elencare un triliardo di titoli ma per me rimarrà sempre il Capitano Von Trapp di Tutti insieme appassionatamente e gli voglio tanto bene per questo) è un cinico Ebenezer Scrooge che interagisce con il suo autore e “si fa conoscere” in fase di stesura della storia; Jonathan Pryce (Game of Thrones, Pirati dei Caraibi, Evita, etc.) interpreta il padre con cui il protagonista vive un rapporto complicato e alquanto conflittuale; tra gli altri compare Donald Sumpter (Maester Luwin in Game of Thrones) come l’avvocato/avvoltoio che ispirerà a Dickens il defunto Jacob Marley, avvolto nelle “catene che si è inconsapevolmente forgiato in vita”.
E poi l’ho già detto Dan Stevens? Vale la pena ripeterlo…

 

Quest’anno il mio calendario cinematografico è stato particolarmente pieno di titoli interessanti nel mese di dicembre (Assassinio sull’Orient Express, Star Wars: The Last Jedi, The Greatest Showman…), una varietà che spero sia riuscita a tenere anche molti altri lontani dai soliti cinepanettoni potendo usufruire di cotanta scelta alternativa.
E voi cosa ne pensate? Andrete a vedere Dickens? O l’avete già fatto, e in questo caso fatemi sapere cosa ne pensate.
Alla prossima e buon anno a tutti!




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Ale
Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama "storici" e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti...ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è "casa". Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l'ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it...]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell'allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all'idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell'universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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