Dear White People – Anche questa volta ha fatto centro

Popolo di Addicted,

la nostra Syl l’anno scorso aveva dedicato un bel “Telefilm Addicted Consiglia” a questa serie tv che mi aveva convinto a dare una possibilità a “Dear White People” e non pentirmene nemmeno per idea.

Benché per noi italiani sia difficile comprendere a fondo le problematiche che ancora persistono negli USA quando si parla di rapporti fra bianchi e… bhè, sostanzialmente non bianchi, in particolare quando si parla di afromericani, questa serie tv mi ha comunque permesso di riflettere su comportamenti che, traslati in altre circostanze, rischiamo di avere tutti.

Ho quindi accolto con gioia l’uscita della seconda stagione il 4 maggio di quest’anno. E secondo me il mio tecnico telefonico lo sapeva perché mi ha riparato la linea appena in tempo.

A tre settimane dagli eventi del season finale, la narrazione riprende con i nostri protagonisti di sempre. La formula una puntata/un personaggio si è rivelata nuovamente vincente e quest’anno abbiamo avuto la grande possibilità di approfondire anche il personaggio di Joelle della quale ci eravamo un po’ tutti innamorati nella scorsa stagione, e di vedere i nostri personaggi crescere e maturare, prendendo decisioni difficili e vivendo esperienze nuove e coraggiose, in alcuni casi.

Sicuramente il pregio migliore di questa stagione è stato l’aver ampliato il caleidoscopio di personaggi, situazioni, vite e modi differenti di vivere e combattere la discriminazione dimostrandoci quanto il mondo afroamericano sia da sempre presentato dai media come univoco e compatto, contrariamente alla realtà che è ben diversa. E si badi bene che il mondo di DWP è anch’esso solo una frazione del mondo reale: si parla di ragazzi istruiti, che frequentano un college e che, per la maggior parte, provengono da famiglie agiate. Abbiamo iniziato la stagione vivendo le conseguenze degli eventi che hanno chiuso quella passata per poi proseguire il discorso sull’abuso sul social, su cosa significhi veramente “libertà di parola” e come questa venga strumentalizzata per ferire deliberatamente l’avversario, per poi chiudere la stagione sulla scoperta della “X Society” e le future implicazioni che, spero, vedremo.

Ecco le mie personali TOP 3 e FLOP 3.

FLOP 3

  • L’eccessivo narcisismo di Sam che viene vagamente affrontato solo nel confronto finale con Gabe e anche lì, vince lei lanciando una vera e propria bomba che porta noi e Gabe a perdonarle tutto.
  • La scelta di svelare l’identità del Troll così presto: io avrei lasciato una maggiore suspance e avrei atteso per lo meno un altro episodio prima di rivelare chi fosse.
  • L’episodio del funerale del babbo di Sam: malgrado intenso e coinvolgente, ha mancato quello che, penso, fosse lo scopo, ossia mostrarci la realtà di una famiglia mista. La prospettiva era interamente quella di Sam e di sua madre.

TOP 3… no 4, no 5, no… lasciam perdere

  • Reggie e l’intero episodio dedicato a lui: la sfera emotiva, il mostrare le debolezze, sono ancora tabù per la mentalità machista che ci circonda e, da come viene presentata nelle serie tv, in particolare per la cultura afroamericana. A maggior ragione se consideriamo che Reggie è figlio di un Black Panther che ha visto con i propri occhi le pagine più buie del razzismo americano. Ho apprezzato molto come abbiano scelto di presentare l’iniziale rifiuto di Reggie di ammettere di avere subito un trauma e come, progressivamente, il ragazzo riesca ad aprirsi e stare meglio. Oltre al fatto che, avendo io una cotta stratosferica per il suo interprete, sono stata super contenta di tutto quello screentime ah ah ah.

  • Coco e la scelta di se stessa. Coco è un personaggio controverso e non sempre mi piace ma ho trovato che la scelta di lasciarla abortire sia stata molto coraggiosa. Ancora oggi si possono contare sulla punta delle dita le occasioni in cui una serie tv scelga di affrontare l’argomento, mostrando qualcuno che un aborto lo porti a termine. Il fatto che sia stata presentata visivamente anche l’altra alternativa (con un futuro in cui Coco avrebbe riversato sulla figlia tutte le sue aspirazioni) e poi ci sia stata fatta vedere la ragazza che invece sceglie di interrompere la gravidanza, è stata sicuramente una scelta ben orchestrata sul piano narrativo ed assolutamente in linea col personaggio. Pregevole, poi, la totale assenza di alcun giudizio in merito; come ha detto Coco: la vita è mia e ci penso io.

  • L’intera storyline del Troll: provocata da un troll su twitter, Sam abbocca e finisce per concedere all’anonimo razzista la visibilità necessaria a portare avanti una campagna di insulti che finisce per portare a vere e proprie azioni di bullismo e crudeltà nel nome della libertà di parola. Il coraggio di Sam e le sue lacrime fanno da contraltare alla rivelazione che dietro il troll si nascondeva un uomo mediocre alla ricerca di un pubblico che gli dicesse “bravo” e che non è minimamente interessato a prendersi la responsabilità di cosa ha scatenato. La crudeltà delle violenze psicologiche subite da Sam arriva al cuore degli spettatori i quali rimangono quasi amareggiati nel non vedere esposto al pubblico ludibrio il responsabile, il quale, in maniera molto coerente con la triste realtà, diventa quasi un eroe per coloro che la pensano come lui.

  • Il confronto con il personaggio di Tessa Thompson: tutto ciò che Rikki dice a Sam nel confronto coglie impreparata la nostra eroina senza macchia e senza paura che, invece, si ritrova a porsi due domande su se stessa. Sono sicura che la risonanza delle parole di Rikki verrà ripresa in futuro. E non a caso Tessa Thompson è la Sam White del film!
  • Joelle che mette a tacere l’hotep e che finalmente ottiene la gioia che desiderava. Io tifo per lei e la sua badassaggine dal pilot, probabilmente!!
  • L‘intero confronto fra Gabe e Sam. Ottimi gli interpreti, ottima la sceneggiatura, ottime le riflessioni che seguono.
  • La parodia di “Empire” e il riferimento a “This Is Us
  • Giancarlo Esposito. Ho detto tutto.

Se non avete mai visto “Dear White People” recuperatelo; se invece lo avete visto, vi aspetto nei commenti. Cosa vi è piaciuto di più di questa seconda stagione?




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The Lady and the Band
Ha un passato da ladra insieme alle sorelle Occhi di gatto, ha difeso la Terra nel team delle guerriere Sailor e fatto magie con Terry e Maggie. Ha fornito i sigari sottobanco ad Hannibal e il suo A-Team, indagato con gli Angeli di Charlie Townsend, ha riso con la tata Francesca ed è cresciuta con i 6 Friends di NY. Ha imparato ad amare San Francisco difendendo gli innocenti con le Streghe, è stata un pivello insieme a Jd-Turk-Elliott, ha risolto crimini efferati con praticamente il 90% di poliziotti e avvocati del piccolo schermo e amato la provincia americana con Lorelai e Rory Gilmore. Avrebbe voluto che il Fabbricatorte non chiudesse mai e non ha mai smesso di immaginare Chuck e Sarah che «sedano rivoluzioni con una forchetta». Lettrice appassionata, Janeites per fede, amante delle storie sotto ogni forma fin da piccola. Segue serie poliziesche, comedy e sit-com soprattutto, uniche allergie riconosciute sono quelle allo sci-fi e all'horror.

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