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Dall’Alchimista a Klaus | Inseguire il tuo cuore

 

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L’appuntamento con la nostra rubrica non è affatto terminato: è stato solamente un po’ posticipato (my fault).

Oggi parliamo di un libro e di un personaggio a cui personalmente sono molto legata, per questo è davvero un onore poterne parlare un po’ più a fondo. Naturalmente, parlando del personaggio, prenderemo in esame quello che io credo dovrebbe essere il suo percorso personale, e non quello che stiamo vedendo (cioè quello che vorrei io potrebbe o non potrebbe verificarsi).

Il personaggio è Klaus (The Vampire Diaries, The Originals), e il libro è L’Alchimista (Paulo Coelho)(non lo avete letto? FATELO SUBITO: questo libro fa parte del gruppo ‘da leggere almeno una volta nella vita’).

Intanto sfatiamo subito il mito dello scrittore brasiliano fissato con la religione. Non è così. Coelho è uno scrittore sì molto religioso, e sì spesso attribuisce la spinta narrativa delle azioni dei suoi personaggi alla religione, ma io che non sono poi così religiosa (credo di non esserlo affatto), l’ho sempre interpretato come uno scrittore intimista e spiritualista.

Lo spirito non sempre ci porta a cercare una soluzione religiosa alla nostra vita, ma quasi sempre ci porta a cercarne una non empirica. Ci porta a pensare che la nostra più grande forza si trova nella nostra mente (cuore e cervello). Così come i demoni interiori: non sono causati dagli altri, ma da noi. Da quello che la nostra mente processa come ‘vita’.

È questo quello che accade a Klaus: la sua percezione lo porta ad interpretare fatti che potrebbero o non potrebbero essere ‘reali’.

Lo so che vi state ancora chiedendo come faremo ad arrivare dal misticismo ad uno spietato assassino, ma se seguite il mio ragionamento il passaggio non sarà così complicato.

Parliamo un attimo meglio del libro: che cosa rappresenta L’Alchimista?

‘Ci sono momenti nella vita in cui l’unica alternativa è perdere il controllo’.

La storia è davvero molto semplice: riguarda il viaggio di Santiago, un giovane pastorello che decide di abbandonare la sua vita semplice per poter rincorrere la ‘sua leggenda personale’: le grandi aspirazioni che spingono ad affrontare la vita con coraggio per realizzare i propri sogni. E durante questo viaggio (fisicamente anche molto duro, attraverso la Steppa), il ragazzo si confronta con l’anziano Alchimista che gli appare ogni volta che la sua indole sta per abbattersi e rinunciare.

Grazie alla vera visione di quello che lo circonda, Santiago capisce che non deve andare lontano a cercare i tesori che risolveranno la sua vita, ma che tutto quello che gli è sempre servito si trova esattamente al punto in cui lui è partito. Perché non è all’esterno o agli altri che dobbiamo rivolgerci quando cerchiamo qualcosa: tutte le risposte sono dentro di noi.

Le cose che ci accadono o anche quelle che semplicemente vediamo assumono un significato diverso a seconda della nostra percezione. Alla fine la domanda di Santiago si trasforma in un’affermazione grazie alla completa comprensione di quello che gli accade intorno (che poi riflette quello che gli accade dentro).

Il libro è strutturato quasi come una favola, usa parole semplici e concetti diretti: quello che maggiormente rimane in mente però riguarda la soluzione ad un qualsiasi tipo di problema. Il nostro cuore conosce tutte le risposte: la difficoltà è piuttosto nel farsi le domande giuste, o non farsele affatto ascoltando, solamente la risposta.

Lo so che queste mie parole potrebbe sembrare ‘blasfeme’ a chi vive di realtà empiriche. Ma la vita non è solo questo: la vita è anche percezione di quello che la nostra mente riesce ad immaginare.

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Arriviamo così a Klaus. Chi è davvero Klaus? Mi piace pensarlo sempre come un bambino che non ha mai avuto la possibilità di essere un bambino.

Klaus è un sociopatico, è un violento, è una persona estremamente manipolatrice, e arrogante, e irascibile, e non si fida quasi di nessuno, e deve sempre dimostrare di essere degno di rispetto, oltre che il più forte. Ama essere temuto. Pretende di essere rispettato.

Perché ci chiediamo, una tale concentrazione di ‘caratteristiche’ negative nello stesso personaggio? Conoscendolo meglio qualche risposta ci arriva: sia dalla sua storia personale che soprattutto dai suoi rapporti con gli altri (famiglia, conoscenti, donne: un po’ tutto). Ma non è questo il luogo in cui analizzare il perché dei suoi atteggiamenti (mi sfogo già abbastanza nelle mie recensioni). Analizziamo IL COME secondo me potrebbe iniziare davvero il suo così tanto osannato e richiesto percorso di redenzione (io non ne sono una grande fan, ma capisco che l’eroe di una storia debba essere circa ‘buono’).

La domanda di Klaus è: ‘Come posso essere felice’, e arriva da lontano. Arriva quando lui era ancora umano. E arriva perché a questo ragazzino hanno buttato addosso errori e leggerezze (la madre soprattutto, ma anche il padre). Gliele hanno buttate addosso come se fossero accadute per colpa sua: non può essere stata colpa sua il concepimento attraverso il tradimento, e nemmeno il fatto che il padre avesse affidato proprio A LUI la nuova vita della loro famiglia. Questi sono errori di cui nessuno potrebbe farsi carico. Immaginiamo un bambino.

Klaus dovrebbe tornare a quel momento, e ripartire considerando chi era in quel momento. Che sogni aveva. Quali desideri animavano la ‘sua leggenda personale’.

Sembra semplice, e forse lo è. La sua mente per tutta la vita (sia umana che da vampiro) si è concentrata su quello che lo hanno portato a diventare, per questo deve fare un passo indietro. E chiedersi, senza filtri e senza forzature, COSA AVREBBE VOLUTO DIVENTARE.

E non lo deve per fare perché glielo dicono gli altri, o è la cosa giusta. Non esiste davvero un giusto o uno sbagliato: ognuno segue un percorso alla cui personalità è portato. Klaus non ha mai avuto la possibilità di pensare cosa diventare perché sopraffatto da tutto quello che gli è capitato addosso.

Il concetto è: deve fare un passo indietro. E azzerare tutto. Ritornare con la mente al bambino che una volta, per un breve attimo,  è stato. E ripartire da lì: che poi magari la soluzione sarebbe lo stesso ‘conquistare il mondo’, ma almeno arriverebbe per le motivazioni giuste. Non per vendetta o ripercussione a tutto quello che gli è capitato. La ragione anche qui è semplice: sarebbe un cerchio senza fine. Perché quello che lui farebbe a chiunque gli si ritorcerebbe contro all’infinito: la vendetta è un cerchio che non si chiude mai, ma che si riapre di continuo cambiando solamente il bersaglio.

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Chiudo con una citazione di una vecchia frase di Klaus a Camille che si sposa certamente bene con tutto quello di cui abbiamo parlato oggi:

‘E quanto a te, stanotte dormirai e sognerai un mondo di gran lunga migliore di questo. Un mondo in cui non vi è male, né alcun demone e tutte le persone desiderano solo essere buone’.

 

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1 comment

Simona 30 Novembre 2014 at 16:59

Molto, molto bello.
Mi è piaciuto davvero tanto.
Brava.

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