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Once Upon A Time Rubriche & Esclusive

Cuore o Buon Senso: Da “Sense and Sensibility” a “Once Upon a Time”

Buon giorno e buona domenica! Ah no, avete ragione, oggi è martedì… però dai, domani è il 31 dicembre, quindi oggi è un po’ un prefestivo! In più le scuole sono chiuse, al nord è nevicato e fa un freddo che manco nei giorni della merla… e allora cosa c’è di meglio da fare di chiudersi in casa, mettersi sul divano e leggere qualcosa?!? Effettivamente la risposta giusta sembrerebbe spararsi una maratona di serie TV, non posso che concordare… eppure prima il dovere e poi il piacere, quindi bando alle ciance e cominciamo! Perché oggi parliamo di Once Upon a Time e di uno dei romanzi migliori dell’800… vi basta? No? Ebbene miei cari oggi torniamo in Inghilterra con una storia ambientata ad inizio ’800, oggi parliamo di “Buon senso” e “Sentimento” o, per dirla con il titolo esatto del libro, di “Sense and Sensibility”.

E’ il 1795 quando, a soli 19 anni, Jane Austen finisce la prima stesura di un romanzo in forma epistolare intitolato “Elinor e Marianne”, il nome delle sorelle Dashwood protagoniste di quello che diventerà nel 1811, dopo un notevole lavoro di rielaborazione, il ben più noto “Sense and Sensibility”.

Il libro non solo ha avuto molta fortuna al tempo (già nel 1815 fu stampato in francese e fruttò alla Austen bel 140 sterline) ma anche oggi, oltre 200 anni dopo, è uno dei libri classici più amati e letti. Personalmente adoro il modo di scrivere della Austen: l’autrice è una presenza discreta nel romanzo, non esprime preferenze ma descrive le realtà, i comportamenti e gli stati d’animo senza formulare giudizi ma lasciando che sia il lettore a comprendere grazie alle parole dei protagonisti. In questo modo il lettore è un vero e proprio “lector in fabula”, ovvero partecipa attivamente alla storia che viene narrata: la storia ti coinvolge e la lettura è così avvincente da tenerti incollato fino alla fine.

“Sense and Sensibility” narra di come due sorelle, Elinor e Marianne Dashwood, affrontano in modo diametralmente opposto le vicende amorose con cui si trovano ad avere a che fare. In seguito alla morte del padre, le due ragazze, insieme alla madre e alla sorella minore Margaret, sono costrette a lasciare la loro casa e i privilegi a cui erano abituate per trasferirsi nel Devonshire a Barton Cottage. Saranno questi, insieme ad alcuni stralci di una passata Londra, gli scenari in cui avranno luogo le nostre vicende.

Elinor si innamora di Edward Ferrars, fratello di sua cognata, ma il suo amore sembra a fondo chiuso perché l’uomo è già promesso ad un’altra donna di rango più elevato. Quando la signora Dashwood e le figlie si trasferiscono nel cottage (Barton Cottage) di un lontano cugino di famiglia (il sig. Middleton) cominciano a girare dei pettegolezzi che vedono il colonnello Brandon (un amico di Middleton) innamorato di Marianne, la quale però lo vede solo come uno scapolo incapace di amare. L’interesse amoroso di Marianne viene, infatti, catturato dal signor Willoughby, un galante ed attraente giovane che la salva dopo un incidente che la vede protagonista. Dopo questo incidente, Willoughby inizia a visitare Marianne tutti i giorni tanto che i due diventano molto intimi e perciò tutti sospettano che siano segretamente fidanzati. Improvvisamente, però, Willoughby le comunica che partirà per Londra per affari e che non farà ritorno prima di un anno. Affari che non sono altro che un fidanzamento combinato e, dopo aver appreso questa notizia, Marianne cadrà nello sconforto più totale tanto da portarla ad ammalarsi gravemente (mal d’amore).

Nello stesso tempo Elinor affronta stoicamente la perdita dell’uomo amato, soprattutto dopo aver ricevuto la notizia dell’avvenuto matrimonio. Tuttavia, proprio Edward si presenta inaspettatamente al cottage rivelando che a sposarsi è stato suo fratello e non lui.

https://www.youtube.com/watch?v=3utQZmf4zGM

(Permettetemi di dire che Hugh Grant da solo vale la visione del film che, peraltro, denota le presenza anche di altri attori molto in gamba!)

Edward chiede così ad Elinor di sposarlo e lei accetta. Nel frattempo, Marianne, ripresasi dalla malattia, decide di sposare il colonnello Brandon, scegliendo il rispetto che prova per il colonnello alla precedente passione per Willoughby.

Devo dire che la traduzione italiana di questo titolo non rende pienamente giustizia alla sua controparte inglese. Il romanzo parla di amore, passione, sentimenti e convenzioni sociali e pone soprattutto l’accento sulle differenze caratteriali e comportamentali delle due sorelle Elinor e Marianne. E proprio il titolo rimanda a queste due protagoniste: Elinor guidata dalla ragione, attenta alle buone maniere e alle usanze del tempo reprime i suoi sentimenti e i suoi pensieri perché esternarli potrebbe essere troppo spudorato o azzardato. Marianne, invece, è l’istintiva, la passionale e diretta, nei sentimenti e nelle opinioni. Elinor, “Sense”, il buon senso e non solo la ragione, il senno. E Marianne, “Sensibility”, la sensibilità, non solo i sentimenti e l’impulsività, il sentire.

Ogni azione delle due sorelle rispecchia perfettamente il loro carattere e il proprio modo di essere. Elinor la morigerata, la ragazza che scende a compromessi pur di non andare “contro”, che finge di essere felice anche dentro sta crollando a pezzi. Marianne che vive appieno anche il dolore, non curandosi degli altri e di quello che potrebbero pensare. In questo modo vengono presentati gli opposti, ma eppure comportamenti così reali anche al giorno d’oggi. In fondo il “mal d’amore” o il “mal di vivere” sono sentimenti che scaturiscono da un mancato equilibrio personale, da un’incapacità di distaccarsi dalla situazione per analizzarla nella sua oggettività. Non è sicuramente impresa facile, verissimo, per questo sono sentimenti che nascono da un’instabilità e una fragilità della persona. Con questo non voglio dire che Elinor sia stata quella forte e Marianne quella debole, in un certo senso noi (come lettori) abbiamo avuto la possibilità di vivere intensamente l’amore che si è andato a disgregare di Marianne ma non abbiamo visto nulla di Elinor e Edward! In fondo al giorno d’oggi (lontani dagli schemi sociali e dalle imposizioni genitoriali) Elinor avrebbe persino potuto conquistare Edward facendosi avanti. Quindi, ok, i tempi erano diversi ma il punto è: anche in amore bisogna pensare, bisogna capire cosa fare e non solo farsi travolgere dagli eventi e lasciare che accadano.

In pieno romanticismo Jane Austen parla di decoro, buone maniere e rispetto delle regole. Un attacco velato proprio al romanticismo è la figura di Marianne: passionale, libera ed assolutamente sentimentale, così tanto da ammalarsi per amore (in pieno stile romantico), sembra venire screditata nel finale dalla sua scelta di sposare il colonnello, un amore più maturo e razionale. E’ come se, alla fine, la libertà assoluta non esistesse, come se la felicità si potesse trovare solo grazie ad un’equilibrata combinazione di buon senso e sentimento, di onestà verso se stessi e di rispetto delle norme di comportamento.

E’ interessante notare come anche i nomi delle due protagoniste non siano stati a scelti a caso. Elinor è un nome inglese che indica una “luce brillante”, mentre Marianne significa “ribelle/pungente”, come se, già nei loro nomi fosse racchiuso il vero significato di queste due personalità.

Vi lascio il trailer del film (del 1995 diretto da Ang Lee..magari vi viene voglia di vederlo!)

Che c’entra tutto questo con le serie TV? Ma in effetti, molto più di quello che si possa pensare. Soprattutto se prendiamo in esame Emma Swan e Regina Mills di Once Upon a Time.

Ebbene, lascerò da parte le banalità, ma è chiaro che Emma e Regina non sono sorelle. Anzi. All’inizio non sono nemmeno amiche. Sono acerrime nemiche: per l’amore del figlio (Henry inutilità, ops, l’ho scritto veramente?!? Su dai, finalmente dopo 4 stagioni nelle ultime puntate sono riusciti a dargli un minimo di importanza… certo poi mi devono spiegare come possa essere stato nella casa della luna di miele dei Rumbelle tutto solo per così tanto), per la salvezza della città di Storybrooke ecc… la lista è troppo lunga scusate.

Nel corso delle puntate i due personaggi ci vengono presentati agli opposti. Non come situazione in realtà. O meglio, Regina ha una famiglia quasi perfetta peccato che non si sente all’altezza, non si senta completamente amata: una madre che la sprona verso una vita migliore della propria e fa di tutto perché la figlia non segua le sue orme. Emma, invece, è orfana, una famiglia non ce l’ha. Due situazioni diversissime che in realtà sono accomunate dalla stessa mancanza: la mancanza di stabilità e di amore. Eppure queste due ragazze reagiscono in modo diametralmente opposto.

Regina, la Evil Queen, è impulsiva, testarda, schietta e diretta e tutta questa sua personalità ci viene mostrata piano piano. Conoscendo la sua storia scopriamo il perché di tutte le sue azioni.

Regina agisce guidata dai sentimenti, si lascia trasportare dalle circostanze e dagli eventi e non riflette sulle conseguenze delle sue azioni. Non sto parlando di bene o male. Ragioniamo su quello che Regina fa: perde il suo primo amore (probabilmente quello che non era nemmeno il suo Vero Amore da quello che ci hanno mostrato nelle ultime due serie) e rivolge tutto il suo disprezzo e la sua rabbia sulla giovanissima SnowWhite e poi si fa terra bruciata attorno proprio perché non vede al di là di quello che è il suo dolore. Certo non si distrugge di dolore ma lo catalizza verso l’esterno. Molto poco “mal d’amore” in senso romantico ma rende bene l’idea.
E’ talmente accecata da non riuscire a fermarsi, respirare, contare fino a 100 e poi ripartire. Non c’è razionalità nelle sue azioni.

Emma, invece, è razionale, fugace, non concede e non si concede mai. Emma è sempre composta. All’inizio questa sua razionalità, questa necessità di mantenere il controllo, ci viene mostrata come incapacità di credere nella magia, nelle parole di Henry, e in parallelo, nell’accettare suo figlio. E’ come una cavaliere che indossa un’armatura, difficile da penetrare ma non impossibile. Emma non ha mai avuto nulla. Nulla da perdere ma nemmeno nulla per cui lottare. Inizia così a mani vuote il suo viaggio. A mani vuote ma con uno scudo pesantissimo alzato a difesa di se stessa.

Anche l’amore non le è stato d’aiuto: colui del quale si fidava di più, la persona che aveva accettato e che aveva fatto entrare nella sua vita la tradisce (moralmente) e la abbandona in carcere con un figlio. Non sono belle cose. Diciamo che così non sei spronato a fidarti del prossimo.

Emma la razionale, che segue il suo buon senso e Regina la passionale e l’impulsiva. Ricordano qualcuno?!?

E poi qualcosa cambia. Perché le nostre due protagoniste nel corso delle stagioni vivono e sentono e provano, e piano piano l’armatura viene scalfita, lo scudo abbassato e l’odio lascia il passo al perdono e all’accettazione e all’amore. L’amore. Proprio questo sentimento è ciò che permette ad Emma e Regina di plasmare il loro atteggiamento, di aprirsi al cambiamento. L’amore per Henry, l’amore per Killian per Emma.

L’amore per Robin per Regina.

Spinte da necessità diverse muovono delle leve dentro di sé che le portano a cambiare strada, per seguirne una più accidentata e difficoltosa perché non è quella a loro più incline, ma sicuramente la strada che ce le sta facendo apprezzare di più.

Cambiamento che passa inevitabilmente attraverso un’accettazione di sé, accettare i propri limiti, le proprie azioni e le proprie difficoltà con la certezza che chi ci sta affianco ci accetti per quello che siamo. E questo è quello che ci hanno presentato nelle scene di questa quarta stagione in cui Emma accetta i suoi poteri, il suo essere la Salvatrice e piange tutte le sue lacrime e bacia Killian prima che la battaglia cominci. Oppure tutte le volte in cui Regina ha dichiarato le sue azioni e ha preso coscienza di fronte a tutte di se stessa e del suo passato, primo passo verso una strada diversa.

E allora forse aveva proprio ragione 200 anni fa la Austen mostrandoci come, per raggiungere una sorta di equilibrio sia necessario bilanciare una buona dose di raziocinio e sentimento, di onestà verso se stessi e di rispetto verso gli altri.

A questo punto non mi rimane che augurarvi uno strepitoso 2015 ovviamente del tutto Addicted perché di Telefilm non ci si stanca mai, ma proprio mai e in questo caso non c’è buon senso che tenga!
xoxo

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4 comments

Gioia 30 Dicembre 2014 at 18:04

Marianna….inutile dirti che ho amato tantissimo Sense And Sensibility…mi conosci sono una romantica…ma ti giuro non avevo mai avvicinato quest’opera a Once Upon A Time…Emma e Regina Due novelle eroine Austiniane…entrambe cambiate per amore…e alla ricerca del loro happy ending…MARY TI ADORO!

Reply
Gnappies_mari 31 Dicembre 2014 at 13:53

carissima! Che bello che hai letto! ❤️ guarda ho fatto una fatica a scrivere questo pezzo.. Poi ad un certo punto ho avuto l’illuminazione!!ebbene si.. Regina novella Marianne ed Emma-Elinor!!! Incredibile!! Vediamo cosa mi verrà in mente per il 2015! Ti abbraccio GIOIA!

Reply
Federicuccia 31 Dicembre 2014 at 10:29

Bell’articolo! ^-^

sì Regina è sempre stata quella più impulsiva, lato del suo carattere che a Neverland è anche peggiorato 😛 lei non pensa, prende e parte!
anzi forse dovrei dire non pensava perché in questa stagione la trovo molto più riflessiva.

Emma era l’esatto contrario, invece ora si sta lasciando andare 🙂

Un fantastico 2015 anche a te! ^.^

Reply
gnappies_mari 31 Dicembre 2014 at 13:56

Carissima grazie! In effetti concordo in pieno con te, le nostre eroine stanno cambiando il loro carattere.. Regina che si ferma e pensa prima di agire ed Emma un pochino più “sciolta”.. Chissà dove ci porterà la nuova storyline!!
Ci vediamo nel 2015!
Kisses!

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