Cotte Telefilmiche | Jack Pearson

Nel mese generalmente associato alla festa della mamma vorrei spendere due parole (tanto sapete già che saranno molte di più, che ve lo dico a fare?) su un super-papà telefilmico, nonché una delle mie più recenti ossessioni in quanto 1) protagonista di una serie che mi ha conquistata fin dal pilot e 2) personaggio impossibile da non adorare… facciamo pure 3) interpretato da Milo Ventimiglia che ha inspiegabilmente il mio cuore da tempi non sospetti.

Dico inspiegabilmente perché sono una bimba grande di quasi 30 anni ormai e dovrei tecnicamente essere in grado di sviscerare i miei sentimenti più reconditi, eppure quella per Milo è un’attrazione che mi porto dietro dai lontani tempi di Jess Mariano in Gilmore Girls (se ve lo state chiedendo sì, è già stato anche lui protagonista di questa rubrica in passato, se vi siete persi l’articolo di Eilidh potete trovarlo qui) e che non riesco davvero a spiegare ragionevolmente, perché non rispecchia esattamente i miei soliti canoni di bellezza e, beh, non ho avuto il piacere di conoscerlo di persona quindi non posso aggiungere la componente caratteriale al quadro generale. Eppure, come chi ci segue abitualmente in Radio ricorderà di avermi sentito ripetere più volte in passato, specialmente quando ci è capitato di nominare This is us, ho seguito per intero Heroes quasi esclusivamente per lui (nonostante a un’ottima e promettente partenza siano seguite altre tre stagioni in graduale calare sorrette unicamente dall’eccezionale personaggio di Sylar… e ça va sans dire per me anche dalla mera presenza di Milo!). Dio mi perdoni, ho visto pure Rocky Balboa perché c’era lui!!!

Questa premessa era d’obbligo per farvi capire con quali sentimenti mi sono approcciata alla visione di This is us, serie che mi ha catturata su tutti i livelli, contrariamente a qualsiasi mia precedente aspettativa. Un family drama, alcuni direbbero senza infamia e senza lode, con premesse non estremamente diverse da mille altri show dello stesso genere. Si tratta di un format che normalmente non stuzzicherebbe chissà quanto la mia curiosità, eppure ho scelto di vedere il pilot solo poche settimane dopo l’uscita… e immaginate quindi la mia sorpresa quando non solo mi sono accorta che VOLEVO continuare a seguire l’evolversi di tutta la storia, ma che il personaggio di Milo non era solo Milo in un nuovo ruolo: era un personaggio che già sapevo mi avrebbe fatta innamorare in tutto e per tutto.

Jack Pearson è uscito dallo schermo ed è entrato nella mia testa grazie al suo incredibile mix di qualità e alle mille sfaccettature realistiche che ci si aspetterebbe da una persona in carne e ossa, mi ha conquistata proprio per quella che ho ritenuto una fedele rappresentazione di qualcuno che potresti tranquillamente incontrare per strada, che potrebbe essere il tuo vicino di casa ma che allo stesso tempo, paradossalmente, a volte ti viene da pensare che sia quasi troppo perfetto per poter essere vero o anche solo verosimile. Eppure i Jack Pearson esistono: mariti devoti e innamorati, padri eccezionali, lavoratori instancabili, uomini con un codice morale e che a volte magari inciampano nei comuni difetti e negli errori che molti compiamo nella nostra quotidianità, ma non per questo cessano di essere la roccia delle loro famiglie ed esempi di quanto il genere umano non sia ancora finito allo scatafascio.

         

Jack è tutto questo in un’unica persona, un unico personaggio che forse mi ha affascinata così tanto proprio perché non è speciale di per sé, ma lo diventa ogni volta che compie un gesto estremamente umano e disinteressato. È un uomo dotato di straordinaria empatia, che –ripeto– a volte reagisce alle tentazioni della vita con una rettitudine e una devozione al suo ruolo così ferree che solo quello ti fa mettere in dubbio l’intera verosimiglianza di tutta la trama. Può davvero qualcuno essere così eccezionale? Sì, può, e Jack secondo me è lo specchio di tutto quello che una brava persona dovrebbe essere, un meraviglioso esempio di uomo BUONO, magari non ineccepibile ma comunque sempre guidato da ottime intenzioni.

Credo di aver ormai superato la fase della mia vita in cui ad affascinarmi erano i cosiddetti “bad boy”, ora mi piace sì un po’ di sano drama nelle storie che seguo, ma soprattutto mi piace vedere che, per quanto complessi e tormentati i miei personaggi preferiti possano essere, c’è sempre una base su cui costruire. Good man is the new bad boy, diciamo.

Milo Ventimiglia ha dichiarato recentemente che forse scopriremo in futuro che Jack non è la perfezione fatta persona che ci è finora stato dato di credere, eppure io non riesco a immaginare come quest’uomo possa cadere dal suo piedistallo. Ora come ora è l’emblema della fedeltà coniugale, sì con qualche scivolone qua e là dovuto a una “leggera” gelosia (anche Rebecca però per gran parte del tempo non è che si sia proprio impegnata tanto per evitarlo), ma essenzialmente innamorato perso di sua moglie e padre dell’anno quando si tratta dei suoi figli.

 

Basta vedere le ferite emotive che la sua scomparsa (tremo ancora al pensiero di scoprire il modo orribile in cui gli autori hanno deciso di strapparlo alla sua famiglia) ha lasciato su Kate, una su tutti, la figlia che forse più di tutti ha somatizzato la sua perdita. E sì, Jack è stato un padre d’oro con tutti e tre, aiutando per quanto possibile Kevin con le sue insicurezze e il sentirsi a volte messo da parte, stando accanto a Randall nei suoi momenti di panico e spronandolo sempre a dare il meglio, senza mai farlo sentire diverso e senza mai fargli mancare l’amore che si deve a un figlio proprio, e infondendo in entrambi i ragazzi un insegnamento profondo che emergerà finalmente nella seconda metà di stagione, quando le divergenze caratteriali e una latente “rivalità”, se vogliamo, si sciolgono nella fuga di Kevin dalle sue responsabilità professionali per fare “quello che papà avrebbe fatto”.

  

Ma Kate è quella che soffre di più la mancanza di Jack, e si capisce sempre più man mano che andiamo avanti con la trama, anche grazie ai flashback che ci illuminano su ogni volta che lui è stato lì per lei, pronto a farla sentire la sua principessa, a farle dimenticare quei chili di troppo e le prese in giro delle altre ragazzine, a tirarla su di morale quando nessun altro era lì e forse nessun altro l’avrebbe capita e l’avrebbe saputa supportare come ha fatto lui, la persona che le ha voluto più bene di tutti e con cui, a differenza della madre, Kate ha potuto anche sentire un rapporto più stretto, non macchiato da quel leggero senso di paragone e forse competizione che si può avvertire invece tra due donne.

Jack Pearson è diventato la mia nuova cotta telefilmica in quanto persona normale alle prese con problemi e situazioni ordinarie, ma dalle capacità straordinarie di risollevare le persone che ama, fronteggiare tali problemi con un sorriso e le parole giuste. L’ho amato dal “momento più brutto della sua vita”, quell’attimo di spaesamento quando scopre di aver perso uno dei suoi tre figli e deve farsi ripetere tutto dal dottor K perché è semplicemente troppo per lui da processare in pochi minuti. Ho amato la prova attoriale di Milo Ventimiglia nel creare questo personaggio inizialmente vulnerabile e di certo non speciale nel senso comune del termine, ma così umano e appassionato della vita e delle persone che ha intorno da diventare il loro punto di riferimento, trasformandosi nel tempo in un padre saggio e pacato, nell’uomo che qualunque donna vorrebbe avere accanto, che vive per la sua famiglia portando mille pesi sulle spalle facendoli per quanto possibile sembrare leggeri… Sulla carta è un uomo normale, ma è in realtà un supereroe.




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Ale

Tour leader/traduttrice di giorno e telefila di notte, il suo percorso seriale parte in gioventù dai teen drama “storici” e si evolve nel tempo verso il sci-fi/fantasy/mistery, ora i suoi generi preferiti…ma la verità è che se la serie merita non si butta via niente! Sceglie in terza media la via inizialmente forse poco remunerativa, ma per lei infinitamente appagante, dello studio delle lingue e culture straniere, con una passione per quelle anglosassoni e una curiosità infinita più in generale per tutto quello che non è “casa”. Adora viaggiare, se vincesse un milione di euro sarebbe già sulla porta con lo zaino in spalla (ma intanto, anche per aggirare l’ostacolo denaro, aspetta fiduciosa che passi il Dottore a offrirle un giretto sul Tardis). Il sogno nel cassetto è il coast-to-coast degli Stati Uniti [check, in versione ridotta] e mangiare tacchino il giorno del Ringraziamento [working on it…]. Tendente al logorroico, va forte con le opinioni non richieste, per questo si butta nell’allegro mondo delle recensioni. Fa parte dello schieramento dei fan di Lost che non hanno completamente smadonnato dopo il finale, si dispera ancora all’idea che serie come Pushing Daisies e Veronica Mars siano state cancellate ma si consola pensando che nell’universo rosso di Fringe sono arrivate entrambe alla decima stagione.

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