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Cotte Telefilmiche | 10 Motivi per amare Alphonso Mack Mackenzie

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Questa scelta ha sorpreso anche me! Se mi conoscete, sapete bene che solitamente mi avvinghio alla possibilità di tessere le lodi di un mio amore seriale come un’insegnante della Coal Hill con il TARDIS, e quando succede le mie parole sono dedicate a quei protagonisti a cui ho venduto l’anima dal primo episodio, perché tante volte sono come un trilogy o un Jack Porter, la mia devozione è per sempre.

Per questo motivo, di fronte al vasto panorama dei miei protetti, inizialmente credevo che avrei scelto Hank Voight o Phil Coulson ma avendo già speso su entrambi, proprio qui su Telefilm Addicted, un numero non indifferente di parole e sensazioni, ho guardato altrove e non ho neanche avuto bisogno di rifletterci su quando il nome di Alphonso Mack Mackenzie ha conquistato la mia mente.

Mack è stato per me una sorpresa tanto quanto lo è questo articolo oggi perché durante la sua prima stagione, la seconda per Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D., non avrei mai immaginato di poter amare tanto un personaggio che appariva quasi sullo sfondo e la cui caratterizzazione non sembrava spumeggiante come quella di Hunter o d’impatto come quella di Bobbi, era semplicemente Mack, niente di più. Ma il “semplicemente Mack” si è trasformato nel season finale della seconda stagione in una rivelazione che non ho visto arrivare e che si è imposta alla mia attenzione aprendomi gli occhi e costringendomi a guardare Mack per l’uomo straordinario che sapeva essere, un uomo il cui valore maggiore in quel momento è stato quello di non aver paura di cambiare idea.

Amo Alphonso Mack Mackenzie come non credevo avrei mai potuto fare e vi spiego perché.

1. Per la sua incrollabile moralità

L’aspetto che più amo, ammiro e rispetto di Alphonso Mack Mackenzie è la sua caparbietà nel restare fedele alla sua intima ed essenziale moralità nonostante ne conosca bene le sfumature e i compromessi, nonostante sappia bene cosa significhi sacrificare un principio per un bene più grande.

La moralità di Mack va oltre gli opposti primordiali di bene e male, buono o cattivo, bianco o nero, nonostante proprio nella sua caratterizzazione di partenza sia apparso particolarmente intransigente, [posizione che in fondo, se inserita in un contesto post Captain America: Winter Soldier, trova anche le sue giustificazioni] e ciò che rende questo suo aspetto caratterizzante così luminoso e fonte d’ispirazione è la sua capacità di non perdere mai di vista la bussola morale che comanda e guida le sue azioni, anche di fronte a un mondo senza speranza e immerso nell’oscurità degli eventi.

La quinta stagione di Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D. si è rivelata per tutti i protagonisti la più difficile e problematica da affrontare e vivere, l’unica in cui quasi tutti loro sono apparsi smarriti e facile preda di una condizione psicologica precaria, attanagliata dalla paura e dalla confusione, e in una realtà del genere, spesso si è perso l’autentico significato dello S.H.I.E.L.D. e si è dimenticata la ragione per cui quel simbolo debba sempre essere considerato un promemoria e un monito della scelta giusta da compiere.

In questa crisi d’identità collettiva che la squadra di Coulson ha affrontato, Mack si è rivelato per tutto il tempo l’unica vera voce dello S.H.I.E.L.D., l’unico che non ha accettato di perdere la speranza e di smarrire la strada più giusta da seguire, l’unico che ha saputo ammettere la verità che in tanti non volevano ascoltare e che si è imposto come un faro di pura luce in grado di riportare a casa tutti coloro che si erano persi.

2. Per aver avuto il coraggio di cambiare idea

Quando Bobbi si unisce ufficialmente a ciò che resta dello S.H.I.E.L.D. di Coulson, un alone di mistero scende sui segreti condivisi da lei e Mack, una storyline ambigua che porta intorno al giro di boa della seconda stagione alla rivelazione del secondo S.H.I.E.L.D., guidato da Gonzalez che non riconosceva la leadership di Coulson a causa dei diversi segreti che il Direttore sembrava possedere, da degno erede di Fury. L’iniziale caratterizzazione di Mack si sposa perfettamente proprio con la ragione per cui Gonzalez aveva dato vita a questo ramo parallelo dell’agenzia, per una sorta di sfiducia nei confronti di ciò che non si riusciva a capire e che appariva come un nemico da combattere su ogni fronte.

Il momento in cui ho davvero visto Mack per l’uomo straordinario che è deriva proprio dalla “guerra civile” che scinde lo S.H.I.E.L.D. perché è in seguito al ritrovato punto d’incontro tra le due parti che Mack dimostra la sua incredibile maturità accettando un nuovo punto di vista, acconsentendo a cambiare idea su Coulson, sulla sua leadership e sui suoi ideali, e infine rivelandosi disposto a riconoscere negli Inumani le stesse sfumature di comportamento di qualsiasi razza umana.

La decisione di affiancare Daisy nel nuovo progetto che Coulson delinea proprio per entrambi rappresenta la testimonianza più evidente di quanto Mack accetti di smussare tutti i lati più spigolosi e rigidi del suo carattere, imparando a guardare la sua realtà e le persone che la abitano con occhi diversi e comprensivi.

3. Per la lealtà incondizionata dimostrata a Daisy Johnson

Il rapporto tra Daisy Johnson e Mack nasce come una partnership lavorativa ma si trasforma presto in un legame umano dall’intensità sorprendente che riesce a conciliare con straordinaria chimica due personalità innegabilmente diverse ma che fanno del loro punto d’incontro un tesoro raro.

Mack diventa per Daisy, nella sua ritrovata stabilità e accettazione della sua natura, una presenza costante ma silenziosa, un alleato sempre pronto a guardarle le spalle e a proteggerla da ciò che non vede arrivare, un supporto che crede in lei, nelle sue capacità e nei suoi obiettivi senza aver bisogno di spiegazioni a riguardo. Mack si rivela per Daisy un insolito angelo custode, alto, grande e brontolone che veglia su di lei, che l’afferra ogni volta che è sul punto di cadere e che affronta al suo fianco tutte le avversità e le battaglie che incontrano sul loro percorso.

Mack è l’unico che non accetta la possibilità di aver davvero perso Daisy sotto il condizionamento mentale di Hive, è l’unico che si rifiuta di combatterla anche a costo della sua vita ed è sempre l’unico che la raggiunge nel suo isolamento fisico ed emotivo e la costringe ad accettare il perdono che merita.

Daisy & Mack si affermano e si riconfermano nel corso delle stagioni come quel duo che nessuno avrebbe mai visto arrivare ma che appare così giusto da spingerci a credere che in qualche modo fossero destinati a entrare l’uno nella vita dell’altra. Daisy Johnson è la sola in grado di raggiungere Mack anche nel suo silenzioso dolore ed è la prima a vedere in lui il leader che sarebbe fiera di seguire e il direttore che lo S.H.I.E.L.D. merita.

4. Per il modo in cui ama Elena

Elena Rodriguez rappresenta in fondo il secondo “paradosso” della personalità di Mack, perché per l’uomo che considerava gli Inumani un nemico da combattere, è piuttosto ironico trovare in due di loro rispettivamente una famiglia e l’amore della sua vita.

Se assistere alla sua lealtà incondizionata nei confronti di Daisy mi aveva già fatto perdere la testa per questo orsacchiotto soffice formato gigante, vederlo innamorarsi di Elena, aspettarla, rispettarla e permetterle di vedere anche la sua ferita più profonda è stato uno spettacolo di pura umanità che ha radicato in me l’amore per quest’uomo incredibile.

Il modo in cui Mack ama Elena è totalizzante e puro, non ha limiti, non ha dubbi, è assoluto anche nei momenti di maggiore difficoltà. Mack e Elena si completano senza riserve, si raggiungono nelle loro paure più profonde e nelle zone più oscure delle rispettive personalità, e diventano l’una per l’altra un’ancora di salvezza a cui aggrapparsi per tornare indietro e restare coi piedi per terra prima di perdere contatto con ciò che conta per davvero.

Mack è il tipo d’uomo che si innamora di un’anima prima che del corpo, che sa perdonare anche quando sembra impossibile e sa ricominciare ritrovando e diffondendo la luce della speranza che sembrava smarrita.

5. Per aver pianto nell’addio silenzioso a Bobbi e Hunter

Il rapporto di Mack con Bobbi e Hunter, nonostante gli alti e i bassi, rappresentava in fondo una sorta di correspettivo del legame che già univa il team di Coulson nella seconda stagione, perché era un rapporto fondato sui ricordi, su un passato condiviso, su piccole abitudini e particolarità che condividevano solo loro tre.

Vederli andar via e non poter fare nulla per fermarli o almeno dir loro addio è stato uno dei momenti più strazianti di Agents of S.H.I.E.L.D. per l’intera squadra e per me che brindavo a loro dall’altra parte dello schermo ma veder piangere Mack e lasciare il bar per ultimo è stato il colpo di grazia di cui avevo bisogno per rendermi conto ancora di più di che uomo immenso sia Alphonso Mackenzie.

Mack non ha paura di mostrarsi vulnerabile, non ha paura di piangere per un amico che esce dalla sua vita, non ha paura delle sue emozioni e dell’effetto che hanno su di lui e soprattutto non è disposto a uniformarsi al distacco che si richiederebbe a chi come lui fa parte di un mondo cinico in cui i legami emotivi possono apparire come una debolezza ma che rappresentano per Mack uno dei lati migliori della sua personalità.

6. Perché sarebbe stato un padre magnifico se solo ne avesse avuto la possibilità

Non è un caso che la bambina prematuramente scomparsa di Mack portasse il nome di Hope, lui che fa della speranza un pilastro della sua esistenza. L’esperienza del Framework ha concesso e poi strappato via per la seconda volta da Mack la possibilità che meritava di essere padre perché un uomo con la sua incondizionata e immensa capacità di amare sarebbe diventato per la sua bambina il migliore dei padri.

È terribile notare quanto Mack sia l’ultimo delle vittime del Framework ad abbandonare la realtà virtuale, nonostante sia consapevole della sua illusorietà e del tragico destino che l’avrebbe atteso rimanendo intrappolato in un mondo sull’orlo della distruzione, ma tale era il suo bisogno di vivere ancora pochi minuti con quella che era solo l’immagine di sua figlia. Lasciare il Framework ha significato per Mack dire addio per la seconda volta alla vita che lo aspettava ma ha anche reso evidente quanto un giorno sarà pronto a concedere tutto il suo amore al figlio che arriverà.

7. Per essere rimasto accanto a Fitz quando nessuno lo capiva

Con uno sguardo retrospettivo, è facile riconoscere ne qualità migliori di Mack anche in quella stagione in cui più sembrava anonimo, vale a dire la seconda. Nella prima parte di quella stagione così catartica e di transizione infatti, Mack è l’unico che riesce a raggiungere Fitz nella sua genialità solitaria e danneggiata, l’unico che riesce ad entrare nel suo mondo così confuso e frustrato e che è in grado di riportarlo lentamente alla vita e alla relativa normalità.

Per quanto all’epoca forse l’ho anche un po’ odiato per quelle parole, Mack è anche l’uomo che non ha avuto remore nell’allontanare Jemma da Fitz quando credeva che la sua presenza potesse ferirlo nuovamente, perché ci vuole coraggio a proteggere un amico dal pericolo ma ce ne vuole ancora di più per proteggerlo dall’amore.

8. Per la meravigliosa fantasia nel creare nickname

Uno dei lati più esilaranti della personalità di Mack sta proprio nel suo modo di rapportarsi a chi gli sta accanto, riuscendo spesso a creare per alcuni di loro, soprattutto per gli Inumani, i nickname più spettacolari. Da Turbo a Yo-Yo, passando per l’originale ed eterno Tremors, i nickname rappresentano in fondo per Mack un altro modo per affrontare una realtà spesso assurda e per creare legami umani con chi lo affianca in questa follia. Inutile negare che la sua perla migliore resta ancora oggi il titolo di “Power Rangers” affibbiato ai Secret Warriors!

9. Per la sua passione per i fucili-ascia

Gli agenti standard hanno le armi, gli Inumani hanno i loro poteri, May ha se stessa e Mack … ha una passione smodata per i fucili-ascia, progettati e realizzati in prima persona! Costantemente preoccupato per un’incombente apocalisse robot (e i fatti gli hanno dato ragione), Mack non si fida particolarmente delle armi automatiche, optando quindi per una soluzione ibrida che gli conceda anche la possibilità di tagliare teste o arti infetti all’occorrenza. Un uomo dalle mille risorse!

10. Perché anche l’occhio vuole la sua parte

Va riconosciuto che oltre il suo animo puro, il suo carattere magnifico e la personalità straordinaria, Mack non è proprio terribile da guardare. Con le braccia che contano praticamente come personaggio a parte, Mack contrasta una prestanza fisica intimidatoria ma affascinante con un sorriso che gli illumina il volto e una voce potente che sa rassicurare e guidare al tempo stesso. Quando l’apparenza rispecchia perfettamente lo spirito, il risultato sfiora la perfezione.

Alphonso Mack Mackenzie ha portato lo standard di qualità dei miei personaggi maschili preferiti a un livello tutto suo e si è fatto largo tra i miei protetti senza che me ne rendessi conto.

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