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Conviction | Intervista a Hayley Atwell

Hayley Atwell ha chiuso con il ruolo della super spia e ha accettato quello della super cattiva, nel drama procedurale-legale Conviction. Agent Carter ha abbandonato le avventure di Peggy per diventare la turbolenta figlia del presidente, Hayes Morrison, un avvocato capace, pronto a infrangere le regole, la cui via per uscire dal carcere è quella di condurre la Conviction Integrity Unit, una squadra che indaga su possibili condanne errate.

Che cosa ti ha attratto in questo ruolo tanto diverso da Peggy?
Trovo interessante recitare qualcuno così problematico e poco consapevole di sé. In ogni episodio è sempre sul punto di precipitare nel suo dirupo esistenziale. Non pensa: “Sono una brava persona che vuole fare la cosa giusta”. Trova difficile essere una persona produttiva. Penso che sia questo a distinguerla.

In che modo Hayes e Peggy sono simili?
Sono leader naturali. Peggy sa chi è. Ha una forte bussola morale ed è una donna molto elegante, per i suoi tempi. Hayes, invece, è qualcuno che sa perfettamente che cosa significhi crescere con una doppia vita, pubblica e privata. Ha avuto delle delusioni, in passato, quindi c’è anche una componente di tristezza. Ha anche un lato distruttivo. Alla sua età ha ancora bisogno di attenzione, ma penso che questo la renda un’eroina interessante. La sua necessità di scoprire la verità dei casi di cui si occupa dipende dalla sua attenzione ai dettagli, che si è formata molto presto nella sua vita, quando ha visto i membri della sua famiglia mentire. Ha sempre dovuto cercare la verità, perché non è sempre stato chiaro nella sua vita che cosa fosse vero e che cosa non lo fosse.

Da inglese, sei costretta a usare un accento americano. Qual è stato il tuo approccio alla voce di Hayes?
Sono cresciuta guardando film e telefilm americani, quindi sono abituata a quel suono. Inoltre, mio padre è americano. Volevo che fosse la mia voce, con un accento americano. Non volevo esagerare. Volevo darle quella forza, quella chiarezza che Peggy ha, ma non volevo che sembrasse una snob. Ha una voce un po’ rauca e annoiata. È anche stanca, perché per la maggior parte del tempo ha i postumi della sbornia.

Hai recitato il ruolo di Peggy Carter da quando sei apparsa in Captain America: The First Avenger (2011). Come ti senti a doverla lasciar andare?
Amo Peggy. Tornerei a interpretarla subito. La famiglia Marvel è pronta a darle vita in futuro, se sarà possibile, e io sono d’accordo.

Qual è il cambiamento più grande, dovendo passare dal set di una serie tratta da un fumetto, al set di un legal drama?
Le parole sono la mia nuova arma. Non è un segreto che io sia poco preparata, quindi voglio creare un ambiente rilassato dove le persone sentano che non c’è nessuna gerarchia. È questo che ho imparato da Agent Carter. Ma mi piace indossare tacchi di Valentino e vestiti di Dolce&Gabbana, quindi è piacevole.

Già, ma non c’è più il cappello di Peggy.

Ho indossato quel cappello una sola volta!

È comunque iconico!
[Ride]. Sì, beh, sfortunatamente, ricorderò per sempre una fotografia di James D’Arcy nudo, con addosso nient’altro che il mio cappello. È la distruzione di quel simbolo.

Quanta pressione senti per il fatto di essere di nuovo lead in uno show televisivo?
Mi interessa fare il meglio che posso in questo ruolo, e questo significa che il mio focus è puramente incentrato sul lavoro e nient’altro. Sono brava a disciplinarmi in questo senso. Quando sei acclamato in un certo settore, questo mette l’asticella a un livello più alto da cui puoi cadere. Non sono molto preoccupata, se capisci cosa intendo. La cosa importante è che ogni volta che si inizia un nuovo lavoro, ci si mette in gioco. Si parte da qualcosa di nuovo e si devono lasciare andare le proprie e altrui idee preconcette su quello che puoi fare e si deve ricreare un mondo immaginario, e questo è fantastico e liberatorio.

Conviction va in onda lunedì tre ottobre. Restate con noi per il nostro commento sul pilot!

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