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Cobra Kai – L’unico reboot che valga la pena di vedere

Il reboot è la tendenza del momento. Ancora non si sa se sia perchè gli sceneggiatori sono caduti preda di un’inguaribile malinconia o hanno esaurito ogni vena creativa, o semplicemente perché la fama di un prodotto già consolidato (nel bene o nel male che sia) faccia gola a tanti – tant’è che ormai ci troviamo letteralmente invasi da versioni più o meno riuscite di vecchie glorie del passato.

E nel mare di show inguardabili che rovinano la memoria delle serie originali e altri che forse era meglio lasciare sepolti nel passato per sempre, ecco che Cobra Kai brilla come una stella luminosa, perché questo è l’unico reboot che valga davvero la pena di essere guardato.

Avete sentito bene: COBRA KAI – e chiunque abbia avuto un’adolescenza degna di essere chiamata tale non può non andare immediatamente con la memoria ad un gruppo di ragazzi vestiti da scheletro che ne inseguono un altro travestito da doccia, ad improbabili allenamenti di karate che casualmente servivano anche a risparmiare sull’impresa di pulizie e alla mossa della gru che portò Daniel LaRusso e il Maestro Miyagi nella leggenda. Ebbene sì, stiamo parlando di “Karate Kid”.

Chiamarlo “reboot” non è propriamente corretto, si tratta più che altro di un sequel, ambientato circa trent’anni dopo il film originale, che ripercorre però la struttura di “Karate Kid” dandogli nuova luce. Stesso schema, nessuna pretesa e tantissima autoironia: queste sono le chiavi vincenti della serie di YouTube che con soli dieci episodi è riuscita conquistarmi.

La vittoria al torneo per giovani promesse del karate ha segnato per sempre la vita di Daniel LaRusso (che ora è un uomo di successo con la passione dei bonsai) e del suo rivale Johnny Lawrence, che da golden boy della città è diventato un cinquantenne alcolizzato che ha fallito in tutti i campi (amore, lavoro, famiglia), e che troverà il suo riscatto nel riaprire il famoso dojo Cobra Kai. Questa volta però toccherà a lui fare da mentore a casi umani ed emarginati, ai loser della situazione, come lo era stato all’epoca Daniel, e diventare per questi ragazzi una sorta di Miyagi sboccato e politicamente scorretto. Da qui in poi è uno spettacolo crescente.

Le citazioni al film originale si sprecano, ma c’è una nuova ironia che svecchia effettivamente tutti i clichè del classico teen movie anni ’80 e lo rende attuale. Nessun conflitto di classe, nessun amore epico per cui lottare, ma semplicemente due uomini di mezza età forse troppo ancorati alle vecchie glorie di gioventù che ancora cercano su Facebook la ex del liceo per sapere come le è andata la vita. Però ovviamente c’è un torneo finale, altrimenti di cosa stiamo parlando?

La seconda stagione è in lavorazione, anche se non c’è ancora una data di uscita se non un vaghissimo 2019… almeno così ci sarà tempo per chi non l’ha ancora visto di recuperare.

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