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Castle Recensioni

Castle | Recensione 8×12 – The Blame Game

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Bentornati, fan Castellosi, alla nostra consueta chiacchierata post puntata.

Confesso che ogni settimana mi dico, forse per prepararmi, che prima o poi dovrà arrivare un episodio anche solo un po’ meno interessante del precedente. È così che è sempre andata in Castle, no?
Alcune puntate grandiose, altre molto belle e qualcuna dimenticabile, messa lì per fare da contorno ai ricchi piatti principali. Un modo per passare quaranta minuti simpatici e carini, ma senza pretese.
E invece no. In questa ottava stagione sto ancora aspettando una puntata anonima. Possono non essermi piaciute (coff quella di Slaughter coff), ma non ho mai avuto la sensazione che avessero svolto il compitino della settimana, giusto per prendere la sufficienza.
Sono molto stupita nel notare come quest’anno cerchino sempre di variare l’impostazione standard dell’episodio per regalarci qualcosa di nuovo e inaspettato, con risultati spesso brillanti.

The Blame Game, dodicesimo appuntamento della stagione, scritto e diretto da un team di donne (Michal Zebede e Jessica Yu), manda all’aria la classica impostazione alla Castle, mostrandoci qualcosa di completamente diverso.

In questo episodio, che definirei caso-centrico, il killer ha intrappolato i Caskett in un affascinante e coinvolgente gioco mentale, potenzialmente mortale. Dico potenzialmente perché, andiamo, serial killer di tutte le latitudini, vi intestardite ancora a cercare di ammazzarne uno dei due o entrambi? Lo sappiamo tutti che a numero di vite se la battono con Meredith Grey. Non riuscirebbe a farli fuori nemmeno Shonda e voi ci provate lo stesso? Lo sapete che poi finisce con voi in carcere e il loro amore a trionfare!
Vogliamo serial killer più scaltri, grazie.
Anche perché, a tale proposito, questo aveva scritto “colpevole” in fronte fin dallo sneak peek della scorsa settimana. Io non sono un genio nello scoprire gli assassini, anche perché non guardo Castle per i casi preferisco godermi lo svolgimento che altri hanno confezionato per me, ma questa volta si è trattato del criminale più ovvio di tutte le serie televisive ad andamento procedurale.
È una questione d’istinto: Beckett lo sente nella pancia, Castle nelle ossa, io l’ho sentito nelle mani che volevano prendere un bastone per farlo smettere di agitarsi.

Il gioco si è fatto da subito molto interessante, al punto che, completamente coinvolta e protesa verso lo schermo, per non perdermi una battuta, mi sono messa a prendere appunti sugli indizi, ho trascritto il contenuto di ogni biglietto e ho pattugliato l’aula in cui erano intrappolati, alla ricerca di eventuali altri dettagli (e api). Ho perfino iniziato a ragionare ad alta voce con loro, trovandomi d’accordo con Castle quando non ha voluto somministrare l’antidoto numero due, quello dentro alla boccetta da erborista, dichiarando:

Clearly we can’t take
any of these clues for granted.

Vi ha presi in giro fino adesso, cosa fate, creduloni? Seguite le istruzioni? Dovete morire per primi! Non siete adatti alla sopravvivenza.

Mi sono fatta trascinare dal gioco, diventando parte attiva di ciò che mi veniva mostrato, invece che rimanere a limarmi le unghie, pensando: “Beh, quando avete finito, fatemi sapere chi è l’assassinio e poi andiamo al loft a fare cose berci qualcosa”. Se uno show mi fa venire voglia di entrare nelle vicende per dire la mia, per me è già un successo.

La puntata si apre con qualcosa mai visto prima a memoria di fan di Castle: queste persone vanno a fare colazione al bar! Escono di casa per motivi ricreativi! Non è sorprendente? Significa che è possibile allestire un set in un locale pubblico, senza che serva solo per le indagini. Riusciremo mai a vedere i Caskett fuori a cena?
Devo dire che lo scambio di battute del trio e, soprattutto, le faccette di Castle che mostra gioia infantile di fronte all’idea di collaborare con Stephen King mi ha fatto venire voglia di aprirmi un varco sotterraneo e nascondermi dentro. Credo che dia un nuovo, più ampio senso, alla locuzione: “Modi affettati”.
È un gusto personale, non apprezzo Richard Castle quando prende certe derive, e non mi fa sesso affascina per nulla. Amo i suoi entusiasmi travolgenti, amo il suo lato giocoso, ma così è da mettersi le mani sugli occhi per non guardare. Inoltre, bello mio, che hai da scodinzolare di fronte a Stephen King? Su un po’ di orgoglio. Sei uno scrittore ricco e famoso tanto quanto lui!
La menzione a Stephen King mi ha fatto sobbalzare, visto che già nello sneak peek, il misterioso edificio pieno di porte mi aveva fatto subito pensare all’Overlook Hotel di Shining, per via di quell’atmosfera claustrofobica alla Kubrik. (No, non voglio paragonare Kubrik a Castle).

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Mi aspettavo di veder sbucare loro due:
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Lasciando da parte passatempi e amenità, si dà presto inizio al gioco al massacro, che vede coinvolti Castle e Beckett in una situazione parallela, uomini da una parte e donne dall’altra.
Mi è piaciuta questa costruzione a specchi della vicenda, che ha aumentato la stranezza della situazione, raddoppiando l’inquietudine e rendendo il tutto ancora più soffocante. È stato molto interessante metterli alla prova su due fronti identici, alle prese con gli stessi indizi, ognuno secondo le proprie caratteristiche e abilità che, ricordiamoci, sono in origine molto dissimili, pur rivelandosi a modo proprio vincenti.
Abbiamo sempre detto che i Caskett nascono molto diversi, ma quel diverso che, completandosi, fa fare i fuochi d’artificio (e, sì, sto lasciando parlare il mio cuore da shipper. Chiusa parentesi).

Castle è la mente pensante. Non si fa prendere dal panico, cercando invece di elaborare teorie, sempre intimamente convinto che il ragionamento deduttivo, condito da qualche buona intuizione creativa, possa risolvere qualsiasi situazione. È un illuminista che crede nel potere dell’intelletto. Non della razionalità a tutti i costi, ma del buon funzionamento della mente.
In un gruppo, soprattutto se posto in condizioni difficili, in cui c’è in ballo la sopravvivenza, la natura ci insegna che i leader si mostrano naturalmente, e assumono presto il comando della situazione. È quello che succede a Castle, che rimane calmo, e che cerca di definire metodi, trovare soluzioni e abbassare l’arousal emotivo degli altri componenti del quartetto, che a turno si fanno prendere dal panico. Castle funziona bene nei momenti di crisi. (E non voglio nemmeno sfiorare l’argomento di quanto vederlo così alpha mi abbia fatto venir voglia di entrare e togliergli la camicia. Lasciamo proprio stare).
Per quanto ami vederli insieme a fare qualsiasi cosa, dallo sventare complotti mondiali a separare la biancheria per colore, ho apprezzato che gli sia stata data la possibilità di emergere in un contesto singolo, che l’ha valorizzato per quello che è.

Anche Beckett diventa subito leader del suo team femminile. Del resto lei emana potere e autorevolezza solo esistendo.
Beckett è altrettanto calma, autorevole e in grado di gestire la situazione anche perché è stata addestrata a farlo e, soprattutto perché se ti presenti come capitano della polizia, la gente tende a darti maggiore credito che se affermi di fare lo scrittore di thriller. Tra le donne si ricrea presto la tipica dinamica dei gruppi: il capo, l’aiutante dietro le quinte, fedele al capo, e la ribelle che lotta contro il sistema generando entropia, e che viene presto contenuta e resa inoffensiva grazie ai tipici metodi di Beckett quando è in forma: con le cattive.

Beckett in questa circostanza si mostra altrettanto intuitiva rispetto a Castle, ma più pratica. Ragiona sulla situazione complicata e assurda, ma è di natura più interventista. Il suo atteggiamento è stato più un: “Sentite, io non ho tempo da perdere con queste sciocchezze, visto che stasera devo andare a casa farmi dare del tempo da mio marito e se saltiamo ci si abbassa la media. Quindi, tu zitta e legata che hai già superato il limite della mia pazienza e tu fai quello che ti dico io”.
Badass dentro e fuori.
Le differenze si vedono anche nella diversa soluzione che trovano per uscire dalla trappola per topi in cui sono rinchiusi: lei tira fuori il suo lato bombarolo e distrugge tutto (perché non mi stupisce che Beckett sappia costruire una bomba?), secondo il detto: “A mali estremi, estremi rimedi”, mentre di là sono in tre a ragionare sulla serratura. Indovinate chi vince.

Ha aggiunto ulteriore pathos il mostrare ai mariti la presenza delle mogli (e viceversa), giusto per aumentare le difficoltà psicologiche, facendo leva sulla parte emotiva, con lo scopo di far perdere di lucidità e intorpidirli. Il killer aveva orchestrato davvero tutto bene. Li ha confusi, ha giocato al gatto e al topo, li ha messi tutti contro tutti e li ha colpiti nel loro punto debole. Sarebbe stato un grande villain, se non fosse che sapevamo già che era lui.

Prima di proseguire, vorrei fare una breve riflessione sulla scelta dei “concorrenti”.
Ho trovato oltremodo interessante il fondamento psicologico che ha generato questa situazione, cioè le conseguenze imprevedibili di un studio-abuso sull’ansia da separazione, effettuato vent’anni fa. Possiamo andare avanti a discutere a lungo se ci sia stato del dolo, da parte degli psichiatri-genitori, se le conoscenze del tempo fossero sufficienti a giudicare i loro metodi meno che etici, se l’abbiano fatto a fin di bene, o se abbiano invece sacrificato i loro figli sull’altare della scienza o del loro narcisismo, nel voler diventare pionieri nel loro campo.
Io credo si sia trattato di una situazione border line in cui gli attori coinvolti, gli psichiatri e la stessa polizia non avessero, allora, tutte le competenze per decifrare la situazione al meglio.

Ho provato empatia per la vittima – diventata a sua volta carnefice. Nessuno si è accorto del suo disagio, non è stato capito, e ha pagato le conseguenze del protagonismo altrui. I bambini sono indifesi e viene loro sempre insegnato a rivolgersi a un adulto, che prenderà la sue parti. Non è successo. Non gli hanno creduto nemmeno i poliziotti, altra figura d’autorità a cui da piccoli ci invitano a rivolgersi perché loro sono i “buoni”.
È normale che abbia voluto gridare al mondo la sua sofferenza, con metodi discutibili, per lanciare un allarme su queste forme di abuso, soprattutto visto che la gemella si è suicidata proprio a causa di quello a cui erano stati sottoposti da piccoli.
E che nel farlo abbia coinvolto tre coppie, separandole, proprio come era accaduto a lui, per far provare sulla loro pelle cosa vuol dire essere tenuti divisi da chi si ama (noi pubblico di Castle capiamo benissimo il discorso).
In tutto questo, però, e non per sminuire affatto la serietà delle questioni poste in essere, io mi chiedo: ma come è possibile che LokSat e *sigle segrete* di cui fa parte Rita, credano alla loro separazione e che tutta questa parte di stagione si basi proprio su quella premessa, e poi il primo sfigato psicopatico li creda sposati? E ci costruiscono sopra una puntata? C’è qualcosa che non colgo? Da un lato mi tengono buona dicendo: “Deve andare così. So’ cose pericolose, lascia fare a chi ne sa” e dall’altro mi fanno un episodio in cui vengono rapiti proprio in quanto sposati?
Mi aspettavo quasi che, a un certo punto, Beckett dicesse: “Beh, se qui c’è gente che si ama, io andrei, allora, visto che non stiamo più insieme, forse ti sarà sfuggito. Arrivederci”.
Non solo si comportano da coppia normale a non fanno nemmeno più finta, ma lo fai diventare il punto centrale della puntata?
Giochiamo anche noi al gatto e al topo? È un esperimento psicologico?

Torniamo ai Caskett.
Gli ultimi minuti dentro alla stanza blindata sono stati classici secondo lo stile di Castle.
Con i Caskett riuniti la vicenda è giunta alla sua naturale conclusione, cioè il cattivo è stato reso inoffensivo dal duo che non perde mai un colpo.

Nessuno dubitava, cara Hayley, che la vostra squadra d’assalto non fosse necessaria.

Ho avuto un fremito quando ho capito che si erano intesi all’unisono, su chi fosse il colpevole, senza parlare. E quasi senza guardarsi. C’è stato un cambiamento nell’atmosfera, nel tono di Rick, nella postura di Beckett, che ha reso evidente a noi spettatori che questi due sono telepatici. Come se avessimo bisogno di una conferma.
L’avventura odierna ha dimostrato ancora una volta che Castle e Beckett da soli funzionano bene, ma insieme diventano perfetti e il killer non ha scampo. Si fidano l’uno dell’altra, si seguono a intuito nelle strategie elaborate al momento, si completano. E vincono.
Sanno che seguire le regole non funziona, ed è il modo più rapido di farsi ammazzare.

Decidono insieme di sovvertire le premesse, rifiutandosi di separarsi (non è forse simbolico tutto questo?), facendo crollare tutto l’impianto strategico del killer, che, inevitabilmente, perde il controllo, e loro lo sanno e se lo aspettano.

Il momento in cui Castle decide, all’apparenza, di essere la parte della coppia che rimane, sacrificandosi per lei, dandole la possibilità liberarsi e la successiva decisione di Beckett di rimanere con lui, oltre a essere il picco della puntata, in quanto a intensità (e loro due molto fighi), a me ha ricordato Still, quando lui non l’ha lasciata da sola a morire sulla bomba. Loro stanno insieme fino alla fine. Insieme. È qualcosa che Castle ha sempre saputo, e di cui Beckett ha compreso l’enorme portata solo qualche puntata fa. Salti tu, salto io.
I Caskett non hanno bisogno di nessuno. I Caskett si salvano da soli. Purché rimangano insieme.

Prima di concludere, vorrei soffermarmi su Hayley e Alexis, e il loro rapporto.
Il personaggio di Alexis ha subito negli anni diversi torti. È innegabile che abbiano fatto di tutto per farci desiderare che andasse a fare un master in qualche Paese in cui non prendesse il wi-fi. Non ha aiutato la sua ribellione post adolescenziale quando è andata via di casa con PI, e nemmeno i suoi atteggiamenti da maestrina. Sembrava che quest’anno le cose per lei fossero cambiate. In realtà l’hanno fatta crescere solo tagliandole i capelli e vestendola da sciuretta. Non l’hanno resa autonoma, e insistono nel non darle una storyline degna di questo nome. Non che io voglia vedere un episodio Alexis-centrico o sapere cosa fa nella vita, preferisco sempre seguire le vicende dei Caskett.
Ma come è possibile mostrarmela per tutta la puntata impaurita per le sorti del padre, al punto da dover essere condotta per mano da Hayley (a che titolo, poi?)? È innegabile che tutto quello che è successo ha lasciato segni pesanti dentro di lei, sarebbe strano il contrario. Ed è giusto che ci venga mostrata la sua preoccupazione, frutto delle ferite lasciate dalla sua scomparsa, non ancora rimarginate.
Mi sembra però profondamente ingiusto che venga abbandonata in un angolo e poi, al bisogno, viene resa protagonista dandole solo il compito di angosciarsi per Castle, mentre intorno a lei gli adulti risolvono il caso. È un’adulta anche lei. Vorrei che iniziasse a fidarsi delle sue forze e delle sue competenze. Vorrei che capisse che non ha bisogno dei consigli di Hayley vestita da strappona in modo che dimostra che il buon gusto l’ha lasciato altrove, ma che è altrettanto brava, preparata e autonoma come chiunque altro dentro lì. Se non di più. Vorrei che si facesse carico in prima persona della sofferenza lasciata dagli eventi del passato e facesse un suo percorso di maturazione e guarigione. Perché io vedo solo l’ingiustizia di trattarla sempre da bambina (che non è, non solo anagraficamente, è solo che non le permettono di rendersi autonoma), che dice solo “Se non ci fossi io”, “Non ti posso lasciare da solo”. Poi certo che diventa irritante. Sono completamente dalla parte di Alexis e vorrei davvero che capisse che può farcela da sola. Che deve avere fiducia in se stessa. E basta tirarla fuori dalla polvere solo quando c’è da frignare due minuti per Castle!
Sempre bello però vederla tra le braccia del padre.

Veniamo a Hayley. Io non capisco perché sia nel telefilm. Ho aspettato per puntate che mi si svelasse quale grande contributo venisse dato dalle sue enormi competenze britanniche. Devo ancora vederlo. Si palesa per lo più arrogantemente infastidita e con atteggiamenti da bulletta del quartiere che non comprendo in che modo possano aggiungere colorazioni alla trama. Il suo aiuto non serve, se non per fare delle ricerche banali che saprebbe fare anche Alexis. Io non sono contraria a diversificare il minutaggio, dando spazio anche ad altri personaggi. Contrariamente alla maggioranza, non sono infastidita nemmeno da Vikram. Ma Hayley non ha senso. Quale grande saggio consiglio ha dato mai ad Alexis? “Non preoccuparti per tuo padre, cara. Se la caverà sempre”.
Oh, grazie, meno male che sei arrivata tu a dircelo. Non mi piace nemmeno il rapporto da “sorella maggiore” che ha con Alexis, mi sembra più che altro la tratti da gattino salvato dal temporale (era per non dire da “bambina cretina”), invece che alla pari. Mi lascia esterrefatta ripensare a quanto abbiano spinto il personaggio la scorsa estate e quanto poi si sia rivelato debole, inefficace e completamente inutile.

Considerazioni sparse.

– La parte di me che ama quello che la ricchezza può comprare gioisce sempre nel vedere comparire la Ferrari. Lasciatemi le mie debolezze.
– Io vorrei che mi si spiegasse come mai Captain Beckett si palesa in OGNI scena del delitto e a tutti va bene. Se fossi in Ryan e in Esposito chiederei di venir ricollocato. Cosa è cambiato rispetto a prima? Fa sempre tutto lei.
– Ryan visivamente in crisi quando paragona la bambina del video, Fay, a Sarah Grace. Lo si è visto perdere colorito in viso e afflosciarsi sul pavimento.
– Perché la gente si ostina a comprare furgoni bianchi? È chiaro che poi si diventa automaticamente dei sospettati.
– Classicissimo momento: la vittima era la creatura più dolce al mondo, nessun problema, anzi, l’ultima volta che l’ho vista era a dar da mangiare ai cigni, cantando inni di lode al Creato. Pausa. Però adesso che ci penso era strana. Strana forte, eh. In effetti, quasi mi aspettavo che la facessero fuori.
– Il numero sconosciuto ha chiamato Castle alle 6.17 del mattino? Si alza presto la gente a New York!

Finisco con due momenti Caskett awwwww. Non sono riuscita a decidere quale mi piacesse di più.
Se il: “Ti pensavo morto e invece sei al sicuro tra le mie braccia”

O le mani che parlano:

E anche per questa settimana è tutto.
Ci vediamo tra sette giorni e, se avete voglia di conoscere le ultime notizie su Castle, vi invito a passare su queste pagine sempre aggiornatissime:

Tutti pazzi per Castle

Castle Italia

Castle and Beckett Italian Fan Page

Ecco il promo della 8×13. Non vedo l’ora di sentire Castle parlare francese!

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10 comments

Sofi 23 Febbraio 2016 at 19:33

Obiettivo centrato!!!!

Reply
Syl
Syl 24 Febbraio 2016 at 10:50

Grazie Sofi!!

Reply
InMyVeins 23 Febbraio 2016 at 19:35

Sempre impeccabili. Concordo su tutto, anche sull’accenno al caso Loksat. Per il resto se io non guardassi già Castle, mi fionderei a farlo dopo aver letto una delle tue recensioni.

Reply
Syl
Syl 24 Febbraio 2016 at 10:50

Grazie! 🙂 Non potevi dirmi una cosa più bella!

Reply
miri 23 Febbraio 2016 at 21:34

La mia prassi consolidata del martedì sera: visione della puntata e poi subito qui a leggere le tue fantastiche e approfonditissime recensioni. Appuntamento fisso ed imprescindibile ormai! 🙂
Come hai sottolineato, in questo episodio ho trovato estremamente interessante e mi è piaciuto molto il fatto di vedere i caskett in azione su fronti identici, ognuno secondo le proprie particolari peculiarità: mente pensante e badassosità (anche a me non ha stupito il fatto che Beckett sappia fabbricare bombe, non capisco nemmeno io perché :-D), e, comunque, ammetto che, in merito all’apertura della porta, ho preferito di gran lunga lo stile pacato e sobrio di Kate… 😀
Mi ha colta di sorpresa (ero totalmente spoiler free) il momento del video in cui i mariti scoprono delle mogli (e viceversa), momento molto bello e carico di tensione, inoltre mi è piaciuta molto l’ambientazione, l’atmosfera, stile gialli di un tempo (l’ape mi ha riportata per un attimo a “dieci piccoli indiani”).
Insomma, puntata veramente molto bella e recensione perfetta e divertentissima, come sempre!

Reply
Syl
Syl 24 Febbraio 2016 at 10:53

Grazie, Miri!
Mi fa piacere non solo il tuo commento, ma anche leggere di nuovo le tue analisi su una puntata di Castle. Io non sapevo che si sarebbero trovati in una situazione parallela, solo che, a un certo punto, sarebbero stati insieme. Pensavo a un banale: lui si mette nei casini, lei lo viene a sapere e va a salvarlo. Non mi sarebbe dispiaciuto, ma così è stato mooooolto più intrigante! Lei che preparava la bomba l’ho guardata una prima volta come se fosse una cosa normalissima, poi sono tornata indietro e ho detto: “Che cosa sta facendo?!”. Non avevo colto il dettaglio dell’ape, devo andare a ripassare Agatha Christie. Grazie ancora e alla prossima!

Reply
Manuela 23 Febbraio 2016 at 21:53

Come Miri, anche per me ormai è il rito del martedì sera. Prima la puntata e poi la lettura delle tue argute recensioni. Mi trovo sempre in sintonia con quanto scrivi ed è come leggere delle mini-esegesi che se possibile rendono la puntata ancora più ricca, quando la rivedi alcune scene è come se fossero state segnate con l’evidenziatore.
Ho amato la puntata per l’impianto così originale e l’ambientazione da “Escape”, ho amato la connection Caskett e come te non capisco veramente il personaggio Hayley.
Continua con le recensioni Syl ormai sono patrimonio del fandom Castle!!!

Reply
Syl
Syl 24 Febbraio 2016 at 10:54

Grazie mille!! Mi fa sempre tantissimo piacere leggere i tuoi commenti 🙂

Reply
Val 26 Febbraio 2016 at 08:11

Come sempre mi trovo d’accordissimo su tutto. Ormai mi vedo le puntate con carta e penna per segnarmi le cose da analizzare ma poi arrivo qui ed hai detto tutto tu. Perfetta

Reply
Syl
Syl 26 Febbraio 2016 at 09:47

Grazie Val!! E grazie di passare sempre a lasciare un commento!

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