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Castle Recensioni

Castle | Recensione 6×05 – Time will tell

Quando si tratta di Castle, c’è una formula magica che accompagna ogni episodio che è diventato leggendario, ogni episodio che ha segnato un momento storico di questa straordinaria serie: si tratta della formula “Written by Terri Edda Miller & Andrew W. Marlowe – Directed by Rob Bowman”. Noi tutti sappiamo cosa succede, cosa proviamo quando Castle & Beckett lavorano insieme ad un caso: si crea quella sintonia incredibile che fa scintille e che alterna romanticismo, genialità e comicità. Ecco, questo accade quando i loro alter-ego nella nostra realtà decidono di unire le loro menti sovrannaturali e scrivere insieme quella perla di episodio incorniciato dalla regia del loro più stretto e magnifico collaboratore: Rob Bowman.

Traveller … Who?

Moffat questa volta è stato sorpassato: il Tredicesimo Dottore è stato già annunciato e non dalla BBC, il suo nome è Simon Doyle ed è interpretato da un elfo barbuto!

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Ma bando ai preamboli, entriamo nel vivo dell’episodio, con una piccola premessa: quella che segue ragazzi, NON è una semplice storia, NON è una normale sceneggiatura di una qualsiasi serie tv crimedy, ciò che segue è la presentazione di un incredibile pezzo di scrittura creativa che viaggia con sicurezza tra realtà e fantasia, lasciandoci come al solito liberi di scegliere quale strada intraprendere.

Il motivo conduttore di questo episodio è il Tempo, in tutte le sue più affascinanti e misteriose accezioni e sfumature ma se da una parte c’è la volontà di rallentarlo fino quasi a riavvolgerlo (Castle & Alexis), dall’altra esiste il bisogno di viverlo pienamente per poter evitare tragiche conseguenze nel presente … e chissà, magari anche nel futuro.

La scena del crimine che attende Castle e Beckett non è uno degli scenari più piacevoli a cui assistere, neanche per la Diva Lanie Parish che sembra quasi voler fulminare Castle con lo sguardo per l’eccesso di immaginazione nel commettere l’omicidio, neanche fosse stata colpa sua.

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Le fasi delle indagini che seguono sono di routine: si informano i parenti, si prendono informazioni sulla vita privata e si raccolgono le deposizioni dei testimoni. E proprio in quest’ultima fase, si traccia un primo identikit del sospettato che fuggiva dalla scena del crimine pochi minuti prima del ritrovamento del corpo. Ma i criminali sembrano non voler imparare mai e quando sono proprio il massimo della furbizia, tornano anche sul luogo del delitto. Il detective Beckett avrà probabilmente sentito ogni tipo di difesa personale durante un arresto: “non sono stato io!”, “ci deve essere un errore”,  “sono stato incastrato da A” e via dicendo ma sono certa che l’ultima affermazione è una novità anche per lei:

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e per Castle che invocava una tale evoluzione fin dalla terza stagione … Buon Natale Castle!

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Con l’introduzione di un personaggio che non sarebbe mai stato così perfetto come lo è con la sublime interpretazione di Joshua Gomez, Beckett e Castle sono di nuovo insieme per la prima volta nella celeberrima stanza interrogatori del Dodicesimo distretto (io proporrei di celebrare lì le nozze) ad ascoltare la storia più pazzesca e degna della migliore sceneggiatura sci-fy che sia mai stata raccontata tra quelle mura: Simon Doyle afferma con veemenza e convinzione di essere un cosiddetto “Time Traveller”, un viaggiatore del tempo, arrivato a New York direttamente dal 2035 per evitare una serie di eventi (il primo tra questi era proprio l’omicidio della prima vittima, Shauna Taylor) che, in pieno effetto domino, causerebbero nel futuro una strage di massa.

E come se non fosse abbastanza, di fronte a una Beckett che cominciava già a spazientirsi, Simon conquista il cuore di Castle parlando di future guerre per il possesso di diverse forme di energia dove, essendo i buoni a vincere, i cattivi hanno cercato di modificare le sorti cambiando il passato. L’unica certezza per Beckett alla fine dell’interrogatorio è che vuole vedere Simon rinchiuso, in una cella o in un ospedale psichiatrico. Ma il primo desiderio è destinato ad essere disatteso dall’autopsia compiuta da Lanie che non solo scagiona Simon (come smonta lei le teorie di Beckett non le smonta nessuno) e involontariamente alimenta le fantasie di Castle.

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ma indirizza anche le indagini verso una nuova direzione: un misterioso e “visibilmente pacifico” Garrett Ward.

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Il tranquillo Garrett si era già fatto notare in passato cercando di far esplodere l’edificio che ospitava una conferenza sull’energia innovativa ma era stato prontamente fermato. Mr. Simpatia 2013 però non è una persona che si arrende facilmente, bisogna riconoscerglielo, e allora ci riprova puntando questa volta il suo vero obiettivo e non fallendo la missione: uccidere il fisico teoretico Malcolm Wickfield, nonché fratellastro della prima vittima. -2.

La verità però è che ancora una volta, questi eventi sono solo preparatori per un obiettivo finale che Garrett chiama “The Child” (il bambino), di cui possiede solo una lettera e una vecchia foto. Con l’aiuto di Simon, su cui Beckett sfoga tutta la sua frustrazione per non riuscire a trovare una spiegazione del tutto razionale a questo caso, le indagini giungono ad una svolta, arrivando al cuore del problema: la chiave della ricerca e di questa sorta di lotta tra buoni (Doyle) e cattivi (Ward) sta effettivamente in un ragazzo, Paul Deschile (semi omofonia con The Child) che, per gli scettici ed empirici, è semplicemente un seguace del prof. Wickfield che sventò l’attentato sei anni prima, ma per la teoria di Simon, il ragazzo è una specie di rivisitazione moderna di John Connor, ossia l’eroe del futuro e persona-chiave per la vittoria della guerra di energia. Il team Beckett riesce a salvare il ragazzo e a fermare Garrett Ward ma una questione resta aperta: cosa era vero e cosa no?

Alla luce della soluzione del caso, tutto sembra assumere contorni più nitidi: alla base vi è un desiderio di vendetta per un piano fallito mentre Simon forse è davvero solo un simpatico barbuto con svariati problemi mentali. Ma i MilMar si divertono a lasciare aperta una porta verso un mondo più fantastico: non solo Castle perde improvvisamente le tracce di Simon nel distretto, quando (e questa è davvero bella) Kate versa del caffè sulla lettera che Deschile aveva scritto a Wickfield, macchiandola nello stesso identico modo in cui lo era la copia in possesso di Garrett. E come potrebbe mai essere se questo non era ancora avvenuto? Coincidenze? A voi la scelta!

 

E ora, per finire, analizziamo le cose importanti che abbiamo imparato durante questo episodio:

1) Esposito è un Whovian non dichiarato (Feed the birds Bro!!!)

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2)  Beckett è tornata a impossessarsi del titolo “Best BadAss della stanza interrogatori”.

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3)  Castle riesce finalmente a lasciar andare Alexis o almeno l’immagine di lei bambina che custodiva gelosamente nella sua mente.

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4) A quanto pare, Kate Beckett diventerà Senatrice e lei e Castle avranno 3 bambini!! (in un lontano … lontano futuro).

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E anche se Simon non ha potuto rivelarci i 3 nomi, io punto su Johanna, Alexander e James! Che c’è? Io voglio crederci!

 

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