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Castle Recensioni

Castle | Recensione 6×03 – Need to know

Lezione numero 1: Mai sottovalutare quello che gli attori di un vecchio show televisivo sono capaci di fare …  Shannen, Tori, sto parlando con voi! Alle olimpiadi delle serie tv, con un’esibizione da 7.5, “Castle” fa un tuffo nel passato, dentro e fuori dal caso, e torna alle origini tra le mura accoglienti del familiare Dodicesimo distretto della polizia di New York.

 

Una storia da film … o telefilm

Lontani i tempi in cui lo considerava quasi una punizione divina, Kate si sveglia sorridendo all’uomo che ama, lì al suo fianco ma intrappolato nel display di un cellulare ad alta risoluzione. Interrotti dalla stimata Rachel McCord, (che questa volta poteva anche aspettare qualche minuto!), Castle e Beckett cominciano la loro giornata separatamente ma con una dose di dolcezza che pur raggiungendo livelli quasi pericolosi, non può che essere irresistibile. Nostalgico e annoiato, Castle trova subito il modo di dare una svolta alla sua quotidianità col caso di punta del giorno: un celebre attore di una vecchia serie tv viene ritrovato morto in circostanze misteriose e indovinate chi indaga sulla scomparsa? Si, i detective Ryan e Esposito, ma questa era facile!

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Usando tutto il suo charm e la sua capacità di persuasione, Castle riesce a convincere i due Bros a permettergli di collaborare alle indagini e viene accolto sulla scena del crimine, con la gioia di un cavaliere dell’Apocalisse, dal suo fan numero 1 Perlmutter (e adesso il mandato di comparizione per Lanie ci sta tutto). Ma in un caso dove la realtà sembra più complicata della finzione, Beckett fa un ritorno a sorpresa nel suo vecchio mondo e si scopre che l’attore sottovalutato era diventato un’abile risorsa della CIA per smascherare la mafia russa che nascondeva un traffico di armi dietro il finanziamento del film tratto dalla serie ( dite che sia possibile contattarli per chiedere un film per Chuck? No?). Eppure nonostante le grandi forze in gioco, la soluzione è come sempre più vicina e vanitosa di quanto si possa immaginare.

 

Torna a Casa, Beckett

Una cosa è certa: rivederla lì, con una tazza di caffè tra le mani, di fronte alla sua lavagna e con Ryan e Esposito alle sue spalle, è stato emozionante anche se è durato solo pochi secondi. Per la prima volta da quando ha scelto di lasciare il campionato locale per entrare nella lega dei professionisti, Kate Beckett è tornata a “casa”, in quel posto dove aveva aperto, vissuto e finalmente chiuso il caso più importante della sua vita e nel frattempo aveva anche conosciuto tutte quelle persone che erano state per lei la chiave della sua felicità. Ma questa volta Beckett entra in quello che era (e forse sarà ancora) il suo distretto da agente federale, da ospite, da collaboratrice non del tutto gradita e da vecchia amica. Un caso più complicato di quanto sembrasse inizialmente porta gli agenti Beckett e McCord a reclamare la giurisdizione sulle indagini, invadendo il distretto con i loro super-mandati e stuzzicando così il drago Iron Gates la cui giornata non era cominciata benissimo dal momento che si era ritrovata Castle nuovamente in distretto (penso che non gli abbia mai perdonato la storia della bambola inquietante). L’aspetto più strano della situazione è stato vedere Kate Beckett indossare quei panni che tanto aveva odiato e combattuto, quelli di tutti gli agenti federali che avevano preteso di interferire con le sue indagini ma che lei aveva affrontato a viso aperto, perché nessuno poteva mettere il detective Beckett dietro ad una scrivania. Ma più passa il tempo, più ci si rende conto che quei vestiti iniziano ad andarle stretti e che invece lo stile della polizia di New York è ancora il look che più si confà al suo spirito. Kate Beckett è intelligente, è intuitiva e pensa fuori dal coro ma più di tutto è innamorata della giustizia, di quell’ideale che sembra quasi utopico per quanto sia profondo, quella legge che governa ogni sua azione. Dopo averlo fatto una volta, Beckett non sembra più disposta a chiudere gli occhi e lasciare impunito un crimine e mentre ancora si presenta come agente, agisce come un detective , risolvendo un omicidio ed evitandone un altro ma per farlo si intromette in piani più grandi della sua moralità e ne paga le conseguenze. Penso che Beckett non abbia mai davvero capito quanto diverso fosse il nuovo mondo in cui aveva scelto di inserirsi e quando ha cercato di restare sé stessa, le hanno “gentilmente” dimostrato che non era possibile.

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La coppia perfetta

Al di là dei dubbi, delle novità, delle scoperte e dei servizi segreti, c’è una costante in “Castle” sulla quale possiamo sempre contare perché abbiamo la certezza che non ci deluderà mai. Sto ovviamente parlando di una delle coppie più geniali e ben assortite degli ultimi anni: Ryan & Esposito. Ehi, avevo mica detto “coppia di innamorati”!

I due inossidabili campioni del Dodicesimo sono esempi di professionalità e fanno parte di quella tipologia di persone (e personaggi) che tanto amo: i gregari. Ryan e Esposito vivono la loro vita con ordinaria soddisfazione, affrontando piccole e grandi sfide con coraggio, sostenendo senza remore o perplessità i loro amici in ogni situazione e continuando a lavorare “nell’ombra” nella piena accettazione della loro realtà.

Kevin Ryan è uno di noi, è l’uomo perfetto: dolce, coraggioso, forte ma soprattutto fanboy! Durante l’intero episodio, Ryan ha portato con onore la bandiera di intere generazioni di fandom, rispettando tutte le regole fondamentali del vero fan appassionato:

  1. Eccitazione per la serie
  2. Emozionarsi di fronte ad una vecchia scena
  3. Difesa a spada tratta del cast
  4. Ossessione per i gadget

e 5. (la più importante) noncuranza dei commenti altrui, loro, poveri profani, non potranno mai capire.


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Espo dall’altra parte invece rappresenta tutti coloro che di fronte agli amici si fingono cool con lo sport e i loro videogame e poi quando tornano a casa si sparano gli episodi registrati di Grey’s Anatomy e Gilmore Girls non riuscendo a capire che quello è il momento migliore. Ma noi lo amiamo lo stesso e gli perdoniamo tutto, soprattutto in questo episodio.

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Nei confronti del ritorno di Beckett questa volta come agente federale, il Gatto e la Volpe si comportano esattamente come due uomini adulti e ligi al dovere farebbero: la considerano una traditrice e spingono Castle a fare il Jack Bristow della situazione per carpire informazioni top-secret sul caso. E se Esposito sembra voler sfidare Rachel McCord a duello ogni volta che apre bocca, Ryan si dimostra come al solito più mite e pacifico…Sarà che era troppo impegnato a visitare il set della serie tv che amava e non aveva tempo per serbare rancore nei confronti di Beckett. In realtà però entrambi devono alla fine ammettere che è stato bello riavere un’amica e collega al loro fianco al posto del simpatico Sully “trita-cibo” che dovrebbe essere il suo sostituto ma che, al momento, ha le ore contate.

Bisogna ammettere infine che forse questo episodio voleva essere di più di quello che effettivamente è stato. Il potenziale c’era ma magari alcuni aspetti erano ricchi di storie successivamente non sfruttate. Ma la cosa più bella di Castle è che anche quando non ci sono i fuochi d’artificio, c’è sempre la promessa di qualcosa di buono, nel più autentico stile Marlowe.

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