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British Addicted Rubriche & Esclusive

British Addicted #54

Carissimi British Addicted, bentornati! Anche questa settimana abbiamo raccolto per voi delle news succulente e preparato un consiglio rigorosamente made in UK per tenervi compagnia – quindi bando alle  chiacchiere e cominciamo.

Iniziamo con le belle notizie, perché Tom Hardy sul piccolo schermo è sempre una bella notizia. Steven Knight, creatore di “Peaky Blinders”, si è finalmente sbottonato riguardo la seconda stagione di “Taboo, che vede proprio Hardy come protagonista e che aspetta di vedere la luce da quasi due anni. La sceneggiatura sarebbe quasi terminata e la serie dovrebbe passare alla produzione sul finire del 2019 o al massimo inizio del 2020. Ha aggiunto poi che il progetto “Taboo” prevede anche una terza e conclusiva stagione. Diciamo che forgiati  dalle infinite attese di “Sherlock” possiamo aspettare. Anche perché il 2019 porterà una nuova collaborazione Knight-Hardy, niente di meno che per l’adattamento di uno dei classici inglesi più amati – “A Christmas Carol. Ancora nessuna conferma su quale sarà il ruolo di Tom Hardy, ma sicuramente sappiamo che anche in questo caso l’attesa sarà lunga: la nuova serie  è infatti prevista per Natale.

Nuova entrata per il cast di  “The Crown. Dopo il successo Netflix  di “Sex  Education” (se non lo avete  visto, QUI  trovate dei buoni motivi per  farlo), l’instancabile Gillian Anderson interpreterà la Lady di Ferro  Margareth Thatcher nella quarta stagione della serie, le cui riprese inizieranno la prossima estate. La Thatcher  è  stata Primo Ministro inglese dal 1979 al 1990, periodo in cui sarà ambientata la season 4.

Ora una notizia  che unisce in qualche modo le due precedenti. Il nostro amatissimo Matt Smith, undicesimo Dottore e “vecchio” volto del Principe Filippo in “The Crown”, potrebbe seguire  le  orme  del collega  Tom Hardy, entrando a far  parte dell’Universo  Marvel. I rumours dicono infatti che Smith  potrebbe interpretare un  ruolo principale nel prossimo spin-off di  Spider Man “Morbius” (il secondo dopo “Venom”), che vede già come protagonista accreditato Jared  Leto. Che le voci si concretizzino o meno, quel che è certo  è che Matt si  sta davvero facendo strada e  noi ne siamo davvero  orgogliosi.

Fan dei period drama gioite  perché il  vostro re sta per tornare. ITV produrrà infatti la nuova serie  targata Julian Fellowes, il padre di “Downton Abbey”. Lo  show sarà tratto da un racconto dello stesso Fellowes, dal titolo Belgravia,  ambientato  nella Londra ottocentesca, alla vigilia della battaglia di Waterloo.  Ovviamente non vediamo l’ora di darvi qualche news più concreta in merito.

La prima stagione di His Dark Materials (“Queste Oscure Materie”) non è ancora  andata  in  onda ma  possiamo  già  dirvi che le riprese della seconda  stagione  inizieranno  la  prossima estate in  Galles. Speriamo quindi di potervi  dare il prima possibile qualche  news sulle aggiunte al cast  per  l’adattamento  del secondo romanzo della  trilogia,  “La Lama Sottile”.

Vi lasciamo con il  trailer della  miniserie  “The Spanish Princess”. Chi di voi seguirà la storia di  Caterina d’Aragona?

The Spanish Princess: Official Teaser

The crown is her destiny. The Spanish Princess premieres this spring on STARZ. starz.tv/WatchSTARZFB

Pubblicato da The Spanish Princess su Giovedì 24 gennaio 2019

Ed ora passo la parola a Walkerita!

Quello di questa settimana non è esattamente un Consiglio perché sono stata io la prima ad averlo scoperto in ritardo e quindi probabilmente saprete già bene ciò che sto per dirvi. Prendete dunque questo spazio come un promemoria, o come una condivisione ai Telefilm Addicted Anonimi: ciao, io sono WalkeRita e vi spiego perché ho passato le ultime vacanze di Natale recuperando compulsivamente “Luther“.

Ciò che ha trasformato quello che era solo un disperato tentativo di trovare qualcosa di diverso e nuovo da conoscere in un binge-watching feroce è stata la profonda e intrinseca genialità della scrittura di questa serie, una scrittura che si muove all’interno di un genere talmente tanto sfruttato in televisione da rendere l’originalità quasi un miraggio e che invece in questo caso ha saputo trovare in diversi aspetti del suo sviluppo una chiave innovativa capace non solo di sorprendere senza esagerazioni, ma soprattutto di rapire letteralmente l’attenzione, le paure, le emozioni e i pensieri dello spettatore con strumenti a volte quasi cinematografici, studiati per trasmettere la profonda inquietudine che serpeggia nella serie.

La magistrale psicologia di “Luther” implode tra le fila della serie sia per il modo in cui le sue storie vengono scritte e portate in scena che per la sconvolgente caratterizzazione dei protagonisti, in quello che diventa dunque un connubio creativo che affascina, spaventa, a tratti quasi diverte ed emoziona coinvolgendoti però in una realtà che non potrebbe essere più oscura e che resta intorno a te anche dopo aver terminato la visione dell’episodio.


Dal punto di vista delle storie infatti, in un genere che da crime si trasforma facilmente in un thriller-horror, “Luther” riesce a puntare con straordinaria attenzione psicologica alcune delle paure più ataviche e radicate alla base della società umana: lo sconosciuto sotto il letto o nell’armadio, il tassista psicopatico e sadico, il sociopatico alle spalle sull’autobus serale; al di là dunque della capacità di rovinare per sempre il tuo rapporto con i mezzi pubblici di Londra o con Londra stessa, la genialità di queste scelte narrative sta proprio nel recuperare gli incubi quotidiani e di renderli concreti in un realismo assolutamente disturbante che ad ogni modo non riesce ad allontanarti dalla visione ma ti rapisce e ti inquieta al tempo stesso, il tutto infine racchiuso da un binomio di regia e colonna sonora che influisce anche sul tuo modo di porti davanti allo schermo.

Specchio dunque di storie e casi che tante volte nascondono all’apparenza un’oscurità radicata e intima, la psicologia dei personaggi si rivela immediatamente più complessa e sfumata di quanto le primordiali categorie di bene e male possano comprendere. Campioni proprio di questa confusione morale ed etica diventano i protagonisti per eccellenza di questa serie: colui che dà il nome allo show, John Luther, ispettore capo di unità speciali della polizia di Londra (interpretato e vissuto totalmente da Idris Elba) e la sua perfetta controparte, tanto simile quanto diversa da lui, la sua nemesi e alleata Alice Morgan (portata in scena superbamente da Ruth Wilson).

Senza nulla togliere all’ensemble sempre in trasformazione di questa serie, tra cui il mio adorato Justin Ripley, esempio di lealtà e positività, John e Alice si affermano come pilastri dello show poiché portatori di una psicologia e di una moralità che sulla carta dovrebbero presentarsi diametralmente opposte – lui rappresentante delle forze dell’ordine e lei genio oltre la media completamente distaccata da ogni emozione o parvenza di umanità – e che invece fin dal principio confluiscono fin troppo facilmente l’una nell’altra, confondendo i rispettivi contorni e rivelando in John un desiderio di giustizia che molte volte diventa personale, accecante, oltre ogni limite di legalità, e in Alice una visione talmente chiara, esperta e spesso esilarante della realtà e del genere umano da riuscire a creare inaspettatamente un legame con lei che salta la fase dell’empatia e diventa direttamente irrazionale ammirazione (sto cercando disperatamente un termine che non sia “affetto”, considerato l’elemento).

In una suddivisione degli episodi e delle stagioni che riprende lo stile irregolare delle miniserie, “Luther” presenta in realtà un equilibrio preciso nella sua schematizzazione, impostando la prima stagione con sei episodi dalle trame verticali, immergendosi poi nella seconda e nella terza stagione (da quattro episodi ciascuna) con due trame orizzontali (una per ogni coppia di episodi) e una storyline che attraversa tutti e quattro gli episodi, mentre la quarta e la recente quinta stagione presentano un solo caso che copre tutte le puntate a disposizione (due per la quarta, quattro per la quinta).

Definita, disturbante e compatta nella sua durata, “Luther” è una serie che si presenta come una sfida: per il cinismo che l’avvolge, per il duro colpo alla fiducia nell’umanità che assesta ma anche per l’attenzione che esige nel riconoscere sfumature morali ed etiche che esulano spesso dalla normale classificazione dei comportamenti umani.

Per questo appuntamento è tutto, vi diamo appuntamento come al solito fra due settimane! Nel frattempo non dimenticate di passare dalle nostre pagine affiliate!

Stay tuned, stay British Addicted!

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