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British Addicted Rubriche & Esclusive

British Addicted #42

Bentornati ad un nuovo appuntamento di “British Addicted”: anche questa settimana abbiamo ovviamente un mare di news un consiglio da proporvi, per cui non perdiamo tempo e buttiamoci subito nel mondo delle serie made in UK.

Orfani di “Sherlock” non temete, dopo “Patrick Melrose” potremo presto rivedere Benedict Cumberbatch sul piccolo schermo, anche se forse non sarà poi così facile riconoscerlo. Vi avevamo già parlato del nuovo drama per Channel 4 dal titolo provvisorio Brexit, in cui Benedict Cumberbatch interpreterà la mente dietro la campagna per il voto d’uscita Dominic Cummings, e ora abbiamo finalmente le prime immagini: come vedete, la trasformazione è impressionante. È stato annunciato che anche Rory Kinnear (“Black Mirror”, “Penny Dreadful”) prenderà parte alla produzione.

Il ritorno di Doctor Who si fa sempre più vicino e le indiscrezioni continuano a trapelare (insieme anche ad alcune scene rubate del primo episodio che forse alcuni avranno avuto la fortuna di vedere). Oltre alle già numerose novità introdotte con l’era del Tredicesimo Dottore, pare ci sarà un ulteriore cambiamento:  BBC ha infatti annunciato il nuovo compositore, Segun Akinola, e confermato che, fra i suoi compiti, ci sarà anche quello di rivisitare il classico theme della sigla – che ne pensate? Chibnall sta forse calcando un po’ troppo la mano?

Volti nuovi per quanto riguarda due serie molto affermate.

Come sapete nella prossima stagione di The Crown ci sarà un salto temporale, quindi oltre ai cambi di cast per i personaggi principali saranno aggiunti anche dei volti nuovi. Erin Doherty, apparsa in “Call The Midwife” interpreterà la principessa Anna, unica figlia femmina della regina Elisabetta II (Olivia Colman) e del principe Filippo (Tobias Menzies).

I fan di Grantchester sapranno anche che la quarta stagione sarà l’ultima per il vicario Sidney Chambers. La scorsa settimana ITV ha finalmente annunciato il suo successore di James Norton: si tratta di Tom Brittney (“Outlander”) che vestirà i panni del reverendo Will Davenport. Il produttore esecutivo Rebecca Head rassicura i fan sul fatto che il nuovo personaggio non farà sentire la mancanza di James Norton – credete sia possibile?

Nuovo drama in arrivo su BBC One. Richard Madden (serve citare “Game of Thrones”? – The North remembers) sarà David Budd, la guardia del corpo del Segretario di Stato Julia Montague, interpretata invece da Keeley Hawes (“The Durrells”, che vi abbiamo consigliato nel British Addicted #40) in Bodyguard. La serie in sei puntate ambientata a Londra seguirà i due protagonisti, costretti ovviamente a un rapporto molto stretto ma su piani opposti per quanto riguardale loro idee politiche; sarà uno scontro tra etica e dovere. Aspettando la data ufficiale d’uscita, vi lasciamo con il trailer.

Nuovo drama anche per BBC Two per celebrare il settantesimo anniversario del NHS (National Health Service) britannico. The NHS: to Provide All People porterà in scena una giornata tipica all’interno di un ospedale NHS, basato sulle esperienze vere di lavoratori e pazienti delle strutture. Queste storie comuni saranno portate sullo schermo da volti tutt’altro che ordinari: si tratta infatti di un cast di grandi star, quali Michael Sheen (“Masters of Sex”), Martin Freeman (“Sherlock”), Tamsin Greig (“Doctor Who”) e Eve Myles (“Torchwood”).

L’entusiasmo per A Discovery of Witches sta salendo alle stelle! Il nuovo trailer esteso, che vi proponiamo qui sotto, arriva con la notizia che la serie avrà un suo panel al prossimo San Diego Comic Con il 19 luglio. Quest’anno quindi, oltre alla solita tristezza cosmica per non essere alla Con, si aggiungerà il dramma di non poter vedere Matthew Goode in tutto il suo splendore british. Sarà anche la prima partecipazione al SDCC per l’emittente britannica Sky, un gran bel traguardo.

Come anticipato sulla nostra pagine Facebook sono arrivate nuove foto dal set di “Queste Oscure Materie, l’adattamento della trilogia di Philip Pullman. Oltre alla foto postata da James McAvoy (che interpreterà Lord Asriel) e quella che ritrae la protagonista Lyra Belacqua (Dafne Keen, già vista in “Logan“), possiamo mostrarvi anche alcune immagini dal set di Oxford dove, presumibilmente, prenderà vita il Jordan College della saga. Anche in questo caso l’hype è ad altissimi livelli!


Per la sezione news è tutto, vi lascio nelle abili mani di Walkerita per il “British Addicted Consiglia” di questa settimana.

Si chiude oggi, in questo spazio, la recensione della miniserie “A Very English Scandal”, un prodotto televisivo che proprio questa rubrica ha seguito fin dalle prime fasi e che adesso quindi accompagna anche al suo traguardo. Dopo aver presentato il primo episodio della miniserie in questo appuntamento di British Addicted, riprendiamo l’evoluzione della storia sviluppata nei restanti due episodi, due fasi fondamentali per la narrazione perché distribuiscono perfettamente gli eventi e soprattutto le caratterizzazioni dei personaggi con un equilibrio magistrale che trova il suo spazio perfetto nei limiti della miniserie.

“He perfected the art of hiding in plain sight”

Anche il secondo episodio si apre con quella stessa straniante franchezza del primo, e mentre nella puntata di debutto della miniserie si parlava apertamente dell’omosessualità di Jeremy, nella seconda si affronta la discussione su un possibile omicidio con la stessa naturalezza con cui si discuterebbe degli ingranaggi di un’auto o di ordinarie elezioni politiche. Questa seconda fase della storia sembra voler porre maggiormente l’accento sulla personalità di Jeremy Thorpe e su quel fascino magnetico che esercita sulle persone che lo circondano. Attraverso la sua dialettica, i modi di fare, gli sguardi minacciosi, la franchezza di una natura spietata nascosta in bella vista, il suo controllo sugli altri si rivela totale, inquietante, un’autentica arte perfezionata nel persuadere e affascinare il prossimo a tal punto da conquistare la sua lealtà incondizionata e convincerlo ad accettare qualunque richiesta lui avanzi, come un lavaggio del cervello di cui ci si accorge solo quando si è lontani da lui, come una dipendenza.

Se Jeremy appare dunque cinicamente in controllo dei suoi propositi, Norman è sempre di più allo sbaraglio emotivo e psicologico e ciò che rende tutto più drammatico è notare come questo purtroppo distrugga anche le vite intorno a lui. Ritrovare Eve Myles che interpreta una Gwen in una storia scritta da Russell T Davies è stato in realtà uno squisito dejà vu ma il destino del suo personaggio è uno dei più tristi nonostante la generosità che aveva dimostrato nel restare accanto a Norman anche contro i pregiudizi della sua gente. Nel secondo episodio della miniserie, Norman appare ancora come una vittima in ogni aspetto della sua vita ma più che di Jeremy o della situazione, credo che Norman sia vittima di se stesso in realtà, delle sue incertezze, della debolezza psicologica, del suo non sentirsi degno dell’amore e della gentilezza degli altri, della sua congenita ingenuità che lo rende un facile bersaglio. Il tentativo di assassinio subito è quasi grottesco per via della personalità immatura e fragile del sicario ma le sue azioni servono a Norman come spinta per prendere finalmente il controllo delle redini della sua vita.

“I was rude, I was vile, I was queer, I was myself”

Protagonisti assoluti del terzo e ultimo episodio sono dunque il processo e l’opinione pubblica, il parere di una comunità che inizialmente tende ad accusare più Norman, un pariah della società, che Jeremy, una colonna del sistema politico agli occhi di tutti benvoluto e rispettato. È un episodio in cui il confronto tra apparenza e sostanza raggiunge il suo apice, proprio mentre le sfumature della narrazione si fanno più serie, tanto che anche la colonna sonora appare ora più intensa e meno frizzante.

Il capovolgimento delle sorti e degli sviluppi delle caratterizzazioni dei due protagonisti principali è uguale e contrario all’esito del processo, un processo che non fa sconti, che non ha filtri, che affronta a voce alto ogni sordido dettaglio di una relazione che fuori dall’aula di quel tribunale non sarebbe neanche accettata. La sicurezza tipica di Jeremy Thorpe viene meno ad ogni passo così come diventa evidente la vergogna che prova nei confronti della sua identità sessuale, un atteggiamento che in questa fase finale appare in contrasto la fierezza con cui al principio si vantava della sua “percentuale” di omosessualità.

Jeremy perde progressivamente, sebbene provi a nasconderlo, tutto ciò a cui tiene di più: il rispetto, la fiducia di chi avrebbe fatto tutto per lui, il ruolo politico, il timore che i suoi avversari provavano al suo cospetto, l’immagine che aveva costruito nel corso del tempo. E più lui perde la presa sul suo dominio, più Norman acquista potere e consapevolezza di sé, abbracciando una stabilità inedita che gli permette addirittura di raccogliere consensi in società e di fronteggiare l’interrogatorio deciso dell’avvocato difensore di Jeremy. Il suo coraggio nel riconoscersi semplicemente se stesso anche in tribunale, anche di fronte a chi lo considera solo un pervertito ha una risonanza che esula anche i confini della narrazione e si afferma nella sua importanza sociale senza tempo.

L’accusa che la serie rivolge al giudice del processo è evidente e ampiamente giustificata ma nonostante l’inevitabile esito ingiusto della sentenza, il finale della storia dimostra quanto Norman trionfi in realtà per ben due volte: la prima quando la storia ottiene il riconoscimento pubblico che auspicava fin dal principio, e la seconda nel momento in cui capisce di aver finalmente abbracciato la sua vera personalità e di non essere più spaventato né solo. Jeremy Thorpe evade alla sentenza della giustizia ma resta prigioniero di se stesso, Norman Scott conquista finalmente una libertà che non ha prezzo.

Un saluto alle pagine affiliate e a rileggerci tra due settimane!
Stay tuned, stay british addicted!

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