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British Addicted Rubriche & Esclusive

British Addicted | #4

Eccezionalmente di venerdì, torna il British Addicted e questa volta potete star tranquilli, non parlerò di nuove serie da inserire in lista. O almeno, di serie che inizieranno a breve.
La settimana è stata anche molto avara di notizie e fino a qualche ora fa avrei potuto scrivere che erano tutte positive, senza alcuna cancellazione in vista. Troppa grazia, Sant’Antonio!
Apro dunque la rubrica con la fresca cancellazione di “The Halcyon” da parte dell’emittente ITV.
La serie, ambientata durante il secondo conflitto mondiale e con protagonisti Olivia Williams e Alex Jennings, non avrà una seconda stagione.
La chiusura arriva inaspettata dato che gli ascolti erano stati soddisfacenti e la prima stagione si era conclusa lo scorso febbraio con un enorme cliffhanger.
Un progetto più modesto di “Downton Abbey”, con il quale il paragone ha prodotto non pochi danni per questo show, “The Halcyon” si è rivelato in ogni caso un prodotto di qualità, ben recitato, ben realizzato, connaturato da eleganza e stile. Emblematica, in tal senso, la splendida sigla.
Ulteriore asso della sfortunata serie è stata la musica, elemento fondamentale dello show, che lo ha distinto da tanti altri period drama e proprio per questo lo ha reso unico.
Avendo amato “The Halcyon” ed essendo molto intristiti dalla sua cancellazione, scriveremo un “Farewell To…” per rendere omaggio a questa serie, che aveva solo bisogno dello spazio per svilupparsi.

Passando a più liete news, come già preannunciato la scorsa settimana, “Taboo” è stato rinnovato per una seconda stagione. La serie, una coproduzione BBC one e FX, ha ottenuto facilmente il benestare per un nuovo capitolo visto il successo riscontrato. Il prossimo anno rivedremo James Keziah Delaney – interpretato da Tom Hardy, anche autore della serie – per altri otto episodi, dove sicuramente troverà sulla sua strada molta altra gente disposta a tutto per farlo fuori. E siamo sicuri che il contatore di grunt esploderà.

Siatemi vicini in questo difficile momento.
Devo parlarvi di un attore che per lungo tempo ho ammirato per il suo impegno umanitario, la sua serietà e il suo essere fuori dai beceri giochetti dello showbusiness e che poi ho visto con Taylor Swift.
Avete capito di chi sto parlando, vero?

“The Night Manager”, la miniserie andata in onda lo scorso anno con protagonisti Hugh Laurie e Tom Hiddleston, avrà una seconda stagione.
Rinnovo che giunge inaspettato: basato sul romanzo di John Le Carré, era inizialmente progettata per attingere unicamente dal materiale del libro ed essere autoconclusiva.
Susanne Bier, regista della serie prodotta congiuntamente da BBC e l’americana AMC e per la quale ha vinto anche un Emmy, ha affermato che si è atteso a lungo prima di decidere di andare avanti con un nuovo capitolo, ricercando una continuazione che potesse essere all’altezza della storia della prima stagione.
E’ anche la prima volta che si andrà oltre i romanzi di John Le Carré; difficilmente, però, tornerà l’autore David Farr che si era già dichiarato soddisfatto del finale, non avendo intenzione di proseguire oltre.
Cosa ne pensate del rinnovo? Favorevoli o contrari?

E’ arrivato il momento di parlare di un’autrice che ammiro molto e che ha sfornato quel piccolo gioiello di “Happy Valley” (oltre al più leggero, per modo di dire, “Last Tango in Halifax”).
Sally Wainwright è di nuovo all’opera con un nuovo drama, questa volta in costume e in coproduzione con HBO.
Si tratta di “Shibden Hall”: ambientato nel 1832, racconterà la storia dell’omosessuale Anne Lister che, tornata in Patria dopo anni di viaggi in mete esotiche, dovrà riprendere in mano l’attività di famiglia adattandosi al cambiamento determinato dalla Rivoluzione Industriale. E dovrà trovare il modo per non sposare un uomo ricco, scegliendo invece un’ereditiera.
Drama in 8 parti, per ora non si sa ancora nulla sul cast.
Se vi state chiedendo, invece, che fine ha fatto “Happy Valley, sappiate che la Wainwright tempo fa ha affermato che ci sarà una terza stagione, ma tra qualche anno.

Dopo anni di attesa, il 16 aprile andrà in onda negli USA “The White Princess”il sequel di “The White Queen”.
Dopo aver assistito alle gesta di Elizabeth Woodville e di Margaret Beaufort, è ora il momento di far largo alla nuova generazione ed ai rispettivi figli: Elizabeth of York, interpretata da Jodie Comer (“My Mad Fat Diary”, “Thirteen”), e il re Enrico VII, interpretato da Jacob Collins-Levy.
Le due famose, intraprendenti e ambiziose madri, per ovvie ragioni di età anagrafica, sono state recastate: Margaret sarà interpretata da Michelle Fairley (Catelyn Tully di “Game of Thrones”) ed Elizabeth da Essie Davis (anche lei vista in “Game of Thrones”, interpretava Lady Crane nella sesta stagione).
Se “The White Queen” era una coproduzione BBC e Starz, l’emittente inglese si è sin da subito tirata fuori dal progetto per il sequel sostenendo con fermezza che la serie era stata progettata come autoconclusiva.
Ed è per questo motivo che “The White Princess” non troverà spazio sulla tv britannica – sollevando non poche critiche nei telespettatori d’oltremanica.

Questa settimana il “British Addicted” non appesantisce troppo la vostra lista di recuperi e nuove serie tv da cominciare, e WalkeRita vi consiglia “Restless”, miniserie composta da sole due puntate.

Adattamento televisivo del romanzo di William Boyd, che si è anche occupato della sceneggiatura del progetto, “Restless” è la miniserie che guardi in una sera, senza conseguenze, senza cliffhanger, autoconclusiva. E per una volta, almeno per quanto mi riguarda, questo non è esattamente un aspetto positivo. Comincio infatti ad abituarmi all’idea che determinate miniserie nascano in realtà come un’innovativa forma di sadismo perpetrata dalla televisione britannica, poiché tuttora non mi sembra umanamente concepibile che queste storie entrino nella nostra vita solo per una manciata di episodi, accompagnate per di più da cast, come quello in questione, in cui vorrei perdermi per almeno cinque stagioni. Trasmessa sulla BBC nel 2012, con soli due episodi da 90 minuti ciascuno, “Restless” ha presentato una storia completa, affascinante, intrigante, ben scritta e soprattutto resa perfettamente sullo schermo da un parterre di attori ben affermati nel panorama britannico e non solo. Il genere è uno di quelli che prediligo e si tratta infatti di una storia totalmente immersa nello spionaggio, che attraversa due generazioni e che si sviluppa con ordine nonostante il breve tempo a sua disposizione. L’aspetto più interessante e particolare della miniserie sta a mio parere nelle modalità narrative, in quanto la storia viene presentata e sviluppata con eleganza su due binari paralleli: il primo ambientato nel 1939, alle porte del secondo conflitto mondiale, periodo in cui la vicenda si realizza concretamente senza trovare però un’effettiva chiusura; il secondo ambientato negli anni ’70, epoca in cui la storia viene ora raccontata dalla sua protagonista a una figlia ormai adulta e ignara della reale identità di sua madre. Nel loro presente infatti, Sally Gilmartin, interpretata da una sempre emozionante Charlotte Rampling, mette al corrente sua figlia Ruth, madre single impegnata nel conseguimento di un dottorato al college [personaggio in cui a mio parere Michelle Dockery si cala perfettamente], non solo delle sue origini russe, ma soprattutto del suo passato come spia al servizio dell’intelligence britannica, quando il suo nome era ancora Eva Delectorskaya. Tramite le parole di Sally, veniamo quindi trasportati negli anni ’40, in cui Hayley Atwell presta il volto e il talento alla giovane Eva, la cui famiglia è da poco arrivata a Parigi dopo aver lasciato la nativa Russia ma la cui vita viene stravolta dalla misteriosa morte di suo fratello. A dar il via alla sua storia, però, ci pensa l’affascinante Lucas Romer, interpretato da un mai deludente Rufus Sewell, che non solo rivela a Eva la partecipazione di suo fratello a missioni di spionaggio per conto dei servizi segreti britannici, ma soprattutto chiede allla giovane donna di farne le veci, inserendola così in un circolo di spionaggio che attraversa l’Europa immersa nella guerra e raggiunge infine gli Stati Uniti, sotto il peso di un tradimento che mostra il suo vero volto quando ormai la storia ha intrapreso il suo corso immutabile. Le due parti della miniserie si articolano con equilibrio tra passato e presente, tra esperienza vissuta in prima persona e racconto, e allo stesso modo il personaggio di Ruth, improvvisamente travolta da una verità che ignorava, affronta il primo episodio da ascoltatrice mentre nel secondo diventa parte integrante di una vicenda che a quanto pare non è ancora conclusa. Il personaggio della giovane Eva è perfettamente nelle corde di Hayley Atwell [e a tratti sembra quasi somigliante all’iconica Peggy Carter] mentre la sua versione degli anni ’70, la Sally Gilmartin di Charlotte Rampling, racchiude in sé tutte le conseguenze di un passato segnato dallo spionaggio e da un tradimento mai affrontato. Nonostante la storia sembri concludersi finalmente con il raggiungimento di una verità attesa per anni, gli strascichi del suo passato sembrano sopravvivere ancora in Sally, come echi mai del tutto dissolti. In sole due puntate, la storia riesce a mio parere a coinvolgerti totalmente nel suo mondo, lasciandoti infine soddisfatto ma incuriosito da ciò che avrebbero potuto mostrare se avessero avuto a disposizione più tempo e più episodi.

E’ arrivato il momento di salutarci, vi do appuntamento a sabato prossimo e saluto le pagine affiliate!

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2 comments

Benny 11 Marzo 2017 at 10:25

Io ho il cuore completamente spezzato per The Halcyon. LUTTO. GRANDISSIIMO LUTTOO. NON POSSO ACCETTARLO

Per quanto riguarda il resto, sicuramnete vedrò Restless!

Reply
Fran
Fran 12 Marzo 2017 at 13:05

Inglesi grandi simpaticoni che ci cancellano a tradimento almeno un paio di serie all’anno con tanto di finale aperto.

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