British Addicted | #16

La scorsa settimana avevo aperto con Poldark.
Questa settimana mi ripeto perché FINALMENTE abbiamo una data per la premiere della terza stagione del noto period drama BBC.
Ross Poldark tornerà sui nostri schermi domenica 11 giugno!
E’ già stata commissionata una quarta stagione, possiamo dormire sonni tranquilli, ma insistenti voci parlano di una chiusura con la quinta stagione.
Ed infatti, sono stati ormai trasposti 6 dei 12 libri da cui la serie è tratta e, se i calcoli sono giusti, è ben probabile che tra due anni Poldark arrivi alla sua fine naturale.
Ma non preoccupiamoci anticipatamente, godiamoci il già noto trailer della stagione che vedremo tra una settimana!

Domenica scorsa si è chiuso il secondo capitolo di The Durrells, serie basata sui libri autobiografici di Gerald Durrell.
ITV ha già ufficializzato il rinnovo per la terza stagione: il prossimo anno torneremo a Corfù per continuare a seguire le peripezie di una famiglia molto strampalata e tanto divertente.

Ve ne avevo parlato nel lungo post dedicato all’analisi del trailer “Pure Drama” ma vi ricordo che il 30 maggio è andata in onda la prima puntata di Broken, nuovo prodotto BBC con protagonista Sean Bean conosciuto anche come l’uomo spoiler.

Per concludere l’angolo delle news, e sempre ricollegandosi all’onnipresente Poldark, l’autrice del period drama è alle prese con una nuova serie intitolata Age before beauty, che vedrà come protagonisti, tra gli altri, Robson Green (Granchester) e Sue Johnston.
Racconterà la storia di Bel, interpretata da Polly Walker (Rome, Mr Selfridge), sposata da 18 anni e che si è sempre occupata dei figli gemelli. Diventati grandi e partiti per l’università, viene convinta dal cognato (Green) a prendere in mano il disastrato salone di bellezza di famiglia.

Anche questa settimana le news hanno scarseggiato, ma vi lascio agli ottimi consigli di WalkeRita, utilissimi per riempire il vuoto lasciato dalle serie terminate in queste settimane!

Per il “British Addicted Consiglia …” di questa settimana torno “a casa” dal mio costante punto di partenza, da una miniserie che, esattamente come “Dancing on the Edge” di cui ho parlato nel primo appuntamento con questa rubrica, rappresenta un po’ il mio vero iniziatore al format delle miniserie ma soprattutto al genere dei period drama, verso cui provavo, ignorantemente, lo ammetto, pregiudizi senza fondamento. Sto parlando di “Titanic”, miniserie in quattro puntate rilasciata tra Marzo e Aprile 2012, in circa 86 nazioni, in occasione del centesimo anniversario del tragico incidente nautico dell’imponente nave da crociera al suo viaggio inaugurale.

Il lavoro di produzione che sostiene la realizzazione del progetto è grandioso. Girata a Budapest nel 2011, la serie presenta tra le sue fila circa 89 personaggi, tra principali e secondari, ma già da questo punto di vista, secondo me, si evince una caratteristica identificativa dello show, in quanto la vasta gamma dei protagonisti più eminenti della storia ottiene uguale visibilità e importanza per tutte le sue parti, così variegate e diversificate nella caratterizzazione. Lo scrittore, Julian Fellowes, riporta infatti nella miniserie uno degli elementi di maggior successo del suo [all’epoca] recente e monumentale period drama “Downton Abbey”, vale a dire una rappresentazione corale ma equamente distribuita nella storia dei diversi strati della società (principalmente britannica) del primo Novecento. Ogni personaggio porta con sé un background caratteriale già ampiamente definito, presenta uno spessore facilmente riconoscibile già dalle prime scene che lo riguardano ma si carica in seguito di nuove sfumature di personalità che vengono “snocciolate” con giusta parsimonia con il progredire della narrazione degli eventi.

Proprio a causa di una storia di base già ampiamente conosciuta e rappresentata, soprattutto dal colossal cinematografico, le tecniche narrative della miniserie sono, per scelta, assolutamente inedite e originali, nonché però principali ragioni delle diverse critiche negative attribuite allo sceneggiato televisivo. I primi tre episodi della miniserie infatti seguono un percorso innovativo nel racconto della vicenda, alternando costantemente flash forward, in cui la collisione è già avvenuta nell’ultimo giorno di traversata, a flashback esplicativi che permettono di conoscere il punto di partenza della storia di ogni protagonista coinvolto, notandone in questo modo gli intrecci, le evoluzioni, i segreti e le ragioni che motivano le loro azioni. Tutti questi aspetti finiscono poi per confluire nell’episodio finale in cui la narrazione si stabilizza, mostrando l’epilogo di tutti i personaggi ma soprattutto il vero volto che ognuno di loro mostra nel momento di maggior disperazione.

Nonostante abbiano accusato la miniserie non soltanto di svariate inesattezze storiche ma anche di aver soltanto accennato alla rappresentazione emotiva della tragedia, personalmente mi sento di dover dissentire dalle critiche, avendo avvertito tutte le storie presentate “giuste” nella loro drammatica umanità. È questa invece, per quanto mi riguarda, la vera ricchezza della miniserie, vale a dire una caratterizzazione individuale e corale dei protagonisti che supera il semplice ricordo degli eventi e che, gradualmente, ti permette, di volta in volta, di confermare, capire o giustificare ogni comportamento, ogni errore o pregiudizio, ogni atto di coraggio o di umanità. La ribelle ed emancipata Lady Georgiana Grex [interpretata da Perdita Weeks], così determinata nel respingere ogni convenzione derivata dalla società aristocratica di cui fa parte essendo figlia del conte di Manton, si ritrova “preda” di un sentimento sincero nei confronti del giovane coraggioso Harry Elkins Widener, proveniente da quello stesso mondo che tanto rifiutava; la saggia e modesta cameriera di seconda classe Annie Desmond [Jenna Coleman], così pura e razionale nell’accogliere benevolmente ciò che la vita le aveva concesso fino a quel momento, accetta per la prima volta di correre il rischio e fidarsi del romantico e impulsivo Paolo Sandrini [Glen Blackhall], cameriere italiano in viaggio con suo fratello Mario [Antonio Magro], che le offre nient’altro che il suo cuore senza esitazioni; la contessa di Manton [Geraldine Somerville], così attenta alle distinzioni sociali e alle apparenze aristocratiche, è testimone di una lezione di umanità dalla donna che considerava così inferiore e che si rivela essere l’unica salvezza della sua famiglia; ogni storia, ogni protagonista, vive un percorso di crescita che si apre e si conclude con il breve viaggio della nave ma che riesce a colpirti profondamente, ognuno a modo proprio, tra insegnamenti, vite spezzate e piccole speranze.

In conclusione, se, per la durata di soli quattro episodi, si riesce a lasciare fuori dai confini della visione paragoni inevitabili ma fondamentalmente inutili, aspettative esagerate e uno sguardo particolarmente critico, “Titanic” è capace di raccontarti storie colme di umane imperfezioni; di passioni, sentimenti e sacrifici universali che superano anche il contesto spazio-temporale in cui la serie si inserisce, rivelandosi senza tempo e senza barriere; e infine ti permette di assistere all’inesorabile crollo di inutile distanze e differenze sociali di fronte a una tragedia che non fa distinzioni.

Un saluto alle pagine affiliate ed arrivederci a sabato prossimo!

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Fran

Ama definirsi terrona, giurispiangente e fondamentalista Austeniana. Ha capito di essere completamente andata quando, sentendo suonare la sveglia, pensava fosse Cersei Lannister al telefono. Cresciuta a pane e period dramas, si definisce un’inglese mancata, ma le sue serie preferite sono le americane The Good Wife e Mad Men. Betty Draper è la sua eroina ma da grande vorrebbe essere come Diane Lockhart.

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