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Breaking Bad | Sul set della scena finale

breaking-bad-walt-finale-4[ALLERTA SPOILER!!

Sospendete la lettura se non avete ancora visto Felina, il finale di serie di Breaking Bad, andato in onda domenica 29 settembre.]

 

“È abbastanza denso per te?” chiede il creatore di Breaking Bad, Vince Gilligan, a Bryan Cranston mentre esaminano uno sciroppo bordeaux che verrà usato per le ultime gocce di sangue che fuoriusciranno da Walter White.

“Porta il più denso!” dichiara Cranston.

In un magazzino nascosto in una strada sterrata di Albuquerque, l’uomo che una volta identificavate con il buffo e terrorizzato dai clown patriarca Hal in Malcolm In The Middle, ma che ora vedete come il depresso professore di chimica del liceo e malato terminale che ha intrapreso un’altamente remunerativa ed estremamente distruttiva carriera nella preparazione di metanfetamina, si sta preparando a mettere in scena gli ultimi momenti della sua tragica vita. La scena – l’ultima dello show – non è stata però l’ultima ad essere filmata. Il fuoco infernale della mitragliatrice che Walt innesca appena prima di essere colpito mentre fa da scudo al suo ex-partner Jesse (Aaron Paul) verrà registrato il giorno seguente. E ce ne saranno altre da girare successivamente. Ma oggi? Ci sono le conseguenze: gli stanchi, ma risoluti, passi di Walt verso la morte. Sì, una pallottola uccide questo peccatore prima che sia il cancro a farlo.

EW è arrivato sul set senza sapere come sarebbe stato il finale. I livelli di segretezza dello show durante le riprese della stagione 5 hanno fatto sembrare, in confronto, il laconico sicario Mike (Jonathan Banks) un chiacchierone che si sbottona facilmente. Ma la possibilità di assistere alla letterale caduta di Walter White – l’uomo che, come nessun’altro anti-eroe prima di lui, è passato dall’essere innocuo ad essere spietato – valeva la pena del disorientamento delle anticipazioni. A volte, quando si è a pagina 323 di un romanzo da 400 pagine e una brezza improvvisa sfoglia il libro fino all’ultima pagina, tentandoti con una proibita conoscenza del finale, si va dove il vento ci porta.

Camminando sul set in questo pomeriggio di marzo, una sola cosa è chiara: la fine di uno dei migliori show del secolo è pericolosamente vicina. Nessuno, di certo, sapeva che Breaking Bad sarebbe schizzato al top tra i cult della cultura pop. Che avrebbe raddoppiato il suo pubblico con i primi di questi ultimi otto episodi e che il suo gruppo di fans sarebbe cresciuto ogni settimana (uno sbalorditivo numero di spettatori – 10, 3 milioni – si è sintonizzato sul finale il 29 settembre). Che avrebbe intasato Twitter. E che avrebbe rivendicato l’Emmy per Miglior Serie Drammatica. Ma questi sono tutti aspetti esteriori, seppur brillanti. C’è un cast che è diventato una famiglia, che ha legato durante sei anni di condizioni atmosferiche estreme e vicinanza in New Mexico e i cui membri sono stati ridotti sistematicamente e senza pietà. Bob Odenkirk (Saul Goodman) e Dean Norris (l’agente Schrader) hanno già terminato le riprese. Matt Jones (Badger) e Charles Baker (Skinny Pete) hanno finito la notte prima. Betsy Brandt (Marie) ha salutato tutti il giorno prima ancora. Anna Gunn (Skyler) e RJ Mitte (Walt Jr) saranno i prossimi.

“Le lacrime hanno iniziato a scorrere durante i primi otto episodi della stagione 5” dice Paul, che sta per affrontare una trasformazione estrema nella roulotte del make-up e dei parrucchieri. “Ma questi ultimi otto episodi…sono stati molto difficili per tutti noi…Ci sono dei momenti in cui vado in giro a dire ‘La fine è vicina! Oh, no! È terribile! Sta finendo!’. Nessuno vuole sentire queste parole, ma è la verità”.

Cranston conosce il valore di questo finale – “È il ruolo della mia vita” dice (e quello che gli ha fatto conquistare tre Emmy) – ma deve ancora prenderne atto completamente. “Non abbiamo avuto molto tempo durante cui sederci a riflettere e spesso serve quel momento di pace e quiete per riuscire a cogliere il senso di qualcosa” dice, sedendosi a riflettere nella roulotte del make-up. “Ho sentito uno spasmo di emozione quando, lo scorso week-end, stavo lasciando mia moglie all’aeroporto. Stavo tornando indietro ed era l’ora del tramonto – uno splendido tramonto – e potevo vedere il panorama di Albuquerque e ho pensato ‘Ohhhh'”. Hai versato una lacrima, Bryan? “L’ho ricacciata indietro, amico” risponde. “Perché gli uomini non piangono. Gli uomini non piangono“.

Ci si domanda ad alta voce quanto emozionante potrebbe essere il cammino di Walt verso la morte (che sarà la prima scena registrata oggi). Cranston sembra stia cercando di non lasciarsi sopraffare dal peso di un simile momento. “Il presupposto è che sia commovente” dice. “La realtà è che è così: ‘Forza! Muovetevi! Spostati a sinistra! Sollevati un pochino, proprio lì, okay, resta proprio lì! Abbiamo bisogno di ancora un po’ di sangue su quel contenitore!’. È molto tecnico e c’è una grande attenzione al dettaglio”.

Un truccatore gli spruzza addosso una sostanza per farlo sembrare più pallido, dal momento che Walt sta perdendo sangue dalla ferita. “Si è preso una pallottola per me!” annuncia orgogliosamente Paul dall’altra parte della roulotte.

“Non penso di averti mai visto con capelli così lunghi” dice Cranston al suo amico e collega, che si sta trasformando in una versione di Jesse con i capelli unti e ridotto in schiavitù per poter garantire la produzione di metanfetamina.

“Sono piuttosto incolti, vero?” replica Paul. “Non mi stanno bene i capelli lunghi”.

Dopo che l’hair-stylist ha dato gli ultimi ritocchi alla sudicia chioma, Paul si scusa allegramente: “Sarò ancora più malconcio”.

Diversi minuti dopo, vestito di chiaro, Cranston arriva sul set. Lui e Gilligan, che ha scritto e diretto il finale, tracciano gli ultimi passi di Walt nel laboratorio (che verranno accompagnati da Baby Blue dei Badfinger). Cranston riassume il tutto in questo modo, con chiarezza, a EW: “Guardo la strumentazine del laboratorio come se stessi passando in rassegna le truppe. Un ultimo cenno. Un ultimo sguardo al mondo della chimica”. Camminerà con cautela durante l’operazione, facendo una pausa ogni paio di passi per esaminare i contenitori dei liquidi e i tubi con un senso di tranquillità e un accenno di orgoglio nei confronti del suo ex protetto, prima che la vita lo abbandoni e lui cada. (Cranston rifiuta una prova con il coordinatore degli stuntmen; correrà i suoi rischi atterrando sul materassino che è appena fuori dalla vista della telecamera).

“Sei ferito a morte” gli ricorda Gilligan. “La vita scivola via lentamente”.

Paul arriva sul set per vedere la sua co-star in azione, prima di girare le sue due scene (una in cui sta faticando on occhi vacui sulla linea di montaggio del laboratorio mentre è incatenato a un carrello per cani, l’altra in cui viene scortato fuori dal laboratorio da Todd, interpretato da Jesse Plemons). “Wow, come sei messo! Unabomber Junior” sogghigna Gilligan controllando i capelli sudici e le cicatrici che gli coprono il volto. “Stai bene. Cioè, positivamente male. Un ‘male’ ottimo”.

Cranston, tuttavia, non pensa che sia sufficientemente positivo come ‘male’; il suo aspetto dovrebbe scioccare Walt, che stava meditando di far fuori il suo ex parter insieme ai nazisti (Come spiegherà più tardi: “Il momento in cui il pubblico – e Walt – vede entrare Jesse, deve far trasalire perché è ridotto in schiavitù. Questo è quello che causa l’atto impulsivo di Walt”).

“Me lo immaginavo più malconcio” dice Cranston mentre i tre si consultano con il truccatore.

Era molto malconcio” dice Gilligan. “Ma l’ultima volta che l’hanno conciato per le feste è stato circa quattro mesi fa”.

“Non sembra ridotto così male, non così tanto da far pensare ‘Che cosa gli hanno fatto???'”dice Cranston. “Sembra in ottima forma”.

“Ho fatto palestra” scherza Paul.

“Hai fatto palestra nella tua cella, Jesse?” dice Cranston ridendo.

“Capisco che cosa intendi dire” dice Gilligan in modo pensoso. Chiede al truccatore: “Possiamo renderlo un po’ meno pulito? Possiamo infossargli gli occhi? Possiamo accentuare le sue cicatrici?”.

Gilligan si preoccupa anche che i capelli di Paul possano non sembrare abbastanza unti. Cranston fa notare che il collo della camicia di Paul è troppo in ordine e Gilligan la strattona e la distende. Paul suggerisce di aggiungere macchie di sudore ormai asciugato.

È deciso: bisogna imbruttire di più Aaron Paul.

Nel frattempo, una troupe – che ha seguito il team di Bad per tutta la stagione per un documentario che sarà incluso nel set completo della serie in uscita il 26 novembre – gironzola lì attorno, catturando quanti più momenti possibile.

È difficile non percepire la solennità del momento. I membri della gruppo distribuiscono con il contagocce scherzose espressioni accigliate e tristi abbracci a Cranston e Paul quando attraversano il set. Ad un certo punto, Paul non riesce a rimanere insensibile e i suoi occhi si inumidiscono. Cranston gli si avvicina per confortarlo. “Sarò un rottame per tutto il giorno” avverte dolcemente Paul. “Ora che l’hai detto, non devi per forza esserlo” lo consola Cranston, dandogli una pacca sulla spalla.

“Lo sorprendo ogni tanto” dice Cranston un paio di minuti dopo sul suo lato del palco. “Gli vengono gli occhi vitrei. Spero che non perda mai quel suo entusiasmo da cucciolo. Non penso che succederà. Era così sei anni fa”. La coppia si è avvicinata durante i 62 episodi in cui Jesse e Walt hanno cucinato e sono accadute tante disgrazie. “Abbiamo percorso questa strada insieme” continua. “Siamo stati al freddo insieme, siamo stati estremamente accaldati e sudati e sporchi. Fino a tarda notte e di mattina presto. Un sacco di cose. E durante tutto questo, lui è stato un campione”:

Cranston mantiene l’umore alto mentre la sua camicia e i suoi pantaloni vengono sporcati con sciroppo-di-sangue, facendo battute come “Al sapore di lampone!” e “Dovrei vendere questi pantaloni su eBay”. L’uomo che ha ricevuto tre Emmy è ora bravissimo a smorzare la tensione con lo humor e questo mi ricorda la mia visita sul set della seconda stagione di Breaking Bad, in occasione della morte di Jane, interpreata da Krysten Ritter. Dopo che Cranston ha terminato i ciak che hanno lasciato tutti sul set in un silenzio colmo di venerazione, mi ha fatto cenno di andare a sedere insieme a lui sul letto. I suoi occhi erano gonfi e rossi per il pianto. Ha fatto un cenno all’attrezzatura per la droga, si è fatto in avanti con fare cospiratorio e ha detto: “Vuoi bucarti?”.

Gilligan consiglia educatamente ai membri della troupe di applicare un po’ del composto sotto la cintura. Oh, e magari scurire un po’ qui…”Vuoi dipingere, Vince?” chiede Cranston con un sorrisetto. Gilligan inizialmente rifiuta, ma poi si ritrova con il pennello in mano. ” È un po’ più ansioso delle altre volte in cui ha diretto” confessa Cranston più tardi. “La posta in gioco è molto alta, quindi è preoccupato e vuole che sia tutto fatto nel modo giusto. Ecco perché farà tutto ciak dopo ciak dopo ciak e non vorrà andare oltre finché non sentirà di essere a posto. E ogni singola persona in questa stanza è in debito con lui e lo lascia fare – ma è lì se ha bisogno di un’opinione -, lascia che se ne occupi lui. Fanno un passo indietro”.

Preoccupato di deludere l’appassionato fandom dello show con un finale che non possa definirsi “stellare”, Gilligan ha preparato il finale, insieme agli sceneggiatori, per quasi un anno. Ora, quest’uomo ossessionato dalla conclusione più adatta, è ad un passo dal vedere tutto questo in modo esaustivo ed in modo esausto. (Oggi ha saltato il pranzo per fare un pisolino nella sua roulotte, ma non è riuscito ad addormentarsi). “Le persone mi chiedono se sono triste per il fatto che stia per finire e di sicuro lo sarò” dice il folle genio. “Ma adesso sono troppo preoccupato di rovinare tutto”. La sua ansia, però, contraddice la crescente fiducia che ripone nel finale che hanno ideato. “Mi sento bene riguardo al finale e di solito non dico di sentirmi bene riguardo a qualcosa” dice. “Sono il tipo che dice ‘Il bicchiere è mezzo vuoto? Oppure mezzo pieno? Il bicchiere è mezzo pieno di stricnina'”.

BrBa16c_2687640bLe riprese iniziano senza cerimonia (a meno che non si prenda in considerazione l’assistente regista che grida “Tutto pronto! Per favore, fate attenzione a non calpestare il sangue!”). Dopo un ciak, Cranston dice a Gilligan che il piano di farlo camminare per tutto il laboratorio per poi tornare indietro sembra strano. Annullano il fatto di dover tornare indietro. Suggerisce anche che Walt raccolga la maschera, cosa che renderà il momento finale d’impatto, quando giace morto sul pavimento con la polizia che si avvicina mentre la telecamera si allontana dall’alto. (La ripresa, tecnicamente ambiziosa, verrà ricreata giorni dopo nella sala dei suoni dello show, dove il soffitto è più alto e dove verrà impiegata un po’ della magia degli effetti visivi). “Penso che sia un’ottima idea. Mi piace!” esclama Gilligan. Armeggia con un paio di occhiali protettivi. E uno sgabello. E un contenitore di palle di carta stagnola…

Dopo un paio di ciak, Cranston chiede della sua andatura. “Il ritmo andava bene” dice Gilligan. “Magari un po’ più veloce”. Dopo un altro, discutono dell’equilibrio emotivo nella scena, che Gilligan non vuole risulti sovraccarica. “Voglio che ti addolcisca un po’. Niente lacrime. ‘Non piangere perché è finita, sorridi perché è successo'” dice, facendo riferimento alla citazione attribuita a Dr Seuss.

A cosa pensava Cranston mentre faceva gli ultimi passi come Walt? “Voglio concentrarmi su quello che ho ottenuto, gioia, soddisfazione e…huh” dice. “Puoi sentire…non dolore, solo ‘Sto per andarmene’. Non volevo ‘Oh, no, no, no!’ Mi figuravo qualcosa che lo innalzasse“.

Hanno girato ancora un po’. Tutti sembrano soddisfatti dei progressi. “Faremo tutto alla perfezione fino alla fine” dice un produttore.

Quando Plemons arriva sul set, chiacchiera con Paul. Ecco qui un aneddoto divertente e un flashback: quando Plemons si è unito allo show nella prima metà della stagione 5, Paul era paranoico riguardo alla possibilità che l’educato, letale sociopatico uccidesse Jesse. (Plemons, consapevole del proprio status di new entry nello show, non voleva essere quello che avrebbe eliminato il favorito dei fan, ovvero Jesse Pinkman). Una sera della scorsa primavera, mentre erano fuori a bere qualcosa, “Lo ha sputato fuori” ha detto Plemons a EW nel 2012. “Ha detto ‘Lo so! Farai fuori Jesse! Lo so!’ ed io ho risposto ‘Beh…Io…non ne ho idea'”. Paul, comunque, si è occupato si è attivato subito. “Sono andato dagli sceneggiatori” ha ricordato lo scorso anno con una risata “e ho detto ‘Giuro su Dio, se avete anche solo la minima intenzione di fare in modo che Todd faccia fuori Jesse, mi incazzerò'”. Anche se è stata una situazione delicata ed incerta per un po’, alla fine la situazione si è ribaltata.

“Non prenderla nel modo sbagliato” dice Paul a Plemons “ma sono così contento che Jesse abbia strangolato Todd”.

“Anche io” dice Plemons con entusiasmo. “Non sarei riuscito a dormire la notte, altrimenti”.

Tornando alla nostra scena: un altro ciak, con Cranston che delicatamente segue con il pollice il contorno della maschera. Mentre le auto della polizia entrano nel complesso con le loro luci lampeggianti, appoggia la mano su un contenitore lucido, gli dà un leggero colpetto e muore. (Gireranno un dettaglio della mano che scivola dalla tanica di metallo e lascia un’impronta di sangue. Dopo aver guardato qualche disegno, Gilligan ne ha scelto uno che ricorda una “W“. Walt ha lasciato il segno).

“Bryan, com’è stato?” chiede Gilligan.

“Sembrava vero” dice Cranston.

Anche per Gilligan. Sta ottenendo esattamente quello in cui aveva sperato per questo pomeriggio. “Era bellissimo” dice. “Ho visto tutto quello che volevo vedere”.

breaking-bad-finale-12-770x513C’erano dozzine di modi in cui questo adrenalinico e astuto noir sarebbe potuto finire, e sono stati esplorati, discussi e ridiscussi nella stanza degli sceneggiatori di Breaking Bad. La strada scelta, in cui Walt muore nel posto in cui è stato davvero felice, dopo aver dato a Jesse la possibilità di andarsene, sembra profondamente appropriata e soddisfacente per Gilligan e i suoi colleghi. “Non avevamo un bisogno assoluto che Walt morisse alla fine dello show” dice. “Nel profondo sapevamo che era giusto”. Nel profondo erano anche certi che Walt – un monito vivente di arroganza e di avidità – potesse provare a fare qualcosa di buono, una volta giunto al traguardo, per “iniziare a fare ammenda per la sua vita e per tutta la tristezza e il dolore portato alla sua famiglia e ai suoi amici” dice. “Walt non si redimerà mai. È andato troppo oltre sulla strada verso la dannazione. Ma almeno fa qualche passo in quella direzione”.

Paul pensa che il finale sia “soddisfacente al 100 %” e che le azioni di Walt durante la carneficina che scatena contro i neo-nazisti – l’impulso di proteggere Jesse e metterlo al sicuro – fossero inaspettate e commoventi. “Adoro il fatto che, alla fine, Walt sia in una missione suicida per fare fuori tutti, compreso Jesse, ma che veda che cosa gli hanno fatto passare” dice. “I suoi capelli sono molto lunghi, è assente. Non ha più un’anima e Walt decide che si merita una seconda occasione, quindi si getta su di lui. Si getta su una pallottola per lui…ed è un atto bellissimo”.

“È adatto, è completo”, dice Cranston con soddisfazione durante una pausa dalle riprese. Ha visto della poesia in questi momenti finali della vita di Walter Heisenberg White. “Non era malinconico. Non era tipo ‘Che cos’ho fatto?’. Non c’è rimorso. Più che altro è tipo: ‘Qui ho finito. È finita. È stato bello. Questa era la mia casa: un laboratorio’. La maggior parte della sua vita adulta è stata immersa nella depressione, vittima di un sentimento quasi comatoso, quasi stordito, senza alti e bassi, metteva un piede davanti all’altro, essendo responsabile solo per quello per cui doveva essere responsabile. Non lo è stato fino a questa impresa che ha realizzato: ‘Dio, ho vissuto. Per soli due anni, ma ho vissuto. Porca puttana'”. Fa un sorriso ampio come il deserto del New Mexico , pronto per qualche altro ultimo sguardo al mondo della chimica.

Fonte

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