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Blindspot | Recensione 2×06 – Her Spy’s Harmed

QUESTA PUNTATA… TANTA, TANTISSIMA ROBA!!!

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Stiamo calmi (ma si riesce?!?), un respiro profondo e iniziamo.

La puntata segue tre diversi filoni narrativi, riprendendo esattamente da dove ci aveva lasciati la settimana scorsa, e allora ho pensato di analizzarla proprio secondo queste tre storyline parallele.

READE E TASHA E L’OMICIDIO DI COACH JONES                        

Avevamo lasciato Tasha e Reade sulla scena del crimine del coach Jones, con Reade come unico indiziato. Tasha mantiene il controllo della situazione e trascina l’amico fuori dalla casa supportandolo e credendo nella sua innocenza al punto da organizzare tutto per eliminare tutte le prove della sua presenza nella casa.

Tasha ce l’hanno sempre mostrata così: forte (all’apparenza), caparbia, istintiva con una forte componente emozionale ovvero che ama incondizionatamente. E dinnanzi all’amico in difficoltà non ci sta a tirarsi indietro anzi, si mette in prima fila per difenderlo e proteggerlo. Anche se questo potrebbe renderla complice di un omicidio (o quanto meno presunto tale). Ho adorato la scena di loro due nell’appartamento di Reade perché, a parte il fisico pazzesco che lei ha (e Reade che non la degna nemmeno di uno sguardo… certo la situazione non è la migliore però insomma…), dimostra quanto lei sia attenta e professionale in ciò che fa: ha analizza tutto e programmato ogni loro prossima mossa, si accorge perfino che manca un coltello e quello che potrebbe voler dire in caso di un coinvolgimento di Reade nell’omicidio. E lo sguardo di Tasha nasconde davvero tutto il suo dolore, la sua preoccupazione, il suo dramma interiore per ciò che questo SUO AMICO sta passando. E semplicemente non se ne starebbe mai senza fare niente. Sono bellissimi. Il loro amore è indiscusso, non un amore di quelli tra compagno e compagna, un amore fraterno (almeno per ora).

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Scopriamo anche che Reade alla fine non ha guardato la cassetta, non ce l’ha fatta, non ne ha avuto il coraggio… siamo propri sicuri sia andata così? Eppure la cassetta l’ha inserita e iniziare a mostrare qualcosa…vero è che poco dopo il suo inserimento della cassetta Jones è rientrato in casa e Reade è salito a controllare la causa dello strano rumore. Però qualcosa non torna, e in effetti ecco che Tasha scopre che il coach non è morto per le ferite ma per asfissia… Quando Reade l’ha trovato era ancora vivo allora? Decisamente qualcosa non quadra, mancano dei pezzi a questo puzzle, eppure Reade continua a professarsi INNOCENTE. Lui non l’ha ucciso. Sinceramente il fatto che Tasha abbia notato la mancanza di un coltello e le numerose ferite d’arma da taglio sul coach mi fanno pensare che (casualmente) il coltello mancante dalla casa di Reade possa proprio essere l’arma del delitto… e se a ucciderlo fosse stato l’amico che lui ha ospitato in casa sua (e che proprio Tasha ha provveduto a buttare fuori) aka Freddy?!? In fondo mi sembrava sufficientemente fuori dai binari e potrebbe anche starci: Reade ha riacceso in lui vecchie ferite, l’ha ospitato, ha preso il suo coltello ed ecco fatto. Il delitto è servito. Consideriamo anche che non può essere stato introdotto per niente nella storia… e se Reade l’avesse visto uccidere Jones ma senza fermarlo o arrestarlo? E se poi Reade si fosse fermato a guadare morire il coach? Come storia tornerebbe, renderebbe comunque Reade colpevole e questo spiegherebbe in parte il suo atteggiamento con Tasha: non colpevole di omicidio ma NON INNOCENTE. E poi diciamocelo: se non è stato Freddy è stato Reade. Non abbiamo altri indiziati. E io non voglio credere alla seconda ipotesi.

WELLER E NAS IN BULGARIA

Grazie all’intuizione di Zapata, Patterson è finalmente riuscita a decifrare l’immagine del buco nero presente sulla chiavina USB della Mayfair. Non solo, è anche riuscita a capire cosa si celava dietro quelle e-mail e quei messaggi cifrati: l’hacker responsabile della più grande fuga di notizie americana, quel Douglas Winter di cui abbiamo tanto sentito parlare! Le indagini così portano il Direttore del Dipartimento FBI di New York (Kurt) e Nas in Bulgaria e devo dirvelo: a me questi due sono proprio piaciuti. Ovviamente non mi aspetterei mai una lunga vita di una loro storia MA IN QUEL CONTESTO E IN QUESTO MOMENTO DELLA STORIA DI KURT gli autori hanno dato vita ad una situazione credibile. In fondo, se ci pensiamo bene, Nas è riuscita a ritagliarsi piano piano, con somma pazienza, un posto nella vita di Kurt. Non solo lavorativa perché lei è riuscita a prendersi la sua fiducia. Lei l’ha guidato, l’ha supportato e sì, l’ha anche cazziato e riportato sulla via della ragione: basti pensare per esempio a quando lei ha sparato all’omicida del lago Aurora oppure nello scorso episodio quando ci ha intimato di rimanere concentrato. Piccoli eventi, certo, ma molto significativi per uno come Kurt che è estremamente concreto e che ha bisogno (che valuta) più di azioni che non di parole. D’altronde non sarebbe un agente dell’FBI se fosse un emotivo che ragiona di pancia (non di istinto perché Kurt ha sempre seguito – a ragione – il suo istinto, ma di pancia e intendo con questo senza valutare la situazione).

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(Vogliamo parlare di quanto comunque lei sia bella?!? Sicuramente molto diversa – fisicamente – da Jane ma è davvero bellissima, sensuale e carismatica!)

E ho adorato (finalmente) il (primo!) momento di debolezza di Kurt e il fatto che si sia lasciato con Nas è stato assolutamente in linea con il suo personaggio. Innanzitutto Nas è un suo pari grado, non avremmo mai potuto vedere Kurt confidare i suoi turbamenti a uno del suo team, perché lui vuole essere per loro l’uomo senza paura, l’uomo da seguire, il leader di riferimento. Detto questo certamente avrebbe potuto confidarsi con Jane (avremmo voluto fosse così), l’avrebbe sicuramente fatto, sette puntate fa. Ovvero prima del finale della scorsa stagione quando tutti i pezzi del puzzle si sono incastrati tra di loro e lui ha capito che lei gli aveva mentito, che lei aveva mancato la sua fiducia. Ecco, in questo momento tra di loro non c’è fiducia e ce l’hanno detto loro stessi (Jane ce l’ha detto e l’ha detto a Kurt) ma la cosa più difficile è ricostruire questa fiducia, ritrovarsi come persone su cui si può contare. E allora ecco che Nas diventa l’unica persona nella vita di Kurt che 1. gli è vicina e di cui si fida 2. può essere per lui un riferimento dal punto di vista personale.

Ora, certamente non per questo mi aspettavo un coinvolgimento personale tra i due, proprio NO. Continuo a pensare che siano belli e non è che perché lui aspetta un figlio allora non può avere un’altra storia visto che, nello scorso episodio, hanno chiarito che Allie è impegnata con qualcun altro. Semplicemente non vedo della chimica tra di loro, come ho scritto nello scorso commento (lo trovate qui) questo epilogo era davvero il giusto finale per il loro percorso (finora) perché dopo gli screzi iniziali hanno trovato un equilibrio e, appunto, Nas ha saputo essere per lui una spalla nel senso di figura di riferimento, una figura che lo completa (dal punto di vista professionale-mentale). Eppure insieme no. Anche perché non sono del tutto sicuro del coinvolgimento di Nas: perché è attratta da lui? Perché questa evoluzione del rapporto per lei? C’è qualcosa sotto che forse può essere ricondotto a lei che ascolta le sedute del team con il Dr Borden?

In tutto questo abbiamo (finalmente) scoperto chi era l’uomo incaricato della tortura di Jane nella prima puntata, ebbene sì, colui il quale ne ha prese abbastanza da lei! E’ il nuovo Direttore della CIA, Jay Keaton, e io che pensavo di non rivederti più! Il mondo è piccolo e tutti sanno tutto di tutti pertanto li ha seguiti in Bulgaria per catturare Winter. E quando Kurt scopre che è stato proprio lui a torturare Jane beh, ragazzi, non ci vede più dalla rabbia ed è ad un passo dallo strangolarlo! HO ADORATO QUESTO SCATTO DI RABBIA DI KURT, PERCHE’ CONTENEVA TUTTO IL SUO ATTACCAMENTO PER JANE. TUTTO IL SUO AMORE PER LEI.

Kurt in questo momento non ha certezze, ma è davvero così? Vuole capire perché Sandstorm lo sta seguendo da decenni, vuole capire perché proprio lui, ed è chiaro che il suo nome non era solo un aggancio nell’FBI per Sandstorm, no. Anche lui ha un ruolo che ancora non sappiamo eppure un punto fermo in tutto questo c’è: JANE. E Kurt deve rendersi conto che la risposta alle sue domande è lì davanti a lui, deve capire che Jane è la sua costante.

ROMAN E REMI E L’OPERAZIONE CHIP

In mezzo a tutto questo Roman chiama a rapporto Remi per portare a termine l’operazione di recupero del chip necessario alla fase ultima della loro missione. Questa parte è stata totalmente Roman-centrica e sono sincera, adoro il suo personaggio, adoro la sua storia che conosciamo attraverso i flashback di Remi. All’orfanotrofio dei futuri assassini un piccolo Ian (questo il vero nome di Roman) è vittima dei soprusi degli altri bambini, lui è debole, non debole fisicamente ma emotivamente. Grazie a un’idea di Remi lui si aggrappa al ricordo dei suoi genitori, della vita passata, attraverso una moneta: l’unico oggetto che hanno che apparteneva ai loro genitori. Eccola la moneta che subito all’inizio della stagione Roman ha donato a Jane: un cimelio di famiglia. Un ricordo solo loro, un pezzo della loro storia.

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Quello che capiamo è che Ian dipendeva dalla sorella, lei era quella forte ma, purtroppo, non è riuscita a proteggerlo dalle ingiurie degli altri bambini i quali, oltre a rubare a Ian la moneta, gli hanno anche fatto la cicatrice sull’occhio con un taglierino. Da quel momento qualcosa è cambiato, per Ian, ma anche per Alice. Perché come dice Roman dovette imparare a nascondere ciò che era importante per lui, dovette imparare a essere qualcun altro.


E Ian è spezzato, tutti abbiamo pensato a lui come ad uno psicopatico (o sociopatico come si definisce lui stesso) eppure è solo il risultato di ciò che la vita l’ha reso, ciò che gli hanno insegnato a essere. Ma c’è una cosa che non potrebbe essere più tangibile: il suo amore per Remi. Le sue lacrime sono reali, sua sorella è la sua ancora, è il suo punto fermo, la sua forza, e lei l’ha lasciato. Ha deciso di dimenticarsi di lui e questo fa male perché adesso la persona per lui più importante non solo non lo riconosce ma lo guarda anche come se fosse una pessima persona. UNA PERSONA DAVVERO PESSIMA. Sinceramente Roman mi fa tenerezza e mi dispiace per lui, perché non ha deciso la sua vita, sono stati gli eventi a decidere per lui, continuamente. E mi chiedo cosa sceglierebbe se si dovesse trovare nella condizione di prendere una posizione per sè.

Abbiamo visto che Jane sceglie di andare a salvarlo privando il team FBI della possibilità di capire a cosa servisse il chip, e abbiamo visto Remi dire a Roman di volergli bene, l’ha chiamato Ian apposta per fargli capire che LEI SI RICORDA DI LUI, si ricorda di suoi FRATELLO, di IAN. E la scena di lui in lacrime tra le braccia di lei è meravigliosa, loro si stanno ritrovando. E non credo che l’obiettivo di Jane sia semplicemente portare dalla sua parte Roman, questa è un’arma a doppio taglio per lei perché qualora lui si accorgesse di un doppio gioco di questo tipo, da parte di sua sorella, per lui sarebbe la fine (emotivamente) e non vi sarebbe più possibilità di ritorno per lui. E invece adesso c’è una possibilità, adesso sappiamo che Roman in fondo è un buono, solo indirizzato male. Mi viene in mente che Remi possa aver scelto consapevolmente questa strada mentre lui probabilmente no. Lui ci si è ritrovato perché non aveva alternative.

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Le parole di Jane, perché quella è Jane, non Alice, non Remi, ma solo Jane, sono bellissime: lei spera che Remi non torni più perché anche una singola persona è importante, anche in guerra. Soprattutto poi se a quella persona vogliamo bene. Insomma, la riscoperta di Ian è iniziata, anche se credo che per lui sia troppo tardi, semplicemente perché lui un passato ce l’ha. Anche Remi, certo, ma il suo l’hanno cancellato per permetterle di infiltrarsi nell’FBI dandole così la possibilità di ricominciare da capo, da Jane. Anche perché già l’esercito l’aveva cancellata per coprire tutte le prove delle sue azioni più oscure. Roman questa fortuna non ce l’ha. Ma sarà davvero così facile per Jane?

Infine, la bomba di fine episodio: le voci che hanno ricattato Winter erano proprio quelle di Roman e Shepherd ma… Weller conosce la voce di quest’ultima anche se non si ricorda dove e come … il mistero si infittisce! Ci hanno detto che Shepherd faceva parte dell’esercito in Sudafrica, e se in qualche modo proprio per questo fosse connessa a Kurt? Se non sbaglio il produttore della serie ha dichiarato (in uno spoiler) che la spia all’interno dell’FBI sa esattamente di essere una spia per questo non credo sia Kurt, un Kurt inconsapevole intendo.

QUESTO E QUELLO…

  • Il siparietto tra Patterson e Robert è stato davvero molto carino, sono proprio belli insieme! Se si permette di essere la talpa lui lo riempio di insulti! Vedere lei che lo chiama “David” è stato un colpo al cuore… però lui è stato davvero molto “psicologo”, ha capito la situazione e l’ha psicoanalizzata… davvero mi sono piaciuti!
  • Patterson occhio di lince che in un neon vede una cimice non s’ha da credere… et voilà Nas è stata smascherata e ora anche Kurt sa che Nas li sta ascoltando. Come starà lui ora che sa di non potersi fidare nemmeno di lei?

Vi lascio come al solito col promo del prossimo episodio intitolato “Resolves Eleven Myths”

Alla prossima!

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