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“Attraverso i miei occhi”: anteprima italiana e conferenza stampa con Gigi Proietti

Questa mattina ho avuto modo di partecipare per conto del nostro sito alla proiezione in anteprima italiana del film di Simon Curtis Attraverso i miei occhi, distribuito nelle sale americane a inizio agosto e che uscirà qui da noi il 7 novembre. Nei panni dei protagonisti umani della storia, due volti noti a noi appassionati di serie tv: Milo Ventimiglia e Amanda Seyfried.
Specificare “umani” qui è quasi d’obbligo, visto che il focus principale della storia è Enzo, il magnifico golden retriever che cresce con l’aspirante pilota di Formula 1 Denny Swift (Ventimiglia) e diventa il miglior amico per lui e per la sua famiglia, narrandoci le vicende di queste persone e le sue riflessioni sulla vita spesso paragonata a una corsa in auto.

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“ATTRAVERSO I MIEI OCCHI” – CONFERENZA STAMPA CON GIGI PROIETTI

La voce del cane, che in originale è di Kevin Costner, è per il pubblico italiano il riconoscibilissimo timbro di Gigi Proietti che, come è stato giustamente fatto notare durante la breve conferenza stampa post-proiezione a cui l’amatissimo attore romano ha presenziato oggi, aiuta a conferire al racconto anche una certa sfumatura di saggezza. Una sfumatura necessaria dal momento che la storia parte da un punto vicino alla dipartita di Enzo che, quindi, prima di “passare oltre” guarda a ritroso alla sua esistenza e a tutto ciò che ha imparato. Una saggezza che però, ammette schiettamente l’attore e doppiatore, lui non si sente particolarmente addosso: “Sento che dovrei averla, ma sento anche che non basta una vita [per acquisirla]. Non mi sento tanto maestro di vita”.

Durante la Q&A a seguito della visione di Attraverso i miei occhi si è fatto ovviamente accenno alla passione dello stesso attore per gli animali: racconta di avere un grande giardino, di aver avuto uccelli, gatti… una volta persino un piccione (chiamato Poro Toto, salvato dalla compagna a Ponza ma purtroppo destinato a un’altra fine spiacevole, vivendo a contatto con dei cani… ahimè, il cerchio della vita!). E quello del piccione è solo uno dei vari aneddoti che intervallano questa conferenza stampa, dove Proietti risponde alle domande con la spontaneità che lo contraddistingue, portando spesso a un incontrollabile scroscio di risate.
Dato il tema portante di Attraverso i miei occhi molte delle domande dagli altri giornalisti non potevano che vertere sul personale rapporto dell’attore con gli animali e in che modo questo abbia influenzato il suo prestare la voce a Enzo, con quale “rispetto” si è approcciato a questo ruolo e se, traendo ispirazione dalla trama della storia, si sia mai trovato a chiedersi se un cane possa effettivamente pensare e ragionare come noi, analogamente al protagonista di questo film. Gigi ha affermato che gli piace pensarlo, che il rapporto che un animale domestico ha con una persona è più semplice e a suo modo più diretto di quello tra due esseri umani, prendendo ad esempio Denny ed Enzo si vede come si tratti di amicizia vera più che di cane e padrone. Il fatto poi che ragionino, ha aggiunto, “ti viene da pensarlo. C’è chi dice che non hanno memoria… Io non ho idea, da un certo punto in poi non te lo chiedi più, quello che [un animale domestico] ti dà te lo darà sempre”. In breve, “speriamo di sì”. Conclude poi la risposta sottolineando che un lavoro di doppiaggio come questo, dovendo essere eseguito a più riprese, fa anche sì che il legame emotivo con la storia sia spezzettato, altrimenti per certo “avrebbe mosso la lacrima”.
Dal punto di vista emotivo mi trovo poi a condividere il pensiero espresso dall’attore: “Non è un film sul sociale, ma sui sentimenti. E non è facile, perché si rischia facilmente di debordare”. Concordo però che Attraverso i miei occhi rimane sui binari di un film che vuole sì raccontare una storia commovente, ma senza retoriche o facili escamotage che potrebbero dirottarlo verso lo stucchevole.

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Inevitabile poi includere anche domande relative più in generale all’impegno nel mondo del doppiaggio e curiosità su come l’attore percepisca la situazione attuale del cinema italiano. A quest’ultima domanda sembra riluttante a rispondere in un primo momento, esponendo poi un più che condivisibile parere relativo all’indiscussa qualità attoriale di molti artisti attualmente impegnati nel nostro panorama cinematografico… qualità che purtroppo dice però al servizio di storie perlopiù “piccole”, ovvero che spesso sembrano non esprimersi appieno. “C’è qualche rara eccezione”, aggiunge poi, chiarendo di non voler generalizzare: “Da un punto di vista strutturale sta cambiando, diventa sempre più televisione e meno cinema”, riferendosi al fatto che i film rimangono in cartellone sempre meno per poi passare subito al piccolo schermo, ma anche all’innegabile commistione dei due medium da un punto di vista formale. Sottolinea infine i benefici di promuovere co-produzioni anche straniere, trovando ad esempio interessante l’esempio posto da prodotti come quelli di Netflix.
Riguardo il doppiaggio, ricorda che si tratta di un mondo che l’ha ospitato a tratti fin dagli inizi della sua carriera (pur confermando di non aver fatto molto in ambito cinematografico, annovera il prestare la voce al personaggio di Lenny, interpretato da Dustin Hoffman nell’omonimo film diretto da Bob Fosse, come la sua esperienza preferita in questo campo). Una carriera, la sua, dedicata d’altronde perlopiù all’impegno teatrale, e a conferma di ciò la conversazione tende un paio di volte a virare verso questo argomento: da un’iniziale critica per la chiusura di istituzioni come il Teatro Valle a Roma (“Tutto quello che è importante si chiude”) al rispondere alla domanda sui suoi impegni futuri menzionando il progetto del Globe Theater, ormai da diversi anni un appuntamento estivo fisso per gli appassionati (inclusa la sottoscritta) nella verde cornice di Villa Borghese. “Adesso in particolare sto cercando di tenermi stretta la direzione artistica del Globe Theater […]. È una cosa che ho fatto per la città e che credo che resterà”, trattandosi di qualcosa eretto dal nulla e non di un progetto di mero risanamento e restauro come altri intrapresi in precedenza.

attraverso-i-miei-occhi-gigi-proiettiAlla domanda su cosa lo spinga normalmente ad accettare un ruolo, la risposta (permeata dalla solita autoironia) è stata che in genere preferisce prendere soggetti altrui, dal momento che “i miei sono tutti intorcinati”. Chiarisce però di non gradire più particolarmente l’impegno nella serialità per questioni di tempistiche troppo allungate.
Infine, per menzionare anche l’altro tema portante della pellicola, alla curiosità su quali siano i suoi rapporti con le auto e la velocità Proietti risponde con un secco: “Zero! […] Non ho la passione delle macchine, onestamente. E la velocità… nel traffico guido bene, fuori preferisco prendere il treno, perché guido malissimo”, approfondendo poi la questione con altri graditissimi aneddoti legati ad esempio al breve periodo in cui ha guidato un SUV che gli era stato regalato (se conoscete un po’ il traffico di Roma coglierete facilmente l’ilarità della cosa) e concludendo con un “Se me vedete al volante, frenate”.

In definitiva, Attraverso i miei occhi è un film che non può non toccare gli amanti degli animali e non solo: la prospettiva offerta dal punto di vista di Enzo non è unica nel suo genere, ma dà comunque la possibilità di seguire una storia che si dipana tra gioie e dolori attraverso un occhio distaccato ma curioso, naif come può esserlo quello di un bambino intento a conoscere il mondo e per questo sempre attento a ciò che lo circonda… a volte forse anche più degli altri esseri umani.
La narrazione di Enzo accompagna le vicende sottolineandone alcuni aspetti, a volte smorzando i momenti più bui e intervallando alcune scene con punte di ilarità, altre esprimendo la propria frustrazione per l’impossibilità di comunicare con le persone che ama e il sentirsi perciò impotente di fronte a problematiche che non potrà evitare.
Inutile dire che pochi avrebbero saputo rendere tutte queste sfumature brillantemente come ha fatto Gigi Proietti in questo doppiaggio che è alla fine quasi come la narrazione di un audiolibro, un “racconto favolistico” come lui stesso l’ha definito.

“ATTRAVERSO I MIEI OCCHI” – ECCO IL TRAILER

On a side note: mi permetto una piccola digressione, forse off-topic, su quello che è un discorso vecchio come il cucco in ambito cinematografico italiano, ovvero la trasposizione dei titoli dei film: sembriamo avere sempre questo bisogno di usare il titolo per spiegare la trama, quando in questo caso ad esempio è chiaro fin dalle primissime inquadrature che si tratterà di seguire una storia “attraverso gli occhi del cane”. È stato un peccato perdere la poesia del titolo originale, The Art of Racing in the Rain (titolo anche del romanzo di Garth Stein da cui la pellicola è tratta), visto che, come detto, ci sono frequenti riferimenti al correre in pista come allegoria delle curve e degli ostacoli che ci troviamo ad affrontare anche nei nostri percorsi di vita, e si fa spesso riferimento alla pioggia in questo senso anche nei dialoghi. Denny è un campione sul bagnato, cosa che lo distingue da molti altri piloti, e la pioggia è una metafora usata in questo contesto come la variante che molti non prendono in considerazione. “Correre sul bagnato”, come affrontare imprevisti nella vita di tutti i giorni, richiede preparazione ma anche intuito… un messaggio ricorrente nella storia che non troviamo più nel titolo italiano che, analogamente ad altri esempi “illustri” come Eternal Sunshine of the Spotless Mind, aveva a quanto pare bisogno di essere portato a un livello più prosaico (per non dire terra terra).
Ma questo ovviamente è solo un discorso fine a se stesso che esula dal generale apprezzamento di questa toccante storia e di tutti i talentuosi artisti coinvolti in questo lavoro.

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