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American Horror Story Recensioni

American Horror Story 1984 9×04 – Sono il mostro che tu hai creato

È la prima volta che la serie antologica di Ryan Murphy e Brad Falchuk si concentra principalmente sulle vicende di un serial killer che non ha (apparentemente) legami con il mondo del soprannaturale: il clown Twisty, il killer dei Dieci Comandamenti, i celebri assassini di Cult e Hotel finora hanno soltanto fatto da contorno alla storyline principale. Inoltre, se Kai Anderson era guidato da motivi politici, Mr Jingles agisce come il tipico antagonista degli slasher anni Ottanta. Forse il motivo per cui finora Murphy e Falchuk avevano scartato questo genere è dovuto alla realizzazione di Scream Queens, serie demenziale horror che si pone tra Scream e Scary Movie e che vede tra le protagoniste Emma Roberts e Billie Lourd, presenti in American Horror Story 1984 nei ruoli di Brooke e Montana.

Perché proprio il 1984? È stato l’anno che ha visto l’uscita di molti film cult, tra cui Gremlins e Dune, ma soprattutto Venerdì 13 – Capitolo finale, a cui la nona stagione di American Horror Story è evidentemente ispirata. Nello stile si percepisce anche l’influenza di Scream (Emma Roberts ha partecipato al quarto capitolo della saga) e non mancano citazioni ad altri film horror, tra cui proprio in questo quarto episodio Freddy vs. Jason nello scontro tra Mr Jingles e il Night Stalker, sebbene entrambe le pellicole siano cronologicamente lontane dal filone slasher anni Ottanta.
American Horror Story 1984 potrebbe essere riassunto nelle domande “Cosa spinge a uccidere? Chi crea il mostro?”, domande alla base della ricerca di Donna Chambers (Angelica Ross), la psicologa che permette a Mr Jingles di evadere per poterlo studiare “in natura”. La sua teoria di un aumento di criminalità a seguito della guerra e della crudeltà in Vietnam non è la sola spiegazione rintracciabile in questa stagione: si può uccidere per sbaglio (Ray e la matricola), per difendersi, per evitare ulteriore sofferenze (Xavier e la cuoca Bertie) e, soprattutto, si può uccidere per vendetta, come mostra l’episodio di questa settimana, True Killers.
Montana Duke (interpretata da Billie Lourd) non è soltanto un’appassionata di aerobica; in realtà è la sorella del testimone ucciso per gelosia dal promesso sposo di Brooke Thompson (Emma Roberts). Montana è convinta che la colpa sia da attribuire proprio a Brooke, personaggio costruito sull’esempio delle final girl degli slasher, come una ragazza introversa e solo in apparenza fragile, e per questo motivo si lega al serial killer Night Stalker, il cui vero nome era Richard Ramirez (interpretato da Zach Villa) e già apparso in Hotel.

Degna di nota è anche la rivelazione di Margaret Booth (Leslie Grossman): sfruttando l’espediente della sola vittima sopravvissuta, ha potuto compiere un massacro nel 1970 e uscirne senza passare dal carcere, dal momento che scelse di accusare il veterano di guerra Benjamin Richter, chiamato Mr Jingles (John Carroll Lynch, che già aveva prestato il volto al clown Twisty). Ancora una vendetta personale, questa volta nei confronti dei compagni che la deridevano per il suo carattere poco amato, ma una vendetta che ha generato altri mostri. “Sono il mostro che tu hai creato” afferma Richter scoprendo la verità, poiché le accuse di Margaret e gli anni in manicomio lo hanno convinto di essere il vero assassino.
Aveva dunque ragione Donna Chambers, affermando che è la società a creare i mostri? Davanti ai suoi occhi potrebbe avvenire una smentita: il Night Stalker ritorna in vita grazie a Satana, dimostrazione che può esistere la sola malvagità (in realtà la storia di Ramirez, narrata anche nella serie, mostra ancora una volta l’influenza della società e della famiglia disfunzionale in cui è cresciuto). Piccola curiosità sul Night Stalker: sebbene il titolo della stagione rimandi a un anno ben preciso, Richard Ramirez uccise in un breve arco di tempo nel 1985, e quindi dopo le vicende di Camp Redwood.

La tradizione degli slasher in formato episodico vuole che gli omicidi avvengano poco alla volta, coinvolgendo man mano anche i protagonisti e, spesso, lasciando solo un sopravvissuto (Scream, anche nella sua versione televisiva, rappresenta un’eccezione). Nella scorsa puntata Mr Jingles ha ucciso Ray, mentre stavolta è stata la pluriomicida Margaret a liberarsi di Trevor (Matthew Morrison, il Will Schuester di Glee), sebbene in maniera molto meno scenografica. Diamo l’addio anche alla cuoca Bertie, il “cadavere di contorno” di questo episodio.

In conclusione, in American Horror Story 1984 tutti nascondono qualcosa, quasi tutti cercano di sfuggire a un assassino e nel contempo di uccidere qualcun altro. Il troppo stroppia? Sì, ma a partire da Asylum è diventata una costante per la serie di Murphy. A volta stufa, altre diverte, ma per fortuna questa stagione è composta solo da otto episodio e potrebbe evitare di cadere di nuovo nel vortice di un trash che rischierebbe di renderla involontariamente più demenziale di Scream Queens.

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