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Alle radici della famiglia – Da “Il profumo del mosto selvatico” a OUAT

Eccoci qui di nuovo insieme per la consueta rubrica del martedì “da film a telefilm, parallelismi”. Ah già, avete ragione, oggi è mercoledì… come vola il tempo senza che uno nemmeno se ne accorga! Ok ok, scusate ma il problema è che fin dall’inizio di questa rubrica sapevo che avrei parlato di una specifica serie eppure quando mi sono trovata a dover scrivere il mio pezzo ZERO, TABULA RASA, l’ispirazione non arrivava. Ve lo dico chiaramente: non sono una persona che, se sa di dover pubblicare un pezzo in un tal giorno, si organizza e scrive almeno con una settimana di anticipo. No no, proprio il contrario. Se l’articolo deve uscire il mercoledì, io mi metto a scrivere il martedì sera/notte. Cosa vi devo dire, mi sento più ispirata così! Ecco perché sono sempre un po’ malfidente quando mi viene un’idea con largo anticipo: primo le possibilità che mi ricorderò di essa sono decisamente basse (la mia amica Simo sicuramente capirà) se non nulle (certo potrei anche scrivermela ma poi mi dico “ehi, questa idea spacca me la ricorderò di sicuro”… si si, come no… evidentemente non spaccava), secondo anche se ho l’idea non vuol assolutamente dire che troverò collegamenti o argomenti interessanti nella specifica serie TV. Quindi, perché perdere tempo inutilmente quando posso concentrare tutti i miei sforzi in una serata di scrittura?!? Perfetto, siamo concordi.

A parte questo, dicevo che la serie su cui volevo assolutamente scrivere mi ha lasciata un po’ così, poco convinta. E la situazione è precipitata quando il mio turno si è anticipato: ero in balìa di un’idea non del tutto soddisfacente e avevo poco tempo.

E poi, questo pomeriggio (ieri martedì giusto per intenderci) mi si è accesa la lampadina nel cervello!Eureka!

Per uno strano caso del destino settimana scorsa in TV hanno dato un film decente (non ricordo nemmeno su quale canale) ed io e Sergio (quel sant’uomo che mi sopporta) ce lo siamo rivisto con piacere (anche perché forse insieme era la prima volta). Di cosa sto parlando? So che non avete ancora una cippa ma adesso ci arrivo. Oggi vi porto nel 1995, nella Napa Valley californiana con le atmosfere dolci-amare del dopo guerra e quel tocco di romanticismo e possibilismo tipici del periodo. Oggi parleremo di “A walk in the clouds” ovvero de “Il profumo del mosto selvatico”.

 

Vi confesso che la mia cotta per Keanu Reeves iniziò quando lo vidi sfidare le onde in Point Break nel 1991 (Ehi, avevo 11 anni e questo ragazzo riuscì a spodestare dal trono Marty McFly!) e da lì non mi persi nemmeno un suo film, e che film accidenti! (giusto per rinfrescarvi la memoria: Belli e Dannati, Dracula di Bram Stocker, Piccolo Buddha e Speed per intenderci e se non li avete visti, Shame on you!)

Beh, “Il profumo del mosto selvatico” ha comunque un cast di tutto rispetto visto che vi hanno partecipato oltre a Reeves anche Anthony Quinn e il nostro Giancarlo Giannini (un po’ forse per onorare le origini italiane del film visto che è il remake del film del 1942 “Quattro passi fra le nuvole”) per non parlare del fatto che ha anche una piccola parte Debra Messing, attrice che sicuramente conoscerete per il suo ruolo da protagonista della sit com Will & Grace.

La semplicità della trama nasconde una complessità notevoli di temi trattati. Paul Sutton (Reeves) è un sergente che torna dalla guerra desideroso di riprendere le redini della sua vita con la moglie (sposata d’impulso il giorno prima della partenza per la guerra). Ma la realtà è ben diversa. Infatti, sebbene riprenda a vivere da dove aveva lasciato le cose non sono più come una volta, i demoni della guerra lo perseguitano e la ragazza che ha sposato non è quella che aveva immaginato. Paul ora è un rappresentante di cioccolatini e gira per le città. Proprio durante uno di questi viaggi incontra Victoria Aragon, figlia di un ricco viticoltore della Napa Valley, Alberto (Giannini), di ritorno a casa e preoccupata alla reazione del padre quando la scoprirà incinta di un suo professore fuori dal matrimonio e per di più sola, visto che tal professore non vuole saperne di lei e del figlio. Paul decide di aiutare Victoria e si offre di fingersi suo marito per un giorno per poi lasciare Victoria prendendosi tutte le responsabilità e salvando il buon nome della ragazza.

Inizia qui per Paul un cammino di iniziazione, un viaggio alla scoperta e alla riscoperta di sé e delle sue radici. Infatti, la famiglia di Victoria è una di quelle famiglie in cui ci si supporta, in cui tutti sono importanti perché tutti contribuiscono a farla stare in piedi. Mi viene in mente un po’ il cartone della Disney “Lilo e Stitch” quando Lilo dice “Hoana significa famiglia e famiglia significa che nessuno viene abbandonato o dimenticato”.

Paul nel giro di pochi giorni viene coinvolto nella routine di questa famiglia di viticoltori prossimi alla vendemmia e, nonostante l’iniziale diffidenza, soprattutto del capo famiglia Alberto, riesce a trovare il suo posto, quasi dimentico della sua vita “reale” fuori dal podere degli Aragon. Paul e Victoria si avvicinano e si innamorano ma arriva il momento di dire la verità e ognuno deve fare i conti con la realtà.

Paul torna da sua moglie e scopre che non solo non aveva aperto nessuna delle lettere che le avevo scritto durante la guerra ma che ha anche un amante e che vuole l’annullamento del matrimonio: mai notizia fu migliore per lui che si sente così libero di tornare dalla donna che realmente ama, Victoria.

Devo dire che di questo film si apprezza tutto: la fotografia, l’ambientazione, i colori e i dialoghi. Tutto è calibrato alla perfezione. I colori sono caldi e profondi, tutta la pellicola sembra un po’ anni 40, con toni gialli un po’ vintage (premetto che non me ne intendo ma questo è che suscita in me), l’atmosfera è romantica ma con una nota di malinconia. Il tutto riprende lo stato d’animo del protagonista: la sua insoddisfazione, le cicatrici lasciate dalla guerra e il desiderio di vivere, di vivere appieno.

Anthony Quinn si fa padrone della maggior parte delle frasi migliori, è lui infatti a spronare Paul a “lasciarsi andare”, a lasciarsi coinvolgere ad entrare nella loro famiglia. Alberto Aragon è il capo di una famiglia che esiste da generazioni e il suo disappunto è massimo quando scopre che Paul, invece, è stato adottato, che non conosce i suoi genitori, che non ha una storia alle spalle. Eppure, ci rendiamo conto che Paul è esattamente come Alberto, i suoi princìpi sono quelli di papà Aragon, è un uomo solido, generoso e leale, sincero. E così, lentamente, e inevitabilmente, Paul viene accettato, non solo come marito (inizialmente finto) di Victoria, ma per la persona che è.

Ed è qui che ho capito: una famiglia non è solo un concetto legato alla linea di parentela, non è dato da una storia comune o da un sentimento che è solo perché deve essere. Poco importa che tu sia orfano, o soldato o burocrate. Importa la persona che sei, non il tuo passato ma il tuo presente. E’ un circolo in cui tutti possono entrare, non c’è un accesso limitato. Ma c’è un controllore, che è la vita stessa, perché solo la vita e le sue esperienze ti portano a trovare chi ti è affine. Ovviamente, genitori, fratelli nonni e zii non si possono scegliere. Ma una famiglia è fatta di persone, persone che si conoscono, che si accettano, che condividono ideali, valori e anche obiettivi. E da un certo punto in poi bisogna solo trovarsi. E, così, la famiglia si allarga, che tu sia un fratello o un amico, quando entri diventi una radice che aiuta la pianta (la famiglia) a vivere e crescere forte e rigogliosa. Perché solo così la pianta sarà sempre pronta a germogliare, anche durante le intemperie e di fronte ad eventi accidentali, se le radici sono forti, se sono cresciute in un buon terreno, allora c’è sempre una possibilità di ripresa e la pianta potrà mettere nuove radici.

Con tutte queste premesse non potevo non parlare di una serie che affronta più o meno queste stesse tematiche anche se, ovviamente, in modo diverso: Once Upon a Time.

No, non sono pazza credetemi. Ho iniziato OUAT quando ormai era alla sua terza stagione e l’ho divorato. Più o meno era l’anno scorso verso giugno/luglio credo. Allora, probabilmente rischio il linciaggio ma i Captain Swan non sono esattamente la mia coppia telefilmica preferita, non è per loro che mi sono appassionata a Once. In realtà ciò che mi ha colpita da sempre è stato il personaggio di Emma. Così fragile eppure così ferma nelle sue posizioni e convinzioni. Così BAD ASS. Quando Emma arriva a Storybrook è una tipica ragazza contemporanea, disillusa, concreta e poco incline a fidarsi degli altri. Chiaramente, visto quello che la vita le ha riservato, come biasimarla? Emma mi ricorda molto Paul, non tanto perché anche lei, come lui, è orfana ma piuttosto per la sua disperata necessità di trovare se stessa, di trovare il suo posto, il suo equilibrio.

Ecco che gli eventi hanno portato Emma a conoscere la vera identità dei suoi genitori (Mary Margaret e David) e questo all’inizio non è stato esattamente un bene. Emma credeva fossero i suoi genitori ma non li riconosceva come tali: non basta avere lo stesso sangue per essere una famiglia. Se vediamo che Henry, il figlio di Emma, in un battibaleno inizia a chiamare David “nonno”, per Emma non sarà così facile. Scoprire che la ragazza che ti ha offerto un tetto e che dimostra più o meno la tua stessa età è tua madre sarebbe imbarazzante credo per chiunque. Figuriamoci per chi ha problemi a lasciarsi andare come Emma!

E’ solo con il tempo che le cose cambiano. Emma, Snow e Charming vivono insieme, hanno una storia comune, condividono il presente, si conoscono. Si danno una possibilità. O meglio, Emma dà una possibilità a quelle persone che sono i suoi genitori, li lascia entrare nella sua vita e nel suo cuore. E così nasce un legame. Un legame che va al di là del ruolo (mamma, papà, figlia) ma che si fonda sulla persona che si è.

E’ solo così che si riesce ad andare oltre alle apparenze, alle proprie convinzioni. Solo dando una possibilità, esplorando l’altro, trovandosi si può costruire una famiglia, una famiglia che si basa sui singoli (le radici) ma in cui tutti sono coinvolti a proteggere e perseguire il bene comune. E la fiducia è la base di tutto.

Ecco, anche per questa volta ho finito, ho cercato di non dilungarmi come mio solito ma di andare dritta al punto, spero di esserci riuscita anche se non sono argomenti facili da trattare con leggerezza!

Fatemi sapere cosa ne pensate, se conoscete il film, se vi trovate con questa analogia con Once.. insomma, dite la vostra!

Stay tuned!

 

 

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8 comments

Skoll
Skoll 25 Marzo 2015 at 22:34

Vidi “Il profumo del mosto selvatico” al cinema con un paio di amiche. Avevo 13 anni e mi sembrò lo uno dei film più romantici che avessi mai avuto il piacere di vedere (e lo penso tuttora). Da allora credo di averlo rivisto solo un paio di volte ma, dopo aver letto questo bellissimo pezzo (quoto tutto sul discorso famiglia), mi hai fatto tornare la voglia di vederlo ^_^

Reply
gnappies_mari 27 Marzo 2015 at 10:58

Vero eh? Il profumo del mosto selvatico ti rimane dentro.. Forse è così per tutti quei film che si guardano nel periodo dell’adolescenza però credo che da un bel
Po’ di anni di film così, romantici, non se ne siano più fatti purtroppo..
Corri a rivederlo ari, vedrai che emozioni!!❤️

Reply
Sam
Sam 25 Marzo 2015 at 23:42

Sì, io SO come ti organizzi per scrivere e cosa ti ricordi. Davvero, SEGNATI LE COSE. Un block notes adibito per i tuoi pezzi è cosa buona e giusta. 😉
Bellissime le immagini! Stich <3
Venendo a cose serie.
L'articolo, come sai, mi è piaciuto moltissimo. Anche perché da estimatrice del film e spettatrice del telefilm era difficile che fosse diversamente.
Il collegamento tra "Il Profumo Del Mosto Selvatico" e "Once Upon A Time", dal punto di vista di questa tematica, è più che azzeccato.
Brava! 🙂

Reply
gnappies_mari 27 Marzo 2015 at 11:00

Come mi conosci tu da questo punto di vista..nessuno proprio! Mia compagna di serata in scrittura!
Un block notes?!? Ma in quale mondo parallelo???come minimo lo metto da qualche parte pensando “lo metto qui così non lo perdo” e poi, PERSO!
Ahahahahah!
Cosa faresti senza di me?!?

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Federicuccia 26 Marzo 2015 at 09:53

ottimo articolo! 🙂

OMG avevo 4 anni quando arrivò al cinema questo film #infanziabyebye

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gnappies_mari 27 Marzo 2015 at 11:02

@federicuccia io nel 1995 avevo già 15 anni.. Non infierire!! Perché tu ora hai 20 o poco più anni.. Io sempre 10 più di te!! #infanzialontanoricordo #infanziafotopolaroidtuttegialle

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WalkeRita 26 Marzo 2015 at 12:33

Tesoro, non ho visto il film ma di OUAT tu hai scritto ESATTAMENTE TUTTO QUELLO CHE AMO di più di questa serie, quello che mi ha fatto innamorare e perdere la testa, quello che prima era davvero il cuore della serie mentre adesso temo che l’abbiano un po’ dimenticato, o almeno accantonato! Il rapporto tra Snow & Emma per me è praticamente tutto, a partire dal pilot, da quando Mary Margaret guarda questa sconosciuta e non riesce a distogliere lo sguardo perchè nel sui inconscio lei la riconosce!!! Il loro percorso è emozionante, mi vengono i brividi solo a pensarci!! Che dire cara, colpita e affondata con questo articolo! Complimenti!

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gnappies_mari 27 Marzo 2015 at 11:04

Emma è once upon a time..e il film te lo consiglio, vedrai che colori e che romanticismo!!! Grazie darling ❤️

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